Milan 82/83: La risalita del Diavolo

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Trent’anni fa, al termine di una stagione senza intoppi, i rossoneri, guidati da Ilario Castagner, tornarono nella massima serie. Una cavalcata trionfale prima di riveder le stelle.


Un anno dopo quel 16 maggio ’82, “il pomeriggio di un giorno da cani per i tifosi rossoneri”, il Milan ritornava in serie A. Il secondo campionato di B del Diavolo fu contrassegnato da un andamento senza intoppi, a parte qualche piccola titubanza in avvio. Ricacciato in cadetteria, il Milan venne affidato alle cure di Ilario Castagner, tecnico del Perugia dei miracoli 78/79, desideroso di rivincite dopo aver mancato la promozione in A, nel 1981, con la Lazio. Fu Silvano Ramaccioni, direttore sportivo milanista, a suggerire al presidente rossonero Giuseppe Farina l’ingaggio dell’ex tecnico laziale. La stagione 82/83 partì all’insegna di un cambio radicale. Molti «senatori» vennero ceduti: Maldera, Novellino, De Vecchi, Antonelli e Buriani. Farina diede carta bianca al nuovo tecnico, con l’obiettivo di gettare le basi per il ritorno del Milan ai vertici del calcio italiano in pochi anni.

Castagner, che si presentò dicendo di voler ricreare nello spogliatoio «il clima Rocco», confermò lo scozzese Joe Jordan dopo averlo visto all’opera al Mundial spagnolo. Per “lo Squalo” sarà l’anno della riscossa dopo il flop della stagione precedente. La fascia di capitano venne assegnata a Franco Baresi, leader della squadra a 22 anni, giocatore su cui poter contare sempre, quintessenza del perfetto milanista. Tra i nomi nuovi spiccò Vinicio Verza, la cessione più clamorosa fu quella del neo campione del mondo Fulvio Collovati, passato all’Inter con il placet di Castagner, convinto dalla contropartita tecnica nerazzurra: Canuti, Pasinato e Serena.

13 febbraio 1983: Milan-Catania 0-0. Joe Jordan stacca in elevazione Mosti e Mastropasqua

Il trio ex nerazzurro

Lo stopper Nazzareno Canuti era già stato nel mirino di Ramaccioni che alcuni anni prima voleva portarlo a Perugia, convinto dalla sua abilità nei palloni alti e la rapidità nei recuperi. Il centrocampista Giancarlo Pasinato, esploso in B con l’Ascoli, spiccava per la sua cadenza da quattrocentista ed un forte tiro di destro. Nelle intenzioni dell’allenatore rossonero, Pasinato doveva essere il giocatore in grado di rendere incisivi e imprevedibili gli schemi offensivi, sfruttando la sua capacità nei cross in area. Con Aldo Serena in avanti, infine, Castagner puntava a ricreare un attacco con due torri, molto simile per caratteristiche a Vannini-Speggiorin, la coppia perugina del campionato 78/79.

Non molto spazio, invece, trovò Tiziano Manfrin, mezzala prelevata dal Genoa. Punti fermi della squadra titolare, tra i pochi a salvarsi dal naufragio della seconda retrocessione, furono Tassotti, Battistini e i giovani Evani ed Icardi. Il veterano della rosa era Oscar Damiani, pallino di lungo corso di Farina. Tra i pali si creò un dualismo. Ad Ottorino Piotti venne affiancato Giulio Nuciari, prelevato dalla Ternana, a cui Castagner affidò spesso la maglia di titolare.

Attacco incontenibile

L’avvio del Milan in Coppa Italia fu molto positivo, a partire dalla vittoria in rimonta contro il Genoa, da 0-2 a 3-2, nella serata in cui si consumò la rivincita sui liguri che pochi mesi prima avevano condannato alla B i rossoneri. Dopo qualche balbettio iniziale contro Sambenedettese e Catania, il Milan cominciò a inanellare vittorie su vittorie in campionato, regalando gol e spettacolo come nella cinquina rifilata al Bologna (altra nobile decaduta) o nel poker contro il Monza quel 17 ottobre ’82 funestato, in serata, dal malore che a 43 anni si portò via per sempre Beppe Viola. Come già avvenuto due anni prima, la presenza del Milan impreziosì il torneo cadetto, facendo registrare ovunque il pienone.

La provincia italiana accolse i rossoneri con grande entusiasmo tra il settembre ’82 e giugno ‘83. A Campobasso fu festa grande: più di un terzo degli abitanti della città molisana si recò allo stadio, con un incasso record che superò i 150 milioni di lire. L’andamento milanista fu da schiacciassi. Damiani, Incocciati, Jordan, Battistini e Serena infierirono sulle difese avversarie. Verza dispensò colpi di gran classe, su tutti il bellissimo gol a San Siro contro la Reggiana: azione solitaria partendo da centrocampo, con pallonetto finale alle spalle del portiere Eberini. Non mancarono, tuttavia, i passaggi a vuoto. Contro la Cavese fu un ko casalingo “epocale”. La squadra campana riuscì a sbancare in rimonta la «scala del calcio» nella partita che fece dire all’avvocato interista Peppino Prisco che «Vedere Milan-Cavese 1-2 in televisione, con i cugini in B, è una cosa che fa molto bene a chi è malato».

