Oreste Del Buono: cronache spagnole

23 giugno 1982: La pericolosa allegria del Camerun

logo82-bar-address-wpUn giornalista italiano in vena di delazioni spinge la propria diligenza sino a domandare a Jean Vincent, il cinquantaduenne allenatore del Camerun: «Molti del suoi giocatori, Kunde. eccetera, hanno già mostrato una grande capacità di tiro da lontano. Sono tiratori formidabili. Lei lo sa che il portiere della nostra Nazionale, Zoff. soffre abbastanza sui palloni da grande distanza?…». Prima che l’intervistatore abbia finito di formulare la domanda, l’ex grande nazionale francese ha aumentato per allegria le rughe della sua bella maschera antica, la faccia da statua abbronzata. Ride, rallegrandosi per l’aria di festa che il vento ha provvisoriamente portato nel Balaidos scacciando qualche nube. Dato che ancora piove a Vigo, è bene approfittare di qualsiasi illusione di sole. «L’ho sentito dire…» dichiara Vincent. L’allenamento del Camerun al Balaidos è stato tutto dominato dall’allegria. I grandi negri di Vincent hanno confessato ancora una volta la loro voglia di giocare e il divertimento che provano a giocare. Al primo colpo d’occhio fanno davvero paura, se si pensa ai nostri pallidi ragazzi reclusi nella Casa del Baron. Un colpo d’occhio che richiama un poco quello concesso al capitano americano Amasa Delano, quando mise piede sulla nave in cui il capitano Benito Cereno era tenuto prigioniero dalla ciurma nel capolavoro omonimo di Herman Melville. Ma è solo il primo colpo d’occhio, Vincent non è un Benito Cereno, non è certo prigioniero della sua squadra, non ha la minima angoscia per il futuro. Tanto che non esita ad annunciare la sua formazione per lo scontro con l’Italia. «Sarà la squadra del secondo tempo della partita con la Polonia Poi si vedrà». Jean-Pierre Tokoto, età dichiarata trentatré anni, ma si bisbiglia qualcosa di più, è l’asso internazionale del Camerun. Ha giocato molto in Francia, una lunga carriera, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove milita nel Jacksonville di Filadelfia. E’ arrivato da un torneo di calcio indoor, e, quindi, non ha potuto essere immerso subito nel calcio all’aria aperta. Un altro punto di forza della squadra sarà indubbiamente il libero Onana. Elio Onana non era titolare del ruolo prima di questo campionato mondiale. Il libero era un altro, che era anche capitano del Camerun. Ma Thomas N’Kono, il portiere, ha voluto a tutti i costi Onana davanti a sé per sentirsi più sicuro e protetto. E Onana è diventato ti libero, perché a N’Kono nessuno resistere e N’Kono, già che c’era, è diventato il capitano del Camerun. Nella vita privata, diciamo meglio non calcistica, Onana è quello che gli accompagnatori ufficiali della sua Nazionale definiscono un funzionario dell’amministrazione territoriale, in parole povere una guardia carceraria. L’ideale del gioco difensivo; un secondino che fa il terzino, un terzino che è anche un secondino. E, ovviamente, c’è N’Kono, il superportiere supercapitano che non fa che ricevere superofferte da Belgio, Francia, Spagna e chissà quante altre nazioni, anche se non ha ancora provato come se la cavi veramente nelle uscite alte. N’Kono rappresenta la magia, il genio, la mistica, la mistificazione e l’ingiustizia del Camerun a questo Mundial. Pare che la sua arte istrionica tenga in ombra il portiere di riserva Antoine Bell di cui si dicono meraviglie. Ma nell’allenamento il tenebroso gigante Bell, a cui lo stare nell’ombra ha evidentemente aggiunto nero su nero, non ha mostrato di prendersela troppo. Non giocava in porta, e cercava di segnare a N’Kono. Era un gigante tra i giganti scatenati a rincorrere la palla e a contrastarsi vigorosamente ed elasticamente. Il solito giornalista italiano delatore e disfattista domanda a Vincent: «Quali sono secondo lei i punti deboli dell’Italia?…». Questa volta l’antica maschera di bronzo strizza addirittura un occhio, in un misto tra compassione e complicità. «Ve li dirò a partita finita». Promette o minaccia. La clamorosa sopraffazione del Perii da parte della Polonia ci induce a sospettare che si tratti proprio di una minaccia. La minaccia che Vincent a partita finita, possa confermarci cose che sappiamo. Ma, animo, calma e sangue freddo: dopo tutto, noi, la Polonia, l’abbiamo già incontrata senza danni…