Il Marocco ai Mondiali 1986

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L’avventura dei Leoni dell’Atlante, la prima squadra del continente africano  a superare il primo turno.

I rapporti tra l’Africa e la Coppa del Mondo sono stati quasi inesistenti fino agli anni ‘70. La maggior parte delle prime edizioni del torneo vedeva la FIFA nettamente propensa a dare spazio alle nazioni europee e sudamericane, lasciando ad Asia e Africa solo le briciole. Una situazione sempre più inaccettabile sfociata nel clamoroso boicottaggio africano del 1966 quando ben 31 nazionali del continente si rifiutarono di partecipare alle qualificazioni per protesta contro la FIFA.

La prima squadra africana a giocare una partita della Coppa del Mondo era stato l’Egitto nel 1934, fuori al primo turno dopo un 4-2 subito dall’Ungheria. Dopodiché il continente avrebbe dovuto aspettare ben 36 anni prima di vedere una loro rappresentante qualificarsi. A Messico 70 il Marocco fece una discreta impressione riuscendo anche a strappare un pareggio contro la Bulgaria di Asparuhov.
Sorvolando sull’imbarazzante apparizione dello Zaire a Monaco 74, fortemente influenzata da fattori politici interni, la Tunisia quattro anni dopo portava a casa la prima storica vittoria per l’Africa nell’epico 3-1 contro il Messico seguito da uno 0-0 contro i campioni in carica della Germania Ovest.

Nel 1982, con il mondiale allargato a 24 squadre, i posti disponibili diventavano due ed entrambe le squadre qualificate ottennero ottime performance. Il Camerun concluse imbattuto il suo gruppo comprendente Italia, Polonia e Perù mentre l’Algeria fu protagonista di una grande vittoria contro la Germania Ovest per 2-1 e contro il Cile per 3-2 per poi vedersi eliminata dal clamoroso “biscotto” ordito dai tedeschi e dagli austriaci per qualificarsi a spese dei nord africani.

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Josè Faria, artefice del miracolo-Marocco

Per Messico 86 è ormai chiaro che le squadre africane sono più che legittimate a pretendere qualcosa di più che qualche bella esibizione di prestigio. Si qualificano per la manifestazione ancora l’Algeria, grande favorita per superare il primo turno, e il Marocco, le cui aspettative invece sono giudicate piuttosto basse.

Le radici della qualificazione del Marocco alla sua seconda Coppa del Mondo nascono in Brasile ed hanno un nome ed un cognome: José Faria. Dopo aver supervisionato le squadre giovanili del Fluminense dal 1968 al 1979, emigra in Qatar dove allena l’Under 19 e l’Al Sadd, la principale squadra di Doha. Nel 1983 viene ingaggiato dalla Federazione del Marocco che gli affida la Nazionale maggiore. Sotto la sua ala i nordafricani daranno il via ad una delle loro migliori stagioni calcistiche. Intelligente, predisposto al colloquio, un vero e proprio pedagogo: così veniva descritto Faria dai suoi giocatori.

Il primo successo del nuovo corso arriva nel 1983 quando i I Leoni dell’Atlante vincono l’oro ai Giochi del Mediterraneo dopo aver sconfitto in semifinale l’Egitto e in finale la Turchia B con un netto 3-0. Il processo di crescita continua con la qualificazione alle Olimpiadi 1984. Anche se sconfitti da Brasile e Germania Ovest (sempre per 2-0), arriva anche la vittoria sull’Arabia Saudita grazie ad una rete di Mustapha Merry.

Due mesi prima delle Olimpiadi di Los Angeles, il Marocco inizia la sua campagna di avvicinamento a Messico 86. Il primo turno viene superato agevolmente con un 5-0 complessivo ai danni della Sierra Leone (3 reti ancora di Merry) e anche il Malawi non rappresenta un grosso ostacolo nel turno successivo (2-0 aggregato).
Ora sulla strada per Messico 86 si presenta l’avversario più ostico: l’Egitto. Nel luglio 1985 i Leoni dell’Atlante si recano al Cairo e strappano un incoraggiante 0-0 frutto di un’ottima prestazione difensiva. Due settimane dopo allo Stade Mohamed V la performance del Marocco è perfetta con Mohamed Timoumi e Aziz Bouderbala che fissano il risultato sul 2-0.
La finale dei playoff presenta la doppia sfida tra Tunisia e Algeria da una parte e Marocco contro Libia dall’altra. Nel match di andata gli uomini di Faria si impongono con un netto 3-0, macchiato solo dalla sconfitta per 1-0 nel ritorno (unica rete subita nelle qualificazioni). Il Marocco si qualifica così ai Mondiali 16 anni dopo l’unica loro apparizione scatenando grandi feste a Rabat anche dentro il palazzo reale: Re Hassan II e la sua famiglia sono tra i principali sostenitori dei ragazzi di Faria.

