HIDEGKUTI Nándor: l’uomo che reinventò il centravanti

Ci sono (rari) campioni che hanno lasciato una così profonda traccia di sé, nella storia del calcio, da aver abbinato per sempre il proprio nome a una specialità, o a una figura tattica.

Così si parla ancora di gol alla Meazza (quelli segnati entrando in porta con la palla, dopo aver evitato in dribbling il portiere, come faceva anche Roberto Baggio), o alla Mortensen (realizzati direttamente dalla linea di fondo, con una particolarissima traiettoria a rientrare), di libero alla Beckenbauer (cioè di una regista difensivo in grado non solo di contrare gli attaccanti avversari, ma anche, se non soprattutto, di avviare l’azione di rimessa della propria squadra, e di sostenerla) e di centravanti alla Hidegkuti.

Nandor Hidegkuti è stato il centravanti di quell’Ungheria che i maggiori esperti di calcio considerano tuttora la squadra più forte, spettacolare e completa di tutti i tempi. Una squadra che vinse le Olimpiadi del ’52, e perse in modo incredibile il Mondiale del ’54, a causa della propria presunzione, nonché di qualche additivo chimico non proprio lecito inserito nel motore della Germania, i cui alfieri vennero colpiti, dopo l’inattesa conquista iridata, da una singolare epidemia di itterizia.

Nandor Hidegkuti era un attaccante di poderosa stazza fisica e di eccellenti fondamentali tecnici, ma stupì il mondo perché, a differenza di quanto avevano fatto sino allora tutti i suoi colleghi di ruolo, etichettati con la mitica maglietta numero nove, non rappresentava il terminale offensivo della squadra, la punta più avanzata dello schieramento, bensì agiva alle spalle delle due mezzeali, in posizione di suggeritore.

Le due mezzeali rispondevano ai prestigiosi nomi di Ferenc Puskas, il colonnello, un piede sinistro toccato dal dio del calcio, e di Sandor Kocsis, testina d’oro, uno dei più micidiali specialisti del gioco aereo mai apparsi sui campi di calcio.

Gustav Sebes, l’artefice di quella Nazionale da sogno, che era chiamata “Aranycsapat“, la squadra d’oro, aveva avuto l’idea geniale. Con due mezzeali in grande familiarità col gol, e un centravanti così duttile da poter reggere compiti diversi ad altissimo rendimento, perché non mischiare le carte? Hidegkuti entrò così bene nella parte, da istituire la figura del centravanti arretrato, che da lui prese il nome e che ebbe in seguito altri interpreti, ma nessuno tanto perfetto. Perché Nandor suggeriva alla grande, ma non si dimenticava mai di far gol, come dimostrò ad abundantiam nell’occasione che proiettò la Grande Ungheria all’ammirazione dell’universo calcistico.

In quegli anni Cinquanta, si era un po’ sbrecciata la leggenda degli inglesi maestri insuperabili. Sin quando si erano rifugiati dietro il comodo riparo dell’isolamento, gli inventori del calcio moderno avevano potuto bluffare impunemente. Ma proprio nel 1950, in occasione della quarta edizione dei Campionati del Mondo, la prima dopo la guerra, l’Inghilterra aveva deciso di onorare la manifestazione che aveva sempre altezzosamente snobbato.

Presentatasi dunque in Brasile con l’aureola della squadra da battere, l’Inghilterra era stata eliminata d’acchito dagli… Stati Uniti. Così incredibile l’evento, che quando le agenzie batterono in tempo reale il risultato, Inghilterra-USA 0-1, nelle redazioni inglesi si pensò a un errore di stampa e si interpretò 10-1! Da allora, agli inglesi era rimasto un solo orgoglio: mai la Nazionale in maglia bianca, nel corso della lunghissima storia, era stata battuta sul terreno di casa.

L’home record, come lo chiamavano gli inglesi, cadde dopo novant’anni, proprio a opera dell’Ungheria e il nostro eroe, Nandor Hidegkuti, recitò nell’occasione il ruolo del mattatore.

1953: Hidegkuti realizza la sesta rete ungherese

Era il 25 novembre 1953, e come sempre gli inglesi avevano scelto per la sfida il periodo più propizio, quando la bruma e i primi geli velocizzano i campi ed esaltano il loro gioco fisico, ad alto ritmo. Ma quella sera, all’Imperial Stadium di Wembley, i centomila restarono di sasso. Dopo un minuto e mezzo di gioco, durante il quale nessun inglese aveva toccato la palla, Hidegkuti aveva già portato in vantaggio gli ungheresi. E non appena l’Inghilterra arrivò al pareggio, ancora Hidegkuti la ricacciò indietro. Finì 6-3 per l’Ungheria e Hidegkuti sigiò una tripletta. Per un centravanti suggeritore, niente male davvero.

Ma fu soprattutto la particolare posizione di quel numero nove a mandare in crisi il reparto difensivo inglese e, più in generale, il WM puro. Cardine del Sistema era la marcatura a uomo, asfissiante e rigorosa, dello stopper sul centravanti. Risucchiato in avanti dall’arretramento dell’avversario diretto, il difensore centrale abbandonava la propria area alle incursioni nemiche. Quella sera a Wembley non soltanto cadde l’home record quasi centenario degli inglesi, ma si vide che il sistema inventato negli anni Venti da Chapman era giunto al capolinea e aveva bisogno di radicali ritocchi tattici. Nandor Hidegkuti ne era stato l’eversore.

Questa importanza storica di Hidegkuti non deve far passare in secondo piano il valore intrinseco del giocatore. Attaccante completo, in possesso di un tiro dalla distanza assolutamente eccezionale. La sua media gol è sempre stata elevata, malgrado i ripiegamenti a favore degli interni di punta.

In Nazionale, Hidegkuti ha concluso la sua lunga carriera con una media di oltre mezzo gol a partita, 39 in 68 presenze. Oltre alla serata magica di Wembley vanno ricordate le quattro reti messe a segno nel già citato Mondiale del 1954. Impiegato anche da mezzala, o da ala destra, per consentire la convivenza con l’altro fortissimo centravanti dell’epoca, Palotas (che fu poi un grande arbitro internazionale), Hidegkuti ha degnamente contrassegnato l’età d’oro del calcio ungherese nel dopoguerra, mai più risalito a certi livelli dopo il tramonto di quella generazione di fenomeni.

Chiusa la carriera agonistica, Hidegkuti fu anche un eccellente allenatore. Chiamato in Italia dalla Fiorentina, guidò i viola in due stagioni, 60-61 e 61-62, portando in entrambe le occasioni la squadra gigliata alla finalissima della Coppa delle Coppe, vinta la prima, perduta la seconda soltanto alla ripetizione contro l’Atlètico Madrid.

LA SCHEDA
Nandor Hidegkuti è nato a Budapest il 3 marzo 1922 e ha iniziato la carriera nell’MTK, una delle squadre più forti della capitale ungherese. È rimasto sempre fedele agli stessi colori, anche se negli anni l'originario MTK ha più volte cambiato denominazione, seguendo le direttive del governo comunista: Textiles, Bastya BP, infine Voros Lobogo. Hidegkuti ha vinto quattro titoli nazionali, nel periodo dal ’51 al '58, e la Coppa d’Ungheria nel 1952. Con la Nazionale del suo paese ha giocato 68 partite realizzando 39 gol. Medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1952, ha disputato due campionati del mondo, nel 1954 (secondo posto, dietro la Germania) e nel 1958, quando aveva già trentasei anni, eliminato dopo spareggio dal Galles di John Charles.
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