15 maggio 1983: Milan-Lazio 5-1. Oscar Damiani in tuffo realizza la quinta rete rossonera

Pistoia, passerella finale

Una piccola frenata all’inizio del girone di ritorno fece da preludio alla volata solitaria, a suon di gol, verso la promozione. Contro Bari, Monza, Bologna e Varese, i rossoneri realizzarono 14 reti, conquistando quattro facili vittorie. Il 15 maggio ‘83, giorno dello scontro diretto contro la Lazio vicecapolista, il Milan regalò un vero e proprio show ai propri tifosi, con cinque reti e calcio spettacolo. I laziali finirono stritolati. Una settimana dopo, a Reggio Emilia, arrivò la certezza della promozione, con tre turni d’anticipo. Il giorno del congedo dalla B fu il 12 giugno ’83: 0-0 sul campo della Pistoiese con festosa invasione di campo finale. Il consuntivo stagionale certificò la grande stagione del Diavolo: 19 vittorie, 16 pareggi e 3 sconfitte, attacco stratosferico, forte di 77 gol all’attivo (record per la serie cadetta), con Battistini miglior marcatore rossonero davanti ad un rivitalizzato Jordan, Verza e Damiani. Il presidente Farina mantenne la promessa fatta ai tifosi nel maggio ‘82: riportare subito in A il Milan con un gioco convincente e divertente.

L’allenatore Castagner centrò l’obiettivo, indovinando gli acquisti e sfruttando al meglio le caratteristiche dei singoli. Il suo Milan conquistò la promozione nel modo migliore. Alla voce «certezze» spiccò il nome di capitan Baresi, premiato con il Guerin d’Oro come miglior giocatore del campionato di B. Notevole fu, soprattutto, l’apporto e la vicinanza dei tifosi. Le presenze a San Siro, nell’arco del secondo campionato cadetto dei rossoneri, toccarono quota 667 mila spettatori, con 4 miliardi e 835 milioni di lire di incassi totali. La risalita in A del Milan coincise con il rilancio della squadra, clamorosamente mancato per divisioni societarie due anni prima. Nel giugno ’83, il diavolo tornò a riveder le stelle.

I GIOCATORI ROSSONERI DELLA STAGIONE 1982/83

Ottorino Piotti – Perse il ruolo di titolare fisso, pagando più del dovuto qualche incertezza. La sua stagione fu comunque positiva.

Mauro Tassotti – Una certezza, il laterale difensivo destro si confermò all’altezza. Alcuni anni dopo sarebbe diventato una colonna inamovibile del Milan di Sacchi e Capello.

Alberigo Evani – Castagner lo mise in pianta stabile nell’undici titolare e Chicco non tradì le attese, meritandosi il posto di titolare.

Giancarlo Pasinato – Le irresistibili sgroppate sulla fascia di Gondrand costituirono uno dei tratti identificativi della stagione milanista.

Nazzareno Canuti – Disputò un buon campionato, formando con Baresi una buona coppia di centrali difensivi.

Franco Baresi – Promosso capitano a 22 anni, il libero rossonero fu il migliore per rendimento, evidenziando grande sicurezza, personalità e classe.

Oscar Damiani – Convinse gli scettici d’inizio stagione con un campionato d’alto livello, impreziosito da ben dieci reti in ventisette partite.

Sergio Battistini – Altro tassello inamovibile dell’undici titolare, fu il goleador principale della squadra pur non essendo un attaccante puro

Joe Jordan – Ebbe ragione Castagner a confermarlo. Lo Squalo tornò ad esprimersi ai suoi livelli abituali, soprattutto in zona gol.

Vinicio Verza – Nel campionato 82/83 dispensò colpi di gran classe. Beniamino dei tifosi, con una maggiore continuità avrebbe fatto cose egregie.

Aldo Serena – Il terminale offensivo voluto da Castagner non deluse le attese anche se saltò parecchie partite per infortunio.

Giulio Nuciari – Prelevato dalla Ternana, per metà stagione fu il portiere titolare e con un rendimento apprezzabile.

Andrea Icardi – Si conquistò spazi sempre maggiori grazie alle ottime prove a centrocampo. Un’annata impreziosita anche da due reti.

Giuseppe Incocciati – Non sempre seppe cogliere le occasioni avute. Sei gol in trentuno partite, bottino non soddisfacente per una punta dal rendimento incostante.

Stefano Cuoghi – Il Bombardino, smaltiti i postumi di un infortunio, si confermò a buoni livelli ma non abbastanza per avere la conferma.

Tiziano Manfrin – Chiamato per potenziare il centrocampo, l’ex genoano non sfruttò al meglio le opportunità avute. In rossonero fu una meteora.

Francesco Romano – Perse il posto di titolare. Utilizzato ad intermittenza, subentrò spesso dalla panchina. La sua fu una stagione senza infamia e senza lode.

Altri giocatori utilizzati nel campionato 82/83: Roberto Biffi, Massimo Gadda, Maurizio Longobardo, Paolo Benetti, Maurizio D’Este.

ALLENATORE
Ilario Castagner – Trovò subito la quadratura giusta, sin dalle scelte dei giocatori in campagna acquisti. L’ex tecnico di Perugia e Lazio si dimostrò all’altezza del compito, riportando in A il Milan all’insegna di un gioco offensivo, apprezzato da addetti ai lavori e tifosi.

MIGLIORI MARCATORI ROSSONERI NEL CAMPIONATO 82/83

Battistini: 11 reti
Jordan, Damiani, Verza: 10 reti
Serena: 8 reti
Considerando anche le gare di Coppa Italia, i migliori realizzatori stagionali del Milan 82/83 furono Jordan e Serena (14 reti).

Testo di Sergio Taccone, autore del libro “Milan Story” (Edizioni della Sera, 2013)
Si ringrazia magliarossonera.it per le immagini