GIGI RIVA – LA STORIA DI ROMBO DI TUONO

Capitolo Sesto

«Due mesi senza poter scendere in campo, senza toccare un pallone, senza sentire la folla, gli avversari, senza poter far nulla, sempre con quel primato cosi fragile, cosi esposto al crollo, alla portata.di tutti, fino all’ultimo minuto, fino all’ultimo secondo dell’ultima partita. Ero praticamente rassegnato, sin da quella sera in cui, solo, nella stanza del Policlinico, meditavo sulle mie disgrazie. Ci ho perfino pianto, quella notte. Poi, ogni lunedì, ero sempre meravigliato di trovarmi ancora in testa a tutti ma non ci credevo di arrivare sino in fondo. Cosa provo? Niente perché conosco il calcio. Basta un campionato storto per ricadere a zero. Comunque, mi vien da ridere al pensiero di ciò che ambivo ai tempi in cui scesi a Cagliari e la massima aspirazione era quella di diventare un bravo giocatore di serie B. E’ stato Silvestri a trasformarmi, ad affinarmi il coraggio. Sono poco espansivo, un po’ chiuso. Poi, sono ambizioso. Voglio arrivare. Silvestri diceva che questo non era un difetto. Dover far sempre gol provoca un senso di angoscia. Certe vigilie non riesco a prender sonno. C’è una sola maniera, per evitare l’angoscia: segnare sempre. È l’unica medicina, finché va bene. Mi piacerebbe giocare in una grande squadra e in un ruolo in cui possa sentirmi più libero, meno legato a compiti prestabiliti. Il mio sogno è di poter correre alla ricerca dei gol, spaziando su tutto il fronte d’attacco. Sono pronto a rinnegare questa maglia numero 11 che mi ha portato tanta fortuna. Complessi? Ne ho uno solo: di apparire ridicolo. Di che cosa ho paura? Di valere mezzo miliardo. Certo, passare alla Juventus, cucirmi uno scudetto sul petto e giocare in Coppa dei Campioni mi piacerebbe da morire. Restare a Cagliari significa ricominciare ogni anno da capo, ripartire da zero».
Riva pensa ad alta voce ed il giornalista Cascioli raccoglie queste confidenze, sincere, oneste. Riva dice sempre la verità. E’ il nuovo goleador: ha preceduto di, una lunghezza Mazzola, di due Hamrin e Altafini, tutti autentici assi. Senza Riva il Cagliari è riuscito a vincere solo due partite e a concludere il torneo al sesto posto, a pari punti con il Napoli. La Juventus, come Riva, ha vinto il titolo all’ultima giornata con un sensazionale sorpasso sull’Inter distrutta moralmente e fisicamente dalla sconfitta in Coppa Europa con il Celtic a Lisbona e tradita da un’incredibile «papera» di Sarti a Mantova.
Arriva l’estate. Luigi Riva ha ormai ripreso gli allenamenti ma non c’è fretta. Nonostante l’incognita che pesa sulla sua efficienza, il Napoli offre quattrocento milioni. Gigi, con una decisione a sorpresa, chiede di restare in forza alla squadra rossoblu. Il Cagliari, intanto, si trova in «tournée» negli Stati Uniti mentre la società è in cattive acque: ha un deficit di 350 milioni da colmare in attesa di diventare S.p.A. La cessione di Riva sembra scontata. Si apre un’asta. Favoritissimo, nella corsa a Riva, è il Napoli. La Juventus sembra interessata a Boninsegna (e offre De Paoli) ma è un falso scopo. Anche i campioni d’Italia puntano su Riva e sono disposti a far entrare nell’operazione Menichelli e Zigoni. Si fa sotto pure l’Inter, seguita dal Milan. Tutti cercano il «bomber». Il Cagliari «congela» Riva in attesa di risolvere i suoi problemi finanziari. I tifosi sono impazienti. Non vogliono che Gigi venga ceduto. Ci sono cortei per le strade. La Juventus sembra sul punto di concludere l’affare: 900 milioni per Riva e Rizzo con l’impegno di lasciare uno dei due attaccanti in prestito al Cagliari per un anno.
