Quei gol di Morales

Una storia di Gianluca Grappone

Era una sera del Febbraio 1994, casa di Marta distante poche centinaia di metri dal Santiago Bernabéu, l’esultanza dei tifosi del Real Madrid ai gol della loro squadra arrivava forte e chiara fino al balcone dove io e Marta passavamo parte del nostro tempo, direi buona parte del nostro tempo visto che, dopo la sua camera, quello era il nostro posto preferito. Ci volevamo bene, due quattordicenni che per la prima volta, dai baci erano passati a qualcosa di più. E poi avevamo una passione in comune, grazie alla quale era iniziata la nostra storia: le mongolfiere.

Un giorno a scuola, durante la ricreazione, ci ritrovammo entrambi a fissare una mongolfiera che passava proprio sopra di noi, frequentavamo classi diverse e ci conoscevamo solo di vista, ma in quel momento mi venne spontaneo iniziare a parlarle, voi direte che puntai sul discorso ‘due ragazzi che fissano una mongolfiera’, invece no, le chiesi solo come si chiamava e se quegli occhi verde chiaro li avesse ereditati dal padre o dalla madre. Solo tempo dopo Marta mi disse che le mongolfiere le piacevano per il semplice fatto che le trasmettevano un senso di libertà e serenità come nessun’altra cosa al mondo. Per quanto mi riguarda, ancora non ho capito se le mongolfiere mi piacciono perché sono tifoso dell’Huracán, o se la mia squadra preferita argentina è l’Huracán perché sono sempre stato affascinato dalle mongolfiere.

A Marta piaceva il calcio, tifosa del Real Madrid, quando per scherzo mi voleva far arrabbiare, non mancava di sottolineare come le mie due squadre del cuore, Roma e Huracán, avessero vinto così pochi trofei che messi insieme, continuavano ad essere ridicolmente inferiori a quelli ottenuti dal grande Real. Ma io sapevo che se aveva deciso di stare con me, era anche perché tifavo con orgoglio la Roma e l’Huracán.

Quella sera del Febbraio 1994, al balcone di casa di Marta arrivarono due boati del Santiago Bernabéu, Marta ai due gol mi diede un bacio, ma io le dissi che se con i suoi baci e quegli occhi verdi pensava di farmi perdere la concentrazione dalla nostra partita a scacchi, questa volta non ci sarebbe riuscita. Sì perché vinceva sempre lei a scacchi, va bene era più brava di me, ma io iniziavo sempre concentrato, le prime mosse non le sbagliavo mai, spesso la partita era equilibrata, fino a quando quegli occhi non iniziavano a fissarmi…

Ma quella sera nonostante baci e occhi lei era veramente in difficoltà, stavo giocando una partita perfetta, potevo finalmente vincere, se lei non fosse stata tanto più brava di me da capovolgere in breve la situazione, dandomi alla fine un altro bacio, questa volta di consolazione.

“E’ colpa del balcone”.

“Colpa di cosa?”

“E’ questo balcone che mi fa perdere sempre. Se giochiamo una partita dentro casa sono sicuro che la vinco io”.

“Ma se sei tu quello che il primo giorno ha portato la scacchiera sul balcone e non l’ha più voluta spostare?”

“Hai detto che questa estate verrai a Roma con me solo se torneremo a vedere insieme una mongolfiera, il cielo da casa tua si vede bene solo da questo balcone, è normale che voglio passare il più tempo possibile qui. Ma proprio non riesco a concentrarmi sul gioco, un occhio alla scacchiera e uno a cercare questa benedetta mongolfiera! Adesso devo andare, la prossima volta scacchiera sul tavolo in salone e la vittoria non potrà che essere mia!”

“Per me nessun problema tanto perdi comunque”.

Pochi minuti dopo ero alla fermata dell’autobus, il Bernabéu alle mie spalle, la partita contro il Deportivo La Coruña finita da circa mezzora, in quel momento due ragazzi con le sciarpe del Real a pochi metri da me che parlano: “Certo che quel numero 7 ha fatto un gol in rovesciata niente male eh?”

