Mondiali 1990: Italia-Eire 1-0

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Schillaci ci prende gusto

Il centravanti juventino al quarto gol decide una gara che sul campo si è rivelata più difficile del previsto. Annullate due reti agli azzurri per fuorigioco molto dubbi. Nel finale Ancelotti e Serena al posto di Giannini e Baggio

Schillaci porta l’Italia davanti a Maradona. Totò è riuscito, di nuovo, a trovare la combinazione giusta che spalanca le porte della semifinale di martedì prossimo al San Paolo di Napoli contro l’Argentina. Una vittoria di misura cosi come misurata è stata la supremazia degli azzurri costretti a battagliare contro un ‘Eire che fino all’ultimo non ha mai abbassato la testa. Sembra di rivedere il rognoso inizio della partita con l’Uruguay, ma è solo un’impressione. La tattica uruguagia puntava ad ipnotizzare gli azzurri con un indolente ma preciso palleggio. Gli irlandesi con il pallone hanno una sbrigativa confidenza, ma hanno familiarità estrema con la potenza atletica e la spinta agonistica. E loro il gioco non lo addormentano ma anzi sanno tenerlo ben desto.

E sono cosi svegli i verdi del «compassato» Jackie Charlton, che se ne sta in piedi a fianco della panchina con il suo «spezzato» da maggiordomo, che gli azzurri non riescono a rubargli tempo, né spazio. Il dinamismo degli irlandesi fa piegare le ginocchia perfino a Franco Baresi. Il libero-monumento vacilla in più di un’occasione e con le sue impensabili figuracce fotografa la situazione. L’Italia è sballottata e in diverse occasioni schiacciata dall’inarrestabile rullo compressore irlandese. Gli azzurri cercano di spezzare l’aggressività dell’Eire rifugiandosi tra le braccia di Zenga. Ma i passaggi al portiere vengono bollali dai fischi del pubblico. Gli azzurri danno l’impressione di non averla «pensata» prima questa partita. Contro gli uruguaiani si vedeva che erano preparati ad «abbozzare» di fronte al gioco melinato dei sudamericani. Di fronte agli irlandesi appaiono sorpresi e un po’ storditi.

Ma contro chi corre e spinge più di te è complicato ragionare con calma. Al 24′ l’Eire potrebbe dare corpo alla sua supremazia con una classica azione britannica. Cross di McGrath, stacco e incornata di Quinn ma Zenga salva volando nell’angolo basso alla sua destra. Subito dopo Schillaci pareggia il conto: traversone di De Agostini, uno dei pochi che riesce a contrastare gli irlandesi sul loro stesso dinamico terreno, Schillaci spigola di testa e la palla sflora l’incrocio dei pali. E’ Baggio. invece, dieci minuti dopo a trovare il gol con una giocata da manuale ma il manuale del guardalinee dice che e scattato in fuorigioco. E’ roba da moviola ma l’arbitro annulla senza esitazioni.

Il quasi gol ha il potere di rendere meno approssimativa la manovra azzurra. Si prova e si riesce a superare la differenza di movimento nei confronti degli irlandesi e al 37′ avviene il sorpasso. Donadoni riceve da Giannini e al limite dell’area decide di assumersi la responsabilità del tiro. Ne viene fuori una saetta che fulmina il para-rigori Bonner. Il portiere irlandese respinge, poi barcolla e cade. Schillaci, il predone, non si lascia sfuggire l’occasione: arriva sulla palla e con un tocco di piatto destra trova la diagonale giusta che arriva al gol. Totò fa poker in questo mondiale e l’Italia si prepara a rilanciare al tavolo di Maradona.

Gli Irlandesi non sono tipi da lasciarsi spaventare da uno 0-1 e quando tornano in campo riprendono a caricare a caricare alla loro maniera, ma l’Italia trova il modo, attingendo alle riserve atletiche di tenere botta.
Ci vorrebbe un secondo gol per schiodare del tutto il risultato e Schillaci ci prova «dissaldando» la traversa di Bonner. E’ il 53′ punizione per l’Italia: Giannini tocca per Totò che fa partire una bordata che farà sicuramente saltare il contachilometri del Telebeam. La palla cozza sotto la traversa e poi si schiaccia sulla linea di porta mentre l’incredulo Bonner osserva instupidito.

