Giovanni Arpino: Cronache tedesche

16 giugno 1974: Vittoria sofferta dell'Italia nella prima partita ai mondiali

logo74-bar3-address-wpUn’ombra lontanissima, di color giallo coreano, è apparsa per sette minuti circa sullo Stadio Olimpico di Monaco. Dopo il gol di Sanon (che voleva passare alla storia come «l’uomo che ha battuto Zoff» e c’è riuscito), un brivido gelato ha percorso sessantamila spine dorsali. Applaudivano solo i pochi haitiani, tentati di condurre un ballo woodoo, e qualche tedesco, che in una sconfitta azzurra avrebbe potuto sfogare la sua ironia. Ma la Nazionale, benché confusionaria, qua e là stracciata, ha subito deciso di aumentare i «giri» dei suoi pistoni. Se Riva non segna, benché abbia da sfruttare almeno otto palle gol, vanno a rete prima Rivera, poi Benetti con la complicità graditissima di un difensore nero, poi ancora Anastasi, favorito da una finta di Gigi e da un lancio (uno dei tanti) di Mazzola. I due «vecchietti d’oro» del calcio azzurro, Sandrino e Gianni, hanno capito subito di non poter subire una seconda disfatta ad opera dei carneadi di Haiti. Hanno preso in mano le redini del gioco, si sono smerigliati cervello e carattere fino a spremere, da una gara rozza e balorda, che porta vistosamente il marchio della mediocrità, il vantaggio necessario. Diciamo grazie al gol «inimico» di Sanon. Il record di Zoff diventava un incubo gratuito. Lo stesso San Dino respirerà di sollievo. Ripetiamo questo grazie perché solo dopo essere stati frustati in viso gli azzurri hanno saputo gettarsi in avanti e far fruttare la massa di gioco svolto. Troppo avevano sbagliato nel primo tempo, troppi temi si erano involuti a furia di passaggi diretti sempre e soltanto su Gigi. Il «bombardiere» cagliaritano, che sta migliorando e appare anche appesantito e in alcuni momenti molto frenato (alla messicana, tanto per intenderci) per la tensione nervosa, ma che ha ricominciato a battersi, aveva bisogno di fiutare l’odore delle polveri e di qui in avanti dovrebbe fare di più. Ne siamo certi. Mastichiamo amaro lo stesso. La giornata è salva e non poteva venire preventivata diversamente, visto che gli haitiani sono bravi ragazzi che talora, palla al piede, hanno mosse da gattoni in gioco, ma non costituiscono squadra, non applicano tattiche autorevoli. Si ammassano a difendersi e basta, un gol di Sanon, un contropiede di pura marca italiana, dimostra tuttavia che anche loro, in football, hanno imparato e certo miglioreranno. E’ difficile districarsi nel commento di una partita che ha commosso le coronarie ma non ha certo esaltato il gusto del gioco. Lo «stress» noi ce lo portiamo da casa per antiche abitudini caratteriali e lo spendiamo all’estero, tanto per non smettere di soffrire. Subito dopo: canta che ti passa. Sono ricette eterne che consumiamo anche dietro un pallone. Ma il girone si presenta di fuoco: la Polonia ha battuto gli argentini per tre reti a due e, altrove, l’Olanda ha disintegrato gli uruguaiani. Sarà un campionato di feroci assalti. Perfino l’Haiti, contro gli azzurri, stringeva le sue maglie come se si sentisse un jspirante al titolo. Gli azzurri, partiti bene, sono calati via via in confusione cerebrale. In dieci minuti, dal 7′ al 16′, mandavano all’aria tre possibili gol e, nell’ultima occasione, Chinaglia e Riva praticamente si inzuccavano da soli pur di arrivare ad un unico fine: sbagliare tutto. Rivera, quasi sempre libero, dettava passaggi, ma anche lui perdeva alcuni «tackles» ridicoli, anche lui «non vedeva» adeguatamente. E sì che il ritmo pareva da fiera di paese, con trotterellii da salutisti. Al 22′, al 