Mondiali 1934: ITALIA

Tre scuole a confronto

Austria-Italia e Cecoslovacchia-Germania erano gli accoppiamenti previsti dal sorteggio per le semifinali; il meglio del calcio danubiano rappresentato da Austria e Cecoslovacchia, la Germania che già allora rivelò l’identità di compagine perfettamente tagliata agli sforzi racchiusi in breve spazio di tempo e l’Italia, unica rappresentante latina rimasta in lizza a confermare le virtù di fantasia ed estro tipiche di quella scuola.

Quattro nazioni, tre scuole diverse e tre modi distinti nella concezione tattica del gioco. La Germania schierata a WM per la scelta di Otto Nerz che riteneva il «sistema» congeniale ai tedeschi, e quindi orientata sulla strada del progresso. Austria e Cecoslovacchia depositarie del gioco danubiano pre-metodista con la manovra in linea, la fitta ragnatela di corti passaggi ubriacanti e la grande capacità di ricevere la palla; con il centro mediano interpretato alla maniera del grande Kada che appoggiava l’attacco ed il centravanti leader della prima linea, leggermente arretrato per lanciare le mezze ali deputate al gol secondo i canoni introdotti nell’ex-impero asburgico dallo scozzese Madden.

Poi l’Italia che applicava il metodo con le variazioni che derivavano dal magistero «uruguagio»; e cioè centro-mediano arcigno combattente in fase difensiva e capace di rilanciare il gioco con lunghe fiondate e mezze ali arretrate rispetto la prima linea. Mediani sulle ali e i due terzini liberi da marcature a spazzare l’area e spezzare le trame offensive avversarie. Nel corso del torneo i «rossi» cecoslovacchi avevano trovato qualche difficoltà sia contro i rumeni che con gli svizzeri e questo dato di fatto aveva sorpreso non poco poiché una decina di giorni prima dell’inizio della Coppa del Mondo i cechi erano riusciti a prevalere sull’Inghilterra ben decisa a far dimenticare la sconfitta subita a Budapest una settimana prima.

Szepan e Planicka prima di Germania-Cecoslovacchia

Ma non ci fu scampo per i bianchi «maestri», Puc e Nejedly implacabili realizzatori di quel periodo fecero impazzire la folla praghese incastonando due bellissime reti nella porta di Moss rimandando a Londra gli inglesi due volte sconfitti. Medesimo trattamento tu riservato ai tedeschi nel corso della semifinale di Coppa. Gli uomini di Otto Nerz, forti di una condizione fisica ottimale non riuscirono ad infrangere la cortina fittissima di manovre messe in opera da Svoboda e compagni. Miracolosamente grazie ad un tiro da lunga distanza di Noack riuscirono a pareggiare al 63′ la rete con la quale Nejedly aveva portato in vantaggio i suoi al 21′.

Ma la reazione dei cechi a questo velleitario ritorno fu pronta ed efficace; ancora Nejedly due volte si incuneò nell’area a convertire in rete e sul punteggio di 3-1 terminò la contesa che promosse i cechi a disputare la finale. La nazionale «rossa» del 1934 fu una grande espressione del calcio boemo. Tutta incentrata sulle grandi figure di Slavia e Sparta che facevano il bello e il cattivo tempo nel campionato cecoslovacco e nella Coppa dell’Europa Centrale alla quale partecipavano fino dal 1929 anche le squadre italiane. Da Frantisek Planika, il più popolare calciatore di tutta la storia calcistica di quel paese, capitano dello Slavia e della nazionale, di taglia e di statura normale, dotato di qualità tali che gli permettevano il raffronto con Ricardo Zamora. Il piazzamento e la capacità di bloccare anche i tiri più violenti, accompagnate da una abilità quasi unica nelle uscite sui piedi degli attaccanti lo promuovevano ad eroe delle tifoserie boeme. La coppia di terzini Burger-Ctyroky era la degna continuazione dell’altro famoso duo Alfred Hoyer-Perner. In avanti la manovra dei «rossi» si avvaleva delle grandi capacità di Frank Svoboda, buon tiratore dal fisico resistente ad ogni fatica al centromediano Cambal, modello del grande Kada e poi il brillante Antonin Puc, ala sinistra e interno, vero artista del pallone, rapido e fine palleggiatore, dotato di notevoli capacità realizzative nei tiri piazzati. E poi Oldrich Nejedly, tecnico e opportunista, grande figura dello Sparta che con la tripletta segnata ai tedeschi si assicurò il trofeo per il miglior cannoniere del torneo.

