Mondiali 1966: INGHILTERRA

Il balletto ungherese e il Brasile azzoppato

Brasile.Bulgaria, Pelè a terra colpito dal bulgaro Zechev. L’infortunio di O’Rey condizionerà tutto il mondiale verdeoro

Le sedici finaliste erano state suddivise con il criterio di garan­tire alle nazioni calcisticamente evolute, la possibilità di progredire almeno fino ai «quarti». Così nel primo gruppo Inghilterra ed Uruguay raccoglievano il favore dei pronostici ai danni di Francia e Messico e Italia e URSS nel quarto gruppo erano accre ditate di maggiori possibilità di Cile e Corea del Nord. Più equili­brati apparivano gli altri gruppi dove, nel secondo Argentina, Ger­mania Ovest e Spagna erano de­stinate a duri duelli per guada­gnare la promozione e nel terzo all’infuori del Brasile di Pelè, Ungheria, Bulgaria e Portogallo ap­parivano sullo stesso piano po­tenziale. Ma il calcio si sa è im­prevedibile e anche nel mondiale inglese questo assunto trovò lar­ga cittadinanza. Nel gruppo tre il Brasile partiva con il chiaro ruolo di favorito d’obbligo in vir­tù del titolo mondiale che ormai deteneva da otto anni e dalla presenza fra gli «auriverdi» di Pelé, il migliore in assoluto, nel pieno della sua maturità.

Alla guida della «selecao» era tornato Vicente Feola, che aveva confer­mato oltre all’inamovibile Pelé, Gylmar, Dyalma Santos, Bellini, Garrincha, Brito e Orlando attor­niati da un gruppo di giovani ta­lenti come Gerson, Alcindo, Lima, Tostao, Jairzinho e Paulo Henrique. La squadra si rivelò logo­ra nei suoi anziani campioni, ma Pelé era là per vanificare ogni de­bolezza, al 14′ dell’incontro con la Bulgaria «O Rey» guadagna­va il vantaggio. Ma non ci fu for­tuna per i sudamericani in quel mondiale e lo si intuì da questo primo incontro. Dopo che Garrin­cha aveva segnato la seconda re­te, il difensore bulgaro Zechev aggredì Pelé con chiara volonta­rietà e l’arbitro tedesco Tschenscher non ritenne doverosa l’e­spulsione. Con un ginocchio a pezzi Pelé uscì dal campo; la pro­gnosi prevedeva almeno quattro giorni di immobilità.

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Ungheria-Brasile 3-1: dura lezione di calcio ai Maestri brasiliani

Contempo­raneamente a Manchester l’Un­gheria affronta il Portogallo ed è sconfitta 1-3 complice la gior­nata infelice di Szentmihaly, bra­siliani e magiari sono già al pas­so decisivo, una sconfitta signi­ficherebbe eliminazione. Mentre il Portogallo regola la Bulgaria (3-1), la partita di Liverpool è senza dubbio la più spettacolare di quella Coppa del Mondo. Le formazioni meritano di essere citate. Ungheria: Gelei; Kaposzta, Matrai, Szepesi; Meszoly, Sipos; Bene, Mathesz, Albert, Farkas, Rakosi. Brasile: Gylmar; Dyalma Santos, Bellini, Altair, Paulo Henrique; Gerson, Lima; Garrincha, Alcindo, Tostao, Jairzinho. Le due squadre hanno eguali esigen­ze, assente Pelé è Florian Albert ad assumere le sembianze della grande «vedette». Bene, la stella dell’Ujpest, apre le marcature al 3′ e Tostao poco dopo pareggia. Albert comanda gli attacchi dei «rossi» con grande maestria, l’incontro raggiunge attimi di autentica esaltazione con spettacoli di alta arte calcistica e le emozioni si susseguono dalle due parti ma al 64′ la bilancia indica nei magiari i favoriti dalla sorte: Albert scende a grandi falcate sul­la verticale centrale e lancia sul­la destra per Bene che è rapido a centrare, Farkas si avventa sul­la palla in velocità e Gylmar è battuto. Spettacoloso! E’ il gol più bello del mondiale. Sul finire Meszoly arrotonda il punteggio: 3-1 per gli ungheresi che guada­gnano il pas-saggio ai «quarti» battendo la Bulgaria con identi­co «score».

L’Ungheria che ha ripreso a salire la scala dei valori internazionali vincendo le Olim­piadi di Tokio del ’64 con il ca­pocannoniere Ferenc Bene ed un gruppo di giovani fra i quali eccelle Farkas, non riuscirà comun­que a superare i «quarti» per l’assoluta inadeguatezza dei por­tieri che la rappresentano in In­ghilterra: Szentmihaly era stato alla base della sconfitta con il Portogallo e gli errori di Gelei, furono fatali nell’incontro con l’URSS, quando si fece sorprende­re piuttosto ingenuamente da Cislenko e Porkujan (1-2). Il Brasile esce dal mondiale in sede di ottavi, non succedeva da 32 anni ed è la sorpresa più ecla­tante dei turni eliminatori. Do­po la sconfitta bruciante con l’Ungheria, Pelè, l’orgoglioso cam­pione di sempre, accetta di es­sere presente nell’incontro con il Portogallo che potrebbe rimette­re in carreggiata le cose. Entra in campo con il ginocchio destro bendato, ma vi resterà per poco: Morais s’incarica di colpire forte e preciso nel punto dolente. Per l’arbitro inglese Mac Cabe è tut­to regolare, ma per quanti han­no assistito alla vera e propria «esecuzione» è scandaloso il comportamento degli arbitri nei confronti dei sudamericani, poi­ché questo non è che un episo­dio della persecuzione cui furo­no sottoposti. Il Brasile con Pelé a pezzi non riesce a combinare niente di buono: Eusebio due volte e Simoes segnano per i lu­sitani, Rildo accorcia le distanze ed i campioni del mondo in ca­rica sono fuori.

Contro il Portogallo tocca a Morais regolare i conti con Pelè. Per Mac Cabe è tutto regolare…