“Mi sa che quel Morales ha un bel futuro davanti a sé”.

Ed io che penso: “Il 7 del Real è Butragueño, mai sentito sto Morales, deve essere uno nuovo del Deportivo, speriamo che abbia fatto almeno una doppietta, così stavolta Marta la prendo in giro un po’ io”.

Con Pablo avevo appuntamento al campo di calcetto vicino casa sua, ci incontravamo lì ogni sera prima delle nostre partite di calcio al Parco del Retiro. Un campo di calcetto dove potevi entrare 24 ore su 24 senza dover cacciare una peseta, e all’ora in cui andavamo noi, dalle 11 di sera in poi, non trovavamo mai nessuno, dopo casa di Marta, quello era naturalmente il mio posto preferito.

Pablo, tifosissimo dell’Atlético Madrid, dalla sua espressione avrei subito capito se il Deportivo almeno il pareggio era riuscito a portarselo a casa, no il Real aveva vinto.

“2-1?”

“2-0”.

“Ma scusa per il Deportivo non ha segnato un certo Morales in rovesciata?”

“Un certo Morales ha segnato in rovesciata, ma purtroppo per il Real Madrid”.

Ma io ancora non avevo capito…

“Vuoi dire che un certo Morales ha fatto un autogol in rovesciata?”

“Voglio dire che un certo Morales, giocatore al debutto con la maglia del Real Madrid, ha segnato il gol del vantaggio della sua squadra con una, devo ammetterlo, bella rovesciata. Hai capito adesso o hai bisogno di ulteriori chiarimenti?”

“Ha giocato con il numero 7 giusto?”

“Complimenti! Almeno questa l’hai indovinata!”

“Quindi ha giocato al posto di Butragueño?”

“Gianluca lo sai che mi sto iniziando a preoccupare seriamente per te? Non è possibile che tu abbia detto due cose corrette una dietro l’altra, non era mai successo prima…”

“Caro amico mio c’è sempre una prima volta, anche nel tuo caso. Dici sempre che nessuna ragazza al mondo potrà mai farti battere forte il cuore come ci riesce l’Atlético Madrid, ma un giorno succederà anche a te”.

“Succederà cosa?”

Pablo ancora non aveva capito…

“Tutti si innamorano almeno una volta nella loro vita”.

“Sei innamorato di Marta?”

“Marta mi affascina, mi piace veramente, chissà magari un giorno arriverò a provare per lei quello che ho provato per Carolina”.

“Ti manca?”

“Certo che mi manca, ma adesso basta con questi discorsi, pensiamo alla partita di domani, i ragazzi che affronteremo sono forti, due di loro giocano titolari nella squadra del Liceo Tedesco, e poi hanno un portiere quasi insuperabile”.

“Vuoi dire che hanno un portiere quasi insuperabile come il sottoscritto?”

“Pablo tu non sei un portiere quasi insuperabile, tu sei quasi un portiere…”

“Parli tu che nell’ultima partita sei riuscito a tirare fuori a un metro dalla porta…”

“La palla ha rimbalzato male”.

“Certo, invece il rigore che ti sei fatto parare, era perché il pallone era sgonfio, giusto?”

“No, era perché ho tirato male, ma il prossimo lo segno”.

“Bisogna vedere se il prossimo te lo fanno tirare…”

“Intanto mettiti in porta che un po’ di allenamento farà bene a entrambi”.

“Domani Gianlù vinciamo”.

“Noi ci proviamo, come sempre”.

