Il gol di Mauti che mise al tappeto la Juventus

Il 21 agosto 1983, allo stadio Curi, il Perugia sconfisse la Vecchia Signora nella partita d’esordio di Coppa Italia. Una rete entrata nella storia del club umbro.

Triangolazione veloce con Pagliari, una finta a disorientare un campione del calibro di Gaetano Scirea prima di battere il portiere bianconero, Stefano Tacconi, vanamente proteso in uscita. Così il ventitreenne Massimo Mauti, centrocampista di origini romane, il 21 agosto 1983 decise la partita di Coppa Italia tra Perugia e Juventus, esordio stagionale delle due squadre nella fase a gironi del trofeo nazionale.

Lo stadio Renato Curi presentò un gran colpo d’occhio per l’arrivo della Vecchia Signora, detentrice del titolo vinto due mesi prima nella doppia finale contro il Verona di Osvaldo Bagnoli. I grifoni umbri, guidati da Giampiero Vitali in seguito alla mancata conferma di Aldo Agroppi, puntavano ad una stagione di riscatto dopo il mediocre undicesimo posto nel campionato di B 1982/83.

La Juve di Giovanni Trapattoni era reduce da un tour negli Usa che fece tappa a Washington, alla Casa Bianca, per un incontro con il vicepresidente statunitense George W. Bush. Momento immortalato in una foto, con il braccio destro del presidente Ronald Reagan intento a palleggiare, nel suo ufficio, davanti a Boniperti e ad un gruppo di giocatori bianconeri sorridenti: Gentile, Furino, Scirea e Rossi. Altra tappa anche in Canada, a Toronto, per un’amichevole con il Blizzard di Roberto Bettega (0-0) preceduta dallo shopping alla St. Claire Avenue dove si respirava Italia ovunque: dalle insegne dei negozi ai volti delle persone, in un contesto di ordine contrassegnato da serenità e benessere, come evidenziato da Vladimiro Caminiti nel suo reportage per il Guerin Sportivo.

La Juventus osserva divertita i palleggi del Presidente George W. Bush

Nella stagione che si avviava ad iniziare, i bianconeri puntavano a detronizzare la Roma dal vertice del calcio italiano, decisi ad arrivare fino in fondo anche in Coppa delle Coppe per lenire le delusioni della stagione precedente ed aggiungere nell’albo d’oro un trofeo mai vinto prima da Madama.

Lasciata la serie A alla fine del campionato 1980/81, appena due stagioni dopo il secondo posto nel ‘79, il Perugia aveva collezionato un’anonima sesta posizione in B. Ceduti Salvatore Bagni e Paolo Rossi all’Inter e alla Juventus, il presidente Franco D’Attoma si era affidato all’esperto Gustavo Giagnoni per tentare l’immediato rientro nel massimo campionato. L’annata ‘81/82, tuttavia, non dispensò infamia né lode, con Ambu e Cavagnetto al di sotto delle aspettative e con Pagliari e Morbiducci a cercare di potenziare, vanamente, la forza offensiva della squadra. L’epilogo era stato un piazzamento nettamente al di fuori della zona promozione. L’anno seguente, con Aldo Agroppi in panchina, i grifoni fecero peggio (undicesimi).

L’inizio della stagione ‘83/84 portò un nuovo presidente: Spartaco Ghini prese il posto di D’Attoma. Artefice della prima storica promozione in A dei grifoni (1974/75) con il ruolo di amministratore delegato, Ghini era proprietario della Sicel, grande azienda produttrice di carpenteria metallica e prefabbricati edilizi, con export in prevalenza nei Paesi arabi. Il nuovo massimo dirigente del Perugia velocizzò al massimo la costruzione del nuovo stadio comunale di Pian di Massiano, realizzato in soli tre mesi. La guida della squadra venne affidata a Giampiero Vitali, reduce dalla promozione in B con l’Empoli.

La sfida contro la Juventus rappresentò per gli umbri l’incontro di maggior prestigio della fase iniziale di Coppa Italia, allora strutturata in gironi da disputare prima dell’inizio dei campionati.

Il Perugia 1983/84

I padroni di casa si schierarono con Di Leo, Ottoni, Benedetti, Piccioni, Frosio, Caneo, Mancini, Valigi, Pagliari, Mauti, Morbiducci. Unico reduce della squadra vicecampione d’Italia alla fine degli anni 70 era capitan Pierluigi Frosio, alla sua decima e ultima stagione con il Perugia.

Trapattoni presentò Tacconi in porta, Caricola e Cabrini terzini, Furino in mediana, Brio stopper, Scirea libero, Penzo all’ala destra, Vignola e Bonini interni di centrocampo, con Rossi centravanti e Platini in regia. Il francese era libero di svariare su tutto il fronte d’attacco.

L’arbitro Ballerini fischiò il calcio d’inizio alle ore 20,30. I primi minuti furono di marca bianconera, con una conclusione di Vignola a cui replicò Pagliari, bravo a procurarsi un calcio piazzato. Dopo un tentativo di Penzo, la Juve impegnò il portiere Di Leo con Platini e Caricola. L’estremo difensore, alla sua seconda stagione a Perugia, si meritò gli applausi dello stadio.

