Mondiali 1994: BRASILE

Crescendo Azzurro, Germania fuori

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Il magico Codino colpisce ancora: eliminata anche la Spagna

La Spagna nei quarti è un nuovo crocevia tattico per Arrigo Sacchi, che sostituisce lo spremuto Signori con Conte. Lo juventino si piazza a destra, dall’altra parte scala Donadoni. In avanti, Massaro e Roberto Baggio. Un centrocampo soprattutto podistico e un attacco senza punte classiche. Xavier Clemente, il Ct spagnolo, allestisce una formazione abbottonatissima, con Luis Enrique in avanscoperta e un “muro” a centrocampo cui partecipano anche l’ala Goicoechea e l’interno Baquero. Condizioni meteorologiche nuovamente proibitive: l’umidità, vicina al cento per cento, condensa una specie di nebbiolina che accoppiandosi al caldo torrido toglie le forze. Gli azzurri si aggrappano agli schemi e alla gagliardia fisica di Dino Baggio, che prima della mezz’ora, liberato appena fuori area da una prodezza di Donadoni, sgancia un siluro imparabile per Zubizarreta. Sarebbe fatta, ma nella ripresa un gran tiro di Caminero viene deviato da Benarrivo nell’angolino alto alla sinistra di Pagliuca.

Tutto da rifare. Sacchi, che ha già inserito Signori per Albertini, fa entrare pure Berti per il mediocre Conte, ma gli sforzi azzurri sembrano vani. Zubizarreta sventa oltre la traversa un tiro al volo di Tassotti, che in un corpo a corpo in area alza il gomito fratturando il naso a Luis Enrique senza intervento dell’arbitro. Costacurta devia di testa sulla linea un’in-cornata di Nadal, poi, di nuovo a due minuti dalla fine, ecco la svolta. Spagnoli sbilanciati in avanti, contropiede di Signori a servire in pallonetto Roby Baggio, che scarta il portiere, fugge sulla destra e infila rasoterra nell’angolo opposto. Come Rossi nell’82, Roby Baggio è risorto. Sacchi può vantare il merito di avere insistito su di lui, quando gran parte della critica ne chiedeva la giubilazione.

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All’Olanda non basta Bergkamp, passa il Brasile di Bebeto

Il confronto tra Olanda e Brasile delude solo nel primo tempo, speso dalle due squadre a guatarsi senza stuzzicarsi più di tanto. L’Olanda è complesso indecifrabile, con la difesa a rischio e l’attacco a tre punte: il lunatico Bergkamp al centro, il guizzante Overmars sulla destra e l’ariete Van Vossen a sinistra. Il Brasile ha sostituito lo squalificato Leonardo con Branco, ex terzino di Brescia e Genoa ormai in disarmo. Insomma, poco gioco, per i brasiliani in tenuta blu, e solita prodezza-gol, un lampo Bebeto-Romario. L’Olanda tenta l’assalto, il Brasile colpisce in contropiede con Bebeto, che scherza in palleggio il portiere e infila. Straordinaria la reazione arancione, con un uno-due di Bergkamp e Winter. Si profilano i supplementari, ma Branco si procura una punizione dal limite e la trasforma con una spaventosa spingardata mancina a pelo d’erba.

Per la sfida con la Bulgaria, Vogts schiera una squadra senza centrocampisti. Matthäus trasforma un rigore procurato da Klinsmann, poi emergono i bulgari, con una punizione di Stoichkov e un colpo di testa di Letchkov. Dal 1962 i tedeschi non mancavano una semifinale iridata.

Deludente l’ultimo “quarto”, giocato a scacchi da Romania e Svezia fino a dieci minuti dalla fine, quando Brolin su punizione dà la sveglia. I supplementari finiscono 2-2, ai rigori il portiere svedese Ravelli compie due prodezze su Petrescu e Belodedici. La Svezia è in semifinale dopo ventisei anni.

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Lo storico gol di Letchkov porta la Bulgaria in semifinale.