Il presidente Rocca rientra dall’America del Nord e si dimette ma gli rinnovano la fiducia. Rocca è in disaccordo con Scopigno e sta meditando di esonerarlo. Il Cagliari deve far quadrare il bilancio; lancia una sottoscrizione popolare che frutta 17 milioni e reperisce altri 140 milioni, grazie all’intervento di un gruppo di quattro persone, capeggiate dall’ing. Marras. C’è persino una interrogazione al Senato per questo intervento. Rocca può, alla fine, promettere alla «piazza» che Riva è incedibile.
Nel frattempo Helenio Herrera si dimette dalla Nazionale e Valcareggi rimane solo al timone della squadra azzurra. Valcareggi prepara la formazione che deve affrontare la Romania a Bucarest. Ripesca Pascutti sperando nella sete di rivincita che anima l’ala sinistra del Bologna dopo la «Caporetto» inglese.
Per Pascutti, al suo fatidico diciassettesimo gettone in azzurro, è il canto del cigno. Ci vuole Bertini, uno dei due «turisti» che Fabbri aveva portato in Inghilterra, per piazzare la botta vincente a quattro minuti dal termine. Al rientro in Italia, Valcareggi annuncia, senza esitazioni, che, in futuro, l’ala sinistra sarà Riva.
Fabbri torna a galla: il presidente del Torino, Pianelli, gli affida la squadra granata, in sostituzione di Rocco (destinato al Milan). Pianelli ha sempre continuato a stimare Fabbri nonostante… la Corea.
Sono sempre i trainers a fare notizia. La «bomba» più fragorosa scoppia il 1° luglio a Cagliari, quando il presidente Rocca, annuncia, attraverso un comunicato, il licenziamento di Scopigno. Poche ore prima di rendere pubbliche le sue decisioni, Rocca aveva telefonato a Roma a Scopigno. Fedele al suo «cliché» di uomo imperturbabile, Scopigno aveva risposto al presidente: «Faccia presto. Mi scusi, ma ho la minestra in tavola».
Il misterioso siluramento di Scopigno — premiato in quei giorni con il «Seminatore d’oro» — sconcerta l’opinione pubblica e scatena la reazione dei tifosi sardi. Alla base della rottura ci sono dissidi di natura non sportiva. Per certi episodi accaduti negli Usa, Scopigno viene deferito alla disciplinare che lo assolve «per non luogo a procedere». Per lasciare il Cagliari ottiene 20 milioni.
«Forse ero un po’ geloso della squadra — ammette Scopigno —. Come allenatore mi interessavo un po’ troppo della società. E’ un difetto, originato dalla mia voglia di fare… ».
Una settimana dopo, a Cagliari, si presenta Ettore Puricelli, oriundo italouruguaiano, nato a Montevideo dai genitori varesotti. Quando giocava era soprannominato «testina d’oro» per la sua abilità sui palloni alti. Nelle file del Bologna (1938-39) vinse la classifica cannonieri e lo scudetto ed esordì, nella stessa stagione, nella nazionale di Pozzo. Come tecnico non ha avuto un gran successo anche se conosce a fondo il suo mestiere. Dopo aver diretto molte squadre approda a Cagliari. Puricelli è l’antitesi di Scopigno: ha il cipiglio del sergente di ferro ma ispira simpatia ed assume atteggiamenti pittoreschi di stile prettamente sudamericano. Promette subito un Cagliari da alta classifica. «Il Cagliari — proclama — sarà una tigre pronta ad azzannare gli avversari senza alcuna pietà».
Il calcio-mercato non offre «colpi» sensazionali. Il Napoli si assicura Zoff e Barison soffiandoli al Milan mentre la Juventus «deve» rinunciare a Meroni quando ormai l’affare è sul punto di concretizzarsi. Il Cagliari cede il portiere Mattrel alla Spal e poi perfeziona il trasferimento del terzino Tiberi all’Atalanta in cambio di Hitchens. L’attaccante inglese dai capelli color pannocchia, ex minatore, gran bevitore di birra, poderoso e generosissimo atleta ma povero tecnicamente, è la riserva di Riva.
