MORENA Fernando: il Re del Peñarol

Il massimo goleador del calcio uruguaiano ha dato il meglio di sé coi colori del Peñarol, Club al quale è indissolubilmente legato nonostante da bambino tifasse per il Nacional


Nato il 2 febbraio del 1952 a Montevideo nel barrio di Punta Gorda, Morena vide la luce nella casa dei genitori, perché non ci fu il tempo di raggiungere la clinica più vicina. Nel 1957 la famiglia Morena si trasferì a Punta Carretas dove Fernando trascorse gran parte dell’infanzia e dell’adolescenza. Iscritto nel collegio di San Francisco de Salles, il futuro re del gol se la cavava senza particolari sofferenze come studente ma in testa aveva già il chiodo fisso del pallone, da prendere a calci ogniqualvolta gli era possibile. Morena giocava semplicemente perché gli piaceva, senza pensare a facili guadagni o a una smisurata popolarità come invece fanno i ragazzi del Duemila.

Era un’epoca in cui il calcio era teletrasmesso con il contagocce e Fernando si recava spesso e volentieri al campo del Defensor, semplicemente perché era il più vicino da raggiungere. Iniziò in una squadra di pulcini e durante una trasferta a Buenos Aires, quando aveva appena 12 anni, ricevette una proposta dal Vélez Sarsfield che si offri di pagargli il collegio: non se ne fece nulla perché il padre non volle. A tutto pensava Morena senior, meno che il figlio sarebbe diventato un calciatore di successo.

Mentre frequentava il liceo, Morena giocava nella quinta divisione del Racing dove già militava un compagno di classe. Ma “El Nando” era troppo bravo e circa due anni dopo (nel ’69) approdò al River Plate di Montevideo in cui debutto a 17 anni, approfittando degli infortuni che avevano falcidiato la squadra. Del River Morena diventò presto l’anima e conobbe le prime convocazioni nella Celeste. Il River Plate gli stava stretto e nel gennaio del ’73 si trasferì al Peñarol.

Morena, che da bambino tifava Nacional come il padre, scelse il Peñarol semplicemente perché gli offriva la possibilità di giocare da centravanti, con il numero nove sulle spalle, mentre nell’arci-rivale sarebbe stato impiegato da “punterò izquierdo”, cioè da ala sinistra. Un motivo apparentemente futile fece la storia, non solo quella di Morena ma anche quella del Peñarol, che in breve tornò a essere un colosso dell’intero calcio sudamericano.

Con Morena in campo i gialloneri spezzarono l’egemonia del Nacional, vincendo ben cinque titoli nazionali tra il ’73 ed il ’79 oltre a numerosi tornei internazionali, diversi dei quali vennero conquistati in Spagna, compreso il prestigioso Teresa Herrera che il Peñarol si portò a casa nel ’74 e nel ’75. La Spagna si innamorò di questo implacabile goleador e Morena scelse proprio la Spagna dove approdò nell’agosto del ’79 per vestire la maglia del Rayo Vallecano, che grazie al suo ingaggio raggiunse la cifra record di diecimila soci.

Poi passò al Valencia in cui militò dal luglio 1980 fino al maggio 1981, formando una coppia particolarmente temibile e spettacolare con l’argentino Mario Alberto Kempes, eroe del Mondiale ’78. Morena lasciò l’Europa seguendo il richiamo del cuore e tornò al Peñarol dopo aver realizzato 20 reti nella Liga con il Rayo e 16 in 31 gare con il Valencia, in cui firmò anche 4 reti in 3 gare nella Coppa del Re e 4 reti in 6 gare nelle coppe europee, compresa quella che consegnò alla squadra allenata da Alfredo Di Stefano la Supercoppa 1980 contro il Nottingham Forest.

