Mondiali 1974: GERMANIA OVEST

Gli eredi di Pelè

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Il Brasile a Monaco 74. In piedi da sx: Zé Maria, Leão, Marinho Peres, Alfredo, Paulo César Carpegiani, F. Marinho. Accosciati da sx: Valdomiro, Ademir, Jairzinho, Rivelino, Dirceu

Il 18 luglio 1971 il «tri-campeao» Edson Arantes do Nascimiento, simbolo del calcio con l’apelido Pelé, inizia la serie degli addii. Dopo 110 incontri che hanno frut­tato 95 gol, promedio 0,86 certa­mente un primato tenendo con­to dell’arco di tempo notevolmen­te lungo, nel corso dell’incontro amichevole con la Jugoslavia si inginocchia a terra e rivolge un saluto al pubblico dell’immenso Maracanà. Si alza compie un giro attorno al campo emoziona­to come un ragazzino, si toglie la maglia «auriverde» che ha onorato con grandissime presta­zioni, la dona ad un raccattapalle, che poi la venderà, ed infila il sottopassaggio in lacrime, lo sostituisce Claudiomiro. Per il Brasile si è chiuso un ciclo pre­stigioso contrassegnato dai trionfi su tutti i campi del mondo. Pelé è ancora giovane, ha appe­na 31 anni ma resiste a tutte le pressioni per ritornare nella «selecao».

Bisognerà trovare altre strade per riportare il Brasile ai vertici del calcio mondiale. Zagalo ha capito che l’organizzazione del gioco all’europea dove il collettivo ha soppiantato l’individualismo è l’unica strada per rifare grande il Brasile senza «O Rey». Ma è difficile cambiare la mentalità in un ambiente da sempre abituato ad idolatrare l’individualismo anche quand’è di nocumento al buon funzionamento della squadra. Le difficoltà che Zagalo incontra sono rilevantis­sime. Pochi difendono i suoi con­cetti, dimenticando i trionfi co­me tecnico del Botafogo e la vittoria di Messico 70. Ma «Lobo» segue la strada intrapresa con decisione non deflette dai suoi convincimenti e a difesa del pro­prio operato accampa il responso delle cifre.

Nel giugno-luglio 1972 la CBD ha organizzato il «Torneo dell’Indipendenza» per festeggiare i 150 anni della pro­clamazione dell’indipendenza da parte dell’Imperatore Costituzio­nale PedroE’ un mondiale in piena regola al quale partecipano 20 rappresentative; 18 Nazio­nali, 1 selezione della CONCA-CAF e 1 selezione Africana. La «selecao» affronta l’impegno con una formazione rinnovata in più ruoli, ma la forza è ancora nei reduci dell’avventura messicana: Brito, Marco Antonio (che giocò una partita a Guadalajara), Clodoaldo, Gerson, Jairzinho, Tostao, Rivelino, Paulo Cesar, le no­vità si riferiscono al portiere Leao, e ai due terzini esterni Zé Maria e Rodrigues Neto. Accedo­no alla finale per il primo posto Brasile e Portogallo, gli «auriverdi» vincono con una rete di Jairzinho all’89: Zagalo può per­mettersi un periodo di relativa calma. In vista del mondiale, nel 1973 si organizza una tournee eu­ropea, il Brasile gioca 9 incontri ne vince 6, pareggia con l’Austria (1-1), perde con Italia (0-2) e Sve­zia (0-1), non c’è più Tostao, un incidente ad un occhio lo ha co­stretto al ritiro e anche Gerson, ormai avanti con gli anni non entra più nel giro della «sele­cao».

Ai Campioni del Mondo in carica è imposto l’onore di aprire il «Weltmeistershaft» con la Jugoslavia il 13 giugno, davanti ai 61.500 spettatori del «Waldstadion» di Francoforte, ed è ancora 0-0 come succede ormai da Londra 1966. Ma chi può re­criminare sulla sorte è la Jugo­slavia di Dzaijc e Oblack, Acimovic e Suriak, il palo si incarica di respingere una gran bot­ta di Oblack e Acimovic e Petkovic falliscono due occasioni piuttosto facili, gli auriverdi si rendono pericolosi solamente con una punizione violentissima di Rivelino che Ma­ric neutralizza con difficoltà. De­lude ancora con la Scozia, il Brasile e solamente con lo Zaire riesce a trovare i gol (3-0).

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Jairzinho nel match contro Zaire