L’altra semifinale fra Italia e Austria si giocò a Milano il 3 Giugno. Fu una partita tiratissima, combattuta sul filo dell’equilibrio e decisa da un gol che molti ritennero irregolare. L’Austria era scesa in Italia «in der Rolle des Favoriten» (nel ruolo di favorita) della Coppa del Mondo. Composta da autentici fuoriclasse era stata definita Wunderteam, squadra-miracolo, in occasione di un incontro giocato a Berlino davanti ai delegati della FIFA riuniti nell’annuale congresso, e vinto in virtù di una superiorità schiacciante per 6-0. L’Austria era stata costruita pezzo su pezzo da quel grande personaggio del calcio continentale che è stato il «Bundeskapitan» Hugo Meisl.

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Guaita risolve il match contro l’Austria

Abbiamo già ricordato che un paio di mesi prima proprio l’Austria ci aveva sconfitto a domicilio, segnalando a Pozzo l’usura del trio difensivo della Juventus Combi-Rosetta-Caligaris. Fu quella l’ultima esibizione della grande coppia di terzini, mentre Combi venne richiamato fra i pali complice una grave frattura ad un braccio di Ceresoli. Pozzo era corso ai ripari innestando in quella difesa che già appariva arcigna un elemento come Allemandi, che nella lotta esaltava le proprie qualità atletiche. L’incontro fu durissimo e spigoloso fra due entità orgogliose e ben decise a non recedere dai propri diritti. Gli azzurri partirono fortissimo sfiorando il gol ripetutamente con Orsi e Schiavio, e al 19′ sfruttando una indecisione di Platzer successiva ad un tiro di Schiavio, Guaita riesce a cacciare in rete la palla. Ma prima dell’intervento decisivo dell’ala azzurra, Meazza cadendo aveva forse ostacolato il portiere austriaco impedendogli il pronto recupero del pallone. Lo svedese Eklind non intervenne e anche per non aver concesso un paio di presunti rigori fu definito dalla stampa viennese “hasenfuss” codardo o vigliacco che dir si voglia.

L’Italia era scesa in campo con questa formazione: Combi; Monzeglio Allemanda Ferraris IV Monti Bertolini; Guaita Meazza Schiavio Ferrari Orsi e conquistato il vantaggio poggiò le sorti di quella partita sulia robustezza difensiva, non disdegnando di tenere all’erta gli austriaci con le rapide ed incisive incursioni di Orsi, Guaita e Schiavio. Ogni sforzo degli austriaci per agguantare il pareggio fu vano; Smistik si superò nel suo ruolo di centromediano offensivo e Sindelar mise in campo tutta la sua arte per liberare a rete Bican e Schail, ma Combi fu grandissimo in diverse occasioni e proprio sul finire «der Wiener Fussball Idol», toccato dalle rudezze dei nostri difensori fallì una deviazione a portiere battuto che avrebbe ristabilito il pareggio. Fu quello il canto del cigno del Wunderteam, che vogliamo ricordare nella formazione di quella drammatica contesa: Platzer; Cisar Sesta; Wagner Smistik Urbanek; Zischek Bican Sindelar Schail Viertl. Quattro giorni dopo, demoralizzata e rassegnata, l’Austria priva di Sindelar, fu sconfitta a Napoli dalla Germania nella finale peril terzo posto; così la migliore squadra del torneo finì quarta.