Roberto Policano: ci pensa Rambo

«Con il Torino furono tre stagioni indimenticabili e mi sono trovato veramente bene anche a livello di piazza, i risultati poi furono grandiosi»

Nel calcio pre-televisivo, dove tutte le partite incominciavano alle quindici e ciascun numero aveva una sua storia e un significato preciso, la maglia numero tre stava ad indicare il terzino di fascia sinistra, il cosiddetto fluidificante. Questo ruolo, tipico del modulo all’italiana, il famigerato Catenaccio, era l’ideale per giocatori poliedrici, dalle grandi doti fisiche e di resistenza ma anche tecniche, tutte caratteristiche che erano proprie di Roberto “Rambo” Policano, un vero e proprio asso della fascia sinistra che ha avuto solamente la sfortuna di capitare in un periodo ricco di campionissimi (il grande Paolo Maldini ma anche Gigi De Agostini, Ivano Bonetti) che gli hanno precluso una camera luminosa anche con la Nazionale o l’approdo in un grande club.

Roberto Policano, soprannominato “Rambo”, era il classico terzino fluidificante prodotto dalla scuola italiana: aveva grandissime capacità atletiche e tecniche ma anche una vera e propria bomba di sinistro che terrorizzava i portieri avversari. Nei sistemi di gioco odierni, Policano si troverebbe meglio con la difesa a tre o a quattro?

«Mi piacerebbe giocare indubbiamente di più con la difesa a tre, da esterno sinistro nei cinque di centrocampo, è il modulo che in assoluto esalterebbe di più le mie caratteristi che tecniche».

Ci racconti un po’ come si è appassionato del gioco del calcio, c’è stato qualcuno in famiglia che l’ha spinta a intraprendere l’attività calcistica?

«Come tutti quanti i bambini della mia età ho iniziato a giocare per strada, che era la vera palestra, allora non c’erano le scuole calcio come ora, dove inizi a giocare già a sei/sette anni, il primo campionato che ho disputato è stato quello Esordienti. La passione è nata in modo spontaneo anche perché nella mia famiglia non vanto ex calciatori… Ho iniziato così a giocare nel Santa Croce, la squadretta del mio quartiere, dopo un anno nel settore giovanile della Roma sono stato dirottato in una squadra dilettantistica romana. Il presidente di questa società comprò il Latina e allora finii proprio lì dove feci il mio esordio in prima squadra».

Dopo Latina c’è la chiamata di un club prestigioso come il Genoa, ci racconti un po ‘come furono quelle quattro stagioni con il Grifone…

«Non furono stagioni esaltanti, il primo anno che arrivai subito retrocedemmo in Serie B, poi pur disputando sempre campionati positivi non riuscimmo mai a centrare la promozione in Serie A. Sembra incredibile ma quando andavano su tre squadre arrivammo quarti, quando ne andavano su quattro finimmo quinti, in campionati sempre molto competitivi».

Nel 1987 arriva il trasferimento alla Roma per la bella cifra di 3,5 miliardi di lire, Policano ritorna quindi nella squadra della sua città con la quale disputa un biennio agli ordini di Nils Liedholm. Una piccola curiosità: da bambino era tifoso giallorosso?

«Sono sincero, da ragazzo non avevo passioni assolute in tema calcistico, l’unica squadra per cui simpatizzavo era il Cagliari ma solo perché ci giocava Gigi Riva che era il mio idolo».

L’esperienza più bella però Policano la vive al Torino, tre stagioni intensissime, assieme a “Tarzan” Annoni e Pasquale Bruno detto “O Animal” costituisce mi terzetto difensivo “al sangue” e ben presto, grazie al suo ardore agonistico diventa l’idolo della tifoseria granata.

«Noi tre sapevamo incarnare lo spirito autentico dei tifosi del Toro, furono tre stagioni indimenticabili e mi sono trovato veramente bene anche a livello di piazza, i risultati poi furono grandiosi: il primo anno vincemmo il campionato di B, poi arrivò mi terzo posto che ci consenti la qualificazione in Coppa UEFA, infine quell’incredibile cavalcata di Coppa che terminò solo in finale contro l’Ajax, conia famosa sedia alzata da Mondonico».

Soprattutto i derby con la Juventus, acerrima rivale di sempre, furono parecchio movimentati: in uno di questi protagonisti assoluti furono proprio Bruno, che litigò con mezzo mondo, mentre lei rifilò una scarpata all’enfant prodige Casiraghi…

«In realtà solo mi derby fu assai movimentato, quello in cui rifilai la scalpata a Casiraghi, gli altri lo furono di meno ma solo perché alla fine vincemmo noi, altrimenti…»

Estate 1992, arriva il ciclone Tangentopoli e il presidente Borsano, sodale di Craxi e parlamentare socialista, è nei guai fino al collo. Cosi Policano è costretto a malincuore a lasciare Torino per Napoli dove in cinque annate giocherà anche qualche partita da attaccante, nella stagione 1992/93…

«Fu più di qualche partita in realtà, diciamo quasi mezza stagione e segnai anche nove gol. Fu l’anno in cui Ranieri fu esonerato e al suo posto ritornò Bianchi. L’idea di spostarmi in attacco è da attribuire interamente al mister Ottavio Bianchi, io nel corso della mia carriera ho sempre accettato le scelte degli allenatori, fu lui a ritenere che, in base alle mie caratteristiche, fossi adatto a ricoprire il ruolo di seconda punta».

Finita la lunga avventura napoletana Policano vanta anche un’esperienza particolare nel campionato maltese, datata 1999…

«Fu un’avventura che però durò solo tre mesi, giusto il tempo per cercare la qualificazione alla Coppa UEFA. In quell’estate, d’accordo con un mio amico procuratore, Alberto Faccini, che aveva dei contatti con la presidenza del Sliema Wanderers, ci propose a me e a Cristiano Bergodi di provare quest’esperienza. Io come ho detto giocai solo tre mesi mentre Bergodi restò fino alla fine della stagione».

L’ultima stagione da professionista è datata 1999/00 con la maglia del Baracca Lugo.

«Con il Baracca Lugo giocai solo qualche partita per fare contento un mio conoscente, io la mia carriera l’ho chiusa con la squadra che mi ha lanciato nel grande calcio e cioè il Latina, che all’epoca era allenata sempre da un mio amico. Facemmo l’Interregionale e arrivammo anche in finale di Coppa Italia che perdemmo contro il Casale. Con il Baracca Lugo giocai qualche partita solo per pura passione».

Quali sono le differenze tra il calcio di oggi e quello di vent’anni fa? Non è passato molto tempo eppure il calcio si è davvero trasformato…

«Gli interessi crescenti hanno cambiato molto, è un calcio diverso senza ombra di dubbio. Vent’anni fa si curava di più la tecnica e i fondamentali mentre al giorno d’oggi si guarda soprattutto alla tattica e all’agonismo, di conseguenza c’è stato un vero e proprio livellamento verso il basso in tutte le categorie».

Roberto Policano (Roma, 19 febbraio 1964)

StagioneSquadraPres. (Reti)
1981-1983 Latina47 (6)
1983-1987 Genoa118 (9)
1987-1989 Roma35 (5)
1989-1992 Torino80 (18)
1992-1997 Napoli92 (12)
1997 Casarano4 (0)
1998 Terracina0 (0)
1998-1999 Latina23 (4)
1999 Sliema Wanderers0 (0)
1999-2000 Baracca Lugo? (?)
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