Giovanni Arpino: Cronache tedesche

17 giugno 1974: Lasciamo stare tranquilli questi azzurri

logo74-bar3-address-wpCalma e sangue freddo, amici. Qui si litiga. Gli argentini processano i loro vari Brindisi e rivoluzioneranno la squadra, i tedeschi mettono sul banco degli imputati Overath mentre crescono le azioni dell’amazzone Netzer, cileni e haitiani e uruguayani si autocriticano per le incapacità tattiche e l’inefficace uso del sognato contropiede (ma un certo Sanon ride pensando al suo gol contro l’Italia). Solo i «tulipani» di Cruyff si sentono sicuri, ed i polacchi. Non contenti di se stessi, assicurano che faranno di meglio. Grazie zii: volete passarci sulla faccia con un trattore? Ovviamente, litighiamo anche noi. Alcuni «federali» ce l’hanno con i giornalisti, questi ultimi rispondono brutalmente e accusano il Club Italia di concedere ì suoi favori solo ai microfoni e alle telecamere. Se gli azzurri avessero perduto contro Haiti — sostiene qualcuno — li avrebbero rifilati a noi per interviste, non agli schermi. Poi c’è Chinaglia che ha fatto il « gesto », appena una mossa del braccio alzato mentre veniva sostituito da Anastasi. Ora tutti pretendono spiegazioni, o scuse, o giri di valzer e «volesse bene». Zio Ferruccio cerca di barcamenarsi. Italo Allodi tenta di ricucire gli strappi psicologici. Franco Carraro fa il muso duro. La verità è che il «clan» sembra il vestito di Arlecchino, tra tanti pareri e commozioni in contrasto. Francamente: non ce ne Importa un fico secco. Mettano, levino, tolgano, inseriscano, premino e boccino: uno «staff» da Nazionale avrà pure le sue ragioni, le sue coordinate da seguire. Il gesto di Chinaglia è umano, non robotico, come ha detto lo stesso giocatore. Certi scrivanelli che vanno in giro a seminar domande velenose, a inventare interviste, a mettere in bocca altrui propositi mai sognati ci sembrano cacciatori di vento. Non si può seguire un «mondiale» con il pennino intinto nel veleno e nel pettegolezzo più o meno servile. La posta è più alta, l’attesa dei tifosi legittima altri discorsi. Non si può prendere un Giorgione e ficcarlo sotto il microscopio quasi fosse il battere della peste. Certo, gli umori non sono lieti. La vittoria su Haiti è stata grama, condita di innumerevoli errori. Diamo a Riva i suoi novanta minuti di importante, decisivo rodaggio: ma contro l’Argentina il «bomber» deve segnare, questo è pacifico. Diamo ai due «vecchietti d’oro», ormai in corte di cassazione critica, la palma di aver giocato e segnato e fatto segnare. Ma ora II aspettiamo dopo i tre giorni di recupero. Qui sta l’importante. Contro gli argentini, che hanno la punta degli scarponi Intossicata, Mazzola e Rivera dovranno superarsi per mantenere le rispettive corone. Ecco, il «mondiale» italiano comincia oggi. I «gauchos» vorranno vincere, dovranno vincere contro di noi per superare il turno. Se pareggiano, se perdono, debbono partire per i loro lontani lidi. Edmondo Fabbri dice che, visti contro i polacchi, questi argentini non ci sono proprio, anche se scarponeranno a tutto andare. Gustavo Giagnoni ha ammirato Rivera contro Haiti e non gli si può dar torto per varii motivi. Ma la nostra Nazionale, come sempre inguaiata negli strascichi polemici, ha bisogno di stringere i suoi meccanismi, di oliare bulloni, viti, cerniere. Non ci si può basare su Haiti per giudicarla, dato che il nostro gioco si adegua ai moduli d’attacco avversario più che a’ creare. Burgnlch non fluidificherà per un caffè davanti agli argentini, incollato all’uomo uno Spinosi non verrà perso per strada da altri Sanon. Tuttavia è una Nazionale che sa un pochino di muffa, se permettete. Non ha schierato (per ora) nelle sue fila alcuni uomini freschi, si chiamino Re Cecconi o Wilson o Pulici, ma sta seduta sullo scranno, come le nonnine del buon tempo antico, a raccontare e ripetere le imprese di ieri. Qualche ricambio sarà fatto, qualche pedina risulta troppo logora. Nell’economia di una Coppa del Mondo gli azzardi possono valere e pesare più di certi timori, di certa zavorra psicologica. Cresce anche una ben motivata rabbia se si pensa a cosa Mazzola ha fatto, decidendosi a comportarsi da ala (un’ala di raccordo e impostazione). Perché ha discusso questo ruolo fino a ieri, quando nelle occasioni brucianti sa compiere il dover suo? E perché impostare tutto su Gigi, che è elemento fondamentale ma non unico? All’Inizio di questi «mondiali» dicevamo: si può andare avanti e fors’anche ribaltare i pronostici contrari se si eliminano le scorie dettate dalla paura, dalla soggezione psicofisica. Ora gli azzurri sono investiti da tutta una serie di processi, indagini, rendiconti ed esami che contribuiscono solo a confondere le idee. Sarà la partita con l’Argentina — ripetiamo — a far uscire ogni lumaca dal guscio. Il resto è discussione tra avvocati dalle cause perse. Stoccarda non è l’Atlantide, non è Marte. Quindi non estrania, non deprime. E’ abitata da migliaia di piccoli italiani commoventi (tutti In fila alle edicole della stazione per far incetta di giornali) e quasi in pieno centro ha una collina di vigne che ricordano la discesa da Bra verso Alba: filari, minuscoli «ciabot», un’aria dura e grintosa ma contadina, quindi comprensibile. Il Neckarstadion sarà gremito di bandiere tricolori, mercoledì prossimo. Che volete di più? Lasciamo al venerabile Zio Ferruccio la possibilità (cioè il diritto-dovere) di levar un Giorgione per inserire un Pietruzzu al 69’: ha migliorato di sessantatré minuti il suo famoso record messicano. Se arriviamo a discutere anche di queste cose, ci resterà tra le mani, come ricordo di Coppa del Mondo, il famoso pelo e non l’altrettanto famoso uovo. Noi proponemmo di mangiarcelo, tempo fa, questo stesso Valcareggi. Nessuno ci diede retta. Concediamogli oggi almeno la possibilità di «lavorare». O vogliamo battere noi la Nazionale prima che vi riescano argentini e polacchi? Olanda e Polonia e Germania hanno già dimostrato la loro «bellezza». Speriamo sia diabolica, cioè destinata a durar poco, anche se a mente fredda sappiamo che queste squadre migliorano giocando. Gli azzurri corrono zoppicando, come vuole la tradizione. Ma se non incespicano sulle loro stesse rotule, chissà… se saremo «vivaci» e cioè imprevedibili, da Mazzola ad Anastasi. si potrà far scopa ed «impattare» gli ori.