Mondiali 1958: BRASILE

La Finale

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Il 29 giugno 1958, Stoccolma, lo Stadio di Rasunda, sono data e località storiche nella travagliata vita del calcio brasiliano’. Feola fu costretto a rivedere la formazione poiché De Sordi s’era reso indisponibile per infortunio dopo l’incontro con i francesi e allineò: Gylmar; Dyalma Santos, Bellini, Orlando, Nilton Santos; Zito, Didi; Garrincha, Vavà, Pelé, Zagalo. I brasiliani abbandonarono la divisa «auriverde» concedendo ai padroni di casa la scelta della tradizionale tenuta di gioco e vestirono «camiseta» verde e pantaloncini bianchi. Raynor confermò la formazione che si era rivelata coma la migliore nel corso del mondiale: Svensson; Bergmark Axbom; Borjesson Gustavsson Parling; Hamrin Gren Simonsson Liedholm Skoglund.

Quando il francese Guigne aprì le ostilità gli svedesi si avventarono in avanti in velocità quasi a voler intimorire i sudamericani e già al 9′ Liedholm, ricevuta una palla da Simonsson e intuito lo spiraglio giusto, sparò basso alla destra di Gylmar, squassando la rete. Zito Pelé, Garrincha che erano i più giovani rimasero scioccati dall’ardire dei padroni di casa, ma fu cosa breve: ci pensò Didi a fugare i timori dall’alto della sua esperienza.Per un attimo, davanti agli occhi di Didi, che nel ’50 era già in attività ed aveva vissuto dagli spalti, la tragedia del Maracanà, apparvero i fantasmi di Schiaffino, Ghiggia, Varela, ma poi la paura si dissolse, già al 15′ Garrincha si scatenava sulla destra, atterrando con la finta Axbom e sul suo centro radente irrompeva Vavà che deviava in rete.

Con identica azione i verdi passarono al 34′ dopo che Pelé sul limite dei sedici metri, ricevuta la palla, il santista la controllò con il destro e con un palleggio aereo la fece passare sulla testa di Gustavsson, sparando poi di sinistro nell’angolo basso alla destra di Svensson. I radiocronisti brasiliani sembravano impazziti, il lungo urlo del «goooooool» sembrava un ululato senza fine e quando l’incontro sviluppava ancora le sue trame sul verde tappeto di Rasunda, a Rio a San Paolo, nelle grandi metropoli brasiliane, nei piccoli villaggi dell’interno, si scatenò una sarabanda irresistibile, tutta l’esuberanza, la gioia incontenibile, l’entusiasmo della «torrida» compressi per lunghi anni, si rovesciarono per le strade, improvvisando una festa che non si era mai vista prima. Intanto continuava la marcia trionfale, Zagalo segnava l’unico gol del suo mondiale, Simonsson rendeva meno gravoso lo «score» e proprio al 45′, mentre Guigne stava controllando il tempo per emettere il triplice fischio finale, Pelé suggellava con l’ultimo gol il trionfo delle virtù calcistiche dei fenomenali calciatori brasiliani.

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Vavà, Didì e Pelè: inizia l’era dei funamboli