Passò circa un’ora di tiri più o meno precisi e parate più o meno riuscite quando al campo arrivò Diego. Alle Medie era nella nostra stessa classe, con l’inizio del Liceo aveva cambiato sezione non per sua scelta, ma perché i suoi genitori ritenevano i professori della A migliori e più preparati rispetto ai nostri della C, e non si poteva certo dargli torto… Ma tra noi della C e quelli della A, alle Medie si era creata una forte rivalità che naturalmente stava proseguendo nel nostro primo anno liceale. Inutile dire quanto Diego ci fosse rimasto male per quel passaggio nelle fila nemiche, inutile dire come in mezzo a quella gente lui non si fosse mai ambientato e non aveva alcuna intenzione di farlo in futuro. Ogni ricreazione noi lo aspettavamo nella nostra classe e in quei 20 minuti passati insieme, il suo sguardo triste spariva per tornare ad essere il ragazzo forte e determinato delle Medie. In effetti Diego, con il suo carisma e personalità, era stato uno dei leader della C fino all’anno prima. Non era un tipo che parlava molto, difficile che nelle sue frasi mettesse insieme più di due al massimo tre parole; ma sapeva giocare a calcio, era questo che a lui importava, essere il migliore della scuola con un pallone tra i piedi, e noi tutti, compresi i nemici della A, lo consideravamo il più forte. Sapeva fare tutto, segnare, far segnare i compagni, difendere e recuperare palla, e quando a volte gli veniva voglia di fare il portiere, era sicuramente un livello superiore a Pablo, anche se in effetti essere un portiere più bravo di Pablo non era impresa impossibile…

Ma da quando era iniziato il Liceo, Diego aveva smesso con il pallone. Non perché la sua passione per il calcio fosse sparita, anzi lui ci ripeteva sempre che aveva una gran voglia di giocare, ma durante l’Estate aveva fatto una promessa ad una persona con la quale si impegnava a non giocare a calcio per un po’ di tempo…

Ormai erano mesi che quel po’ di tempo andava avanti, Diego non aveva mai aggiunto nient’altro su quella promessa fatta a quella persona, e noi non chiedevamo altre spiegazioni, tanto non ce le avrebbe mai date. Ma eravamo tranquilli, lo sapevamo che un giorno Diego avrebbe ripreso a giocare, anche se ammetto che all’inizio pensavo che quel po’ di tempo volesse dire al massimo poche settimane, ma la promessa che aveva fatto doveva essere ben più importante di quello che in un primo momento pensavo, e la persona a cui era stata fatta quella promessa, doveva essere veramente speciale per Diego…

“Domani cinque”.

Ve lo avevo detto che Diego al massimo in una frase utilizzava tre parole, e quella sera di Febbraio non era particolarmente loquace quindi due parole messe insieme erano già un bel successo.

“Ciao Diego, no domani non giochiamo alle cinque, la partita c’è la mattina, poi andiamo a pranzo insieme. Se ti va di venirci a vedere lo sai che ci fa piacere, se poi ti andasse di giocare anche solo per qualche minuto…”

“No Pablo”.

Passarono una decina di minuti da quel ‘No Pablo’ con Diego seduto e appoggiato a uno dei pali della porta opposta a quella dove io e Pablo continuavamo con alterne fortune, il nostro io cerco di segnare lui cerca di parare, quando il nostro amico si alzò e arrivò fino a centrocampo. Quanto avrei voluto sentirgli pronunciare quelle tre semplici parole ‘Passatemi la palla’, ma lui ci ripeté semplicemente ‘Domani cinque’ e se ne andò.

“Ragazzi pronti per la vittoria? Se avete seguito con attenzione le mie lezioni tattiche degli ultimi giorni, non c’è avversario che ci può fermare…”

“Ciao Miguel, se ti riferisci ai tuoi continui richiami per tenere la difesa alta e mettere in fuorigioco gli avversari, ti ripeto per l’ennesima volta che a calcetto il fuorigioco non esiste”.

“E allora, caro Pablo, sarebbe ora che cambiassero le regole del calcetto, pensate che figurone faremmo con la nostra difesa quasi sempre, anzi a volte, perfettamente in linea”.

“Miguel smettila di dire stupidaggini, mancano pochi minuti all’inizio della partita e li vorrei passare il più possibile concentrato”.

“Gianluca, puoi anche iniziare a rilassarti visto che oggi ho deciso che partirai dalla panchina. Gioco io al tuo posto”.

“Miguel smettila di dire stupidaggini, ora l’inizio della partita è ancora più vicino, vorrei rimanere il più possibile concentrato”.

