I cinquantatrè giorni di Zico e Cerezo

Come nelle migliori telenovelas brasiliane, vi raccontiamo la vicenda dei due assi sudamericani in quella lontana estate del 1983

Primo giugno 1983. A San Paolo, in Brasile, è un giorno molto caldo. In Italia, invece, l’estate si fa ancora attendere. Nelle redazioni dei giornali il lavoro procede tranquillo, senza troppi scossoni. Il campionato di Serie A si è concluso da un paio di settimane, restano la Coppa Italia e un po’ di Serie B con le classiche «panzane» di calciomercato, quelle che servono a gettare la solita abbondante razione di fumo negli occhi dei tifosi. 

Ma all’improvviso quel primo giorno di giugno decide di ribaltare la vita dei redattori che già sognavano spensierate vacanze a Ibiza (Isole Baleari) o più prosaicamente Zadina (sotto Cesenatico): «Zico è dell’Udinese». Sguardi increduli, commenti scettici. Però la notizia è clamorosa, inutile negarlo. 

Dal Brasile telefona Franco Dal Cin, 40 anni, direttore sportivo dell’Udinese dal 1976, presidente dell’A.DI.SE. (l’associazione dei direttori sportivi e dei segretari delle società di calcio): «Ho raggiunto l’accordo con i dirigenti del Flamengo, fra qualche giorno tornerò in Italia con Zico». L’Italia calcistica accusa il colpo.

Così uscì la Gazzetta dello Sport il 2 giugno 1983

La «telenovela» calcistica ha inizio nel migliore dei modi: Arthur Antunes de Coimbra detto Zico, 30 anni, centrocampista del Flamengo, acclamato dagli sportivi brasiliani «Pelè bianco», è un protagonista di prim’ordine. Prima di firmare — a dire il vero — ci pensa su una settimana, ma alla fine (è il 9 giugno) annuncia al mondo la sua disponibilità ad accettare il trasferimento in Italia. 

Troppo bello per essere vero

Udine e il Friuli esultano, ma per poco. A frenare gli entusiasmi ci pensano prima un intervento di Luciano Lama, 62 anni, segretario generale della C.G.I.L. dal 1970 («Mentre Mazza spende sei miliardi di lire per Zico. la Zanussi, presieduta dallo stesso Mazza, mette in cassa integrazione migliaia di operai»), quindi qualche battutina di un mezzo busto televisivo e infine, dulcis in fundo, la mazzata federale: Federico Sordillo, 56 anni, laureato in giurisprudenza, già presidente del Milan per la stagione 1971-72 (quando i rossoneri vinsero una Coppa Italia), presidente della F.I.G.C. dal 3 agosto 1980, dice basta alle follie per i calciatori stranieri e chiude le frontiere. «Per quelli già tesserati bisognerà studiare le documentazioni», proclama l’avvocato di Dentecane (Avellino). Ma a tutti pare chiaro che qualcuno voglia fare nero… il Pelè bianco.

Sordillo lascia qualche giorno di tempo alle società per chiudere la campagna acquisti estera, troppo poco però per concludere contratti vantaggiosi. Tutte le squadre cercano di stringere i tempi e — pur di allestire una formazione competitiva — non badano a spese.

Le copertine del Guerin dedicate al giallo dell’estate

L’unico che mantiene una calma glaciale è Dino Viola, 68 anni, laureato in ingegneria, presidente della Roma dal 1979, neo campione d’Italia (con lui i giallorossi hanno vinto anche due edizioni della Coppa Italia): «Il diktat della Federazione è illegale, stiamo trattando un fuoriclasse brasiliano e depositeremo il contratto quando sarà perfezionato»

Ironia della sorte, il contratto con Toninho Cerezo, 28 anni, centrocampista dell’Atletico Mineiro, viene depositato il giorno dopo la chiusura delle frontiere. «Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori», sembra dire Sordillo, lasciando comunque un certo margine di speranza a tutti (o quasi) prima della riunione della Presidenza federale, prevista per il 2 luglio. E proprio il 2 luglio la doccia — per Roma e Udinese — da fredda diventa gelida: qualche straniero viene promosso, qualcun altro solo rimandato (ma è una formalità) mentre Cerezo e Zico devono tornare al mittente.

Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori, si diceva. Fra i personaggi «fuori» (nel senso dalla grazia di Dio) è Lamberto Mazza, 57 anni, cavaliere del lavoro dal 1978, presidente dell’Udinese dal 1981, appena sollevato dall’incarico di presidente della Zanussi. «Vorrei solo sapere come è nata questa assurda decisione», dichiara ai giornalisti. Intanto, a Roma, l’avvocato Federico Sordillo mette in mostra qualità di veggente insospettabili: «Non mi aspetto polemiche perché le decisioni sono meditate»

La piazza di Udine si ribella, celebre il cartello “O Zico o Austria”

La politica si muove

E infatti più che di polemiche si tratta di una vera e propria insurrezione, che vede scendere in campo anche diversi esponenti politici. Il sindaco di Udine, Angelo Candolini, chiede l’intervento del ministro del Turismo e spettacolo (con delega per lo sport) Nicola Signorello, il quale giovedì 7 luglio ha un lungo colloquio con i politici friulani Loris Fortuna (PSI, ministro per la Protezione civile), Giorgio Santuz (DC, sottosegretario al Tesoro), Martino Scovacricchi (PSDI, sotto segretario alla Difesa), Francesco De Carli (PSI), Arnaldo Baraccetti e Isaia Gasparotto (PCI). 