Per riportarselo a casa il Peñarol sborsò più di un milione di dollari, un investimento che si rivelò molto indovinato. Con i gol di Morena, il club aurinegro vinse subito il titolo nazionale, bissandolo nell’82, anno in cui tramutò la storia in leggenda. “El Potrillo”, soprannome che si conquistò per l’impetuosità dentro le aree di rigore, fu ancora una volta il protagonista numero uno di una squadra che comprendeva nomi importanti come Diogo, Olivera, Bossio, Montelongo, Saralegui ma soprattutto l’ala Ramos e l’interno brasiliano Jair, autore del primo gol nel 2-0 contro l’Aston Villa a Tokyo nella finale dell’Intercontinentale ’82.

Se Jair fu la stella quel match, a trascinare il Peñarol in Giappone ci pensò il solito Nando, firmando la rete del trionfo nella Libertadores a Santiago contro il Cobreloa. Correva l’89 minuto quando Morena smorzò un tiro di Ramos, entrò in area e fulminò Wirth con un tocco morbido.

Fu quella la rete più importante della carriera del goleador più prolifico tra tutti i calciatori uruguaiani: 667 reti (tutto compreso, anche le amichevoli) che hanno frantumato un ’ impressionante serie di record. Nella Liga uruguaiana ha realizzato ben 264 gol in 309 gare (media di 0,85 a partita), vincendo addirittura per sette volte (sei consecutive) la classifica dei marcatori, stabilendo il record di reti in una sola stagione (36 in appena 21 gare nel ’ 78) e in una sola gara (7 contro l’Huracan Buceo il 16 luglio ’78). Morena è stato il cannoniere che ha segnato di più contro il Nacional (27 reti di cui 13 in 11 gare di campionato con 7 vittorie e 4 pareggi). Inoltre ha il record di 36 segnature in 32 match nella “Liguilla” che all’epoca si disputava per dare l’accesso alla Libertadores, torneo in cui è il secondo marcatore di sempre con 37 reti in 77 gare, dietro soltanto all’ecuadoriano Alberto Pedro Spencer, altra grande figura del Peñarol, che è a quota 54. Morena ha disputato dieci edizioni della Libertadores tra il ’73 e l’86, anno
in cui chiuse con il Peñarol dopo una stagione nel Boca Juniors e si è laureato capocannoniere in tre occasioni: nel ’74 con 7 reti, nel ’75 con 8 e nell’82 con 7.

In nazionale debuttò il 27 ottobre ’71 segnando un gol nel 3-1 sul Cile e realizzando in totale, tra gare ufficiali e amichevoli, 42 reti. Con la Celeste conquistò la Coppa America nell’83 dopo averla trascinata a suon di reti a Germania 74, dove però l’Uruguay deluse. Benché oltre a Morena ci fossero i vari Mazurkiewicz, Luis Garisto, Pablo Forlan, Ricardo Pavoni, Luis Cubilla, Pedro Rocha e Victor Esparrago, la nazionale diretta da Roberto Porta venne eliminata pagando a caro prezzo le sconfitte subite per mano dell’Olanda e della Svezia. Una delusione amplificata dal fatto che Morena nell’occasione non riuscì a segnare neppure una rete.

Mancino, gran colpitore di testa e con l’istinto di un cobra dentro le aree di rigore, Fernando Morena è stato adorato dall’hinchada aurinegra e lui ha adorato un club di cui ancora oggi è grande tifoso. Carattere schivo, “El Nando”, che ha disputato l’ultimo match il 6 agosto dell’86 contro il River Plate argentino, possiede grandi valori morali e ha sempre evitato i rapporti con dirigenti e procuratori.

Morena, che è stato inserito nel top 11 della storia del calcio uruguaiano, si è trovato a guidare una squadra in silenzio stampa perché votata come la peggiore di sempre. Si è preso molti rischi ma lo ha fatto perché le sorti della squadra Mirassol gli stanno profondamente a cuore: Morena spera di invertire la rotta e sarà lui a capire quando avrà fatto il suo tempo e dovrà cedere il testimone.
Fernando Morena ha giurato amore e fedeltà al Peñarol per tutta la vita, dimostrando ciò che vale anche come uomo e non soltanto come giocatore.
È stato ed è semplicemente il più grande di tutti, almeno in casa dei Girasoli.

  • Testo di Andrea Colacione
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