Giovanni Arpino: Cronache tedesche

30 giugno 1974: Scontro tra clan

logo74-bar3-address-wpUna commedia rispettabile riserva il suo colpo di scena al secondo atto: nel terzo ed ultimo, infatti, tutti i fili dovranno venir tirati per arrivare ad una conclusione logica e soddisfacente. Così capita anche ad un «mondiale» di calcio. E il secondo atto porta avanti le «scene madri». Si affrontano in una sfida slava la Polonia e la Jugoslavia, si morderanno e scalceranno in un duello sudamericano il Brasile e l’Argentina. Da Gelsenkirchen, dove incrocerà i ferri con la Ddr, e da Dusseldorf, dove se la vedrà con la Svezia, le due attuali favorite, cioè Olanda e Germania federale, attenderanno i risultati brasiliano e polacco. I quattro moschettieri della Coppa del Mondo non possono né vogliono fallire: Cruyff è certamente Aramis, Szarmach è D’Artagnan, Beckenbauer ed i suoi si riassumono in Athos, il Brasile intero ha le grasse movenze di un Porthos. Se non vincono, deluderanno il mondo intero, ormai divisosi in sfere di simpatia per i quattro clan dominanti. Ancora una volta Polonia, dunque: per poter affrontare mercoledì prossimo il suo «test» più difficile, contro i tedeschi federali, il signor Gorski deve stecchire gli iugoslavi. Secondo alcuni pettegoli giornaletti tedeschi, questi ultimi stanno facendo un po’ di fronda. Dopo i risultati favorevoli dell’esordio avevano infatti raccolto su di sé le attenzioni del gran mercato pallonistico: vari componenti, oltre i ventisei anni, cominciavano a far gola presso determinati club francesi, belgi, tedeschi. Poi sono incappati nella batosta infertagli dall’Olanda e la prospettiva di lauti contratti è impallidita. Perciò — sostengono i segugi non sempre credibili di questo sottobosco pedatorio — ; vari Dzajic criticano la tattica, affermano che non riuscirebbero a battere una Albania, data la scarsità di «punte». Vogliono riscattarsi e segnare contro quella Polonia che nei reparti arretrati pecca di ingenuità e concede spazi fin troppo agevoli agli avversari. Ma anche il tecnico «rosso» medita qualche stregoneria: non per niente leva di squadra Gut e rispolvera Musial, in grado di aumentare la potenza aggressiva del suo attacco. Gorski si è reso conto che, per non prenderle, è obbligato a lisciare la sua équipe nel verso del pelo. Correte pure, ragazzi, se avete fiato, perché non sapete guardarvi le spalle. L’allenatore polacco ha ammesso che i suoi uomini hanno perduto un po’ di freschezza, ma subito aggiunge che «la ritroveranno lavorando». Non per nulla il «mago socialista» Gmoch ha preparato tabelle di fatica che consentirebbero opportuni recuperi sul piano psicofisico. Se la sfida sudamericana ad Hannover ha i caratteri di un appuntamento definitivo per il calcio danzato, il braccio di ferro tra polacchi e jugoslavi lo si pregusta come un assalto a cornate. Là argentini e brasiliani impazziranno nelle loro smanie di nascondersi vicendevolmente la palla, qui a Francoforte gli urti e le sciabolate saranno cruenti. Una parallela rivalità divide i clan opposti, e ciascuno «patisce» l’altro. I brasiliani non accettano la presunzione dei «gauchos», jugoslavi, con perfidi ammiccamenti, sostengono che mai i polacchi hanno giocato una partita decente contro di loro. Sibili e morbidezze vellutate voleranno tra i due «linguaggi» sudamericani, vocali pesanti e ferrigne accompagneranno il rotolare degli stinchi slavi: il resto d’Europa, pur sudando sugli altri campi, si augura che l’inevitabile logorio metta in cottura gli avversari del prossimo mercoledì. E’ tornato anche qualche spiffero di paura. Gli olandesi, così disinvolti e possenti, richiamano per la terza o quarta volta l’attenzione di qualche oscuro «commando». Circolano nuove voci di attentati, e quindi si fanno più ferrei gli sbarramenti. Arrivata a tre quarti del suo cammino la Coppa non vuole correre rischi’: per scongiurarli vengono triplicate le manovre di sicurezza. Sarà una domenica di prelibate «Delikatessen», saranno piatti conditi con salse che bruciano la lingua, peperoncino e paprika, gulash e pimenti. Nella scia di Olanda e Germania tutti gli altri mordono il vento, ma non vogliono perdere terreno. Il campionato mondiale, anche se Cruyff e Beckenbauer ridono soddisfatti di se stessi, può riservare più di una sorpresa. State a vedere.