Quando a Milano fiorirono i Prati

Stagione 1967/68 – Milan-Napoli fu uno scontro memorabile (metteva in scena tutti i big, arbitro compreso), risolto al novantesimo con un gol di Prati, la «peste» del momento.

Era il 12 maggio del 1968 quando il Milan di Nereo Rocco si laureò campione d’Italia battendo per 1-0 a San Siro il Varese nella partita dell’apoteosi. Ma lo scudetto era da tempo ben saldo nelle mani dei milanisti, dato che chiusero il torneo con 9 punti di vantaggio sull’ottimo Napoli, secondo classificato davanti alla Juventus, alla Fiorentina, all’Inter, al Bologna.

Era un Milan fortissimo. Rocco, con una serie di apprezzati «recuperi», aveva messo assieme una delle famose squadre dei suoi prediletti «vecchioni» sui quali, per la verità, era il solo a giurare. Tornato all’ombra di Milanello dopo l’esilio di Torino, voluto a tutti i costi dal Presidente Luigi Carraro, Nereo iniziò il campionato con un altro Presidente, il figlio dell’industriale padovano mancato durante l’estate per collasso cardiaco. Franco Carraro, allora appena ventisettenne, si era avvicinato al calcio più in rispetto alla memoria del padre che per autentica passione, lui che era stato campione italiano di sci nautico.

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La banda di Nereo Rocco

Rocco propiziò l’ingaggio di Kurt Hamrin dalla Fiorentina, ricordando le prodezze del piccolo svedese quando era stato con lui nel formidabile Padova dei «panzer». Ripescò Fabio Cudicini, il portiere «ragno», che la Roma, incautamente, aveva ceduto al Brescia dove sembrava avviato ad un malinconico tramonto. Ottenne Saul Malatrasi dal Lecco dove l’Inter, con altrettanta avventatezza della Roma, aveva sbolognato il fortissimo difensore rodigino.

All’ultimo tuffo, Rocco chiese a Franco Carraro di negare al Savona il rinnovo del prestito di un giovanotto di buone speranze, sul quale il Milan non è che nutrisse eccessiva fiducia, tale Pierino Prati di appena vent’anni. Carraro volle accontentare Rocco, più che altro in rispetto all’affetto che legava il Paron al suo povero papà.

Torniamo al campionato 1967/68. Il Milan parte sparato e infila una serie di successi impressionanti. Lo contrasta il Napoli di Bruno Pesaola, ripescato dal Presidente Fiore, dopo che il Petisso (che aveva iniziato giovanissimo la carriera di allenatore nella Scafatese) era stato silurato in uno degli ennesimi colpi di stato della tribolata società azzurra, benché avesse propiziato la promozione dalla B alla A nel torneo 1961/62 seguito per la verità da una contestata retrocessione nell’anno immediatamente successivo (ci fu una intricatissima accusa di doping, che finì per frastornare la squadra che non riuscì a riaversi nonostante una assoluzione per… mancanza di pipì).

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Una formazione del Napoli 1967/68

Dunque, il Napoli è in Serie A da tre stagioni e si sta battendo alla grande. Il presidente dopo la solita rivoluzione di palazzo che ha fatto fuori Roberto Fiore, è Gioacchino Lauro, figlio del comandante, un personaggio inarrivabile. Alto, grosso, col sigaro perennemente incollato alle labbra, gran spendaccione per quanto avaro è il padre, il famoso don Achille, bon-vivant, amante delle belle donne e del lusso, era riuscito ad assicurare alla società Dino Zoff, Barison e un buon difensore come il terzino Pogliana.

Ebbe anche il merito di ingaggiare il primo Direttore Sportivo professionista che fosse approdato al Napoli, Carlo Montanari. Proprio in rival al Golfo, iniziò in quella stagione il suo «gemellaggio» con Pesaola, poi continuato negli anni nella Fiorentina dello scudetto e nel Bologna. Era un buon Napoli che, come si è detto, lottò strenuamente contro lo strapotere del Milan: e dovette cedere soltanto perché i rossoneri erano troppo forti.

Il confronto diretto si svolse a San Siro il 4 febbraio del 1968. Non era ancora un campionato deciso ma… quasi. Il Milan aveva 25 punti, il Napoli 20. Tuttavia chi temeva di più il confronto diretto erano i rossoneri appunto perché avevano tutto da perdere mentre niente rischiavano gli azzurri.