Gigi, in caserma, attende con impazienza il giorno del collaudo. Si allena regolarmente alla Cecchignola presso la Compagnia Atleti di Roma sotto le cure dei preparatori Azzani e Morgia. Vorrebbe aggregarsi alla squadra, nel ritiro pre-campionato di Asiago, ma non ottiene il permesso. Ad Asiago, Puricelli fa’una strana dichiarazione su Riva: «Gigi centravanti sarebbe il fallimento più grosso del secolo. Lui ama segnare stringendo dall’estrema verso il centro. Se Riva giocasse centravanti andrebbe a finire sulla bandierina del corner». Puricelli sembra convinto di quanto afferma ma si ricrederà. Boninsegna, dal canto suo, definisce Riva un vero campione, capace di qualsiasi prodezza: «Tra noi esiste una perfetta intesa nei collegamenti, negli scambi e nelle proiezioni: quando si creano spazi, Gigi è abilissimo ad approfittarne ed a far gol». Riva si considera un giocatore istintivo: «Quando parto non so mai come andrà a finire. Trovo sempre la soluzione per strada. E spesso, in fondo alla soluzione, c’è il gol».
Il collaudo di Riva avviene il 3 settembre a San Siro, in Coppa Italia contro il Milan. Il Cagliari perde (0-2) ma il provino di Riva è ok. Adesso ha la certezza di essere tornato quello di prima anche se non è in condizioni di forma perfette: la gamba funziona, questo è ciò che conta. La forma arriverà. Poche ore prima di scendere in campo Riva si era accordato sul premio di reingaggio con l’ing. Marras che rappresenta, in seno alla società, il gruppo che detiene il pacchetto azionario di maggioranza. Pochi giorni dopo, a Seregno, in amichevole, Riva disputa una partita entusiasmante: il Cagliari vince 4-2 e tutti i gol rossoblu sono dell’ala sinistra. «Mi sento bene — dice — e spero di ripetermi nel prossimo torneo. Titolo dei cannonieri e Nazionale sono i miei obiettivi».
E’ subito campionato. Il Cagliari, in ritardo di preparazione, perde a Brescia (1-2). Sorpresi da un gol a freddo di Mazzia, segnato dopo 18 secondi, i sardi s’innervosiscono, subiscono un’altra rete (Mazzia) e dimezzano le distanze con Boninsegna. Riva, per accorrere in difesa di Rizzo in una mischia, mette ko Frezza e viene espulso da Angonese. L’espulsione gli costa due turni di squalifica.
Puricelli lo sostituisce con Hitchens ma non è la stessa cosa. A Bologna, senza Riva, il Cagliari finisce alla deriva. Dopo appena sei minuti, Reginato e Tiddia si scontrano violentemente e finiscono all’ospedale con un trauma cranico. Il Cagliari può soltanto rimpiazzare il portiere ed è costretto a continuare la partita in dieci uomini. Il Bologna segna due volte con Clerici poi non infierisce. Nel finale, su penalty, Rizzo accorcia le distanze. Il Cagliari interrompe la serie nera battendo l’Atalanta in casa. Reti di Nenè, Boninsegna e Savoldi. Contro i bergamaschi si registra il debutto dello stopper Niccolai. Puricelli tira un sospiro di sollievo: la tempesta sembra passata.
Contro il Napoli, all’Amsicora, Riva riprende il suo posto. Segna su rigore, rompendo il ghiaccio con il gol. Su rigore pareggia Altarini. In tribuna c’è Valcareggi venuto apposta in Sardegna per sincerarsi circa l’efficienza di Riva. Lo trova poco allenato ma decide di prenderlo in considerazione — insieme con Boninsegna e Rizzo — per la gara di ritorno con Cipro. Quel giorno, a Torino, muore Gigi Meroni in un incidente automobilistico. La notizia scuote Riva. I due Gigi erano amici. Riva ne soffre: «Povero Gigi, è morto e non l’hanno mai capito». A Firenze il Cagliari viene sconfìtto da un gol di De Sisti. A Mantova, invece, vince con un gol di Riva. Qualcosa non gira a dovere nella squadra e Riva telefona spesso a Scopigno per sfogarsi. Da notare che il 9 ottobre il presidente Rocca e l’intero consiglio direttivo si erano dimessi.
