Oreste Del Buono: cronache spagnole

30 giugno 1982: Azzurri incredibili, battuta l'Argentina

logo82-bar-address-wpCe l’hanno fatta. E bene. Hanno avuto ragione loro. Cos’altro c’è da dire? Che avevamo tutti, con pochissime eccezioni, torto a dubitare? Che il silenzio si addice ai giornalisti ancor più che ai giocatori? L’energia dimostrata l’altro giorno in allenamento in un litigio con un rappresentante dell’odiata stampa, Tardelli l’ha ridimostrata anche in partita, segnando proprio lui il primo gol della vittoria azzurra. L’Italia ha maltrattato l’Argentina più di quanto avesse fatto il Belgio nella partita inaugurale di questo Mundial, la squadra dei ragionieri ha presentato i suoi conti all’incanto, i fantasisti sono stati sbaragliati. Il nostro vecchio calcio ridicolo ha umiliato l’osannato calcio del futuro. Cabrini ha segnato il secondo gol. E il risultato avrebbe potuto essere anche più grosso. In questo momento di confusione e pentimento per la stampa italiana, mi sento, nonostante tutto, felice. Ma io sono felice soprattutto per i tifosi italiani che sono venuti fin qui in Spagna, veramente felice per loro. I tifosi italiani in Spagna all’inizio venivano chiamati «tiffosi» ed erano i primi arrivati a Vigo. Ormai qui a Barcellona essendosi raddoppiati e moltiplicati secondo gli impulsi del cuore non certo della ragione, sono diventati «tiffossi». I tifosi la notte della vigilia si sono trovati a mal partito sulle Ramblas dominate dalla «torcida» brasiliana, pudiche danze dei ragazzi e delle ragazze in maglia gialloverde che avevano invaso Barcellona. Non avevano pronto i nostri un repertorio originale, hanno gridato semplicemente viva l’Italia. Ma i ritmi e le frenesie del sostenitori del Brasile hanno coinvolto pure loro come hanno coinvolto sulle Ramblas i pappagalli, i canarini e volatili ordinari e preziosi in offerta, i pensionati dignitosi in contemplazione del passare del tempo, gli accattoni fantasiosi che più che al denaro da estorcere badano alle storie con cui giustificare l’estorsione, i venditori di qualsiasi cosa dai fiori ai fogli di poesia libera o obbligata, i camerieri del tanti caffè all’aperto insieme con i loro clienti, i buoni borghesi in cerca di qualche distrazione, le drogate e i drogati che non parlano, ma ostentano le braccia magre maculate di punture, i travestiti cosi sfacciatamente ed esasperatamente donne. I tifosi italiani hanno ballato e cantato tutta la notte e quando sono arrivati allo stadio Sarria dell’Espanyol erano molto stanchi, affaticati dal caldo. Lo stadio Sarria pare sghembo, storto, è comunque sgraziato e angusto. Somiglia un poco al vecchio Flaminio e le case intorno sono irte di spettatori abusivi come a Marassi. La cornice adatta per questo incontro del gruppo latino. Messaggi dalla patria sugli striscioni occhieggianti sugli spalti: Club Italia Passamaneria Toscana, Forza Azzurri Bar Civili Livorno; Ciccio segna per noi. I tifosi della squadra azzurra, questa razza che verrà studiata nei manuali di sociologia per quanto stanchi, provati dalla trasferta in terra straniera, hanno trovato la forza di cantare solennemente l’inno nazionale all’inizio della partita. Fratelli d’Italta, l’Italia s’è desta… hanno attaccato e poi si sono fermati. E difficile, sia pure per dei maniaci del calcio, cantare roba come l’elmo di Scipio, l’elmo di Scipio di cui l’Italia s’è cinta la testa. Il seguito dell’inno è stato eseguito a bocca chiusa nel supremo anelito della passione. Ma le bocche si sono spalancate più tardi. La partita era cominciata se non malamente duramente, agramente, e opacamente. Gli azzurri riuscivano a non far giocare gli argentini, ma si temeva che non ci fosse qualcosa di più del soltto 0-0 già registrato nelle precedenti partite dell’Italia con la Polonia e con il Perù. Ma nel secondo tempo d’improvviso l’incantesimo del pareggio obbligatorio s’è sciolto. Ha segnato Tardelli un gol proprio in perfetta azione di gioco, e in una grande azione di gioco, un’azione veramente da ricordare e poi tutta la squadra è andata avanti combattendo non solo da pari a pari con quell’Argentina, ma combattendo con la coscienza di una superiorità. Quando è arrivato il secondo gol di Cabrini gli azzurri hanno esultato in campo mentre i tifosi coglievano la loro vittoria. Cos’altro aggiungere? Un giornale celebre in Spagna, El Pais scriveva che si è portati a vedere in certi uomini abbastanza pedestri nazioni intere, vicende passate a magari future. In Ardiles e Maradona, ad esemplo, il tango, gli osei con polenta, e Borges e il dramma delle Malvinas, in Antognoni e Conti il Canal Grande, cosi ha scritto il giornale, le Brigate rosse, il Papa di Roma; la scelta degli elementi rappresentativi dell’Italia è del brillante collaboratore del miglior giornale di Spagna e lascio a lui ogni responsabilità, pur non rinunciando a meditare su quale idea abbiano di noi all’estero. Rimescolati nel prato dello Stadio Sartia il tango, gli osei con polenta, Ardiles e il Papa di Roma, il dramma delle Malvinas e le Brigate rosse, Antognoni e Borges, il Canal Grande e Maradona. Cosa ne è uscito? E’ uscita questa vittoria dell’Italia che impone definitivamente il silenzio alla stampa, non il silenzio degli azzurri con la stampa, ma silenzio della stampa scornata. Potranno da qui in avanti parlare solo i giornale amici.