La primavera dello Spartak Vladikavkaz

Quando la piccola capitale della Repubblica dell’Ossezia Settentrionale-Alania dominò il calcio dell’immensa Russia


Nel 1995 la Vysšaja Liga, la massima serie russa nata nel 1992 dopo la caduta dell’impero sovietico, una modesta squadra di provincia spodestò il dominio dello Spartak Mosca, la squadra che si era aggiudicata le prime tre edizioni. Protagonista di questo exploit fu la squadra di una piccola città del Caucaso: lo Spartak Vladikavkaz.

Una società che comunque non arrivò al successo per caso, ma grazie a un’attenta e precisa programmazione. Fondata nel 1921 da due giovani comunisti britannici chiamati Armstrong e Campbell con il nome di Spartak Ordžonikidze (nome della città durante l’epoca comunista), fino a quel momento aveva preso parte soltanto due volte alla massima divisione sovietica: nel 1970 retrocedendo e nel 1991 (ultima edizione del campionato sovietico).

Nei successivi quattro anni, la società raggiunse risultati che mai aveva ottenuto nei suoi primi settanta anni della sua storia. I motivi di tale exploit erano da ricondurre in special modo a due persone: il general manager Batraz Bitarov e l’allenatore Valerij Gazzaev.

Bitarov, rampante uomo d’affari e tifosissimo della squadra, entrò a far parte della società nel 1991 durante l’ultimo campionato sovietico. Con le sue idee e la sua intraprendenza diede una scossa all’ambiente, raddoppiò gli stipendi ai giocatori e migliorò le condizioni generali della società. La squadra ne trasse subito grande beneficio, risalendo dal penultimo all’undicesimo posto e addirittura arrivando seconda nel campionato seguente, il primo torneo russo.

Il suo capolavoro fu il tesseramento di Valerij Gazzaev come allenatore. Gazzaev è stata un’importante figura del calcio russo. Da giocatore (era un attaccante) disputò 283 partite nella massima divisione sovietica segnando 114 reti e fu quindici volte nazionale sovietico con un bottino di quattro reti.

La sua carriera di allenatore iniziò dalle giovanili della Dinamo Mosca proseguendo poi allo Spartak Vladikavkaz, che sotto la sua guida ottenne la promozione in prima divisione nel 1990. L’anno seguente ritornò alla Dinamo Mosca (in coppa Uefa incontrò ed eliminò il Torino vincendo per 2-1 una bellissima partita al Delle Alpi) restandoci fino al 1993, quando si dimise dalla guida della squadra dopo la grave sconfitta in Coppa Uefa subita contro l’Eintracht di Francoforte.

Valerij Gazzaev, il Maestro

In seguito, avendo già studiato l’italiano perché contattato da Pasquale Casillo nientemeno che come eventuale sostituto di Zeman, trascorse un periodo di studio di circa tre mesi in Italia ospitato da Milan, Parma e Reggiana. Gazzaev è un allenatore moderno, che cura molto anche lo spogliatoio. Lavora coi suoi giocatori sotto il punto di vista psicologico cercando di dar loro maggiore tranquillità nella vita e quindi più sicurezza e concentrazione durante le partite.

Alla fine del campionato 1994, sebbene la squadra si fosse piazzata al quinto posto, Gazzaev chiese un grande sforzo alla società e rivoluzionò la formazione. Credendo ciecamente nelle proprie idee (gran pressing e attacco asfissiante supportato dall’allora innovativo schieramento 3-5-2) fece acquistare giocatori che secondo lui potevano adattarsi al suo modulo e far fare così un salto di qualità alla squadra. Arrivarono cosi il nazionale russo Omari Tetradze, i georgiani Mikheil Kavelashvili e Murtaz Shelia, oltre a Timofeev, Derkach, Gorlukovich e lo sconosciuto Anatoli Kanishchev. Questi giocatori, uniti ai “vecchi” Tedeev, Dzhioev e Khapov, formarono l’asse portante della squadra che si aggiudicò a sorpresa il campionato.

