Mondiali 1978: ARGENTINA

I Gironi di semifinale, Azzurri in declino

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Otto anni dopo Messico 70, Italia e Germania Ovest impattano 0-0

Per una disposizione molto di­scutibile degli organizzatori, trop­pe partite sono state falsate sia dalla non contemporaneità dell’avvenimento che dalla possibilità dei calcoli per la scelta di un girone più duro o meno duro. Dalla scandalosa opportunità da­ta all’Argentina di regolarsi nel punteggio sul Perù, conoscendo già il risultato della partita Brasile-Polonia, alla possibilità per l’Olanda di scegliere il girone di Buenos Aires, ritenuto più agevole di quello comprendente l’Argentina per fattori ambientali, il passo è breve. Inoltre i gironi di semifinale tolgono a molte partIte quella drammaticità cui il mondiale aveva abituato e non sarebbe male cercare di concilia­re le cose sul piano delle esigen­ze finanziarie degli organizzatori e della spettacolarità dell’avve­nimento che troppo ne risente.

Al girone di semifinale di Bue­nos Aires accedono: Italia (unica a punteggio pieno), Austria, Olan­da e Germania; a quello di Ro­sario: Argentina, Brasile, Polonia e Perù. A Buenos Aires si comincia con Italia-Germania Ovest e Olanda-Austria. Per l’incontro dei nostri azzurri sono presenti allo stadio del River Plate 75.000 spettatori, l’avvenimento evoca il ricordo dell’oramai leggendaria partita dell’Azteca, ma la squadra di Schoen teme l’Italia, si chiude a riccio nella propria metà cam­po, corre più di un pericolo, ma Maier, un poco per merito suo poi per l’imprecisione degli at­taccanti italiani, ma anche per la buona sorte sotto forma di un tallone di Kaltz che respinge un tiro a botta sicura di Bettega e della traversa che respinge un tiro di Cabrini, mantiene invio­lata la propria rete battendo il record di Banks, che durante il mondiale 1966 aveva mantenuta inviolata la propria rete per 438 minuti. Dopo l’incontro con gli azzurri Maier detiene il primato con 449′ e lo porterà a 475′ nella successiva partita con l’Olanda.

L’Olanda schierata contro la Germania Ovest. I tulipani erano in netta ripresa dopo un deludente primo turno

A Cordoba si gioca l’incontro fra Olanda e Austria e gli olandesi che avevano iniziato il mondiale in sordina, vincendo con l’Iran 3-0 (una tripletta di Rensenbrink con due rigori), pareggiando 0-0 con il temibile Perù di Cubillas, e rischiando la eliminazione con la Scozia (2-3), gettarono sul ta­volo da gioco l’effettiva consi­stenza di una formazione rinno­vata, che esaltava i pregi del cal­cio totale, dell’applicazione siste­matica, del professionismo nel senso più lato del termine. Ogni olandese sa improvvisare in ogni parte del campo, sa realizzarsi come difensore o attaccante, co­me costruttore o distruttore. L’Austria, regina del contropiede, è infilata impietosamente dal contropiede degli olandesi e sconfitta per 5-1.

A Rosario si gioca Argentina-Polonia, Menotti deve fare anco­ra a meno di Luque e inserisce Bertoni sulla sinistra. E’ la mi­gliore Argentina del mondiale, Kempes comincia a distribuire le forze, a mettersi in evidenza con una falcata elegante ed una efficacia risolutiva sotto rete. Se­gna una doppietta a Tomaszewski, Kempes, ma il momento-clou della partita si risolve in favore degli argentini quando al 37′ Deyna fallisce il possibile pareggio sul rigore che Fillol para con bella intuizione.

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Al Perù non basta Cubillas per fermare un Brasile in netto miglioramento

 

A Mendoza il Brasile distrugge le illusioni del Perù con un perentorio 3-0, ed ha fatto intravedere notevoli mi­glioramenti giocando su dì un terreno meno soffice di quello di Mar del Plata. La prevalenza nel girone di Rosario e Mendoza sa­rà decisa dallo scontro diretto fra Argentina e Brasile, mentre l’Italia deve battere l’Austria per continuare a sperare in un posto di finalista. Argentina-Brasile si gioca il 18 giugno a Rosario, con i! piccolo stadio stracolmo di oltre 50.000 spettatori. Menotti schiera quel­la che diverrà la formazione sto­rica della XI Coppa del Mondo: Fillol; Olguin, Luis Galvan, Passarella, Tarantini; Ardiles, Galle­go, Kempes; Bertoni, Luque, Ortiz ed il Brasile scende in campo con: Leao; Toninho, Oscar, Ama­rai, Rodrigues, Neto; Chicao, Ba­tista, Dirceu, Mendonca; Gil, Ro­berto. E’ una lotta asperrima, che rischia di degenerare per la cattiveria che affiora in ogni in­tervento. Ma Palotai riesce a por­tare il combattimento sul piano della legalità senza ammonire nessuno. Gli argentini temono gli «auriverdi» perché da lungo tempo non riescono più a vin­cere un incontro, ma le prime palle-gol sono per i biancocelesti: due per Kempes (12′ e 16′) ed una clamorosa per Ortiz a pochi minuti dal riposo. Nella ripresa cresce la pressione dei brasilia­ni, la difesa argentina vacilla, sembra sul punto di cedere, ma è Fillol che salva il risultato in due occasioni su Roberto, colle­zionando i due interventi ad uno difficilissimo della prima frazio­ne su tiro di Gil.

Finisce con le reti vergini l’incontro più atteso e la Polonia a Mendoza ha bat­tuto il Perù per 1-0, saranno de­cisivi gli ultimi due incontri, Brasile-Polonia e Argentina-Perù per l’accesso alla finalissima A Buenos Aires gli azzurri riesco­no a battere l’Austria con una rete geniale di «Pablito», ma af­fiora nei muscoli dei nostri una certa stanchezza. Segnata la rete al 12′ la nostra rappresentativa prende a giochicchiare con il chiaro scopo di far trascorrere i minuti. Koncilia, portiere austria­co, neutralizza tre palle gol a Cabrini, Cuccureddu e Tardelli, ma Bettega è in pessima giorna­ta e Benetti non è certamente il leone delle partite precedenti. l’utilizzazione di Bellugi in condi­zioni piuttosto malconce per un disturbo inguinale ha consigliato a Bearzot a sostituire Bettega solamente al 72′ ed il finale in crescendo lascia intatte le spe­ranze nella conquista di un po­sto di finalista. A Cordoba la Germania passa due volte in vantaggio con l’Olan­da ma prima Haan e quindi Willi Van de Kerkhof riescono a ri­stabilire la parità iniziale. Anche nel gruppo di Buenos Aires e Cordoba decideranno le ultime partite: Germania-Austria e Italia-Olanda.

Italia-Austria 1-0: così Rossi vince la resistenza della difesa danubiana