La storia del Calciomercato

Calciomercato 1972: Far Pace… con Lancini

Nel 1972 fu il Bologna, col presidente Filippo Montanari, a gestire il mercato. I rossoblu fecero salti mortali per acquistare pedine che, alla resa dei conti, vennero meno alle aspettative.

MILANO, luglio 1972. Il solito caldo feroce, nei giorni del calcio mercato. Sta per scoccare l’ora X, sono a pranzo, alle «Colline Pistoiesi», due passi dalla Stazione centrale e dal Gallia, con la delegazione del Bologna. Il Presidente Filippo Montanari; l’allenatore Oronzo Pugliese (che, nel campionato precedente, ha rilevato Edmondo Fabbri, ed ha salvato i rossoblu dalla retrocessione); l’esperto in trattative, ex-giocatore, Vittorio Pasti. Avevo avuto, da Montanari, amico di antica data, un incarico ufficioso: cercare di convincere Bruno Pace ad accettare il trasferimento al Cesena, Serie B. Il Bologna inseguiva, da tempo, il libero Francesco Scorsa, che in Romagna spopolava. Il Cesena aveva dettato le sue condizioni: cedo Scorsa per Pace, Battisodo e milioni (molti). Battisodo aveva accettato, tanto per lui a Bologna non aveva mai spirato aria propizia. I milioni, il Bologna era disposto a versarli. Ma Bruno Pace si era impuntato: no, a Cesena non ci vò. Filippo, la sera precedente, era venuto in camera mia e mi aveva pregato: «Tu che sei amico di Pace, vedi di convincerlo. Saremo generosi con lui, al reingaggio penseremo noi, non perderà una lira, io lo faccio guadagnare. Ma deve andare a Cesena, sennò quelli Scorsa non lo mollano. E Pugliese dice che senza un libero come Scorsa non garantisce niente». Ci provo. Vado nella camera di Pace, che si era stabilito pure lui al Gallia perché aveva avuto sentore di essere fra i rossoblu in lista di trasferimento, incontro una resistenza impensata. Pace, uomo delizioso, conversatore godibilissimo, intelligente e caustico, mostra una lato del carattere che non gli conoscevo. Cocciuto, non accetta neppure il dialogo. «Amico carissimo – dice con l’aria di chi non intende discutere – io a Cesena non ci vado. Non sono ancora un giocatore da Serie B, il Bologna si tolga dalla testa l’idea di …sbolognarmi alla Società romagnola. Se quelli insistono, io smetto di giocare. Posso vivere benissimo anche senza il calcio. E’ la mia ultima parola, definitiva. Mi dispiace per te, ma non c’è niente da fare. Dì pure al Presidente che cambi idea».

BENE, siamo nel ristorante, all’ora di pranzo. Montanari, Pugliese, Pasti, cui ho riferito l’esito, disastroso, del mio colloquio con Bruno Pace, sono abbacchiatissimi. Montanari rimugina i suoi pensieri, poi sbotta: «E io Pace, nel Bologna non lo voglio più. Ci sarà pure una qualche squadra cui Pace potrebbe interessare». Per caso, alzo gli occhi dal piatto. Vedo seduti ad un tavolo a due passi da noi, quelli del Palermo. Il Presidente Renzo Barbera, il segretario Rosario Bracco l’allenatore Pinardi. Mi viene un’idea. Suggerisco a Montanari: «Perché non tenti con il Palermo? E’ appena stato promosso in Serie A, un giocatore come Pace vuoi che non interessi? Comunque prova. Pace non potrà rifiutare perché resterebbe in Serie A, come desidera». Bene, posso testimoniare sotto… giuramento, che il trasferimento di Pace al Palermo, e di Lancini al Bologna, si svolse esattamente come sto per raccontare. Dice Montanari, da tavolo a tavolo: «Senti Barbera, Pace ti interesserebbe?». «Perché no», risponde Barbera tagliuzzando un filetto. «Bene, te lo cedo se mi dai Vanello» (attenzione: Vanello era, allora, il quotatissimo regista del Palermo, uno dei centrocampisti più brillanti della Serie B, vittoriosamente conclusa dagli isolani con la promozione). E Barbera: «Vanello? Neppure per sogno. Vanello non si tocca. Se vuoi, posso cederti Lancini». Montanari guarda Pugliese (forse non sapeva bene chi fosse questo Lancini), Pugliese ammicca con gli occhi, fa segno di sì. E Montanari: «Affare fatto. Alla pari?». Barbera: «Veramente, vorrei un conguaglio…». Montanari: «No. Alla pari. Sai Pace è fortissimo…». Barbera: «Sta bene. Fai preparare i contratti, io faccio altrettanto. Poi ci si vede in camera e firmiamo».