24′ e al 27′, sempre Chinaglia e Riva giocano a chi sbaglia meglio. E’ un rosario di momenti grigi. Si dice: beh, passeranno, ma tutti provano rabbia e veleno in bocca al pensiero di un primo tempo inchiodato sullo zero a zero. Ed è così. Ripresa, e appare il signor Sanon lanciato da Vorbe. Sfugge a Spinosi, che non riesce ad agguantarlo, allarga verso sinistra, Zoff in uscita è scartato ed infilato dal perfetto diagonale del nero. E da qui quei sette minuti, quell’incubo, quel magone che chiude la gola, mentre la gente mangia i manici delle bandiere, a decine, e morde le tese dei cappellucci. Per fortuna, certi eventi non si ripetono. La storia è nuova ogni volta, anche se la interpretano gli identici uomini. Rivera, liberissimo, sfrutta in area una combinazione di Mazzola rimpallata su Chinaglia. E’ l’8’, è il pareggio. Gli azzurri cominciano da questo momento a giocare. Continuano, ogni tanto, a far vedere fremiti di isteria per lo scampato pericolo. Ma ora le «marce» funzionano, i lanci di Sandrino dall’ala destra piovono come tanta manna. Benetti, con un tiro da lontano (siamo al 19′), trova lo stinco di Auguste che spiazza il portierino haitiano, un piccolo drago volante in tante occasioni. Poco dopo, Chinaglia, anziché crossare su Riva, tira una bombarda dalla linea di fondo e la palla si perde. Due volte Riva vede la palla incornata sfuggire a pochi centimetri dai pali. E in un’unica azione di contropiede manovrata l’haitiano Desir minaccia Zoff, che para in due tempi. Sul vantaggio, gli azzurri badano al sodo, secondo i vecchi vizi, e cercano di sfruttare gli ultimi lanci, ma l’entrata di Anastasi al 69′ dà nuovo brio perché Pietro, nella zona di ala sinistra, offre nuovi palloni. E così fino al 78′, quando lo stesso Pietro sfiora il palo con un sinistro angolatissimo su azione manovrata Mazzola – Benetti – Rivera. Era un gol da fare? Benissimo. Non trascorre un minuto che Anastasi lo fa: riceve da Mazzola un cross che Riva gli lascia vedendolo libero e il destro fa insaccare un pallone imparabile per il pur bravo Francillon. E’ finita, le budella rovesciate possono ritornare al loro posto. Le rabbie tornano a seppellirsi sotto la cenere (provvisoria). La squadra c’è, ma per tre quarti. Vari meccanismi sono rugginosi, troppe manovre vengono rielaborate con tocchi e ritocchi che agevolano le «chiusure» avversarie. Va bene: dovevamo attaccare, costruire gioco, e questo non si addice molto ai nostri principini del contropiede. Ma alcune posizioni vanno rivedute (lo si è visto con Anastasi in campo), certi raccordi vanno legati più strettamente. E’ cresciuto in modo autorevole Morini, tra i migliori, abbiamo scoperto di avere un’ala destra in Mazzola (speriamo che si convinca lui, a trentadue anni suonati) e Riva ricrescerà. Ma se questa era la partita facile, non dormiamo su certi scarsissimi allori. Già ci aspetta la rabbia argentina, già stanno pensando a noi i tetragoni polacchi. Una «tragedia» sportiva evitata per un soffio non fa dimenticare che questa stessa nostra squadra doveva mettere dentro, prima di subirne uno, almeno sei gol. Non farli è carenza grave, è zavorra di carattere e di schemi, di lucidità e di spinta agonistica. Abbiamo superato l’esame orale. Ora ci aspettano gli scritti.

Le pagelle
ZOFF — Nel primo tempo tocca alcuni palloni «passatigli» da lontano. Una pronta deviazione al 42′ su tiro di Vorbe. Chissà che mugugni in friulano tra sé mentre vede consumarsi il tempo sullo 0 a 0. Ma lo liberano finalmente dal piombo di un record impossibile, dopo 1143 minuti, e non ha colpe. Seguita ad essere più san Dino che mai.