Valcareggi convoca Riva per l’incontro di Cosenza con Cipro. Una «rentrée» molto attesa dopo l’incidente con il Portogallo. Gigi, al raduno, dice con franchezza: «Lo so, non sono ancora quello di prima. Inoltre, nel Cagliari, ci sono schemi leggermente corretti rispetto alla scorsa stagione. Sono ala di punta e, partendo da sinistra, stringo al centro secondo le direttive dell’allenatore. Gol, sinora, ne ho segnati appena due. Non è scritto che tutti gli anni io debba vincere la classifica cannonieri. Certo, se penso a quello che ho dovuto sopportare, devo concludere che la mia passione per il calcio è veramente a prova di… bomba».
Attorno a questo formidabile calciatore — atleta, vessillifero del Cagliari e della Sardegna — va formandosi una corrente di simpatia e di esaltazione di cui non soltanto la tifoseria cagliaritana ne rimane contagiata. Valcareggi crede in Riva. Ogni dubbio, ogni riserva di natura tecnica, sono fugati. Valcareggi non vanta grossi precedenti. Dotato di modeste esperienze come giocatore o come trainer, povero di parole e di fantasia ma competente assai, il triestino si dimostra presto il più adatto a pilotare la squadra azzurra. L’avvento del dottor Artemio Franchi alla presidenza confederale e di Valcareggi segnano un radicale mutamento nella conduzione della Nazionale.
A Cosenza comincia la favolosa serie di Riva in Nazionale. Le precedenti tre partite non contano. E’ il 1° novembre. Diluvia, il terreno si presenta con vaste pozzanghere ma lo stadio San Vito strabocca di folla. Tra l’Italia e Cipro c’è un’abissale differenza di tecnica, di organizzazione e di stile. L’Italia passeggia e vince facile (5-0). Albertosi rischia la polmonite: non è mai chiamato in causa. Queste le due formazioni. Italia: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Fogli, Bercellino, Picchi, Domenghini, Juliano, Mazzola A., De Sisti, Riva. Cipro: Varnavas, Kattos, Kureas, Pallas, Panagiotou, Christofis, Kantzilieris, Stravinos, Kotrofos, Krystallis, Stylianou.
Mazzola ci porta in vantaggio e raddoppia. Riva firma tre gol, uno di testa e due di sinistro. I critici, adesso, cominciano a vedere Riva sotto una luce diversa. Prima lo ritenevano bravo ma incompleto, ora lo dipingono come un cannoniere di eccezionali mezzi atletici e di buona tecnica.
Riva sprizza gioia da tutti i pori. «E’ stata una bella soddisfazione. — dice — Nel primo tempo ero un po’ chiuso da due avversari: l’ala destra che mi stava sempre incollata indosso, peggio di una sanguisuga e il terzino destro che qualche volta tirava calcetti. Nella ripresa mi sono sfogato. A me piace tanto segnare e non guardo mai in faccia a chi gioca dall’altra parte. I ciprioti erano deboli? Senz’altro, ma sé non si gioca bene, anche gli avversari più modesti talvolta riescono a cavarsela. E poi questi tre gol mi servono per riprendere quota in campionato. Sono partito maluccio. Domenica a Mantova ho ripreso a segnare e adesso ho una bella spinta morale. Sta per arrivare il Milan a Cagliari ed è meglio tenersi in allenamento. Circa la mia posizione in campo, a me sembra di aver fatto l’ala. Certo, seguendo l’azione si stringe al centro. E’ normale. Ma non guardiamo a tutto: tre gol sono sempre tre gol».
L’irresistibile Gigi-gol mette a segno altre due reti (una su rigore) contro il Milan (2-2). Poi il Cagliari batte la Juventus (2-0): contro i campioni d’Italia, Riva non segna ma il suo apporto è determinante. La crisi dirigenziale della società rossoblu sta per essere risolta con la nomina dell’on. Elisio Corrias alla presidenza dopo un accordo con l’ing. Marras. Questo significa che i giocatori potranno ottenere gli arretrati.
