Mondiali 1938: ITALIA

Ritratti dei Campioni del Mondo

VITTORIO POZZO

Nato a Torino il 2 marzo 1886 da una famiglia di origini biellesi profeticamente fedele al detto latino “nomen omen” (il destino nel nome). Giocò a calcio nelle file del Football Club Torinese, antesignano del Torino, e poi nel Grasshoppers, in Svizzera, e ancora in Francia e Inghilterra, dove l’aveva condotto lo studio delle lingue. Assunto dalla Pirelli, era entrato tra i soci fondatori del Torino e poi della Figc. Nel 1912, segretario della Federcalcio, venne chiamato a fungere da commissario tecnico della Nazionale di calcio per le Olimpiadi di Stoccolma, dopo le dimissioni in blocco della commissione selezionatrice. Dopo aver partecipato al conflitto mondiale, fu ancora commissario unico alle Olimpiadi, nel 1924, per poi dimettersi. Di lì a poco perse la moglie, gravemente ammalata. Trasferitosi a Milano, al lavoro nell’Ufficio Propaganda della Pirelli accoppiava quello di inviato de “La Stampa”. Qui lo scovò Leandro Arpinati, presidente della Figc, per faticosamente convincerlo ad assumere la guida della Nazionale. Una scelta felice, illustrata da due titoli mondiali, uno olimpico e due Coppe Internazionali. Dopo la Seconda Guerra Mondiale perse il magico feeling con il successo. Venne rimosso nel 1948, e poi gli toccò una rimozione peggiore, quella dalle glorie nazionali: continuò a fare il giornalista per il quotidiano torinese, ma chiuso in una specie di recinto dall’ottusità di un mondo che non gli perdonava il successo passato, accusandolo (scioccamente) di connivenze col Regime fascista. Morì il 21 dicembre 1968, in un oblio che non fa onore al calcio italiano.

ALDO OLIVIERI

Grande portiere istintivo, militava nella Lucchese, ma passò al Torino dopo la splendida cavalcata mondiale, che lo vide tra i grandi protagonisti. Giocò 25 partite in Nazionale.

ALFREDO FONI

Raccolse nella Juventus la difficile eredità di Virginio Rosetta e non fece rimpiangere il grande predecessore, grazie a doti atletiche e tecniche da campione. Vinse uno scudetto con la Juventus e il titolo olimpico nel 1936, totalizzò 23 partite in Nazionale e fu poi allenatore di successo, conquistando due scudetti alla guida dell’Inter.

PIETRO RAVA

Formò con Alfredo Foni una celebre coppia di terzini juventini. Abile nel gioco di testa, vinse uno scudetto con la Juve, il titolo olimpico nel 1936 e collezionò 30 partite in Nazionale.

PIETRO SERANTONI

Era l”anima gemella”, sul piano tattico, di Giuseppe Meazza, con cui giocò a lungo nell’Ambrosiana. Era però anche un formidabile trascinatore e in azzurro rifulsero le sue doti di incontrista e maratoneta di grande tempra agonistica. Vinse la Coppa Internazionale del 1935, uno scudetto con l’Ambrosiana e uno con la Juve, giocando 17 partite in Nazionale.

MICHELE ANDREOLO

Cresciuto nel Nacional Montevideo, era centro-mediano di classe internazionale. Lo ingaggiò il Bologna, con cui vinse quattro scudetti e il Torneo dell’Esposizione di Parigi nel 1937, dopo i due scudetti conquistati in patria con il Nacional. In azzurro giocò 16 volte, degno seguito del grande Luis Monti, grazie alla raffinata tecnica di base e al grande senso tattico.

UGO LOCATELLI

Mediano di raffinata grana tecnica, campione olimpico nel 1936, vinse due scudetti con l’Ambrosiana-Inter, poi passò alla Juventus. In Nazionale giocò 22 partite.

AMEDEO BIAVATI

Possedeva solo il piede destro, non eccelleva nel tiro a rete, eppure fu una delle ali più efficaci della storia del calcio italiano. Cresciuto nel Bologna, affinò una finta micidiale, il “passo doppio”, che gli consentiva di saltare sempre l’uomo. A descriverlo ci provò il grande Gianni Brera: «lo scambietto, cioè la fìnta di iniziare il dribbling con il destro, teso e poi trattenuto e richiamato con armoniosa sornioneria quando l’avversario ha ormai pensato al sinistro: per la sua semplicità inganna l’avversario che sta per opporsi in tackle e vi rinuncia, insospettito da questa pausa: allora ne approfitta Biavati per partire e prendere vantaggio». Vinse tre scudetti con la squadra rossoblu, esordì in Nazionale al Mondiale del 1938 e collezionò 18 presenze in azzurro.