LA PARTITA

San Siro, quel giorno, era esaurito e c’erano tutti i presupposti per una partita sofferta al di là delle fredde risultanze della classifica. Le squadre scesero in campo nelle seguenti formazioni: Milan: Cudicini; Anquilletti, Scala; Trapattoni, Malatrasi, Baveni; Hamrin, Lodetti, Sormani, Rivera, Prati. Napoli: Zoff; Nardin, Pogliana: Stenti, Panzanato, Girardo; Orlando, Juliano, Altafini, Cané, Barison. Arbitro d’eccezione uno dei grandi dell’epoca, Monti di Ancona.

Nel Milan era assente Rosato, vittima di infortunio la domenica precedente quando il Milan era andato a vincere per 2-0 in casa della Fiorentina. Nel Napoli invece mancava Omar Sivori, alle prese con una stagione tribolatissima per un incidente subito in Colombia, durante una tournée estiva degli azzurri e mai completamente assorbito.

Ma c’era Juliano: e giocò stupendamente, tanto che nella stagione successiva Rocco convinse Franco Carraro ad assicurarlo al Milan, a qualunque costo. Carraro, si dice, arrivò ad offrire al Napoli ben l’equivalente di 400.000 euro (fate mente locale: eravamo nel 1968…), ma a Napoli risposero che se i milanesi volevano il Vesuvio si poteva anche trattare. Ma Totonno no, il cuore di Napoli non lo avrebbero ceduto neppure per il Duomo, la Motta, l’Alemagna, l’Alfa Romeo.

Juliano orchestrava il Napoli alla grande, ma furono i rossoneri a passare in vantaggio. Al 9’ minuto Rivera (anno magico: segnerà ben 11 reti, pur facendo l’illuminato regista), con un tocco vellutato e perfido superò Dino Zoff.

San Siro esplose, il Napoli si raccolse attorno a Juliano, Altafini si battè con polemico impegno, ma la difesa del Milan non concedeva spazio e si arrivò alla pausa con i rossoneri in vantaggio. E alla ripresa del gioco sembrò che il Napoli avesse esaurito la sua spinta, apparendo quasi rassegnato alla sconfitta.

Ma attorno alla mezz’ora, scoppiò il fulmine a ciel sereno che infiammò San Siro. Juliano, quel giorno insuperabile e illuminato dal suo furore anti-Milan, si impadronì del pallone, avanzò di una decina di metri, poi sciabolò sulla sinistra un perfetto allungo per Barison. Il quale, seppur forse piuttosto grezzo in fatto di tecnica pura, quando sparava a rete erano sconquassi. E venne sconquassata la rete di Fabio Cudicini, il «ragno nero» che proprio non ce la fece ad evitare il pareggio.

Il Napoli si galvanizzò, il Milan era in evidente difficoltà. Minuti interminabili per i tifosi di casa, esaltazione nel numerosissimo clan dei napoletani presente a San Siro, che pregustano addirittura un clamoroso rovesciamento della situazione. E l’evento clamoroso si verificò, infatti: ma è l’esatto contrario di quello che speravano.

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Al 90esimo Pierino Prati fa esplodere San Siro (magliarossonera.it)

Era il novantesimo minuto, la palla ristagnava a centrocampo, le squadre sembravano in attesa del fischio finale dell’impeccabile Monti. Quando, improvvisamente, le antenne di Gianni Rivera intravidero Pierino Prati, già soprannominato la Peste, in agguato ai bordi dell’area di rigore del Napoli. Un attimo: partì il lancio, Prati raccolse con destro, si girò e fulminò Zoff con un sinistro che scosse San Siro fino alle fondamenta.

Monti fece solo in tempo ad ordinare palla al centro, e poi fischia la fine… I napoletani sfollarono talmente delusi e arrabbiati che nessuno fra i milanesi osò, per rispetto,  il minimo accenno allo sfottò.

Quel Milan vinse il titolo e la stagione successiva la Coppa dei Campioni battendo l’Ajax di Cruijff col pesante punteggio di 4-1; E, sigillo stupendo ad una entusiasmante collana di affermazioni forse irripetibili, la Coppa Intercontinentale in due drammatici confronti con l’Estudiantes di Buenos Aires. Il Napoli di Pesaola (che l’anno dopo andò a vincere uno stupendo scudetto con la Fiorentina) terminò invece la stagione con un brillante secondo posto.

18^ giornata – Domenica 4 febbraio 1968 – San Siro, Milano

MILAN – NAPOLI 2-1

Reti: 9′ Rivera, 72′ Barison, 90′ Prati
MILAN: Cudicini, Anquilletti, Scala, Trapattoni, Malatrasi, Baveni, Hamrin, Lodetti, Sormani, Rivera, Prati – All.: Rocco
NAPOLI: Zoff, Nardin, Pogliana, Stenti, Panzanato, Girardo, Orlando, Juliano, Altafini, Cané, Barison – All.: Pesaola
Arbitro: Monti