Puntualmente Valcareggi convoca Riva per la trasferta di Berna. Nella lista figurano anche Boninsegna e Rizzo. Indisponibile Mazzola, il ct. decide di lanciare Boninsegna al «Wankclorf Stadion», Boninsegna, che era cresciuto nei vivaio dell’Inter ed era stato «rifiutato» da Herrera, sta per prendersi una bella rivincita. E’ in forma e nell’allenament che gli azzurri sostengono contro l’Entella mette a segno ben cinque gol. Riva dice che Boninsegna è bravissimo e altruista, poi elogia Scopigno «che aveva capito tutto del Cagliari». Gigi non vuole certo mettere in difficoltà Puricelli ma non ci sono dubbi sul fatto che è Scopigno il suo allenatore ideale. Boninsegna, dal canto suo, rifiuta la definizione «spalla» di Riva: «Io sponda di Riva? — dice —. Nemmeno per sogno. Quando posso i gol li faccio io. Altrimenti alla nazionale come ci sarei arrivato?». Boninsegna ha la sua personalità e incomincia a ribellarsi alla «dittatura» di Riva.
A Berna, il 18 novembre, Riva impone la sua legge. Gli azzurri giocano con: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Rosato, Bercellino, Picchi, Domenghini, Juliano, Boninsegna, De Sisti, Riva. Gli svizzeri con: Kunz, Pfirter, Tacchella, Michaud, Perroud, Odermatt, Fuhrer, Dürr, Künzli, Blaettler, Quentin. Gli elvetici passano in vantaggio con Quentin. Nella ripresa Riva pareggia con un gol «impossibile» in rovesciata, un gol alla Piola. La Svizzera raddoppia con Künzlie Riva, con un rigore da… panico, pareggia all’85’. E’ l’eroe di Berna: ci ha regalato un punto prezioso. Le iperboli si sprecano. Foni, ct. della Svizzera, dice che Riva è un fuoriclasse. Fabbri, che ha visto la partita in tv, parla di Riva come una autentica forza della natura. Per Fabbri è il momento delle ammende: pochi giorni prima aveva ammesso di aver sbagliato a non convocare Picchi in Inghilterra e gli aveva chiesto pubblicamente scusa.
Chiusa la parentesi azzurra, si torna alle faccende di casa nostra, al campionato. Il Cagliari pareggia a Marassi con la Sampdoria e rifila sei gol ai cecoslovacchi del Banik, all’Amsicora nella Mitropa Cup. Riva e Boninsegna firmano due reti a testa. C’è gloria per tutti ma nel «clan» rossoblu c’è qualcuno che non vede di buon occhio gli «exploits» di Riva e lo accusa di egoismo. Riva reagisce con una violenta polemica: «I compagni mi accusano di voler sempre segnare. Io cerco di spedire in rete i palloni non soltanto perché mi fa piacere segnare ma perché solo così facendo la squadra vince. La gente crede sia facile segnare. Sono stufo di questa situazione».
Lo sfogo cade nel nulla perché nessuno osa replicare. I rossoblu capiscono che debbono ai gol di Riva parecchi risultati utili. Infatti anche all’Olimpico, con la Roma, si affermano 3-2 e Gigi segna il punto decisivo, il terzo. Il mercoledì seguente, a Ostrava, il Cagliari perde (2-3) con il Banik. I due gol dei sardi sono opera di Boninsegna. Riva si ferisce ad un labbro e sono necessari sei punti di sutura. Il Cagliari si impone facilmente sulla Spal con un gol di Riva e uno di Hitchens, chiamato a sostituire lo squalificato Boninsegna. Con il Lanerossi Vicenza i sardi non vanno al di là del pareggio (1-1).