Non vorrei che pensiate che la mia risposta era una mancanza di rispetto nei confronti dell’allenatore e delle sue decisioni, il punto è che Miguel non aveva mai calciato in vita sua un pallone, e nonostante la sua ignoranza in tema calcistico, si era autoproclamato mister della nostra squadra.

Forse allora vi state chiedendo perché non ci eravamo opposti a questa autoproclamazione e la risposta è semplice: Miguel era nostro amico e gli volevamo bene, le sue stupidaggini prima delle partite erano diventate un vero e proprio rito al quale eravamo ormai affezionati. Un rito preludio a volte di vittorie, a volte di pareggi, a volte di sconfitte.

Quel giorno né la prima, né la seconda, purtroppo…

“Ora è chiaro cosa volesse dire Diego con quella frase di ieri sera”.

“Pablo non starai mica pensando che Diego avesse previsto la nostra sconfitta per 5-0…”

“Eri lì con me ieri sera, non una, due volte ha ripetuto ‘Domani cinque’ “.

“Non bastano le stupidaggini pre-partita di Miguel, adesso iniziamo con le assurdità post partita di Pablo? O forse no, forse hai veramente ragione tu, quella di ieri è stata una vera e propria profezia da parte di Diego, ed è per colpa di questa incredibile profezia che hai subito il quinto gol”.

“Spiegati meglio Gianluca”.

“Non c’è molto da spiegare, diciamo che quello del quinto gol non è stato un tiro irresistibile, era centrale e lento, direi molto lento, anzi molto molto lento, eppure il pallone è riuscito a passare sotto le tue gambe… Ma non è stata colpa tua Pablo, la profezia di Diego prevedeva il quinto gol e così è stato…”

“E va bene, riconosco che sul quinto gol non sono stato impeccabile, ma che altro avrebbe potuto voler dire Diego con quel ‘Domani cinque’?”

“Ragazzi oggi sono esattamente cinque mesi da quando Diego ha smesso di giocare. Lo ricordo benissimo quel giorno e quella partita nel giardino sotto casa di Carolina”.

Miguel aveva ragione, cinque mesi esatti. C’ero anch’io quel giorno, in quel giardino, ma a parte uno dei soliti gol su punizione di Diego, non ricordavo granché di quella partita. Di Carolina invece ricordavo tutto, dal primo all’ultimo istante vissuto al suo fianco, era proprio bella Carolina, la più bella di tutte… 

QUALCHE GIORNO DOPO, PASSATA LA META’ DI FEBBRAIO…

“Avevi detto che giocando a scacchi in salone mi avresti battuto, ma con questa sono venti consecutive da quando non giochiamo più in balcone…”

“E va bene, riconosco che probabilmente nel gioco degli scacchi sei leggermente più brava tu rispetto al sottoscritto, ma oggi ho un po’ di dolore alla testa che mi impedisce di essere concentrato il giusto”.

“Mal di testa? Trova un’altra scusa, non mi pare proprio che tu soffra di fastidi alla testa, o almeno a me non l’avevi mai detto prima”.

“No, non intendevo mal di testa nella classica definizione medico-scientifica, è Pablo che con la sua ansia pre-partita, da stamattina mi ha riempito la testa con le sue analisi tecnico tattiche in base alle quali l’Atlético porterà a casa sicuramente un risultato positivo nel derby di domani sera”.

“Certo che quel ragazzo è proprio fissato con l’Atlético Madrid, magari se trovasse una ragazza… A Guadalupe piace molto Pablo, perché non organizziamo una serata noi quattro?”

“Prima cosa: Guadalupe ha mai visto giocare Pablo in porta? Suppongo di no, perché se l’avesse visto in azione in uno dei suoi non interventi miracolosi, sicuramente avrebbe già messo da parte tutta l’ammirazione verso di lui…”

“Stando così le cose anch’io avrei dovuto già da tempo perdere interesse nei tuoi confronti visto che più di una volta ti ho visto, diciamo provare a giocare a pallone…”

“No no non ci sto a questa tua provocazione bella Marta! Una cosa è la scarsità di Pablo in porta, un’altra è la mia non eccelsa qualità con un pallone tra i piedi. E comunque per ritornare al discorso Pablo-Guadalupe, mettiamo pure caso che la ragazza sia così attratta da lui nonostante le sue doti di non paratutto, c’è un altro ostacolo da superare, e questo lo vedo proprio difficile da superare”.

