Le «diavolerie» di Ceulemans e Gerets

I due giocatori belgi in circostanze e modi differenti legarono il loro destino al Milan. Ceulemans, a trasferimento ormai concluso, oppose un clamoroso rifiuto, mentre Gerets venne cacciato dall’allora presidente Farina perché coinvolto in un caso di corruzione in Belgio.

Jan Ceulemans e Eric Gerets. Due storie legate al Milan, che fecero discutere e arrabbiare il grande popolo rossonero. Ceulemans doveva essere il primo straniero della nuova ondata. Restò invece milanista per diciotto ore, minuto più, minuto meno. Gerets arrivò, giocò qualche partita e poi concluse nel modo più amaro la sua breve esperienza italiana: cacciato. Cerchiamo di raccontare quelle storie.

Stagione ’80-81, il Milan è appena ritornato in A dopo la vergognosa retrocessione legata allo scandalo delle scommesse. Siamo in luglio e la società rossonera, con alle spalle tre trattative clamorosamente fallite (Zico, Hrubesch e Krankl) punta sul Belgio per assicurarsi Jan Ceulemans, 24 anni, gioiello del Bruges, di fresca nomina miglior giocatore belga del 1980.

Giovedì 2 luglio il presidente Felice Colombo e il direttore sportivo Sandro Vitali piombano a Bruxelles. L’obiettivo è chiaro e preciso: concludere bene e subito. I due trattano poi in serata ritornano a Milano soddisfatti, l’affare si può realizzare in fretta. L’operazione viene discussa nei minimi particolari, si stabiliscono anche le condizioni economiche: 2 miliardi e 200 milioni di vecchie lire al Bruges per il cartellino, 800 milioni al giocatore per un contratto triennale, pagamento in lire e non in valuta straniera, appartamento e auto di media cilindrata al fuoriclasse.

Quattro giorni dopo Jan Ceulemans sbarca a Milano per il sì definitivo. Arriva con la moglie Martine. Sorridono. Sono accompagnati all’Hotel Michelangelo. Cenano, si fanno fotografare con Rivera. Poi dirigenti rossoneri e del Bruges si chiudono in una saletta. Ci sono difficoltà ma alla fine Ceulemans telefona per comunicare ai genitori che ha deciso di trasferirsi al Milan. Mancano soltanto i dettagli. Jan e Martine Ceulemans ripartono con il sorriso sulla bocca per Bruxelles. Tutto fatto? Neanche per sogno.

Succede che Jan Ceulemans è figlio unico e prima di accettare chiede il permesso alla mamma. E la mamma dice: «Tu sei grande ormai, sei vaccinato, ma mi dispiacerebbe che partissi per l’Italia». E a Jan allora viene il magone, se ne infischia della parola data e cambia idea. I tifosi inviperiti tempestano le redazioni chiedendo perché il Milan non riesca a concludere l’acquisto dello straniero.

Gianni Rivera si giustifica così: «Non è colpa nostra. Era ormai fatta e poi c’è stato un incredibile voltafaccia» . Il Milan, che si era fatto prendere in giro da giocatori di mezzo mondo, a quel punto si orienta verso uno scozzese senza denti e dalla testa dura che chiamano lo squalo. E’ Joe Jordan, primo straniero rossonero dopo la riapertura delle frontiere.

Ma con lo squalo il Milan nuota verso la B. Stavolta scende per demeriti sportivi. Ritorna subito nel massimo campionato e si rituffa come nulla fosse sul mercato belga. Il 5 maggio 1983, con uno spettacolare e improvviso blitz, agguanta Eric Gerets, difensore dello Standard Liegi e capitano della nazionale belga.

Ha ventinove anni e si impegna a giocare con il Milan tre campionati. Costa un miliardo e 350 milioni di lire italiane. Il Presidente Giuseppe Farina si lecca i baffi: «Ho sistemato la retroguardia con uno dei migliori terzini del mondo. Non costa molto, è forte, serio e resterà un bel pezzo con noi».

Gerets si accorda per l’ingaggio: 750 milioni per tre anni. Tenta di farsi pagare con franchi belgi o marchi tedeschi ma il vicepresidente Nardi riesce a convincerlo facendogli accettare le nostre svalutate lirette. Il barbuto belga si inserisce nell’ambiente rossonero senza eccessive difficoltà. Parla bene diverse lingue, impara subito l’italiano e conquista i tifosi.

L’esordio è brutto: quattro sberle ad Avellino. Si riprende la domenica successiva contro il Verona: quattro a due, un gol suo e uno del patetico Blissett. Colleziona tredici presenze rossonere. Gioca le prime otto partite, poi si fa male e esta fuori otto domeniche per l’infortunio. Fioccano le polemiche: avrà fatto bene il Milan a prendere un difensore che poi, per giunta, è facile alla rottura? Rientra, quattro apparizioni e poi la mazzata tremenda.

Succede che Eric Gerets è coinvolto in una sporca faccenda. Alla fine di febbraio del 1984 il difensore è in ritiro con la nazionale belga in attesa di affrontare la Germania. Si presentano due poliziotti. «E’ lei il signor Gerets? Venga con noi in gendarmeria».

E’ torchiato per dodici ore dal magistrato. Confessa, il «serio» capitano, di aver partecipato a un caso di corruzione due anni prima per far vincere lo scudetto allo Standard Liegi. Crolla piangendo: «Sì, ho comprato una partita».

Il presidente Farina interviene subito. Motivo: è venuto gravemente meno ai suoi doveri professionali. Farina dichiara: «Il consiglio ha voluto prendere questa decisione dal punto di vista morale». Più avanti Farina dirà: «Io ho l’obbligo di salvare l’immagine della società. Questo serva da esempio: con me chi sbaglia paga!».

Eric Gerets è processato dalla commissione di controllo della federcalcio belga. E’ condannato (interdetto per tre anni dalla affiliazione dalla federazione belga). Successivamente la squalifica sarà ridotta a due anni e poi a quindici mesi. Nel 1985 passa alla Eindhoven e vince lo scudetto olandese. Tornerà poi anche in nazionale arrivando quarto ai mondiali 1986.

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