Mondiali 1962: BRASILE

Ancora Brasile

La vigilia dei Campioni fu travagliata da una serie di contrattempi. Garrincha, che non era stato squalificato per l’espulsione della semifinale, non aveva assorbito adeguatamente alcune carezze dei cileni e in aggiunta l’autunno incombente dell’emisfero australe gli aveva regalato una infreddatura con tutti i crismi dell’influenza.

Pelé avrebbe voluto apparire almeno nella finale ed insisteva presso Moreira ed Amaral per essere sottoposto ad un provino che la «junta medica» non volle autorizzare. «Mane» comunque fu recuperato e quindi il Brasile si schierò con la migliore formazione possibile: Gylmar; Dyalma Santos, Mauro, Zozimo, Milton Santos; Zito Didi; Garrincha Vavà Amarildo Zagalo. E i cechi con: Schroiff; Tichy Novak; Pluskal Popluhar Masopust; Pospichal Scherer Kvasnak Kadraba Jelinek non mostrarono nessuna reverenza alla maggiore caratura dei campioni.

Lo svolgimento della finale fu in perfetta sintonia con il resto della manifestazione. Solo il gioco fu all’altezza di una finale di Coppa del Mondo e quasi unicamente per merito dei brasiliani. Bloccato Garrincha dai terzino Novak e dalle condizioni fisiche imperfette fu Amarildo, l’eroe della giornata, a suonare la diana della riscossa e a rimontare il gol di Masopust che aveva aperto lo «score» al 14′.

E fu ancora il «garoto» del Botafogo al 24′ della ripresa a mettere sulla testa di Zito la palla del definitivo vantaggio «auriverde». E con il pubblico di parte brasiliana festante sugli spalti (60.000 spettatori) Vavà mise in rete la palla del 3-1 e con i brasiliani in trionfo si concluse la Coppa del Mondo cilena, forse la più povera di motivi tecnici di autentico rilievo, illuminata solo a sprazzi dalle capacità funamboliche dei «cariocas» e ricordata più per il minaccioso affiorare del gioco violento e intimidatorio che per gli spettacoli che avevano caratterizzato le edizioni precedenti.

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