Lionello Manfredonia: se cado mi rialzo

«A vent’anni potevo andare alla Juve, l’avvocato Agnelli stravedeva per me, ma io ho preferito rimanere nella mia città, e, forse, anticipando il mio arrivo a Torino, avrei fatto un’altra carriera»


Tutti lo continuano a ricordare per quel dramma sfiorato quel terribile pomeriggio del 30 dicembre 1989: all’Olimpico di Roma, in Roma-Bologna, dove l’insidia proviene anche dalla gelida temperatura di meno 5 gradi sotto zero, Manfredonia, improvvisamente, si accascia a terra, vittima di un arresto cardiaco.

Fu, ironia della sorte, proprio il vecchio amico e compagno di squadra della Lazio, Bruno Giordano, a soccorrerlo per primo, dopo essersi subito reso conto della gravità della situazione. Il giocatore chiude definitivamente con il calcio all’età di 33 anni, ma, porta in salvo la pelle.

Oggi Manfredonia è un apprezzato procuratore sportivo. Come calciatore, ha ricoperto i ruoli di libero, stopper e di mediano, crescendo nelle giovanili di quella Lazio, in cui ha militato per dieci stagioni, prima di passare alla Juventus – lui romano de’ Roma – per due campionati (1985-86-87), e tra nella Roma, per i due più clamorosi “tradimenti calcistici” possibili.

Manfredonia ha anche vestito la maglia azzurra per 4 volte – tra il 1977 e il 1978, contro Lussemburgo, Belgio, Spagna e con Turchia -, entrando, però, in disaccordo con l’allora cittì Enzo Bearzot, pagando le conseguenze con l’amara esclusione dalla nostra Nazionale. I due anni più tristi della sua parentesi di calciatore sono stati quelli tra il 1980 e il 1982, durante i quali il difensore romano viene coinvolto nello scandalo del Calcio Scommesse, scoppiato nel 1980.

Lionello, qual è stato il momento più bello della tua carriera da calciatore?
“Sicuramente, l’esordio in Nazionale, Italia-Lussemburgo, all’Olimpico, e convocato in una Lazio normale e con convocazioni sempre Juventus-Torino. Quindi, arrivare in serie A due anni prima, in Nazionale nel 1977 con la maglia della Lazio è stato per me una grande gioia debuttare all’”Olimpico””.

Il momento, invece, più duro?
“Mah, forse, il problema che ho avuto nell’ultima partita che ho disputato, l’incidente, l’arresto cardiaco e l’idoneità che non mi hanno più dato: quello è stato molto duro perché avevo programmato di giocare due-tre anni all’estero, ma, purtroppo, sono stato costretto a dover interrompere in maniera brutale la mia carriera”.

Il gol più bello che hai realizzato in tanti anni di calciatore?
“Forse, il gol più importante: in un derby Juventus-Torino, il gol della vittoria della Juventus sotto la Curva della Juve. Per me, è stata una grande gioia: io romano, che arrivai in punta di piedi, risolsi il derby Juve-Toro”.

Certo che non ti perdonarono i tifosi della Lazio, in cui sei cresciuto, il doppio “tradimento” Juve prima e Roma poi, eh?
“Sì, sicuramente, sì. Quello fu un periodo duro, perché tornai a Roma e forse sbagliai maglia, però, non rinnego assolutamente il mio passato. In quella circostanza, ho agito da professionista. Forse, non ho rispettato il sentimento della tifoseria e di questo me ne pento un pochino”.

Hai dei rimpianti, dei rammarichi?
“Forse, a Roma sono stato troppo: dieci anni nella Lazio. Io a vent’anni potevo andare alla Juve, l’avvocato Agnelli stravedeva per me, ma io ho preferito rimanere nella mia città, e, forse, anticipando il mio arrivo a Torino, avrei fatto un’altra carriera”.

Che ricordo hai dell’avvocato Gianni Agnelli, tu, che hai vinto anche una Coppa Intercontinentale e uno scudetto con i bianco-neri?
“Un grande ricordo: ripeto, lui per me è stata una persona importante nella mia permanenza a Torino. Aveva molta stima nel sottoscritto e forse il mio errore è stato quello di andar via da Torino troppo presto”.

Quattro maglie azzurre e un litigio con l’allora cittì della nostra Nazionale Enzo Bearzot…
“Sì, sicuramente, potevano essere quaranta maglie azzurre. Purtroppo, sono rimasto a quattro perché nella spedizione nel 1978 in Argentina ho avuto qualche problema, per colpa mia, perché, essendo molto giovane, avevo un carattere molto impulsivo, e potevo aspettare un attimino il mio turno. Bearzot non me l’ha concesso, e poi nelle successive convocazioni non mi convocò più”.

Può essere stato un errore, Lionello, quello che ti è capitato nel 1980, trovandoti magari dentro senza neanche sapere il perché?
“Sì, forse, quello è stato un errore di superficialità, frequentando certe persone, però, ricevendo poi una condanna superiore rispetto a quello che in effetti avevo fatto”.

Fonte: Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

Lionello Manfredonia (Roma, 27 novembre 1956)

StagioneClubPres (Reti)
1975-1985 Lazio201 (8)
1985-1987 Juventus51 (7)
1987-1990 Roma73 (4)