Oreste Del Buono: cronache spagnole

26 giugno 1982: Ma i brasiliani non siamo noi

logo82-bar-address-wpQualcosa è migliorato senz’altro. Piedi buoni vivacemente discussi dopo la loro prima apparizione al Mundial si sono rivalutati nelle due partite successive. Maradona si è rimesso in corsa subito con l’Ungheria, portando alle stelle per complicità e contagio il suo compagno di nazionale Bertoni, i cui piedi buoni non sempre si sono affermati per tali nel campionato italiano. Il che fa pensare che Antognoni non sia il compagno di squadra ideale in maglia viola per il combattivo Daniel. Boniek, sospettato di acquiescenza traditrice nei confronti dei futuri compagni di squadra in maglia bianconera, dopo Italia-Polonia, e addirittura imputato di broccaggine e chissà quale ulteriore infamia, dopo Polonia-Camerun, nella terza partita con il Perù, è d’improvviso esploso. Uno dei suoi piedi pur restando buono era un poco malconcio, finalmente è andato a posto, e dato che la classe c’è, c’è stata, la lezione in campo, e lo scorno per i frettolosi becchini. Chi, però, non si lascia impressionare neppure dai guai fisici e continua a risplendere è Rummenigge, il numero uno d’Europa in questo Mundial, ha riportato a galla la Germania dopo la meritatissima sconfitta con l’Algeria e risulta almeno alla pari con i conclamati brasiliani, tra cui pure Zico si è messo in grande luce, al fianco di Falcao. Ma i brasiliani non sono di questo mondo, di sicuro: di sicuro, sono arrivati tra noi da altri mondi per dimostrarci come si potrebbe giocare al calcio, se si fosse brasiliani. Non siamo brasiliani, malauguratamente, e il nostro Conti, dopo aver segnato in modo magnifico, addirittura brasiliano, contro il Perù, contro il Camerun è incappato in una giornata così nera da riproporre sospetti sulla bontà dei suoi piedi. Per consolarci con italiani o comunque passabili per quasi italiani, esempi viventi ed edificanti che, in fondo, il nostro campionato non sempre riesce a deprimere chi è bravo, bisogna seguire quello che fanno, oltre al citato Bertoni, l’avido di gol Schachner. Non parliamo, per favore, di Jordan, il cui comportamento da fuoriclasse e la sensazionale segnatura nel corso di Scozia-Urss hanno provocato crisi di nervi e mezzi infarti tra i tifosi milanisti che non riuscivano a riconoscere in quell’asso pieno di voglia di giocare il loro centravanti rinunciatario e scarsamente combattivo. Avrà una certa dose di colpa il Milan, d’accordo (come nel caso di Bertoni, ha una certa dose di colpa Antognoni) ma insomma…