Le prestazioni del Marocco continuano a migliorare: nel 1985 arriva l’argento ai Giochi Pan Arabi e, pochi mesi prima dei mondiali messicani, la semifinale della Coppa d’Africa, battuti dai futuri campioni, ed eterni rivali, dell’Egitto.

Le speranze nordafricane di un sorteggio benevolo vengono però frustrate: le urne assegnano il gruppo F assieme a Inghilterra, Polonia e Portogallo. Gli inglesi di Bobby Robson sono uno dei favoriti del torneo, la Polonia arriva da un terzo posto ai mondiali del 1982 e il Portogallo, vera e propria mina vagante, porta in valigia l’ottima figura rimediata a Euro 1984 quando solo la Francia riuscì a sconfiggerli per 3-2 nei supplementari. Tutte e tre le compagini hanno inoltre superato brillantemente le qualificazioni: Inghilterra e Polonia al primo posto e Portogallo dietro la Germania Ovest (battuta peraltro a Stoccarda per 1-0).

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Mohamed Timoumi e Zaki Badou

I 22 selezionati da Faria per la spedizione messicana sono un buon mix di giovinezza ed esperienza. La maggior parte di loro giocano in patria e solo 5 arrivano da esperienze europee (Francia e Svizzera). Sbarcano in centroamerica ben 40 giorni prima dell’avvio del Mondiale per acclimatarsi e prepararsi con cura. Una scelta che porterà i suoi frutti.

La forza della squadra è rappresentata dalla difesa: il centrale Mustafa El Biyaz è un pessimo cliente per qualsiasi attaccante, abilmente supportato dal veterano Labid Khalifa. Completano il reparto Abdelmajid Lamriss e Noureddine Bouyahyaoui. In porta Zaki Badou è uno dei migliori talenti del calcio marocchino. Avrà una discreta carriera in Spagna conquistando una promozione in Liga con il Real Mallorca e vincendo il Premio Zamora per la Segunda Division nel 1989.

Soprannominato il maestro, Abdelmajid Dolmy è il faro di centrocampo ed assieme a Mustafa El Haddaoui, più propenso alla copertura difensiva, fornisce maggiore libertà d’azione agli altri due talenti creativi in mezzo al campo. Mohamed Timoumi – chimato il “Platini del Maghreb” è stato calciatore africano dell’anno nel 1985. Infortunato ai legamenti sei mesi prima del Mondiale durante una partita di Coppa Campioni contro gli egiziani del Zamalek, dietro intervento diretto di Re Hassan II viene operato dal miglior chirurgo marocchino. Conclude il reparto il talentuoso Aziz Bouderbala, capace di cambi di passo improvvisi e minaccioso in zona gol.

L’attacco è retto dai due fratelli Merry: Mustafa è stato il top scorer nelle qualificazioni ma la vera star è il fratello Abdelkarim Merry, meglio conosciuto come Krimau, una vita in Francia tra Bastia, Lilla, Tolosa, Metz, Strasburgo, Tours e Le Havre dove nella stagione pre-mondiale realizza ben 17 reti.

Finalmente si gioca: il 2 giugno all’Estadio Universitario di Monterrey il Marocco saggia le proprie ambizioni contro la Polonia guidata dal trentenne Boniek e coadiuvato dai giovani talenti Włodzimierz Smolarek e Dariusz Dziekanowski. I Leoni dell’Atlante dimostrano grande disciplina affollando il centrocampo ed erigendo un efficiente diga difensiva. Nella ripresa Krimau di testa mette d’un soffio a lato su centro di Timoumi ma è il polacco Urban a spaventare il Marocco all’84 colpendo il palo. 0-0 finale ed ottimo esordio.

Quattro giorni dopo tocca all’Inghilterra, malamente sconfitta dal Portogallo nel match inaugurale. La gabbia del Marocco sperimentata contro la Polonia funziona ancora ma la svolta della partita arriva alla fine del primo tempo quando nel giro di pochi minuti l’Inghilterra perde il talentuoso Robson per infortunio e rimane in dieci per l’espulsione di Ray Wilkins. Sotto i 35 gradi di Monterrey il Marocco controlla agevolmente il match mantenendo ritmi lenti e dimostrando ancora una volta le sue ottime proprietà di palleggio. Gli inglesi non sono quasi mai pericolosi e non vanno oltre allo storico 0-0 finale.

