L’Udinese di Zaccheroni

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PROLOGO: ARRIVA IL ZAC

Primavera 1995: quando mancano due mesi alla conclusione del torneo cadetto con l’Udinese lanciatissima verso la serie A, il presidentissimo Pozzo è più che mai intenzionato a “irrobustire” la squadra per evitare il ripetersi dell’effetto saliscendi tra la massima categoria e la serie B (“sono stufo di salire e scendere” – afferma a fine aprile) e comincia a fare la corte a Oliver Bierhoff (snobbato dai grandi club in particolare dall’Inter) il cui nome gli è stato suggerito proprio dall’allenatore della promozione Giovanni Galeone. La trattativa si conclude in poco tempo anche perché la normativa impedisce all’attaccante di militare in C dove è retrocesso il club marchigiano. Bierhoff rappresenta una specie di pietra miliare della squadra bianconera nella quasi totale convinzione che troverà in Friuli terreno fertile per la sua “esplosione”. Tiene banco anche l’argomento allenatore.

La logica consiglia il Galeone bis, ma il patron rimane in silenzio per una decina di giorni. Troppi per non destare sospetti sulle reali intenzioni del patron. Il Gale dal canto suo parla già di progetti, si dichiara convinto che la squadra farà bene anche nel massimo campionato. Ad un certo punto “osa” anche chiedere un robusto aumento dello stipendio (pretende 800 milioni e ciò probabilmente convince definitivamente Pozzo ad affidare la squadra ad altro allenatore. Si parla di un interessamento per il croato Otto Baric tecnico del Salisburgo e per Roy Hodgosn, cittì della nazionale svizzera. Ma i riflettori si posano a sorpresa su Alberto Zaccheroni di Meldola, reduce dalla splendida avventura con il Cosenza, ma che in A non ha mai allenato. Pozzo sa che Zac rappresenta un rischio; poi dà retta al suo proverbiale intuito e il 20 giugno 1995 annuncia ufficialmente che l’Udinese 1995-96 sarà guidata dal tecnico romagnolo. Galeone dal canto suo fa buon viso a cattiva sorte, si consola accettando di guidare il Perugia di Luciano Gaucci.

La società nel frattempo, con l’imprenditore pugliese Carlo Piazzolla nuovo General Manager, deve potenziare la squadra. Zaccheroni boccia il fantasista Pizzi: non lo ritiene adatto al tipo di gioco che ha in mente di applicare e parte della tifoseria la prende male e preferisce rinunciare anche a Carnevale che si consola con il Pescara. Non viene riconfermato nemmeno Scarchilli. Il nuovo tecnico dimostra invece di avere un debole per centrocampista del Milan Stroppa che viene acquistato in comproprietà; arrivano anche i giovani centrocampisti Giannichedda (Sora) e Stefani (Cremonese), poi ancora il terzino Sergio dall’Ancona, il portiere Gregori dal Verona, Da Brescia fa ritorno il bomber Borgonovo mentre il mercato autunnale riserva i colpi del centrocampista Shalimov (Inter) e del difensore Matrecano (Parma).

La stagione sembra nascere sotto la cattiva stella: nella notte tra il 24 e 25 luglio Stroppa è vittima di un grave incidente stradale in cui riporta un trauma cranico e una forte contusione al ginocchio destro e al rachide cervicale e rimane out un mese e mezzo. Al debutto in campionato, però, l’ Udinese, impostata con il 4-4-2, con Calori che funge da allenatore in campo, sconfigge il Cagliari per 1-0, gol di Bierhoff, per poi perdere a Milano con i rossoneri (1-2). Bierhoff e Poggi, però, tranquillizzano Zaccheroni, formano un tandem offensivo tra i più assortiti e tra i più prolifici e i bianconeri riprendono a correre in maniera spedita; in casa si fanno rispettare da tutti, alla settima giornata sconfiggono il Torino (1-0, rigore di Bierhoff), alla nona si superano, stendono la Juve (1-0 ancora Bierhoff) e si trovano al sesto posto con 15 punti. Dolorosa però è la caduta al “Friuli” con il Bari (1-3) alla quindicesima giornata, ma nelle ultime due giornate dell’andata l’Udinese vince a Piacenza (2-0) e in casa con il Napoli (3-2). E’ sempre sesta con 25 punti.