“E quale sarebbe questo insormontabile ostacolo? Guadalupe è molto carina e simpatica”.

“Sì ma è tifosa del Real Madrid”.

“E allora?”

“E allora cosa? Ti ho già risposto, è tifosa del Real Madrid”.

“E allora?”

“E allora non va bene per Pablo!!! Lo so che è esagerato, ma tu stessa poco fa hai detto che il ragazzo è proprio fissato con l’Atlético, e lui con una ragazza tifosa del Real non ci uscirebbe mai!”

“Il tuo amico non è fissato, è completamente pazzo!”

“Pazzo Pablo? Mi fa piacere che finalmente lo hai capito, quindi chiusa l’intensa seppur mai iniziata favola d’amore Guadalupe-Pablo”.

“Lo sai che Guadalupe è una delle mie poche vere amiche, la conosco dai tempi dell’asilo nido, quindi penso di conoscerla abbastanza bene per poter affermare con assoluta sicurezza che Pablo è il ragazzo perfetto per Guadalupe!”

“Ma se hai appena detto che Pablo è un pazzo!”

“Se dico David Terza B?”

“Ma chi, David quel pazzo scatenato? Aspetta un attimo, stai parlando di David quel pazzo scatenato, l’ex di Guadalupe?”

“Proprio lui, e se dico Marcelo Seconda A?”

“Quello non è pazzo, è pazzissimo!”

“Sapevi che prima di David, Guadalupe è stata con Marcelo per alcune settimane?”

“Pensavo che quella tra Marcelo e Guadalupe fosse una vera e propria leggenda metropolitana, d’altronde come si fa a stare con un ragazzo che a colazione accompagna il latte con le alici?”

“Alici o non alici il punto è un altro: Guadalupe è naturalmente attratta da persone non del tutto sane dal punto di vista mentale. Quando le dirò che Pablo non uscirebbe mai con lei perché tifosa del Real Madrid, la sua esclamazione ‘Ma questo ragazzo deve essere proprio pazzo!’ sarà come dire ‘Questo ragazzo deve essere assolutamente mio!’ “.

“Ascolta Marta, sai che Pablo è uno dei miei pochi veri amici, gli ho visto subire decine e decine di gol parabili, e nonostante le mie imprecazioni ad ogni sua uscita a vuoto o rigore causato, gli voglio veramente un gran bene e voglio che nella sua vita sia il più felice e sereno possibile. Se ti dico che con Guadalupe non funzionerebbe è perché sono certo che è così”.

“Adesso rispondi a questa domanda Gianluca: sei certo che noi due staremo sempre insieme?”

“Come posso essere certo di noi due insieme se neanche siamo ancora riusciti a tornare a vedere una mongolfiera insieme?”

“Gianluca io con te quest’estate a Roma ho deciso che ci vengo, ma le nostre certezze non possono certo dipendere da una mongolfiera… Sai benissimo che alla domanda che ti ho fatto prima c’è solo una possibile risposta”.

“In questo momento è bello pensare a noi due sempre insieme, ma hai ragione tu Marta, non potrei mai usare la parola certezza per un qualcosa di così grande e importante”.

“Se tra qualche anno staremo ancora insieme, qualche certezza in più potremo iniziare ad averla, ma direi che per il momento è il caso di concentrarci sul presente, quindi prima di cena vado a casa di Guadalupe, le riferirò della pazzia di Pablo e le darò qualche consiglio per il vestito da indossare al primo appuntamento con il tuo amico”.

“Mi spieghi come potrebbe mai Pablo uscire con Guadalupe dopo tutto quello che ti ho detto? Ti ripeto che sono cer…”.