Il ritmo della partita è sempre alto e diversi azzurri marciano con la spia rossa accesa. Il Principe che non ha mai avuto in questo mondiale l’opportunità di tirare il fiato, boccheggia come un comune mortale. Anche Baggio in una corrida dove ha avuto poco spazio per «toreare» accusa la fatica. Vicini dopo una ventina di minuti richiama in panchina Giannini e fa entrare Ancelotti. Visto che non si riesce a sfondare e logico sfruttare le doti tattiche del milanista per amministrare il vantaggio. Poi è la volta di Serena messo dentro per cercare di rendere più cauti gli scatenati irlandesi. E proprio lui a cinque minuti dalla fine ha l’occasione per mettere ko gli ostinati ragazzi di Jackie Charlton, che continua a seguire la partita sempre in piedi agitandosi e sbraitando nei confronti dell’arbitro, ma il tiro dell’Aldo fuggito in contropiede viene respinto dal corpo di Bonner in uscita.

Bisogna ancora stringere per gli ultimi interminabili minuti e ci pensa il fino ad allora anonimo arbitro portoghese a dare un tocco di trihilling. Il signor Silva prima annulla un gran gol di Schillaci volato via in contropiede fischiando un inesistente fuorigioco e poi fa ripetere una punizione agli irlandesi a tempo ormai scaduto. Ma riesce solo a dare un pizzico di gusto in più ad un successo sofferto ma alla fine meritato. Non la pensa certo allo stesso modo Jackie Charlton che alla fine per sfogare la sua rabbia strappazza un paio di cameramen. Ma non diceva che gli interessava soltanto la pesca?

Vicini: «Non chiedo favori, protesto»

Vicini, all’inizio è stata una partita brutta, sofferta. molto lottata. E l’ha aperta, in un qualche modo schiusa, ancora Schillaci.
«Sì, è stata una partita difficile. Com’era prevedibile, gli irlandesi hanno tenuto il campo con grande tenacia dall’inizio alla line. Il nostro successo, se possibile, in questa circostanza può assumere addirittura un valore maggiore Ora comunque siamo in semifinale, male che ci vada finiamo tra le prime quattro. Un primo risultato importante l’abbiamo insomma già ottenuto. Per quanto mi riguarda, devo dir grazie alla squadra, incredibile nella sua generosità, e al pubblico dell’Olimpico, che ha fatto un tifo straordinario anche quando la partita stava prendendo una piega poco allegra. Poi, forse, e il caso di dire qualcosa su Schillaci…»
Cosa?
«Beh. sapete che io non parlo mai dei singoli, mi piace fare commenti solo sulla prestazione della squadra. Però io credo che nessuno possa stupirsi se io dico che Schillaci ha giocato un’altra grande partita. Ha giocato con coraggio, con abnegazione, con costanza. Ha segnato un gol bello perchè astuto. Poi ha anche colto una traversa calciando con clamorosa potenza una punizione dal limite. Schillaci può diventare il protagonista assoluto di questo mondiale».