Il ritorno inizia nel peggiore dei modi con le sconfitte di Cagliari (1-4) con il portiere Battistini che si fa espellere dopo pochi minuti e con il Milan (0-2) cui fanno seguito due pareggi e la vittoria a Vicenza (1-0) che di fatto sembrano garantire il raggiungimento dell’obiettivo massimo, la salvezza. Zac però ci crede, è convinto che la sua squadra possa ambire a qualcosa di più importante, cerca di pungolare i suoi che, invece, piano, piano si siedono evidentemente appagati e, pur mantenendosi lontani dal baratro, chiudono il torneo con 41 punti in decima posizione. Bierhoff segna 17 reti, entra a furor di popolo nella nazionale tedesca di cui diventa uno dei punti fissi e agli Europei in Inghilterra del 1996, nella finale contro la Repubblica ceca, segna il Golden Gol per il trionfo tedesco.

Oliver Bierhoff con la maglia dell’Udinese 1995/96, la prima stagione di Zaccheroni

1996/97: IL PASS PER L’EUROPA

La stagione successiva è quella del centenario dell’Udinese che viene ricordato a Tarcento il 6 settembre 1996 alla presenza di numerose vecchie glorie tra cui il famoso Raggio di Luna Arne Selmosson. I Pozzo blindano Bierhoff che è richiesto dal Parma e Poggi che Galeone vorrebbe nel Perugia assieme a Desideri. Rimane anche Rossitto per il quale si fanno avanti Milan, Fiorentina e Roma. Gino Pozzo, che ha ormai la responsabilità del mercato, scommette su Marcio Amoroso, 22 anni, attaccante del Flamengo, pur essendo reduce da un lungo stop dopo essere stato operato al ginocchio. Acquista dalla Cremonese anche il portiere Turci, fa rientrare da Firenze Alessandro Orlando e dalla Fiorenzuola arriva Clementi. L’Udinese può tesserare anche il ghanese Gargo, svincolatosi dopo un anno di inattività. ”Mercato fantastico “– è il commento di Zaccheroni.

Si scopre che Amoroso (che arriverà a Udine con Zico il 16 luglio) ha una nonna italiana e ciò gli consente di ottenere la nostra cittadinanza, di conseguenza si libera un posto per l’acquisto di un atleta extracomunitario: l’egiziano Hazem Emam, mezzala. Ma i guai sono in agguato: il 24 agosto nell’amichevole di Reggio Emilia, Turci si frattura il perone della gamba destra e viene operato rimanendo out per oltre tre mesi. I bianconeri debuttano in campionato nell’anticipo di sabato 7 settembre con l’Inter che vince rubacchiando per 1-0. Stroppa, in uno scontro con Fresi, si frattura il perone e anche lui rimane out per due mesi. Amoroso nel frattempo scalpita, vuole giocare, ma Zac, che gli concede 13′ nella vittoriosa trasferta di Cagliari (3-1) al terzo turno, lo invita ad avere pazienza.

Il primo dicembre nella vittoriosa sfida casalinga con il Parma (3-1), Bierhoff subisce un grave infortunio ai legamenti della caviglia destra e deve essere operato, per lui due mesi di stop. La situazione si fa difficile e il 15 dicembre, in occasione della gara casalinga con la Fiorentina, Zaccheroni deve inventare l’attacco, ma boccia ancora Amoroso preferendogli Clementi. Apriti cielo, il brasiliano negli spogliatoi è imbufalito, chiama Gino Pozzo, gli riferisce che non ha più intenzione di rimanere a Udine. Domani se ne andrà e si parla già di una sua (temporanea) cessione al Valencia. Calori cerca di calmare Marcio, invano, mentre Zaccheroni fa finta di ignorarlo. Poi succede l’imprevisto: in fase di riscaldamento Clementi accusa un indolenzimento muscolare, il suo utilizzo appare rischioso e Zac comunica a Amoroso che sarà lui a partire titolare. La sfortuna che ha colpito Clementi è anche la fortuna di Amoroso e dell’Udinese perché il brasiliano con un paio di magie decide le sorti del match (2-0). Da quel giorno l’attaccante brasiliano diventerà un punto fisso dell’attacco bianconero.

Tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio 1997, l’Udinese incappa però in due impreviste sconfitte, 2-3 a Verona, 4-5 in casa con la Sampdoria anche perché l’assenza di Bierhoff si fa sentire, eccome. C’è aria di crisi, traballa anche la panca di Zaccheroni e Pozzo (Gianpaolo) ordina il ritiro che scatta il 7 gennaio a Celle Ligure dove i bianconeri si ricompattano, ritrovano serenità, tranquillità e fiducia nelle loro possibilità e il 12 gennaio pareggiano a Piacenza (0-0), ma in classifica occupano la tredicesima piazza. Piano, piano la squadra ritrova continuità di risultati anche se è dolorosa la sconfitta interna (2-3) con la Lazio.

