Pier Luigi Brunori: La versione dell’arbitro

Perché nessun calciatore a carriera finita passa a fare l’arbitro? Domanda – e conseguente risposta – ci dicono molto di come il calcio sia vissuto in Italia e di come le regole siano tradizionalmente e culturalmente poco rispettate nel nostro paese.

Il romanzo “La versione dell’arbitro” di Pier Luigi Brunori (Radici Future, 248 pagine, 15 euro) è il primo tentativo di dare forma a questo trapasso sportivo che farebbe immensamente bene al pallone nostrano.

Roberto, bomber della LegaPro (l’ex serie C) subisce la classica nemesi: un suo gol alla Baggio – idolo di famiglia – viene annullato dall’arbitro: «Lei, signore, mi ha voluto umiliare perché è invidioso, gli arbitri sono invidiosi perché non ci sanno fare con il pallone», è l’inizio della sua protesta. Protesta che poi trascende in un colpo al suo rivale nella classifica dei cannonieri del campionato e ne provoca una lunga squalifica che diventerà il suo addio al calcio giocato.

La nemesi si completa con la morte dell’amatissimo nonno dalla vita leggendaria (partigiano diventato barista), l’ex fidanzata che rimane incinta e il padre che viene coinvolto in una storiaccia di strozzini e escort. La vita di Roberto diventa in un attimo un casino completo.

A redimerlo è la visione di una partita di bambini e la scoperta del ruolo dell’arbitro. Il bomber che inizia ad odiare il pallone, vi si riconcilia grazie alla «allegria e spensierata serietà dei bambini» e poi passa a difendere l’arbitro dalle accuse di parzialità dei genitori, come succede purtroppo troppo spesso sui campi lungo la penisola.

Il temperamento sanguigno – il libro è ambientato a Perugia – del protagonista lo porta ad inciampare ancora tante volte. Ma la scelta è presa: Roberto farà l’arbitro e da lì rimetterà in piedi la sua vita e quella della sua famiglia tramite il rilancio del bar aperto dal nonno.

La trama piena di colpi di scena nella seconda parte si associa alla minuziosa descrizione della vita da arbitro. L’inizio con il corso di base, l’affiancamento di un tutor che diventa maestro e compagno e da cui arriva la definizione migliore della funzione arbitrale: «Capire le intenzioni degli altri», «un soggetto adibito al controllo che è allo stesso tempo dotato di un certo grado di immaginazione».

La lunga gavetta, il referto post partita compilato in accappatoio. I raduni verso il calcio professionistico con una rarissima collega donna, le valutazioni, la tensione pre-partita, i rapporti con gli assistenti.

Riccardo puntava ad essere “il Baggio degli arbitri”. Una definizione da spaccone che la vita ridimensiona, pur regalandogli soddisfazioni. La sua bravura dipende in buona parte dall’istinto di chi su un campo c’è stato a lungo, sebbene dall’altra parte della barricata.

Un buon consiglio per tutti gli sportivi è quello di provare almeno una volta ad arbitrare: guardare il proprio sport da un’altra angolazione arricchisce davvero. Per scoprire magari una predisposizione anche in chi in campo è tutt’altro che un giocatore controllato.

Testo di Massimo Franchi (Il Manifesto)

Pier Luigi Brunori – La Versione dell’Arbitro (Edizioni Radici Future)