LUIS VINICIO – settembre 1979

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Ritorna sulla piazza di Napoli O’Lione Vinicio carico di speranze per la nuova stagione 1979/80…

I graffi del leone

– Luis, ma è vero che sei cambiato?
«Che ti devo dire? L’ho letto anch’io…»,

– Dicono che hai imparato a sorridere…
«Sì, lo dicono».

– Dicono che non diffidi più del mondo intero.
«Io la metterei così: a Napoli sto come a casa mia, a Napoli sto disteso e sereno e qualunque uomo disteso e sereno sembra davvero un altro individuo».

– Quindi vorresti stare a Napoli tutta la vita…
«Se possibile, sì».

– E alla Lazio non ci vorresti mai più tornare?
«Se possibile, no, almeno per un po’ di tempo».

– Vorrei parlare del nuovo Napoli…
«Nuovo, nuovissimo. Sei undicesimi di formazione-tipo che cambia, più nuovo di così…».

vinicio-intervista32-wp– Non avrai più attenuanti: la squadra, questa volta, l’hai fatta tu…
«Ma io le attenuanti non le cerco e non le voglio. Io faccio il mio lavoro e spero di raccogliere i frutti che voglio».

– E quali sarebbero i frutti?
«Per esempio un piazzamento fra le prime sei».

– Non mi sembra gran cosa…
«Non sembrerà a te, ma a me sembra di sì e ti spiego. Non mi dire che non ci sono cinque squadre più forti del Napoli. Ti faccio subito l’elenco: le milanesi, le torinesi e il Perugia».

– Il Perugia perché ha Rossi?
«O altrimenti perché mai? Il Perugia è la squadra da battere. Se una squadra che arriva seconda non mi vince l’anno dopo con un certo Rossi…».

– Ho la vaga impressione che Rossi ti stia sull’anima…
«Beh, diciamo che nei confronti di Napoli città e del Napoli calcio non è mica stato un babbà».

– E la Juve?
«Scrivi Perugia, Juve e Milan in quest’ordine, ed eccoti le tre favoritissime. Ma non ti pare che Inter e Torino siano pure loro più forti del mio Napoli?».

– Champagne per un quinto posto allora?
«Champagne per un quinto posto e per tutte le valutazioni che potremo e dovremo approfondire. Metti che, per esempio, questo Napoli possa dare la scalata ai primissimi posti l’anno prossimo – e con solo un paio di ritocchi – e dimmi se sarebbe un rilievo da poco…».

– Ma tu non hai una squadra giovane…
«Ti faccio qualche nome: Tesser, Bomben, Agostinelli, Ferrario…».

– E io te ne faccio altri dieci: Castellini trentaquattro, Caporale 32, Improta e Filippi 31, Bellugi e Damiani 29, Bruscolotti 28 e se vuoi vado avanti…
«Sono giocatori tutti forti e pieni di entusiasmo, sono giocatori esperti e in grado di giocare il calcio che voglio io».

– Il calcio olandese?
«Olandese o brasiliano, fai pure tu. Io lo chiamo calcio moderno, a tutto campo».

– Ma sei sempre convinto che in Italia si possa portare avanti un discorso nuovo?
«Si fa fatica, ma si deve. Guarda anche le squadre delle categorie inferiori. Nessuno sta più chiuso a difendersi. Tutti gli allenatori cominciano a predicare pressing e sfruttamento delle fasce…».

– Tu vuoi controllo a zona e tattica dell’off-side sistematico.
«Con il controllo a zona si conquista l’egemonia in campo e se applichi bene la storia del fuorigioco, l’avversario è sempre in perenne imbarazzo».

– E se perdi le prime partite?
«Io cambio solo se dieci giocatori su undici mi vengono a dire che non ci capiscono niente. Ma i giocatori che ho mi hanno manifestato adesione, Interesse, gran volontà di fare appunto qualcosa di nuovo».

– Sei favorevole agli stranieri nel nostro campionato?
«Favorevolissimo. Fra l’altro abbiamo già in piedi una Nazionale forte e quindi l’incidenza degli stranieri sarà nulla».

– Domanda: Damiani e Speggiorin faranno più gol di Pellegrini e Savoldi?
«Pellegrini e Savoldi insieme l’anno scorso ne hanno fatti quattordici. Chiaramente da Speggiorin e Damiani me ne aspetto una ventina».

– Credi nel recupero di Bellugi?
«Ho avuto informazioni di primissima mano. So che Bellugi è entusiasta di giocare a Napoli e so che il suo brutto incidente è un fatto felicemente superato. E se Bellugi è clinicamente a posto, dimmi tu quanti rivali ha».

– Domanda: mi spieghi la storia dei due registi?
«Filippi a fare il centromediano metodista e Improta a rifinire per gli avanti. Mi sembra una cosa molto banale, ma voi ci avete montato un casino…».

– Hai quarantasette anni. Non sono sessanta ma nemmeno quaranta. Come ti sembrano gli allenatori quarantenni?
«Sono tutti molto preparati. Poi ci vogliono intelligenza e fortuna, si capisce».

– Individueresti qualche tuo discepolo?
«Io sono un allenatore un po’… particolare, lo ammetto».

– Prometti che non ti incazzerai più?
«Non prometto niente».

– Leone, ti hanno dato fastidio le mie domande?
«Ma no, ma per niente. Finché non comincia il campionato chiedete, sparate, incasinate. Vi regalo pure un bel sorriso. Ma da metà settembre stai tranquillo che torno a ruggire di brutto».