Il 13 aprile avviene la svolta al “Delle Alpi” contro la capolista Juventus. Dopo 4′ il belga Regis Genaux, acquistato a gennaio dal Conventry City, si fa espellere per proteste, ma Zac non fa entrare un altro difensore a scapito di un attaccante come sembrerebbe consigliare la logica e la squadra prosegue il match adottando il 3-4-2 e vincendo clamorosamente per 3-0 con gol di Amoroso (due) e Bierhoff. La domenica successiva a Parma che è secondo in classifica, Zaccheroni inaugura ufficialmente il 3-4-3 che lo renderà famoso e vincente. L’Udinese vince per 2-0. L’ultima parte della stagione è un crescendo della squadra bianconera (vince a Firenze per 3-2 alla trentesima giornata, 3-0 in casa contro il Verona il turno successivo, 4-0 sempre al “Friuli” contro il Piacenza nel penultimo atto del cammino per cui è del tutto indolore lo 0-4 alla trentaduesima giornata a Genova contro la Sampdoria in cui Gargo rimane vittima di un grave incidente, lesione del crociato anteriore). Poi l’1 giugno 1997 all’Olimpico di Roma la squadra di Zac firma il suo capolavoro: vince 3-0 a Roma contro i giallorossi, conquista il pass per partecipare per la prima volta alla Coppa Uefa. E’ il trionfo con i tifosi che invadono piazza Primo Maggio a Udine per dar sfogo al loro entusiasmo.

1997-98: L’UDINESE E’ TERZA

La squadra bianconera è ormai la reginetta delle provinciali, ma gioca con l’autorità e il piglio delle grandi. In estate Gino Pozzo cede Fabio Rossitto al Napoli, ingaggia l’esterno destro danese Martin Jorgensen e sin dalla prima amichevole ad Arta Terme Zaccheroni si “innamora” di Bachini, pure lui un esterno. Viene tesserato il regista belga Walem, viene acquistato anche il francese Fernandes, un mediano che si definisce il nuovo Desailly. In realtà è un bluff e dopo aver fatto parte della squadra che è scesa in campo alla prima di campionato con la Fiorentina (giocando solo il primo tempo) viene sbolognato al Monza. Contro i viola di Malesani i bianconeri sono anche sfortunati oltre a pagare la grande giornata di Batistuta: perdono ben presto Amoroso espulso per proteste e devono giocare la ripresa con un uomo in meno e la Fiorentina ringrazia espugnando il “Friuli” per 3-2. La sconfitta è indolore: gli uomini di Zac, che è riuscito a infondere la mentalità vincente alla propria squadra, praticano buon calcio, società, allenatore e tifoseria sono tranquilli e anche il debutto in Coppa Uefa è positivo: il 16 settembre i bianconeri affrontano a Lodz in Polonia il Widzew e perdono (0-1) per un gol di Bogusz al 18′ della ripresa, ma si rifanno con gli interessi a Udine il 30 settembre, 3-0 con reti di Bierhoff, Poggi, Locatelli.

Nel secondo turno della competizione l’undici udinese deve vedersela con l’Ajax, la più forte delle partecipanti. All’andata ad Amsterdam la compagine bianconera per quasi tutto il primo tempo subisce l’iniziativa dei Lancieri, ci si mette pure Zaccheroni che impostando la squadra con il 4-4-2 schiera i centrocampisti a rombo con il risultato che l’Ajax è padrona in mezzo. Meno male che Turci si esalta in tre interventi splendidi, ma nulla può al 28′ sulla conclusione di Dani. Nella ripresa è un altro match, è l’Udinese che si fa preferire, ma il risultato non cambia.
Nel ritorno, il 4 novembre 1997, ci sono 40 mila persone sugli spalti, ma è l’intera terra friulana che spinge con il cuore i bianconeri verso la qualificazione.

Pronti via e l’Ajax è subito in difficoltà, Poggi e Bierhoff sono irresistibili, il primo va a bersaglio al 26′ dopo combinazione con lo stesso Bierhoff che raddoppia al 33′ facendo esplodere il “Friuli”. L’Udinese sta per centrare un’autentica impresa di fronte ad un pubblico “impazzito” di gioia, la difesa degli olandesi è sistematicamente in affanno, la squadra di Zaccheroni è padrona del campo, ma ecco che al 35′ Arveladze trova il guizzo vincente e segna il gol-qualificazione gelando i 40 mila. La delusione è davvero tanta, ma è mitigata dall’ottimo cammino dei bianconeri in campionato. Ecco però che tre giorni dopo la sfida di ritorno con l’Ajax per l’Udinese si profila un’altra beffa: a Torino contro la Juventus di Lippi perde 4-1, ma il risultato è bugiardo, un gol non convalidato a Bierhoff (il pallone superato di quasi un metro la linea bianca prima del recupero di Ferrara) con il risultato fermo sullo 0-0) innervosisce oltremodo i friulani che si disuniscono e subiscono quattro reti.

