Oreste Del Buono: cronache spagnole

29 giugno 1982: Dopo le liti, ecco l'Argentina

logo82-bar-address-wpSe si può giudicare dalla vigilia, Italia-Argentina dovrebbe essere una partita combattuta. I ragionieri, nel senso di giocatori del passato, italiani contro i futuristi, nel senso di giocatori dell’avvenire, argentini, è un tema di scontro abbastanza avvincente di per sé. Ma il tono dell’attesa si è andato alzando. E’ finito addirittura il silenzio dei calciatori azzurri con i loro giornalisti. E’ finito non perché si siano riconciliati, ma perché hanno preso a insultarsi vivacemente. Chiedo scusa, ma, considerate le circostanze, preferisco le parolacce e gli inviti a compiere atti non del tutto edificanti, tutto è meglio del silenzioso slow degli ultimi giorni. E’ successo cosi. Campo di allenamento a Gava, nei pressi di Barcellona. Molti fotografi, giornalisti, radiocronisti e telecronisti Italiani presenti per tempo ai margini, in attesa che una qualche incrinatura si apra nel fronte del mutismo azzurro. Entrano, finalmente, i calciatori. Gentile e Dossena, in vena di scherzi, chiamano in campo un radiocronista. Ezio Luzzi, molto noto agli ascoltatori italiani di Tutto il calcio minuto per minuto perché, seguendo la Serie B. ha l’abitudine di interrompere le radiocronache di Serie A di Enrico Ameri e di Sandro Ciotti, con futilità dei cadetti. Gentile e Dossena fanno finta di parlare a Luzzi, ma aprono e chiudono la bocca senza rumore, accigliandosi o aprendosi al sorriso senza motivo. Lo scherzo è capito da qualche giornalista, non da tutti, perché negli ultimi giorni la tensione tra azzurri e loro cantori si è esasperata. Poi sopraggiunge Tardelli e invita un altro giornalista a venir fuori. E’ prescritto che ogni bel gioco debba durare poco, e bisognerebbe dar più credito al proverbi che sono la saggezza dei popoli dissennati. Tardelli, del resto, ha una sua brutta fama con i giornalisti. Sarà perché è toscano, e i toscani sono naturalmente malelingue. Ma è toscano anche il giornalista Mario Sconcerti, e reagisce. Botta e risposta in puro stile toscano. Tardelli si sfoga. Sconcerti pure. Non usano mezze parate, allusioni che non si possono capire. Gli altri giocatori e gli altri giornalisti stanno a sentire, un poco imbambolati dall’afa. Sconcerti dice che non è dignitoso litigare in pubblico. Se debbono far fuori la faccenda, possono uscire dallo stadio. Ma fa troppo caldo, si soffoca. E’ molto che si trovi l’energia per testimoniarsi la maggior avversione possibile. Comincia l’allenamento, più tardi Tardelli e Sconcerti si rincontreranno, avranno una spiegazione, resteranno tutti e due della loro opinione ma si stringeranno la mano per la forma. E cosi giocatori e giornalisti si rimescoleranno insieme. Ufficialmente il fronte del mutismo non è stato abrogato. Ma, qualche parola, l’hanno pure scambiata, insomma il silenzio continua all’italiana, il che significa che non è più silenzio. Come nei litigi tra innamorati. Dopo la proclamazione della rottura definitiva, ci si toglie la parola. Qualcuno soffre di più, qualcuno di meno, ma tutti e due si soffre. E poi, ecco, si riattacca a parlare, magari litigando, rinfacciandosi torti reali o presunti, minacciando sconquassi e catastrofi, ma in pratica rallegrandosi per aver ristabilito il contatto. Giocatori e giornalisti sono imbarcati da troppo tempo, da un’eternità, sulla zattera di Bearzot. Il problema è utilizzare questa forza che si è constatato esistere, questa riserva di energie disponibili per I’aggressione contro l’avversario assegnatoci dalla roulette del Mundial, delle pastette riuscite e degli incassi mancati. Se gli azzurri, chi più chi meno, perché non tutti sono toscani, si sentono come Tardelli, i ragionieri difensori del passato potrebbero mettere persino in difficoltà i futuristi fautori dell’avvenire. Un’illusione penosa? Sulla carta, magari sì. Ma io sono toscano e durante l’incidente al Campetto di Gava, mi sono sentito quasi coinvolto. Per una parte e per l’altra. Contro una parte e contro l’altra. L’importante è non cedere alla pigrizia, alla mollezza, all’ignavia della sfiducia. Forza, Italia. Farò, sempre a tempo c prendermela con te, se ancora una volta ci deluderai…