Mondiali 1958: BRASILE

Francia e Brasile, spettacolo e gol

bra-fra-vava-58-wp

Vavà nell’area francese nella semifinale tra Brasile e Francia

Per la partita con la Francia, Feola reinserì Vavà ristabilito e per il resto la formazione rimase invariata. Fin dal ’56 il Brasile aveva abbandonato la «diagonal» ed aveva sperimentato una nuova organizzazione di gioco che la maggioranza dei clubs «cariocas» aveva adottato: il 4-2-4.  Il nuovo schieramento prevedeva quattro difensori sulla linea dei terzini che marcavano a zona, due centrocampisti, il laterale a sostegno ed un interno, e in avanti due attaccanti esterni che coprivano le fasce e sul centro la figura del doppio centravanti, Vavà e Pelé che in pratica giocavano sulla stessa linea. Quando la manovra passava in mano agli avversari, l’estrema Zagalo, elemento di rara intelligenza, ritornava a sostegno nella figura tipica del «tornante».

I francesi di Paul Nicolas s’erano sbarazzati dell’Irlanda con largo punteggio, 4-0 e Fontaine il franco-marocchino dall’agilità stupefacente aveva messo in carniere una coppiola di gol. I transalpini giocavano secondo i canoni del sistema a WM. Fra i pali Claude Abbes, portiere del Saint Etienne, eccellente sulle palle alte, difensori esterni Kaelbel, duro, arcigno, deciso e Lerond, rapido ed elegante marcatore; Robert Jonquet era lo stopper, carico di gloria, ripetutamente campione di Francia e vincitore di Coppa, colonna dello Stade Reims, così come Penverne, particolarmente efficace nel doppio lavoro di interdizione e rilancio. Marcel era l’altro laterale, calciatore versatile e dinamico, ma la forza della squadra era in avanti: Wisnieski, giovane talento solido e rapido che verrà a giocare in Italia alla Sampdoria, Fontaine originario di Marrakech, che accoppiava mobilità e intelligenza, potenza e agilità, al centro Raymond Kopà, il più grande giocatore francese di tutti i tempi, geniale re del «dribbling», vero «patron» della squadra stratega e tattico che operava da mezz’ala tradizionale, un mito, e sulla sinistra operava il duo Piantoni-Vincent, il primo giocava di punta al fiianco di Fontaine, e Vincent copriva la fascia laterale nella funzione dell’ala di raccordo.

I brasiliani si rovesciarono in avanti e già al 2′ Vavà raccoglieva una palla pervenutagli da una veloce triangolazione Dìdi-Garrincha-Pelé e la scaraventava in rete. Al 9′ Fontaine rispondeva per le rime, sparando in corsa una palla che Kopà gli aveva allungato in profondità. L’attaccante più prolifico del torneo aveva neutralizzato l’invincibilità di Gilmar, ma circa alla mezz’ora cominciarono i guai per i francesi, Jonquet rimase a terra con il perone fratturato dopo uno scontro fortuito con Vavà e Didi segnava la rete del vantaggio con una fucilata imprendibile da 35 metri. Svanivano i sogni dei transalpini, tanto più che nella ripresa saliva in cattedra Pelé, il prodigioso colored del Santos, che con una tripletta metteva al sicuro il risultato.

La partita finì 2-5 con una rete di Piantoni che rese meno pesante la sconfitta, ma i francesi si consolarono pochi giorni più tardi con la conquista del massimo risultato di tutta la fino allora storia calcistica, battendo 6-3 nella finale per il terzo posto, la Germania dell’ormai stanco Fritz Walter e Fontaine con 4 centri rese impossibile qualsiasi ambizione per la conquista della corona dei cannonieri.

ger-fra-fontaine-58-wp

Just Fontaine apre le marcature nella finale per il terzo posto tra Francia e Germania Ovest