GIUSEPPE MEAZZA

Viene annoverato tra i più grandi in assoluto del calcio italiano. Talento purissimo e precoce, a diciotto anni era già titolare nella sua squadra, l’Ambrosiana, nelle cui giovanili era cresciuto e con cui avrebbe vinto due scudetti e tre titoli di capocannoniere, a diciannove era colonna della Nazionale. Lo soprannominarono “il Balilla”, il suo calcio era fatto di guizzi e invenzioni, sublimate da un innato senso del gol; dominò la scena per oltre un decennio (oltre alla maglia dell’Ambrosiana vestì, dopo una lunga assenza provocata da un embolo al piede destro, quelle di Milan, Juventus e Atalanta), realizzando 225 reti in Serie A. Celebre il suo gol con la “chiamata” del portiere, invitato all’uscita e beffato con un tiro secco dopo un accenno di finta. Centravanti per vocazione ma non certo di sfondamento (il suo tiro era perfido e preciso, non necessitava della potenza), venne genialmente arretrato a interno da Vittorio Pozzo, che ne fece un inimitabile inventore di gioco, di cui molto si giovarono attaccanti d’urto come Schiavio e Piola. Chiuse con 53 presenze e 33 reti in azzurro, simbolo leggendario di eleganza applicata al calcio. A lui è dedicato lo stadio milanese di San Siro.

SILVIO PIOLA

È stato il più grande attaccante italiano di tutti i tempi. Dalla Pro Vercelli passò alla Lazio, poi al Torino, alla Juventus e al Novara, totalizzando 290 reti in campionato, primato tuttora ineguagliato. Fisicamente forte, le leve lunghe gli consentivano una notevole abilità nel gioco di testa, possedeva un tiro secco e preciso, al quale gli aprivano la strada le sue doti di coraggio e irruenza in area di rigore. Fu due volte capocannoniere, vinse la Coppa Internazionale 1935, giocò 34 partite in Nazionale realizzando 30 reti. L’ultima sua partita in Nazionale risale al 1952, quando aveva 39 anni.

GIOVANNI FERRARI

E tuttora il primatista assoluto (assieme allo juventino Beppe Furino) di scudetti vinti, con ben otto titoli, conquistati in carriera con le maglie di Juventus, Ambrosiana-Inter e Bologna. Interno di rara intelligenza tattica, fu l’ideale complemento di Meazza, la cui fantasia e genialità mirabilmente contrappesava con il suo senso del raziocinio e la precisione del gioco. Provvisto di un tiro da lontano piuttosto pungente, vinse due Mondiali e due Coppe Internazionali, chiudendo la carriera azzurra con 44 presenze e 14 reti.

GINO COLAUSSI

Ala sinistra di grande velocità, alfiere I della Triestina, si intendeva a meraviglia con Piola e fu tra i più prolifici realizzatori azzurri: chiuse la carriera con 26 partite e 15 gol in Nazionale.

ERALDO MONZEGLIO

Terzino di raffinata grana tecnica, uscì dalla rinomata scuola casalese, prima di diventare campione col Bologna, nelle cui file vinse uno scudetto e due Mitropa Cup, prima di trasferirsi alla Roma. Collezionò 35 presenze in Nazionale e a fine carriera fu allenatore di buon livello.

PIETRO FERRARIS II

Funambolica ala dall’istinto vincente, vinse due scudetti con l’Ambrosiana, quattro con il Grande Torino, lasciato un anno prima della tragedia di Superga. Collezionò 14 partite in Nazionale.

PIETRO PASINATI

Era l’altra ala della Triestina, dotata di un tiro potente e di notevoli doti tecniche e di velocità. In Nazionale totalizzò 11 partite.

LE RISERVE

LE RISERVE
SERGIO BERTONI
Centravanti campione olimpico nel 1936, giocò tre partite in Nazionale.
CARLO CERESOLI
Successore di Giampiero Combi in Nazionale, perse i Mondiali 1934 per una frattura in allenamento nel ritiro azzurro. Vinse due scudetti col Bologna e il Torneo dell’Esposizione di Parigi nel 1937 e totalizzò 8 presenze in Nazionale.
BRUNO CHIZZO
Interno, giocò per Udinese, Triestina, Milan e Genoa. Non esordì mai in azzurro.
ALDO DONATI
Mediano, vinse due scudetti col Bologna e uno con la Roma, oltre a una Mitropa Cup con i colori rossoblu. Non esordì mai in azzurro.
MARIO GENTA
Mediano, vinse uno scudetto con la Juventus e giocò 2 partite in Nazionale.
GUIDO MASETTI
Portiere passato dal Verona alla Roma, dove vinse uno scudetto, giocò 2 partite in Nazionale.
RENATO OLMI
Centromediano di grandi doti, vinse due scudetti con l’Ambrosiana Inter e totalizzò 3 partite in Nazionale.
MARIO PERAZZOLO
Interno cresciuto nel Padova, giocò per Fiorentina, Genoa e Brescia e totalizzò 8 partite in Nazionale.