Miracolo all’ultimo minuto

Nella finale di playoff del 1999 per salire in First Division, la seconda serie, il Manchester City affrontò il Gillingham e andò in svantaggio 2-0 all’85′. Poi accadde l’assurdo, quasi come quattro giorni prima per un’altra squadra di Manchester, lo United…

Se chiedete a un tifoso dell’Arsenal di parlarvi del momento più bello che abbia mai vissuto, con molta probabilità ritornerà con la memoria al 26 maggio 1989 e a quando i Gunners espugnarono Anfield Road segnando il secondo gol con Michael Thomas – quello decisivo al fine della differenza reti – a tempo ormai scaduto. Cosi facendo riuscirono a portare a casa un campionato che mancava al club dal lontano 1971, episodio raccontato da Hornby in “Febbre a 90°”. Ed i tifosi del Manchester City potrebbero parlare del 30 maggio del 1999: proprio quel mese di quell’anno nel quale gli odiati rivali del Manchester United portarono a compimento un incredibile treble (Premier League, Champions, FA Cup).

In quel periodo non si può dire che i Blues se la passassero troppo bene. L’anno precedente erano retrocessi dalla First Division (il secondo livello della scala) e nella stagione 1998/99 si erano dovuti piegare di fronte a piccoli club come Lincoln, York e Wycombe. Alla fine però, abbastanza rocambolescamente, riuscirono a raggiungere i playoff per la promozione. Dopo aver eliminato in semifinale il Wigan, quel giorno di maggio si trovarono nel vecchio Wembley ad affrontare il Gillingham.

Quel giorno il City si presentò con un’inedita maglia giallonera

Il City in passato era abituato ad esibirsi a Wembley per le finali di FA Cup. Come quella volta nel 1956 quando il portiere Bert Trautmann si ruppe il collo durante la gara ma riuscì eroicamente a portare a termine la partita e ad aiutare i suoi nella vittoria per 3-1 con il Birmingham City. Oppure quella volta nel 1969 quando in un’insolita maglia rossonera – l’allenatore Joe Mercer l’aveva voluta per copiare il Milan vincente di fine Anni 60 – il City battè il Leicester per 1-0, giocando su un campo in condizioni pessime. Oppure ancora come nel 1981, quando i biancoazzurri si arresero solo al replay e al “gol della vita” di Ricardo Villa, perdendo 3-2 contro il Tottenham Hotspur.

Da Manchester in ben 39.000 si erano mossi per quel viaggio della speranza, che aveva lo scopo di restituire un briciolo di dignità perduta alla parte calcisticamente più povera (allora) di Manchester. La partita fu abbastanza noiosa ma improvvisamente fu il Gillingham a sbloccare il risultato all’80’ minuto. Esattamente cinque minuti dopo, la squadra nerazzurra raddoppiò, facendo passare i tifosi del City dalla rassegnazione alla disperazione. Alcuni di questi, stanchi delle umiliazioni in serie che il club aveva loro riservato negli Anni 90, cominciarono ad abbandonare lo stadio. Pochi si accorsero che, venti secondi dopo il 90’, Kevin Horlock era riuscito ad accorciare le distanze, rendendo forse ancora più bruciante la sconfitta del City.

Sempre in pochi avevano fatto caso ai cinque minuti di recupero segnalati dal quarto uomo, non immaginando che proprio in quel lasso di tempo si sarebbe scritta una pagina importante della storia moderna del Manchester City ed aperta una polemica con il Gillingham, il cui presidente protestò perché dopo la partita vide l’arbitro che aveva deciso tale recupero, Mark Halsey, bere in un pub con i tifosi del City. «Si attaccano a tutto, i tifosi dei Gills. E poi, visto che lo volete sapere, io tifo per il QPR» commentò Halsey.

Ma perché ai tifosi del Gillingham non piacquero quei cinque minuti in più? Vediamo. A quaranta secondi dalla fine, su un lancio lungo da centrocampo e dopo una spizzata di testa, la palla finì sui piedi dell’attaccante Shaun Goater che cercò di tirare ma fu contrastato e la sfera deviata da un difensori avversario schizzò in direzione di Paul Dickov che di destro, con potenza, la scagliò nel sette alla sinistra di Vince Bartram, suo amico dai tempi dell’Arsenal e suo testimone di nozze.

La rete di Dickov

A quel punto si potè assistere a vere e proprie scene di isteria collettiva, dentro e fuori lo stadio. Si racconta di tifosi che erano già usciti e abbandonarono per strada le auto per poter rientrare ed assistere così ai supplementari. Altri si riversarono in massa nei pub intorno a Wembley per trenta minuti di ulteriore sofferenza. Un tifoso addirittura tirò il freno d’emergenza di un vagone della metropolitana dopo essere venuto a conoscenza del miracolo. Gli stessi fratelli Gallagher, Liam e Noel, leader del gruppo musicale degli Oasis e tifosissimi del City, dovettero precipitosamente lasciare il bar della tribuna, dove stavano affogando quella che oramai credevano l’ennesima delusione stagionale.

I supplementari però, come spesso accade, passarono senza sussulti e mentre il Gillingham era ancora scioccato da quanto accaduto, il City non voleva forzare la mano della fortuna e preferì far sì che la promozione in First Division venisse decisa dal dischetto.

Anche gli Oasis furono testimoni del miracolo

I rigori vennero battuti sotto la “curva” dei tifosi biancazzurri (quel giorno in un’improbabile divisa a strisce giallonere). Sul dischetto andò per primo Horlock, colui che aveva dato inizio al miracolo, il quale insaccò senza problemi. Toccò poi al Gillingham, ma il giovane portiere Nicky Weaver, che in quella stagione non era riuscito a parare nemmeno un penalty, pur buttandosi dalla parte sbagliata riuscì a respingere con i piedi.

Il destino, dopo aver aiutato il Manchester United nella finale di Champions League solo quattro giorni prima, stava finalmente avendo un occhio di riguardo anche per i cugini del City, forse per compassione per tutto quello che avevano dovuto subire in quegli anni e in quei giorni. Fu poi la volta dell’altro eroe di giornata, Paul Dickov. La palla calciata dallo scozzese rimbalzò su entrambi i pali prima di uscire, incredibilmente. Il destino aveva reindossato la maglia che fu di George Best. Il Gillingham però segnò solo uno degli altri tre rigori, mentre per il City andarono a segno sia Terry Cooke (tra l’altro, ex Manchester United) che Richard Edghill, concludendo così la partita sul 3-1.

Il nirvana era raggiunto. All’interno dello stadio rimanevano ormai solo i tifosi biancazzurri che ballavano e cantavano alle note della celebre “Blue Moon”. 

Testo di Luca Ferrato


30 maggio 1999
GILLINGHAM – MANCHESTER CITY 2-2
Ai rigori: Gillingham-Manchester City 1-3
Reti: Asaba 81’, Taylor 86’, Horlock 90′, Dickov 95’
GILLINGHAM (4-4-2): Bartram, Southall, Ashby, Smith, Butters – Penners, Patterson, Hessenthaler, Galloway (Saunders) – Taylor, Asaba (Carr).
MANCHESTER CITY (4-4-2): Weaver – Edghill, Wiekens, Horlock, Morrison (Vaughan) – Jeff Whitley, Brown (Bishop), Crooks (Taylor), Cooke – Dickov, Goater.
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