“Sei cer… cosa?”

“Va bene, dire che sono certo che fra loro non possa funzionare, non spetta a me dirlo, ma mi spieghi come si possa far cambiare idea a Pablo riguardo i rapporti sentimentali Atlético lui, Real lei?”

“Domani mattina avete la partita?”

“Giochiamo contro il Liceo Francese”.

“Quindi stasera vedi Pablo?”

“Al solito campetto vicino casa sua”.

“Allora gli dirai che la tua ragazza Marta ha una scommessa da proporgli: se domani sera l’Atlético Madrid vince al Santiago Bernabéu, vi dirò perché Diego non sta più giocando a calcio”.

“Quindi è a te che Diego ha fatto la promessa?”

“Mio fratello è veramente speciale…”

“E se vince il Real Madrid? Non penserai che…”

“…Che Pablo accetterà di uscire con Guadalupe. Nel caso di pareggio non se ne fa nulla, io non vi racconterò della promessa di Diego, e la mia amica Guadalupe dovrà iniziare a pensare a qualche altro pazzo”.

“So quanto sei legata a tuo fratello Diego, non ci diresti mai della sua promessa perché sai benissimo che se lui non ne ha parlato con nessuno, è perché non vuole che altri sappiano”.

“E infatti io non vi dirò niente perché ho la sensazione che domani l’Atlético non vince”.

“Ma come, fino a poco fa tutto quel bel discorso sul non poter essere sicuri di quello che ci riserva il futuro, non si può avere la certezza che la partita andrà in un certo modo, quante volte è successo che una squadra favorita ha poi finito col perdere l’incontro. Magari domani l’Atlético gioca molto meglio del Real meritando la vittoria, magari gioca molto peggio ma il Real non riesce con oltre venti tiri a segnare mentre l’Atlético con il suo unico tiro si porta a casa la vittoria”.

“Ma io non ho mai parlato di certezza, ho detto che ho la sensazione che il Real Madrid domani non perde…”

Quella sera di Febbraio inoltrato, mentre andavo al campetto vicino casa di Pablo, non potevo non pensare a quella parola: SENSAZIONE. Quando Marta aveva parlato di sensazione, per un istante nella mia mente era riapparsa lei, Carolina. Ma quell’istante era durato non più di un istante, subito gli occhi verde chiaro di Marta mi avevano riportato alla realtà. Ma adesso che Marta con i suoi occhi verde chiaro era in direzione casa di Guadalupe, ecco quella sensazione che in futuro avrei potuto rinunciare a tante cose ma la ragazza più bella di tutte avrebbe sempre fatto parte di me…

Quando in lontananza iniziai ad intravedere il campetto, ero tornato a pensare così intensamente a Marta e ai tre mesi estivi che avremmo trascorso a Roma, che quasi dimenticavo che avrei trovato un Pablo ancora più teso e nervoso rispetto a quello che avevo dovuto sopportare durante gran parte della giornata. Eh già, perché il Derby era sempre più vicino…

“Ho detto no”.

“Ma perché sei così testardo? Prova a dargli un’opportunità!”

“Non ne ho bisogno! Mi sento molto più tranquillo e a mio agio senza”.

“Ma siamo noi a sentirci molto meno tranquilli e per niente a nostro agio!”

“Io i guanti non li metto!”

“Ma non ti rendi conto che sto cercando di aiutarti? Indossando i guanti potresti per la prima volta nella tua vita comprendere il significato della parola PARARE!”

“Io i guanti non li metto!”

“Pablo se domani prendi un gol come quello dell’ultima partita…”

“Giocavo con il sole in faccia!”

“Ma se abbiamo giocato nella palestra della scuola!”

“E se ben ricordi, sul soffitto c’erano appese diverse bandiere, tra cui quella argentina e quella uruguaiana, quindi se vogliamo dirla tutta, dovevo parare con due soli in faccia, chiunque sarebbe andato in difficoltà!”

“Mi spieghi allora come ha fatto il portiere della squadra avversaria a non subire neanche un gol?”