Schillaci, per la verità, proprio allo scadere dello partita, ha anche segnato una altro gol che un guardalinee ha però visto irregolare.
Il guardalinee deve aver scoperto Schillaci in fuorigioco. Poi lei, signor Vicini, su quel guardalinee si è avventato strillando e agitando le mani. Cosa è andato a dirgli?
«Sentite una cosa: io non parlo mai degli arbitri, dei loro eventuali errori. Ma un errore cosi… cosi netto, voglio dire, è intollerabile. Noi non vogliamo lavori, e anzi, qualche torto l’abbiamo anche subito. Però, accidenti, la squadra deve essere tutelala, lo voglio che i ragazzi quando scendono in campo si sentano tutelati dalla terna arbitrale. E l’errore commesso dal guardalinee sull’azione di Schillaci, date retta a me. è intollerabile».
A un certo punto della partita, ha inserito prima Ancelotti e poi Serena. Perchè?
«Perchè con Carletto volevo dare al controcampo più forza, una certa robustezza che mi sembrava servisse. Quanto a Serena, l’ho mandato dentro per similare la sua abilita nel gioco aereo. I suoi colpi di testa potevano tornarci utili. E in effetti, un paio di testa giuste le ha anche date, Aldo».
Vicini, lei crede che questa Nazionale abbia raggiunto il suo massimo livello di espressione? Insomma, per come gioca, per come sa soffrire e uscire da certe situazioni complicate, questa Nazionale può già essere considerata al massimo della condizione?
«In un certo senso si, Nel senso, cioè, che se andiamo a controllare tutte le occasioni creale nelle cinque partite fin qui disputate, è chiaro che la squadra c’è, c’è molto bene sul campo. Purtroppo, però, qualche occasione avremmo dovuta sfruttarla meglio. Qualche gol in più, insomma, ci sarebbe stato bene. Non tanto per il rumore di un risultato più largo, ma proprio perchè vantaggi più larghi ci avrebbero permesso di giocare con maggior tranquillità e un po’ più al risparmio. Questa squadra, io ve lo ripeto, sta spendendo molto. Qualcuno dei ragazzi comincia ad essere stanco, io sono preoccupato».
E martedì c’è già la semifinale con l’Argentina.
«Due giorni di riposo ora mi sembrano pochi, pochissimi. Sono una manciata di ore. Ma dobbiamo farcele bastare».

A Napoli, contro l’Argentina di Maradona. Può subentrare un po’ di disorientamento, la gente farà il tifo per la nazionale?
«Io credo che i tifosi napoetani sono italiani, innanzituto. Non lo dimenticheranno, ne sono sicuro, Questo è un campionato del mondo, non un campionato nazionale. Faranno il tifo per noi i napoletani. Faranno il tifo per la Nazionale, come hanno sempre fatto».
Vicini è stanco. Ha la voce piena di raschi, chiede di andar via. Lascia il presidente della Federcalcio, Antonio Matarrese. Che non ha le stese idee del cittì, sugli arbitri.
«Sì, ho sentito quello che ha detto Vicini, però io, in tutta sincerità, devo dirvi che l’Italia non m’è sembrata penalizzata dagli arbitri in questi mondiali. Noto, invece, che gli azzurri sono seguiti con enorme affetto da tutta la nazione. A questo punto è doveroso sperare qualcosa in più del semplice piazzamento tra le prime quattro».

Il Tabellino

Roma, sabato 30 giugno 1990 ore 21.00
ITALIA – EIRE 1 – 0
Reti: 38′ Schillaci
Italia: Zenga, Bergomi, Maldini P., Baresi F., Ferri, De Agostini, Donadoni, De Napoli, Schillaci, Giannini (Ancelotti 64), Baggio R. (Serena A. 71) Allenatore: Azeglio Vicini
Eire: Bonner, Morris, Staunton, Moran, McCarthy, Townsend, McGrath, Houghton, Aldridge (Sheridan 78), Sheedy, Quinn (Cascarino 53) Allenatore: Charlton
Arbitro: Silva Valente (Portogallo)