Ed è di nuovo tempo di Nazionale. C’è Italia-Svizzera in programma a Cagliari. Valcareggi recupera Mazzola ed esclude Boninsegna, mentre conferma Riva, l’unico cagliaritano in campo. E’ l’antivigilia di Natale. Giocano: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Ferrini, Bercellino, Picchi, Domenghini, Rivera, Mazzola A., Juliano, Riva. Foni presenta: Kunz, Pfirter, Tacchella, Michaud, Perroud, Odermatt, Fuhrer, Dürr, Bernasconi, Künzli, Quentin. Il nostro successo è travolgente: 4-0. Apre le marcature Mazzola, raddoppia Riva e la folla va in delirio. Una doppietta di Domenghini sigla il risultato. L’Italia si qualifica ai quarti di finale dove troverà la Bulgaria. E’ la partita di Riva nella partita. Ogni volta che entra in possesso del pallone, è come se giocasse anche la folla. La gente ha occhi solo per lui. Renato Morino lo paragona a Piola, altri lo definiscono ariete, guastatore, testa di ponte: tre gettoni azzurri in un mese e mezzo, sei gol. Per Riva è la consacrazione internazionale per un giocatore che ha un coraggio da leone, un fisico degno del coraggio, una velocità che esalta il fisico e la spavalderia.
Riva, di fronte a tanti elogi, si affretta a precisare: «Io non sono tutto il Cagliari». Qual è il segreto di Riva? Riva si esercita nel «tirassegno»: alla fine di ogni seduta di allenamento effettua una mezz’ora di tiri a rete, autentici. bombardamenti. C’è un episodio significativo. Si presenta a Riva un tizio di Orgosolo e gli dice: «Un giorno o l’altro ti rapiremo». Gigi replica sorridendo: «Fate pure, a me basta un po’ di pane e salsiccia, però pongo una condizione: rapite anche il portiere Pianta, così potrò tirare in porta quando mi pare».
La fortuna sta ripagando Riva. Il 1967, apertosi con l’incidente di Roma, si chiude con una magnifica serie di prestazioni azzurre. In campionato l’anno termina invece con una sconfitta a Varese (1-2). Gigi segna il punto della bandiera come aveva promesso ai suoi paesani calati in forze al «Masnago». dalla vicina Leggiuno. E’ una partita torbida. Nel finale viene espulso Boninsegna (era appena rientrato in squadra dopo due turni di squalifica): il centravanti si rifiuta di uscire, tenta di mettere le mani addosso all’arbitro Bernardis. Troppo spesso Boninsegna, in campo, si abbandona a plateali proteste con gli arbitri, non sa controllare i propri nervi. Questa volta paga ad un prezzo salatissimo le sue «bizze».
Il giudice sportivo infligge undici giornate a Boninsegna: mai sanzione disciplinare era stata così pesante. Boninsegna, alla notizia, è colto da una crisi di disperazione. Giura e spergiura di non aver commesso i reati ascrittigli (sono ben sei): «Sono pronto a riconoscere i miei errori ma non sono un delinquente. Come potrò riprendere a giocare in tranquillità dopo la squalifica? Sarò segnato a dito, non potrò neppure alzare un mignolo».
Per i «fatti» di Varese, anche Cera rimane fermo per due turni di sospensione. Il Cagliari ricorre alla Caf che riduce di due giornate la squalifica a Boninsegna. Per calmare i nervi, Puricelli ed i suoi giocatori debbono inghiottire bidoni di… camomilla. Vanno a Torino e perdono (1-2) con i granata, con Hitchens centravanti e Niccolai stopper.
Il Cagliari non gira. Il trittico di trasferte al nord si conclude a San Siro. E’ la partita del «giallo della monetina». Durante il rientro negli spogliatoi, nell’intervallo di metà tempo, un ignoto teppista, lancia una monetina da cento lire che colpisce Longo all’occhio destro, provocandogli il distacco della retina. Longo non è più in grado di giocare la ripresa. Il Cagliari perde (0-3) ma sporge reclamo e il giudice sportivo assegna la vittoria ai sardi «a tavolino» per 2-0 accertando la responsabilità oggettiva dell’Inter e obbligando la società neroazzurra a risarcire i danni a Longo. Il risultato favorevole al Cagliari viene omologato dalla Caf.