Mondiali 1970: BRASILE

Nei quarti esplode l'Italia

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Gerd Muller piega le mani a Bonetti: la rimonta della Germania è completa

URSS e Messico, Germania e Pe­rù avevano superato gli ostacoli dei turni iniziali di qualifica­zione innestando più di una polemica, specialmente per il pas­saggio dei messicani sfacciata­mente favoriti da un inesistente rigore concesso dall’argentino Coerezza, che li aiutò a battere il Belgio e non poca sorpresa aveva sollevato l’impresa del Pe­rù ai danni dell’accreditata Bul­garia di Asparukov. Gli andi­ni erano stati preparati dal campione del mondo Waldir Pe­reira detto Didi, il regista del fantastico Brasile del ’58 e del ’62 e il sorteggio dei «quarti» proponeva una interessante bat­taglia fra i due antichi cervelloni del Brasile: Didi sulla panchina peruviana, Zagalo su quella bra­siliana, due grandi amiconi che si affrontavano ora su opposti versanti.

Gli altri incontri preve­devano un minaccioso Italia-Messico, con gli «azzurri» anco­ra alle prese con i padroni di casa, come era già successo in Cile, un sempre avvincente In­ghilterra-Germania, rivincita del­la finale del ’66, ed un Uruguay-URSS che prometteva poco di buono per l’accentuato gioco di­fensivo messo in mostra dalle due squadre nel primo turno.

Le emozioni non mancarono sui quattro campi che accolsero le partite dei «quarti». A Leon la Inghilterra era in vantaggio 2-0 – reti di Mullery e Peters – a 23′ dalla fine e quando Beckenbauer dimezzò le distanze, Ram­sey cadde nell’errore più banale della sua brillante carriera di tecnico. La Coppa del Mondo messicana concedeva finalmente l’avvicendamento dei calciatori infortunati o affaticati, due più il portiere e questa modifica era stata accolta dopo un lungo tiramolla, per merito dei sudame­ricani, che già da molti anni si avvalevano dell’opportunità in oggetto. Alf Ramsey, giudican­do ormai raggiunto il risultato, allo scopo di concedere riposo agli affaticati Bobby Charlton e Martin Peters, li sostituì con Bell e Hunter; Schoen allinean­dosi richiamò lo spento Libuda e inserì la fresca energia di Grabowski, il biondo attaccante dell’Eintracht di Francoforte, che aprì ampi squarci, nella difesa inglese. All’82’ Bonetti, sostitui­to dall’infortunato Banks, si fa­ceva sorprendere dalla tenacia di Seeler e al 98′ Müller racco­glieva un ennesimo centro di Grabowski e scaraventava la pal­la nella rete dell’esterrefatto por­tiere del Chelsea.

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Felicità d’altura per l’Italia che con il Messico riscopre Gigi Riva

Gli intensi to­ni drammatici dell’incontro fra inglesi e tedeschi caratterizzarono anche la prima frazione del­la sfida fra Italia e Messico. I padroni di casa passarono in vantaggio al 13′ con Gonzales per uno svarione difensivo degli azzurri, ma Domenghini, il caro «Domingo», rimediava al 25′ con un tiraccio dei suoi, deviato da Pena nella propria rete. Gli ita­liani prevalevano sul piano della manovra, ma non riuscivano a concretare l’apparente superiori­tà fino al 63′ quando Riva realiz­zava la rete del vantaggio, imi­tato 7′ più tardi da Rivera che aveva rilevato Mazzola, in quel­la che era ormai diventata la fa­migerata «staffetta». Riva chiu­deva poi il discorso al 76′: 4-1, gli azzurri staccavano il bigliet­to per la semifinale con la Germania.

Intanto a Messico City, l’Uruguay prevaleva sull’URSS per 1-0 dopo i supplementari e a Guadalajara, capitale dello sta­to di Jalisco, il festival sudame­ricano fra Brasile e Perù si con­cludeva con la vittoria degli «auriverdi» per 4-2. A nulla valse­ro gli accorgimenti tattici di Didi e il talento di Chumpitaz, l’ecclettismo di Cubillas e la te­nacia di Sotil, se non a presen­tarli come elementi pronti ad entrare nella legione straniera del pallone come avvenne per Sotil passato poi al Barcellona e Cubillas che giocherà in Euro­pa per Basilea e Porto. I brasiliani giocarono una delle loro migliori partite e Tostao, per due volte, Rivellino e Jairzinho centrarono la porta del pur eccellente Rubinas. Tre delle quattro semifinaliste vantavano i titoli per appropriarsi definitivamente della Coppa Rimet che era in palio oramai da quaranta anni: Uruguay, Brasile e Italia.

Brasile-Perù 4-2: niente da fare per gli andini. Ottima la prova di Cubillas, qui in rete