“Gianluca mi dici quante volte avete tirato in porta?”

“Almeno una decina di tiri li abbiamo fatti”.

“Intendo tiri nello specchio della porta…”

“In effetti l’ultima partita non siamo stati molto precisi nel tirare, ma un paio di buone conclusioni ci sono state”.

“Sì in particolare la tua che ha sfiorato la bandiera brasiliana sul soffitto…”

“Resta il fatto che hai cercato di rendere partecipi delle tue disavventure in porta le gloriose bandiere dell’Argentina e dell’Uruguay, e questo è inaccettabile! Inizia a prenderti le tue responsabilità, riconosci i tuoi errori e USA I GUANTI IN PORTA!!!”

“Resta il fatto che uno dei pezzi forti del tuo repertorio, il tiro leggermente alto, quasi distruggeva la gloriosa bandiera brasiliana, e questo è inaccettabile! Per quanto riguarda i guanti, non li metterò mai!”

“Immagino che dirai no anche alla scommessa di Marta”.

“E perché dovrei dire no? L’Atlético domani non perde sicuro, e se dovesse vincere sarei proprio curioso di sapere della promessa di Diego”.

Sul perché Pablo fosse così sicuro di un risultato positivo dell’Atlético Madrid, quella sera preferii non indagare oltre, visto che con Marta l’argomento ‘certezza’ già era stato approfondito abbastanza quel giorno. Comunque una cosa certa c’era: se Diego avesse giocato nell’ultima partita, i soli dell’Argentina e dell’Uruguay, avrebbero sicuramente potuto ammirare e illuminare qualcuna delle sue giocate…

Ah quasi dimenticavo di Diego e quello che disse in quella vigilia del derby madrileno, quando verso l’una di notte ci raggiunse al campetto.

“Battimuro”.

“Diego come sempre è un piacere poter ascoltare i tuoi lunghi monologhi, però mi spiace non aver sentito bene l’ultima parola che hai detto, il resto del discorso invece era chiarissimo…”

Ma i dubbi di Pablo rimasero tali visto che Diego non rispose, limitandosi prima di ripartire con la sua bici a un ‘Domani vinca il migliore’.

“Gianluca secondo me lui ha detto ‘Batti Murro’. Diego conosce la maggior parte dei ragazzi che giocano nel Liceo Francese, tra questi ce ne sarà uno di origini italiane che di cognome fa Murro, e Diego ci ha esortato a battere questo Murro, si vede che non gli sta particolarmente simpatico”.

“No, sono sicuro di averlo sentito dire ‘Battimuro’. E poi se fosse come pensi tu, avrebbe detto ‘Battete Murro’ “.

“E invece Gianluca penso proprio di essere nel giusto perché il ‘Batti Murro’ era indirizzato esclusivamente al sottoscritto in quanto Diego oltre ad essere un grande giocatore, è anche un grande esperto di calcio e ha capito che solo con le mie parate ad ogni straordinario tiro del fuoriclasse Murro, avremo qualche possibilità di non perdere contro i francesi!”

“Pablo forse non te lo avevo mai confessato prima, ma lo sai che provo profonda ammirazione nei tuoi confronti? Dico sul serio, uno con la tua immaginazione e capacità di inventare stupidaggini, difficile al mondo trovarlo! Diego ha detto ‘Battimuro’, questo è certo, che cosa volesse dirci solo lui lo sa”.

“E su quel ‘Domani vinca il migliore’, almeno in questo sarai d’accordo con me che si riferiva a Real-Atlético, certo non alla nostra partita con il Liceo Francese, altrimenti è come se avesse voluto dire ‘Domani vincano i Francesi’, mentre il tifo di Diego per noi non si discute”.