Le Pagelle

ZENGA 6
Aveva meritato molto più della sufficienza con alcune parate che avevano sbrogliato complicate situazioni difensive, ma poco prima del fischio finale con una uscita da farfallone spaurito ha rischiato di compromettere lutto. Non sarebbe stato certo un bel modo per festeggiare la sua quarantesima partita in maglia azzurra. Si può consolare con il suo record di imbattibilità che si allunga sempre più: ora e a quota 913 minuti.
BARESI 6
Anche i miti possono farsi piccoli, piccoli. Vederlo sbagliare facili appoggi e normali recuperi e stata un’esperienza nuova, anche se non piacevole a vedersi. La personalità, comunque, non é da supermercato e con rabbiosa determinazione è riuscito alla fine a ritrovare, anche se non completamente se stesso. Provvidenziali alcune sue zampate dilensive, anche se non eleganti e sicure come ci ha abituato a vedere.
BERGOMI 6
Una partita appena sufficiente la sua che rispecchia la serataccia complessiva della difesa azzurra. Non ha combinalo niente di irrimediabile ma quanto affanno ha messo in mostra per cercare di tamponare la situazione.
FERRI 6
Contro quel lungagnone di Quinn a volte è sembrato piccolo, piccolo. Il suo proverbiale, perentorio stacco di testa e stato ridimensionato dalle incornale dell’irlandese. Questa volta non è riuscito a condune il match con il diretto avversario a suo piacimento. E stato costretto ad incassare qualche colpo ma ne ha restituiti anche diversi. Alla fine ha strappato una sufficienza
stiracchiata.
MALDINI 6,5
In una serata dove la difesa ha messo a repentaglio il suo consolidato blasone d’eccellenza. Lui, proprio lui, che finora aveva fatto la parte del fratello minore ha trovato il modo di farsi valere. Il calcio britannico, con quel suo modo arrembante di attaccare, evidentemente esalta le sue qualità di difensore elegante ma sensibile alla battaglia.
DE AGOSTINI 7
Battaglero per natura ha trovato il clima adatto per mettersi in mostra. A differenza dei suoi compagni è stalo sempre in parità, sin dall’inizio. Aggressivo e tempista quando si è tratta di arginare gli attacchi avversari e poi subito pronto a lanciarsi nelle sue classiche fughe lungo la fascia.
DONADONI 7
l ritorno che ci si aspettava. In una partita tosta che rischiava di compromettere la sua tecnica raffilata, ha trovato il modo di inserirsi alla grande. Da lui sono partite le iniziative più ficcanti e suo è il decisivo prologo al gol di Schillaci. Un gran tiro bello per ideazione ed esecuzione che Totò ha rilinito in capolavoro.
DE NAPOLI 6
Rambo stavolta ha dovuto cedere le armi di fronte ai possenti irlandesi. Poche volte è riuscito a farsi vedere nel cuore di un’azione. Ha speso la sua partita in un massacrante lavoro di trincea e il «soldo» se lo e guadagnato, davvero, con il sudore della fronte.
GIANNINI 6
Una sufficienza che sfruita il patrimonio accumulato in questo mondiale, ma in verità il Principe ieri sera ha arrancalo parecchio. Forse sconta anche il fatto di non aver potuto finora tirare il fiato e la poca freschezza gli ha appannato le idee.
SCHILLACI 7,5
Questo mondiale lo sta consacrando come giocatore di classe intemazionale. Finora si poteva pensare che si reggesse solo sull’istinto, sul rabbioso fiuto del gol, ma la rete che spalanca all’Italia le porte della semifinale è di quelle da campione assoluto. Ha seguito come al solito gli sviluppi del tiro di Donadoni e si è trovato sulla palla al momento giusto, ma ha trovato anche il tempo di ragionare e di trovare una soluzione tecnicamente fredda ed elegante al tempo stesso.
BAGGIO 5,5
Con tutto la squadra che teneva la partita con le unghie e con i denti non poteva sperare nel supporto atletico e tattico di cui ha bisogno per esprimere la sua fantasia. Ha provato con molta volontà ad entarre nel gioco ma senza troppi risultati.
SERENA (dal 71′) 6
Una ventina di minuti per lui, da spendere soprattutto per intimorire gli scatenati irlandesi. Si è dato da fare ed è arrivato ad un passo da spaventarli davvero i «verdi-. Una gran bella sgroppata in contropiede conclusa con un tiro che il portiere Bonner ha parato fortunosamente con il corpo.
ANCELOTTI (dal 64′) 6
Chiamato a dare il suo contributo di razionalità in una partita vissuta con l’acqua alla gola ha trovato il modo, nonostante il poco tempo a disposizione, di dare un onesto contributo.