MICHEL PLATINI – Febbraio 1978

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Vigilia dell’amichevole Italia Francia a Napoli: un Platini neanche 23enne si racconta per la prima volta in attesa di Argentina 78

“Io vado dritto al bersaglio”

NANCY. Nel cuore della provincia francese, stanno discutendo se in fatto di monete «deboli» sia il caso di dar più credito alla derelitta lira italiana o alla peseta spagnola. A porsi l’interrogativo sono i diri­genti del Nancy, onesta «provin­ciale» di centro classifica della serie A francese, depositaria dell’ astro ormai incontrastato del cal­cio francese e (forse) del calcio europeo: Michel Platini. Dall’Italia l’Inter, speranzosa nella riapertura delle frontiere, ha chiesto ed otte­nuto un’opzione su di lui: la prima offerta di Fraizzoli è stata di un miliardo e duecento milioni e Maz­zola, al di là delle smentite uffi­ciali, l’ha già confermato a più di un amico; ma dalla Spagna il Bar­cellona, alla ricerca dell’erede di Crujiff, ha offerto 120 milioni di pesetas, circa un miliardo e tre­cento milioni di lire aumentabili fino a due miliardi (Platini, in una lista di possibili acquisti della so­cietà catalana, precede Kevin Keegan e questo basta a far capire la consideriazione con cui è te­nuto in terra spagnola l’asso fran­cese). Ma oltre ai Barcellona, al di là dei Pirenei, sembra si siano mossi anche il Valencia e lo stes­so Real Madrid che, dopo aver sbagliato negli anni ’50 con l’ac­quisto di Kopa, dopo vent’anni ri­tenterebbe l’avventura sul merca­to francese.

MA PLATINI come la pensa? A sentire lui, i dubbi sulla scelta fra spagnoli ed italiani non esistono neppure. « Di qui non mi muovo – dice – non ho nessuna intenzione di andare all’estero per cercare le soddisfazioni che posso avere an­che dal mio paese ». E con un pizzico di nazionalismo di facile presa sui francesi, aggiun­ge: «Sono francese e mi sento tale. Stimo l’Italia, ma io non sono italiano ».

Questo per servire chi lo ha definito «l’italiano di Fran­cia» considerate le origini nova­resi dei nonni (nati a Contorbia in provincia di Novara appunto). Ma sono origini che ormai sono solo un ricordo di famiglia in casa Platini. Atteggiamento sincero o no, maga­ri un mezzo per accattivarsi le sim­patie dei connazionali soprattutto in vista della spedizione in Argenti­na dove i transalpini se la vedran­no con gli italiani, Platini è, con queste idee e con la sua classe, più che mai alla ribalta, l’ultima «per­la» sono quattro gol segnati al Nizza capolista sul suo campo, trascinando il modesto Nancy ad una strepitosa vittoria (7-3) contro Katalinsky e compagni. Una notte che i nizzardi accorsi alio «Stade du Ray» non dimenticheranno tanto fa­cilmente proprio per quel «follet­to» di Platini tutto scatto, passag­gi al millimetro, estro, fantasia, po­tenza di tiro, tremenda determina­zione nell’andare a rete. Platini è un tipo tranquillo, senza mattane per la testa, ligio agli or­dini de! padre Aldo che lo segue calcisticamente dall’età di undici an­ni, metro per metro, con tanto orgo­glio. Ma Platini è anche un tipo deciso. A Nizza, prima dell’incon­tro con i primi della classe del suo paese, il nizzardo Huck, in una intervista aveva detto di non temer­lo particolarmente. Platini se l’è legata ‘al dito e la sua risposta non si è fatta attendere: quattro reti e due magnifici «assist» per farne segnare altre due.

