GIANCARLO PASINATO – novembre 1979

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Giancarlo Pasinato, ventitré anni, è il giocatore determinante dell’Inter di Borsellini. Le sue volate lungo la fascia destra rappresentano una vera e propria spina nel fianco delle retroguardie avversarie. La sua azione in velocità è potente, incontenibile

Via col vento

Giancarlo Pasinato ha ventitré anni, essendo nato a Cittadella, provincia di Padova, il 20 settembre 1956. Ha iniziato a giocare al football nell’AC Olimpia, una squadra a livello dilettanti del suo paese. Dal 1974 al 1977 ha militato .nel Treviso: un anno in serie B e due anni in serie C (82 presenze, dieci reti). Nel 1977-1978 è all’Ascoli in B: trentasei incontri, cinque gol. Dal 1978 è in forza all’Inter di Bersellini, dove si segnala per la forza fisica, l’agonismo e l’intelligenza tattica. Giancarlo gioca nel ruolo di mediano, è alto m. 1,82 e pesa ottanta chili.

Giancarlo Pasinato ha molto sofferto, prima di ritornare a credere nelle proprie possibilità e a vincere la diffidenza della critica e, perché no, di certi compagni. La sua stagione passata è stata piena di troppe ombre e troppi rancori: nessuno riconosceva nell’incerto mediano l’uomo che fu uno dei principali artefici della promozione dell’Ascoli dalla serie B alla A.

Reduce dalla sua prima stagione nerazzurra con i connotati di «oggetto misterioso» (o quasi), Pasinato ha iniziato la nuova annata tra certezza e fragilità, dialetticamente combattuto tra la propria professione di fede e la sfiducia, a volte ossessiva, di molta, troppa gente. La scorsa estate, a Sanremo, era avvolto da timori e tremori, lamentava un certo atteggiamento della critica nei suoi confronti: certi giornalisti, a suo avviso, lo escludevano dalle interviste, non lo coinvolgevano tra i giocatori «estivi» di una certa importanza. Sappiamo che è stato Bersellini, allenatore molto dotato sul piano umano, a «caricare» il giocatore, a fargli ritornare la voglia di giocare come un tempo, con grinta e passione.

E ora Giancarlo Pasinato è davvero «l’uomo in più» dell’Inter, le sue incursioni in avanti lasciano senza scampo gli avversari: la sua è una forza dionisiaca, quasi una forma di violenza nei confronti al suo irrompere selvaggio. Marcare Pasinato è difficile, giocando l’interista lungo tutta la fascia destra. Ne sa qualcosa Radice che, nel recente incontro Torino-Inter, ha affidato la marcatura di Pasinato prima a Pecci, e poi a Vullo (che marcava Giancarlo come fosse un’ala destra). Ora Giancarlo è un uomo completamente realizzato: di lui si parla come di un possibile mediano per la Nazionale, soprattutto in vista dei mondiali spagnoli.

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L’INTERVISTA:
– Pensi di meritare l’appellativo di «uomo in più» dell’Inter?
«Se dici che l’Inter col mio recupero ha un uomo valido in più mi sta bene; se parli di uomo determinante, non mi trovi d’accordò. Perché in questa squadra siamo tutti necessari: in undici in forma siamo una super compagine; se tre-quattro sbagliano l’incontro andiamo tutti in crisi. No, in questa Inter non esistono gli uomini-squadra».

– L’anno scorso la tua annata è stata disastrosa o quasi..,
«All’inizio della preparazione ho sofferto una dolorosa pubalgia: pur di giocare ho saltato alcune fasi importanti della rieducazione. A Natale, per completare il quadro, mi sono preso un raffreddore, che mi ha tenuto lontano dai campi di gioco per una settimana. Ho, così, sofferto per tutto il girone di andata: soltanto verso la fine del campionato mi sono ripreso, sia fisicamente che psicologicamente».

– A cosa devi questo tuo stato di grazia?
«Soprattutto al mio fisico, che mi permette di reggere i novanta minuti a un certo livello».

– Sei un mediano tatticamente atipico: fai piuttosto l’ala che il centrocampista.
«Diciamo che a me piace svariare per tutto il campo. Comunque mi ritengo più un centrocampista che un attaccante».

– Ti sei ispirato a qualche giocatore all’inizio della tua carriera?
«A nessuno. Eppoi io voglio essere Pasinato e basta, non mi è mai piaciuto imitare qualcuno».

– Quali sono i tuoi obiettivi più immediati?
«Vincere lo scudetto con l’Inter, e poi raggiungere l’ambito traguardo della Nazionale».

– In azzurro, però, rischi di entrare in concorrenza col tuo compagno Oriali…
«Nessun problema: con Lele gioco insieme nell’Inter, pensi che sia davvero impossibile ripetere la stessa «formula» anche in azzurro? Purtroppo questa è una Nazionale formata da giovani: chissà se riuscirò mai a trovare un posto…».

– Dicono che sei un ragazzo piuttosto timido, introverso…
«E’ vero, ma ora mi sto aprendo un po’ di più verso gli altri. Fino a ieri ero preoccupato di essere in serie A e, soprattutto, di giocare in una grossa squadra come l’Inter. Ora sono più tranquillo, anche perché sono riuscito a “ritrovarmi”, ad avere maggiore fiducia nelle mie possibilità».

– Quali sono stati i giocatori avversari che ti hanno impressionato di più?
«Mi ha colpito moltissimo Giordano: un attaccante veloce e davvero molto bravo. Dietro di lui metto Paolino Rossi e Filippi».

– Dove hai iniziato a tirare i primi calci al pallone?
«Nella squadretta del mio paese, l’AC Olimpia, una compagine a livello dilettanti. Poi ho giocato tre anni nel Treviso, con una promozione dalla serie D alla C. Quindi sono stato per una stagione all’Ascoli, dove ho conquistato la serie A. Sono da due anni all’Inter».

– Chi è stato a scoprirti come giocatore?
«Bruno Cavicchiolo, l’allenatore dell’AC Olimpia, un amico di famiglia. A farmi conoscere Cavicchiolo è stato mio cugino Antonio Michelini, che giocava, e con discreto successo, nell’AC Olimpia. Il «mister» mi ha regalato… le prime scarpe da calcio e, inizialmente, mi ha impostato come libero. Questo perché, sui dodici-tredici anni, non avevo ancora un gran fisico. Fisicamente sono maturato dopo i sedici anni».

– Parlami della tua famiglia…
«Mio padre Riccardo e mia madre Luigina sono in pensione. Mio fratello Camillo, di trentun anni, gestisce un self-service; l’altro mio fratello, Domenico di ventisette anni, è proprietario di un bar. Entrambi sono sposati. Io sono sposato da un anno e qualche mese con Gabriella, una donna che adoro. Tra l’altro è in arrivo il primo figlio: se sarà una bambina la chiamerò Greta o Marta».

– Cosa fai nel tempo libero?
«Rimango in casa con Gabriella, a leggere e ascoltare musica».