“Sì Pablo, in questo è chiaro la penso come te, se Diego avesse voluto dire la sua sulla nostra partita di domani, avrebbe casomai detto ‘L’importante è partecipare!’ “

E se Diego avesse saputo della scommessa proposta da sua sorella e accettata da Pablo, lui che amava il calcio nella sua totalità e straordinaria bellezza senza aver mai avuto una squadra del cuore in particolare, forse Diego non sarebbe stato proprio contento di una vittoria della squadra in trasferta al mitico Santiago Bernabéu…

QUALCHE MESE DOPO, ESTATE… 

“A Guadalupe sta piacendo molto Santander! Pablo ha avuto un’ottima idea portandola a conoscere la città dove è nato”.

E mentre mi informava sulle vacanze dei nostri due amici, Marta si sedette sul prato del Circo Massimo.

“Certo che quei due stanno proprio bene insieme, e tutto grazie a quel gol di Morales… Ogni volta che ci penso mi fa sorridere l’idea che Pablo deve essere riconoscente ad un giocatore del Real Madrid per aver scoperto cosa vuol dire amare un’altra persona”.

Immersi nelle bellezze di Roma, felici e spensierati, al solito scrutando il cielo in cerca di mongolfiere, così trascorse la nostra Estate del 1994…

MADRID, PARCO DEL RETIRO, ALL’INCIRCA META’ OTTOBRE 1994

Il risultato è fermo sul 2-2 e c’è una punizione dal limite a favore dei nostri eroi, ma state tranquilli e non perdete la speranza perché per fortuna non sarà Gianluca a calciarla…

Diego sistema il pallone con la solita concentrazione, nel primo tempo ha già segnato un gol su punizione più o meno dalla stessa distanza e dalla stessa posizione, quindi non sarà facile ripetersi contro il forte portiere avversario.

Ma Gianluca e Pablo sono tranquilli, nonostante il primo abbia sbagliato almeno tre gol e il secondo sia colpevolmente responsabile su entrambi i gol subiti (no no, i guanti continua a non indossarli, neanche il suo amore Guadalupe è riuscito a fargli cambiare idea…). Dicevamo che sono tranquilli, e non potrebbe essere altrimenti da quando poche sere prima, al solito campetto di allenamento Diego aveva parlato con loro del suo segreto… 

A Diego tutti avevano sempre detto che era il più forte, che con quel piede destro poteva fare quel che voleva.

Riprendo per un attimo a parlare in prima persona per dire che quella sera di Febbraio inoltrato avevo sentito bene io, Diego aveva detto ‘Battimuro’, e senza che noi lo sapessimo ci aveva anticipato il suo segreto…

Perché Diego era così innamorato del gioco del pallone che a lui non bastava avere la magia nel suo piede destro, ma voleva che anche il suo piede sinistro diventasse un amico inseparabile del pallone…

E così ore e ore passate a far diventare una sola cosa il pallone e il suo piede sinistro, ore e ore a calciare contro un muro (questo sì non ci disse mai dove si trovava il muro che tante pallonate prese in quel periodo), fino a quella punizione sul risultato fermo sul 2-2 di quella mattina di circa metà Ottobre…

Gianluca e Pablo sono tranquilli, sanno che il forte portiere avversario rimarrà sorpreso, lui che si aspetta un’altra parabola magica di destro all’incrocio e non un preciso tiro di sinistro sotto la barriera…

Quella partita alla fine la pareggiammo 3-3, pochi minuti dopo il gol di Diego, uno dei loro difensori centrali segnò con un gran gol dalla distanza, e per una volta vi assicuro che Pablo non ci avrebbe potuto assolutamente fare niente, anche se a distanza di anni lui continua a sostenere che avrebbe sicuramente compiuto uno dei suoi interventi ‘salvarisultato’ se non ci fosse stata la mia decisiva deviazione su quel tiro. 

E quando gli rispondo che con i suoi interventi ‘salvarisultato’ la maggior parte delle volte ha salvato sì il risultato, ma a favore della squadra avversaria, ci facciamo sempre un sacco di risate, naturalmente con un po’ di nostalgia per quegli anni, chiedendoci che fine avranno fatto Guadalupe e Marta e con la speranza che il nostro amico Diego continui a prendere a pallonate qualche muro in giro per il mondo con la stessa passione e amore di sempre.

  • Testo di Gianluca Grappone 
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