Mondiali 1990: GERMANIA

Primo turno, Argentina a fatica

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Il Camerun batte l’Argentina nella partita inaugurale grazie a questa rete di Omam-Biyik

Nel gruppo uno, Maradona interviene di nuovo a tenere in piedi l’Argentina, a quattro anni di distanza. Bilardo porta in Italia una squadra sensibilmente inferiore a quella, già non esaltante (Diego a parte, ovvio) di quattro anni prima. Non è più lo stesso neppure Maradona, pur reduce dal secondo scudetto regalato al Napoli, per via dei problemi personali che già lo hanno duramente contrapposto al suo club. Questo spiega perché l’Argentina rischi l’immediata estromissione dal Mondiale. Nell’apertura contro il Camerun, i biancocelesti affondano contro un avversario ridotto in nove, per le espulsioni di Kana Biyik e Massing. Colpevole Pumpido sul gol di Omam-Biyik, inutili le accelerazioni di Caniggia nella ripresa.

Fortuna degli argentini vuole che l’Urss di Lobanovski sia lontana anni luce dagli ultimi Europei: perde seccamente dai rumeni, trascinati dal guizzante Lacatus, poi si presenta al cospetto dei campioni uscenti. Qui, dopo il grave infortunio subito da Pumpido (frattura di tibia e perone della gamba destra in uno scontro con Serrizuela) è la mano galeotta di Diego in piena area a deviare un tiro diretto in fondo al sacco. Impassibile, lo svedese Fredriksson, già colpevole in Messico dei due gol belgi in fuorigioco fatali ai sovietici, lascia correre. Segnano Troglio e Burruchaga e l’Argentina è di nuovo in corsa, tanto più che la Romania cede al Camerun, che ha nell’anziano “staffettista” Milla (38 anni!) un leader di ancora straordinario rendimento. L’Urss si sfoga rifilando un inutile poker di reti agli stessi africani, già qualificati, che chiudono comunque al primo posto, davanti alla Romania. L’Argentina passa tra le “ripescate”.

Nel terzo girone domina il Brasile, che chiude a punteggio pieno a dispetto delle contestazioni pesantissime al Ct Lazaroni, reo di avere offeso la tradizione impostando una squadra spiccatamente difensiva. In realtà, il Ct fa di necessità virtù, alle prese con un vuoto generazionale che ha impoverito il settore di mezzo. Alemão e Dunga sono ottimi mastini, ma i fantasisti Valdo e Silas sono al più degli innocui cuccioli del gioco. La parte del leone, dietro i verdeoro, tocca alla Costa Rica rigenerata dal “mago” Milutinovic, che fa fuori le quotate Scozia e Svezia, passando a sorpresa il turno.

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Brasile-Costa Rica 1-0: duello Gonzalez-Alemao

Nel quarto gruppo la Germania, finalmente riunita, parte a spron battuto, con una splendida performance a Milano, sotto la pioggia, sulla Jugoslavia dei grandi talenti individuali. Beckenbauer adotta la difesa a cinque, Matthäus è il trascinatore di un complesso che in avanti ha frecce importanti come Klinsmann e Völler e la fantasia (teorica) della piccola ala Hässler. La Colombia di Maturana, attesa alla prova per il modulo avveniristico, vince facile sugli Emirati Arabi, ma cede alla Jugoslavia e acciuffa il ripescaggio grazie al pari conclusivo con i già qualificati tedeschi. Seconda si piazza la Jugoslavia, che ha momenti di gioco irresistibili.

Vince il quinto girone l’ambiziosa Spagna di Suarez, prima bloccata sul pari dal coriaceo ma sterile Uruguay di Tabarez, poi disinvolta nel superare la Corea del Sud e il solido Belgio, che conquista la seconda piazza superando nettamente proprio gli uruguaiani.

Scarsissime le espressioni di gioco nel sesto gruppo, nonostante squadre di robusto lignaggio come Inghilterra e Olanda. Abbondano i pari, gli arancioni vivono una fase di appannamento generale, con Gullit reduce da una lunghissima convalescenza, Van Basten abulico e il solo, gigantesco Rijkaard, perfetto sia da stopper che da regista centrale, a mantenere fede alla propria fama. Anche l’Inghilterra non sembra gran cosa, pur se l’estro di Gascoigne balena qua e là. L’Eire di Jack Charlton così ha buon gioco, con la sua robusta difesa, a inserirsi tra le due regine designate, conquistando la seconda piazza.

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Nel soporifero gruppo 6 ci pensa Gascoigne a ravvivare il gioco (qui con l’irlandese Chris Morris)