Al termine dell’incontro viene stabilito che sarà il C.O.N.I. a decidere sulla questione CerezoZico. «Il Friuli ha fiducia», dichiarano i politici. Ne hanno meno i tifosi.

Due giorni dopo, sabato 9 luglio, la Presidenza federale rende noto la motivazione del verdetto avverso a Roma e Udinese: i giallorossi hanno presentato la documentazione in ritardo, mentre per i bianconeri si parla di «arditezza dell’impostazione finanziaria» e della presenza di «una società di comodo». La società in questione è la Grouping Limited, come dire il giallo nel giallo. 

Facendo qualche passo indietro, infatti, si potrà ricordare la rivelazione di Dal Cin: «Zico costa 6 miliardi, ma noi ne sborseremo solo 3 e mezzo. Il resto verrà coperto dalla Grouping Limited, una società con sede a Londra che si è assicurata lo sfruttamento dell’immagine pubblicitaria di Zico». Solo che questa Grouping Limited dapprima non risulta iscritta in nessun elenco, quindi fornisce un indirizzo quantomeno strano (corrisponde infatti a una chiesa in un quartiere «plebeo» della capitale britannica) e infine — ma qui facciamo un salto in avanti di parecchi giorni e siamo nel campo delle ipotesi — risulta essere semplicemente un paravento dietro il quale ci sarebbero Mazza, Dal Cin e, udite udite, Franco Causio, calciatore dell’Udinese con un grande passato nella Juventus e nella Nazionale, che sembra intenzionato a investire i propri risparmi in questo affare.

Zico e Dal Cin

Scende in campo Pertini

Questa società dai contorni non troppo ben definiti sembra essere il sale della storia. Invece basta attendere poco tempo ed ecco entrare in campo un personaggio caro a tutti gli italiani, sportivi e no: Sandro Pertini, la pipa più simpatica di tutta la nazione, che già in occasione della vittoria al Mundial spagnolo si era schierato decisamente dalla parte del calcio-spettacolo applaudendo a scena aperta (il protocollo può attendere) i beniamini in azzurro. 

Pertini (87 anni, medaglia d’oro della Resistenza, senatore dal 1948, presidente della Camera dei Deputati dal 1968 al 1976, presidente della Repubblica dall’8 luglio 1978 e quindi in carica per altri due anni) in vita sua ha combattuto tante eroiche battaglie, ma non per questo si rifiuta di prendere posizioni anche su un argomento così frivolo: «Mi piacerebbe vedere giocare Zico e Cerezo in Italia». E se lo dice lui…

Restano tanti dubbi, ma dopo questa dichiarazione i tifosi si mostrano più fiduciosi. Chiamato in ballo dal ministro Signorello per raffreddare la patata bollente, ecco entrare in scena Franco Carraro, uomo di sport per eccellenza. Laureato in Scienze economiche e commerciali, 42 anni, a 23 era già presidente della Federazione Italiana Sci Nautico, a 26 della Federazione internazionale della stessa disciplina, consigliere e presidente del Milan dal 1964 al 1971 (nel suo «curriculum» rossonero uno scudetto, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale), presidente del Settore tecnico della Federcalcio nel 1976, vicepresidente del C.O.N.I. nel 1977, presidente del Comitato Olimpico Nazionale dal 4 agosto 1978: questo il bagaglio d’esperienza che Carraro mette sul piatto della bilancia

I 3 saggi

Viene riunito urgentemente il consiglio dei «tre saggi», composto dai giuristi Massimo Severo Giannini, Giuseppe Guarino e Rosario Nicolò, per giudicare i ricorsi di Roma e Udinese. Il verdetto — quello definitivo — viene annunciato sabato 23 luglio: Cerezo e Zico potranno giocare l’anno prossimo in Italia, alle due società in questione vengono accordati dieci giorni di tempo per presentare la documentazione in Federazione. In parole povere, a Roma e Udinese viene concessa quella proroga, che un mese prima Sordillo aveva negato. 

La pace ritorna sulla terra. Dice Mazza, presidente dell’Udinese: «Macché dimissioni, aspettiamo Sordillo allo Stadio assieme al presidente Pertini per ammirare Zico». «Ero sicuro che avrebbe trionfato la giustizia», — sentenzia a sua volta Viola. Assumono così un tono strano, qualche settimana dopo, le dichiarazioni rilasciate dai due presidenti e da altri dirigenti: («Siamo di fronte a fenomeni di stampo mafioso», 5 luglio, Lamberto Mazza; «Cerezo dà fastidio a chi non è romanista», 6 luglio, Nils Liedholm, allenatore della Roma; «Avremo Zico, poi Sordillo dovrà dimettersi, ma che ci posso fare?», 6 luglio, Franco Dal Cin).

La «telenovela» è finita, qualcuno ride. Direbbe Pirandello: così è, se vi pare.