L’Udinese è pur sempre ottava con 10 punti, reagisce come sanno fare le grandi compagine, vince quattro quattro di seguito e pareggia a Bari (0-0) alla dodicesima giornata. Poi compie un autentico capolavoro: il 21 dicembre 1997 infligge la prima sconfitta stagionale alla capolista Inter (1-0) con lo straordinario gol di Bierhoff che all’ultimo istanteraccoglie di testa un cross da sinistra di Bachini e spedisce il pallone all’incrocio, imprendibile per Pagliuca. L’undici di Zaccheroni ora è terzo, a meno tre dalla Juve, a meno quattro dall’Inter. Non è finita: il 1998 si apre con un’altra affermazione a Roma contro i giallorossi per 2-1, mentre l’Inter a Milano stende la Juve 1-0.

L’Udinese è seconda e comincia a sognare sospinta dal miglior Bierhoff di sempre, probabilmente allora la miglior punta centrale al mondo dopo il brasiliano Ronaldo, gioca un calcio divertente e spettacolare, ma sa essere pure concreta e cinica. Peccato che il 18 gennaio 1998 a Bergamo (1-1 con l’Atalanta) Amoroso sia vittima di un serio incidente: in uno scontro con Rustico subisce una lesione in regione emitoracica che richiede il ricovero ospedaliero. Rimane out un mese a mezzo. Per fortuna Bierhoff ha il gol facile (vincerà la classifica cannonieri con 27 reti, 2 più di Ronaldo). La squadra si mantiene in terza posizione e lotta gomito a gomito con la Lazio per non farsi superare, il suo passo è regolare. Walem è abile geometra, Giannichedda è un mastino insuperabile, Poggi funge da spalla ideale di Bierhofff con Locatelli terzo attaccante. E in porta Turci è il…miglior Turci di sempre.

All’inizio di marzo però i bianconeri sono sconfitti a Empoli (0-1) mandando su tutte le furie Zaccheroni “Con la sconfitta odierna – si rivolge ai suoi a fine gara – vi siete dati la zappa sui piedi. Il successo vi avrebbe garantito di giocare domenica prossima con la Juventus una sfida spareggio per lo scudetto…”. Sette giorni dopo al “Friuli” davanti a 40 mila persone, con incasso record, 2 miliardi 186 milioni di lire), l’Udinese pareggia 1-1 con i bianconeri (reti di Bachini e Del Piero) e scivola al quinto posto. La ripresa è immediata, Bierhoff è sempre devastante, ma alla ventisettesima giornata la Lazio espugna il “Friuli” (2-0) dopo 90′ impeccabili meritandosi anche gli applausi del pubblico friulano. Poi la squadra di Eriksson va in crisi, conquista un punto in sette gare e l’Udinese ne approfitta e ringrazia.

Mancano tre turni alla fine e in testa c’é la Juventus con 69 punti, l’Inter ne ha 66, la Lazio 56, l’Udinese e il Parma 55, ma gli uomini di Zaccheroni sono protagonisti di un rush finale splendido, vincono a Napoli (3-1), battono in casa l’Atalanta (1-0 con gol al minuto 91′ di Calori), espugnano il campo di Vicenza (3-1) con Bierhoff che firma il gol numero 1000 dell’Udinese in A e concludono a quota 64 con cinque punti sulla Roma, segue il Parma a 59, con la Lazio, in completa rottura, ancora ferma a 56. Per la seconda volta consecutiva accedono alla Coppa Uefa.

Nell’estate del 1998 il Milan dà il benservito a Fabio Capello e regala alla corte di Berlusconi proprio Alberto Zaccheroni che in dote porta anche Bierhoff ed Helveg. L’ex trio udinese porterà i rossoneri alla conquista dello scudetto 1998-99 in cui la sapienza tattica di Zaccheroni, i cross di Helveg e i 19 gol di Bierhoff saranno decisivi per il titolo del Milan che in fondo diventa la perfetta chiusura del cerchio della magica annata dell’Udinese 1997-98, dando la sensazione a molti friulani di avere non pochi meriti nel tricolore milanista.