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PROVIAMO a visitare il «pianeta» Platini. Non ha ancora 23 anni (è nato a Joeuf in Lorena il 21 giugno 1955), pesa 71 chilogrammi ed è alto 1,77. E’ professionista dal 1971. Nel mese di dicembre scorso ha sposato la bionda Christell (i mali­gni dicono su ordine del solito ge­nitore). Ha debuttato nella Serie A francese il 13 maggio 1973 nelle file del Nancy che lo aveva prele­vato dal Joeuf per la miseria di venti milioni.
Da allora ha segna­to 68 reti in campionato, ha vesti­to 14 volte la maglia blu della na­zionale segnando dieci gol e nel suo «carnet» vanta anche 13 pre­senze nella nazionale dilettanti, 6 in quella militare e quattro in quel­la giovanile.
Il suo ruolo ufficiale è quello di mezz’ala di punta, anche se l’almanacco «Football ’77» del­l’Equipe, uno dei « vangeli » del calcio transalpino, si ostina a classificarlo tra i centrocampisti. Il suo allenatore Redin sostiene che è soprattutto un centravanti, d’ac­cordo con Hidalgo, il trainer della nazionale, ma Platini non gradisce la maglia numero nove. I fatti sembra­no dar ragione a Redin: nelle ul­time quattro partite di campionato Platini, digrignando i denti, ha gio­cato centravanti ed ha segnato la bellezza di sette reti.
Attorno al crescente «mito» Plati­ni i francesi, frustrati da una ven­tina d’anni di calcio a livello di as­soluta mediocrità, stanno creando una leggenda che fino a qualche mese fa il «piccolo principe» di Nancy doveva dividere con Rocheteau, altra stella, mai completamente esplosa, del Saint Etienne.
Ma mentre le azioni di Rocheteau sono in ribasso, Platini sta vertiginosa­mente salendo.

VIVE A NANCY, immerso nella tran­quilla vita della provincia francese; si allena nella foresta della Lore­na sparando bordate terribili sui ber­sagli di legno (azzurri, ma questo non è dovuto al sorteggio di Buenos Aires); vive tutto di calcio, casa e famiglia, obbediente ai voleri del padre che gli controlla anche il conto in banca e l’auto. E’ adorato dagli sportivi, non ancora del tut­to dalle ragazzine che continuano a preferirgli Rocheteau. Il suo ta­lento calcistico fa versare fiumi d’inchiostro ed anche lui, a sua volta, è diventato scrittore. Tra bre­ve uscirà, infatti, il suo primo li­bro: «Platini: il calcio in festa». Nella prefazione, Roger Piantoni, un grande della nazionale francese terza ai Mondiali di Svezia del ’58, ha scritto che «questo ragazzo bussa alle porte dei paradiso con il suo ec­cezionale talento».
In realtà il «mito» di Platini è re­golato da una organizzazione fer­rea. L’atleta, o magari suo padre, sanno sfruttare benissimo il mo­mento. Da febbraio l’asso di Nancy darà il suo nome e la sua immagi­ne alla campagna pubblicitaria di una grande azienda di confezioni per bambini che ha sborsato alcuni milioni di franchi (pesanti naturalmente) per avere l’angelico Michel come emblema.
Alla porta della sua casa bussano sempre più spesso i dirigenti di altre grandi industrie per assicurarsi il suo nome per le loro pubblicità. Al suo matrimonio, nel dicembre scorso, c’erano sessanta fotorepor­ter giunti da tutta la Francia. Nel suo libro, Platini enuncia una serie di frasi, citazioni, massime; emulo del celebre De La Rochefoucauld, Platini, modestamente, le de­finisce le «mie piccole bolle di sapone». Parlano di tutto: politica, servizio militare, architettura, pittu­ra, musica, cinema, del suo carat­tere, della morte.
Una delle sue considerazioni fa riflettere. «Odio aspettare – scrive Platini – io ho il diritto di andare svelto e dritto sul bersaglio. In tutto…». Il bersaglio, in Argentina, sarà anche vestito da una maglia azzurra. Zoff e compagni sono avvisati. Il franco­novarese di Nancy, che del suo san­gue italiano non sa che farsene, è tipo da tener d’occhio.

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