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BEVIAMO il caffè, Montanari mi prega di tornare da Pace, per dirgli quello che era successo. Vado e dico: «Bruno, ti stanno cedendo al Palermo. Pensaci bene: mi sa che quelli tornano immediatamente in B, mentre il Cesena si sta rafforzando e punta decisamente alla Serie A. Sei ancora in tempo. Fra l’altro Cesena è ben più vicina alla tua Pescara di quanto non lo sia… Palermo. Sei ancora deciso a rifiutare il Cesena?». Pace, che ormai si era incaponito mi risponde: «Il Palermo mi sta benissimo. Puoi dire al Presidente che accetto…». Sapete come andò a finire: il Palermo retrocesse davvero, il Cesena invece fu promosso, Pace commise un …tragico errore. A vantaggio del Cesena: che, nella trattativa per Scorsa, riuscì a strappare al Bologna, oltre a Battisodo, anche Augusto Scala: e i due ex-rossoblù furono tra gli artefici più brillanti della promozione del romagnoli. Ma io ho raccontato diffusamente l’episodio soltanto per testimoniare come il calcio-mercato fosse miniera inesauribile di trasferimenti, perché il fatto di radunare a Milano, per una ventina di giorni, centinaia di dirigenti e di tecnici, propiziava gli scambi, alimentava le idee, stimolava le trattative. Perfino tra un risotto e una sogliola alla mugnaia, tra un gelato e un bicchiere di whisky.

IL BOLOGNA (che tra l’altro aveva prelevato anche il portiere Buso dal Padova e Battara dalla Sampdoria), si ritrovò all’improvviso proprietario della metà di Bob Vieri, dopo una trattativa svoltasi come segue. Ultime ore del mercato, caldo, affollamento confusione. Nella hall dei Gallia, Anzalone avvicina Filippo Montanari e gli fa: «Vuoi Roberto Vieri? Te lo regalo: 33 milioni per la comproprietà. Con diritto di riscatto a tuo favore». Montanari accende la sigaretta, ci pensa un momento, poi dice: «Ci sto. Mi serve un regista, volevo Vanello, il Palermo non ha voluto cedermelo. Prendo Vieri». Anzalone mi vede, strizza l’occhio, mi sussurra all’orecchio: «Ho fatto un affarone. Vieri è un tale piantagrane che avrei pagato io i 33 milioni pur di togliermelo di torno. Per carità, stia zitto, non dica niente a Montanari, sennò quello ci ripensa, per favore…». Tacqui. Montanari non poteva sapere che di lì a un mese, più o meno, avrebbe ceduto il Bologna a Luciano Conti. Che avrebbe richiamato Bruno Pesaola da San Remo liquidando il povero, disperato Oronzo Pugliese… Scorsa, invocatissimo (aveva un chiodo in una spalla Infortunata…) fu una triste meteora a Bologna; Pace retrocesse con il Palermo; Lancini (chi era costui?) giocò 5 partite poi sparì dalla circolazione; libero giocò 24 partite Caporale, che era stato acquistato dall’Udinese come stopper; Vieri ne giocò 14, segnando un gol, eccetera.

QUEL 1972 fu anche l’anno in cui lo scaltro Maestrelli completò il mosaico che doveva portare, nel giro di un paio di stagioni, lo scudetto alla Lazio. Con una successione… entusiasmante di grossi colpi, Tommaso assicurò alla società romana Garlaschelli (prelevandolo dal Como); Frustalupi (dall’Inter); Petrelli (dalla Roma); Felicino Pulici (dal Novara); Re Cecconi (dal Poggia). Cinque pedine fondamentali per la Lazio dello scudetto. Maestrelli era un tecnico coi fiocchi e un abilissimo operatore di mercato. Prima che i diktat di Campana e Pasqualin estromettessero gli allenatori dalle trattative: come se non fossero proprio gli allenatori i più direttamente interessati a rafforzare le loro squadre. Tralascio, comunque, di ricordare tutti i trasferimenti conclusi nel luglio del ’72. Citerò alla rinfusa: Chiarugi (dalla Fiorentina al Milan); Dino Zoff (Napoli-Juventus); il famoso trio atalantino Moro, Magistrelli, Doldi all’Inter; Paolo Conti (Modena-Arezzo); Esposito (Fiorentina-Napoli); Ferrante (Fiorentina-Lanerossi); Sormani (Napoli-Fiorentina); Massa (Lazio-Inter); Giorgio Morini (Varese-Roma); Rimbano (Varese-Napoli); Roggi (Empoli-Fiorentina); Saltutti (Foggia-Fiorentina); Speggiorin (Genoa-Lanerossi); Turone (Genoa-Milan); Viola (Juventus-Mantova); Zigoni (Roma-Verona); Bruscolotti (Sorrento-Napoli); Bachlechner (Pisa-Verona); Toni Bordon (Udinese-Genoa); Antognoni (Astimacobì-Fiorentina); Giorgio Mariani (Verona-Napoli); Gentile (Arona-Varese).

Alfeo Biagi