Il vantaggio dei padroni di casa arrivò all’improvviso, frutto di una fiammata di Mauti, lesto a triangolare con Pagliari dopo un’azione innescata da Valigi, l’ex vice di Falcao alla Roma, dirottato a Terni per poi approdare a Perugia per oltre un miliardo di lire. Dopo aver disorientato Scirea con una finta, Mauti, fresco di conferma con il club umbro, trafiggeva l’incolpevole Tacconi con un diagonale spentosi nell’angolo basso alla destra dell’estremo difensore bianconero.

Nella ripresa, Platini suonò la carica su calcio piazzato: palla fuori di poco. Trapattoni inserì Prandelli al posto di Vignola. Sull’asse PlatiniFurinoPrandelli si sviluppò una trama offensiva arrivata a Rossi che vide il tiro respinto da un ottimo intervento del portiere. Tavola rilevò Furino, il tecnico umbro sostituì l’autore del gol con Ermini. Il pubblico sottolineò con gli applausi l’uscita dal campo di Mauti. In precedenza, Vitali aveva potenziato il reparto difensivo, inserendo Montani al posto di Benedetti. Poco prima della mezz’ora, Morbiducci sfiorò di testa il raddoppio: sfera fuori di poco a portiere battuto. L’ultimo brivido arrivò da un tiro di Penzo, bloccato dal solito Di Leo, impeccabile per l’intera gara.

In casa bianconera, l’analisi della battuta d’arresto passò anche dalle assenze di Gentile, Tardelli e Boniek, tutti squalificati. “Una sconfitta clamorosa, maturata in circostanze che devono far meditare, ha aperto la stagione ufficiale della Juventus detentrice di Coppa. Assenze non sufficienti ad assolvere la squadra di Trapattoni, ancora una volta incapace di vincere la tradizione negativa del campo di Perugia”, scrisse Carlo Coscia, inviato de La Stampa.

La squadra del Trap palesò un notevole ritardo di preparazione, finendo per soffrire la scelta del Perugia di impostare la partita sul ritmo, unica arma a disposizione degli uomini di Vitali per infilzare i quotati e blasonati rivali. Una squadra, quella umbra, che corse e lottò al cospetto di una Juventus poco lucida ed incapace di imbastire una reazione convincente dopo aver incassato il gol.

Quella serata dell’agosto ‘83 fu indimenticabile per Massimo Mauti. Dotato di spiccate capacità tecniche e ottima visione di gioco, classificato come regista atipico, il giocatore perugino si concesse persino il lusso di rifilare un tunnel a Platini. “In una serata di rinnovati sbandamenti – scrisse il Guerin Sportivo – la Juventus è stata castigata da Mauti, ex centravanti ricostruito a interno/rifinitore”.

In quel ruolo lo aveva scoperto, a Varese, Eugenio Fascetti dopo una stagione di ambizioni da goleador con il Cosenza dove aveva giocato in coppia con Giorgio Braglia, ex Napoli e Milan. Il Guerin Sportivo, diretto da Adalberto Bortolotti, definì pregevole la rete di Mauti. “Tocco astuto nella porta di Tacconi, uno dei nipotini di Zoff, dopo aver fatto fuori in dribbling nientemeno che Scirea, apparendo nell’area bianconera col cipiglio dell’irresistibile giustiziere. Sulla Juve è sceso il gelo”.

Sbocciato nel Bancoroma, Mauti ebbe a Varese la stagione del lancio. A Perugia, Vitali lo provò in un ruolo più confacente alle sue caratteristiche: mezz’ala-rifinitore dalla spiccata visione di gioco. Lo squillo di Coppa Italia, destinato a restare negli annali del club perugino, gli fece dimenticare gli infortuni dell’annata precedente che ne avevano interrotto l’ascesa. Una prodezza incoraggiante per la nuova stagione di Mauti. A Perugia, quella giocata è ricordata come il “goldeMauti”, pronunciato tutto d’un fiato. Un bellissimo regalo destinato ai tifosi umbri e capace di resistere nel tempo.

Nel prosieguo del girone di Coppa Italia, le cose andarono meglio per la Juve che riuscì a superare il turno, insieme al Bari, dopo un gol di Cabrini contro la Lazio. Quella contro i bianconeri rimase l’unica vittoria del Perugia nella prima fase del trofeo. Sconfitta dalla Lazio e bloccata sul pareggio contro Bari, Catanzaro e Taranto, la squadra di Vitali venne eliminata.

Le cose non sarebbero andate meglio in campionato, con l’ottavo posto finale, dopo una stagione rivelatasi più difficile del previsto e con la squadra fuori nettamente dalla corsa per la serie A che vide promosse Atalanta, Como e Cremonese. A frenare gli umbri furono le poche vittorie (9) e i tanti pareggi (20, record stagionale).

Mauti non venne confermato, passando al Genoa di Tarcisio Burgnich, appena retrocesso dal massimo campionato. Dopo una sola stagione si esaurì anche la parentesi di Giampiero Vitali sulla panchina perugina: la società richiamò Agroppi. Tirando le somme, quella contro la Juventus fu la più bella serata del Perugia ‘83/84 e il punto di maggior prestigio nella carriera di Massimo Mauti che chiuderà la sua parabola calcistica nei primi anni 90, a Crotone, senza aver mai giocato in massima serie.