SPINOSI — Sta al suo posto e non lesina una bastonatura alle reni di Francois al 41′. Si lascia sfuggire Sanon nell’occasione del gol e questo certamente non lo dimenticherà, campasse cent’anni. Ma non ha commesso un secondo errore.
FACCHETTI — Cerca di dare animo in avanti, conscio della tattica rinunciataria haitiana. Ha scalogna su una «volée» personale con tiro che sfiora la traversa al 45′. Dopo il gol di Sanon lo vedo furente: morirà, ma vincendo.
BENETTI — Esita, come temesse i famosi cartellini gialli. Gira su se stesso con scarsa dinamica, mentre gli ballano intorno negretti agili anche se comici come giocatori di calcio. Poi stritola gambe e palloni, finché lo premia (grazie ad un’autorete) il suo nome dorato sul tabellone dello stadio olimpico.
MORINI — Quadratissimo e attento, dà sostegno in avanti nel primo tempo, non smarrisce mai la visione del campo. Una sorpresa, per chi ricordava l’incerto Morgan in bianconero. Meno male.
BURGNICH — Con Spinosi combina un pastrocchio umoristico per regalare un corner agli haitiani al 20′. Sta in zona, ovviamente, inutile cacciarsi in avanti per aumentare l’incertezza e la confusione delle nostre e altrui file: però è stranamente uscito a telefonare quando Sanon sfugge a Spinosi e va in gol.
MAZZOLA — Tenta affondi, riceve e scambia, è il più pronto in alcuni tiri da fuori area, che il portierino nero vola ad abbrancare. Una volta si trova per caso nella posizione di mezz’ala sinistra e Rivera lo prega di scostarsi. Ingranata la marcia da vera ala, fa spiovere cross perfetti, che gridano al gol.
CAPELLO — Cerca i raccordi, si spinge sotto, ma non elimina sia la barba che appesantisce i nostri «bomber» sia quella che cresce sui volti di disperatissimi spettatori italiani. Regista arretrato, ha fatto del suo meglio nella confusione altrui.
CHINAGLIA — Lento, impacciato, arretra come nella sua Lazio, si inzucca troppe volte con Riva, evidentemente patisce anche lui lo stress dell’esordio. Giorgione non è piaciuto e dobbiamo dirglielo con tutta onestà, anche se l’abbiamo visto uscire con tanto di muso.
RIVERA — Libero come un uccellino, ha impostato, offerto palloni, ma senza capir subito che non bisognava puntare tutto su Riva. Non stecca il gol del pareggio (ci mancherebbe altro) e da qui in avanti migliora con autorità e disinvoltura. Speriamo soltanto che regga fino all’ultima partita (è un augurio che facciamo anche a noi).
RIVA — E’ troppo a corto di allenamento, e quindi non può sfruttare in elevazione i palloni che gli piovono da ogni parie con la potenza e la mira che ci sono ben note. Deve «lavorare» per ritornare il guerriero che fu. Questo esordio era straordinariamente importante per lui e per la squadra. Speriamo che dorma di notte, dimenticando la massa di palloni-gol gettata al vento in questo pomeriggio. Magari li avesse avuti nel suo Cagliari ogni domenica, pensa lui. Ma ricapiteranno le buone occasioni.
ANASTASI — Appena entrato si becca una pallonata in uno stinco, ma offre dal centrocampo all’attacco nuovo brio. Guizzante e in grandissima forma fisica, crea immediati pericoli nell’area haitiana, diletta con Riva, riceve cross da Mazzola e Rivera e si porta con grandissima disinvoltura in zona tiro. Fino a conquistare una rete personale più che meritata e a fallire per pochissimi centimetri il quarto gol. E’ evidente che si tratta di una pedina importante nella nostra manovra. Un Anastasi così offre garanzie che pochi altri attaccanti nostrani possono vantare al giorno d’oggi.