Gazzaev fondava il suo gioco sull’attacco, agevolato quell’anno dall’innovazione dei tre punti assegnati per la vittoria. Ma le principali trasformazioni che apportò allo Spartak erano in difesa. Lo spostamento del futuro romanista Tetradze da centrocampo alla posizione chiave di libero, l’inserimento del nuovo acquisto Shelija e la sicurezza di Khapov tra i pali, furono le mosse vincenti che fecero del reparto arretrato dello Spartak la migliore difesa del campionato, con sole 21 reti al passivo in 30 incontri.

Il centrocampo era rimasto praticamente immutato rispetto agli anni passati, con Janovskij classico mediano davanti alla difesa, il capitano Dzhioev e l’estroso Tedeev schierato dietro alle punte. Il mancino Kasimov, grazie alla sua bravura nell’esecuzione dei calci piazzati, rappresentò un’arma in più a disposizione della squadra. L’attacco era formato da Kavelashvili, capocannoniere della squadra con 12 reti e Kanishev, agile punta di movimento che spesso favoriva gli inserimenti a rete dei centrocampisti.

Lo Spartak Vladikavkaz era l’unica squadra del campionato russo che avrebbe avuto il dilemma degli stranieri da schierare. I quattro non-russi Kavelashvili, Shelija (georgiani), Kasimov (uzbeko) e Sulejmanov (azero) avevano accettato il turn-over visto che in campionato per regolamente erano impiegabili solo tre. Shelija era l’unico tra i quattro a essere titolare pressoché inamovibile, mentre un infortunio capitato a Sulejmanov all’inizio della stagione aveva risolto il problema a favore degli altri due concorrenti.

Lo Spartak aveva fissato come obiettivo stagionale la qualificazione Uefa. Una vittoria in trasferta sui campioni in carica dello Spartak Mosca alla sesta giornata rappresentò la partita chiave. Da quel match la squadra iniziò a credere nella vittoria del campionato. Quella partita fu seguita del successo esterno sulla Torpedo e dalla sconfitta con il Lokomotiv Mosca. Dopodiché la squadra inanellò una serie di nove vittorie che la portò ad avere addirittura undici punti di vantaggio sulle inseguitrici alla fine del girone d’andata.

Amministrando questo distacco lo Spartak diventò matematicamente campione alla penultima giornata con 6 punti di vantaggio sul Lokomotiv Mosca, qualificatosi per la Coppa Uefa insieme a altre tre quotate squadre della capitale: Spartak, Dinamo e Torpedo.

La stagione successiva vide lo Spartak esordire in Champions League contro i quotati Rangers Glasgow. Brian Laudrup e soci maramaldeggiarono per 7-2 davanti ai 33mila ammutoliti tifosi della squadra caucasica. Gli scozzesi si imposero anche nel ritorno (3-1) mettendo fine al breve sogno europeo. In campionato invece le cose andarono meglio: lo Spartak riuscì ad accumulare addirittura 72 punti (uno in più rispetto alla stagione dello scudetto) finendo a pari merito con lo Spartak Mosca. Nello spareggio disputato a San Pietroburgo i moscoviti si imposero 2-1, inutile la rete di Anatolij Kaniščev all’88’.

Da allora calò il silenzio assoluto sul club caucasico. La partenza del tecnico Gazzaev e di altri giocatori di valore fecero perdere allo Spartak ogni speranza di competere con i colossi moscoviti (Spartak, Lokomotiv e CSKA) e altri club emergenti (su tutti lo Zenit di San Pietroburgo). Il Vladikavkaz scivolò mestamente tra le varie serie minori tormentato periodicamente da crisi societarie e finanziarie.

Ma l’albo d’oro della Prem’er-Liga conserverà per sempre il ricordo di quella breve primavera caucasica, quando la piccola capitale della Repubblica dell’Ossezia Settentrionale-Alania dominò il calcio dell’immensa Russia.

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