Alla vigilia della terza giornata la situazione del girone F è quantomeno fluida: Polonia 3 punti, Portogallo e Marocco 2, Inghilterra 1. Solo battendo i portoghesi il Marocco riuscirebbe a passare il turno. Prima del match decisivo, Faria decide dei cambiamenti lasciando fuori Mustapha Merry per Abderrazak Khairi e reintegrando Mustafa El Haddaoui.

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Biyaz e Robson in Marocco-inghiterra 0-0

Nel frattempo il Marocco si è spostato da Monterrey a Guadalajara, sede anche del Brasile di Telê Santana, Sócrates, Zico e Falcão. Qui Faria ha l’occasione di rivedere alcuni suoi ex allievi del Fluminense tra cui il capitano dei verdeoro Edinho. Addirittura il giorno prima del match decisivo c’è una partitella in famiglia tra brasiliani e marocchini con Socrates sorpreso del talento di Timoumi. E’ proprio vero: il Marocco è l’anima gemella africana del calcio brasiliano.

Sulla carta il Portogallo è un avversario proibitivo. Solo due anni prima era stato eliminato in semifinale dalla Francia di Platini a Euro 84 e la spina dorsale della squadra è formata dai giocatori del Porto che l’anno successivo diventeranno campioni d’Europa. In evidenza c’è il giovanissimo Futre e la Scarpa d’Oro europea Gomes. La vigilia dei portoghesi è però funestata, oltre che dall’infortunio del portiere Bento che sarà sostitutito da Damas, da una stucchevole polemica con la Federazioni per i premi-partita.

L’avvio del match vede i ragazzi di Faria prendere in mano le redini del gioco creando da subito diverse occasioni da rete. Al 19’ un gran tiro da fuori area di Khairi sorprende Dimas e otto minuti più tardi bel cross di Khalifa sul quale arriva ancora Khairi che al volo batte imparabilmente a rete. Uno splendido doppio ko.
Il resto è accademia, e nella ripresa al 62’ arriva anche il 3-0 con Krimau che controlla dal limite dell’area e beffa ancora Dimas in uscita. Valida solo per la statistica la rete della bandiera portoghese di Diamantinho all’80’.

Con l’Inghilterra che ha battuto la Polonia, il Marocco si qualifica addirittura come prima del girone, un risultato storico e certamente non preventivato da nessuno portando Faria a commentare: “Potremmo tornare a casa ora, è come se avessimo già vinto il nostro Mondiale”.

Ma il Mondiale non è per nulla finito ed ora le speranze dei Leoni dell’Atlante sono rivolte al girone E dove affronteranno la seconda classificata. A sorpresa nell’ultimo turno la Danimarca batte la Germania Ovest 2-0 costringendo così il Marocco ad affrontare i bianchi due volte campioni del mondo negli ottavi di finale.

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Germania Ovest-Marocco 1-0: Zaki battuto dalla punizione di Matthaus

Per la sfida del 17 giugno a Monterrey Beckenbauer sceglie il convalescente Rummenigge a fianco di Rudi Völler mentre Faria deve rinunciare al talismano della difesa El Biyaz. Puntando sulla maggior adattabilità dei suoi giocatori al caldo asfissiante, José Faria imposta una gara di resistenza, con l’obiettivo di arrivare quantomeno a tempi supplementari se non ai rigori. Niente barricate ma gran presidio del centrocampo con Bouderbala, Timaoumi e El Hadahoui sempre pronti a pungere. Bravissimo inoltre l’estremo difensore Zaki che deve cedere solo davanti ad una punizione diabolica di Lothar Matthäus all’88’ che mette fine al sogno mondiale dei nordafricani.

Il rientro in patria dei 22 è trionfale con 100.000 persone che si riversano per le strade per dare il benvenuto i loro eroi. Le prestazioni di Zaki garantiscono al portiere il premio di African Footballer per il 1986 mentre Bouderbala si classifica al secondo posto. Anche se nessun giocatore di quella squadra avrà poi una carriera significativa in Europa, compreso lo stesso CT Faria, l’impresa di quel Marocco ai Mondiali del 1986 ha rappresentato un crocevia: in quei giorni, il calcio africano smette di essere considerato “inferiore” e inizia la sua graduale ma inesorabile crescita.