Rush, il mistero del Galles spennato

Rush è la delusione del campionato 1987-88 e forse anche la delusione più grande tra tutti gli acquisti della Juventus; il gallese ha sempre dimostrato di essere un grandissimo goleador, parentesi bianconera a parte…

Ian Rush approda alla Juventus nell’estate del 1987 proveniente dal Liverpool; i primi contatti con i bianconeri iniziano nella primavera del 1986 con Boniperti e Giuliano che incontrano l’attaccante in un noto ristorante di Londra. Rush è propenso al trasferimento così come la società inglese che vuole riallacciare dei buoni rapporti con la Juve dopo la tragedia dell’Heysel.

Nel luglio del 1986 Rush firma a Torino il contratto ma andrà alla Juve l’anno successivo; i torinesi versano al Liverpool circa 8 miliardi di vecchie lire, mentre al giocatore vanno circa 550 milioni di lire lordi a stagione per i tre anni di contratto (più un bonus premio di circa 125 milioni lordi a stagione). Costa il gallese, ma questo è un investimento sicuro. Rush deve sostituire Michel Platini che ha abbandonato il calcio e nello stesso tempo deve rinverdire i trionfi di un altro indimenticabile gallese, il “gigante buono” John Charles.

Il 26enne attaccante non può fallire; arriva in Italia con una dote di 206 gol in 331 partite ufficiali giocate con il Liverpool dal 1981 al 1987; in sei campionati ha realizzato 138 reti (in media 23 a stagione) vincendo nel 1983-84 la classifica dei cannonieri e la “Scarpa d’Oro”. A questo bottino aggiunge 20 reti in Coppa d’Inghilterra, 25 in Coppa di Lega, 9 nella Supercoppa Inglese e 14 in Coppa dei Campioni. Ai suoi primi 200 gol con il Liverpool è legata una serie incredibile: nelle gare in cui ha segnato, e sono 144, i “biancorossi” non hanno mai perso.

Rush in sei stagioni ha conquistato quattro scudetti, una Coppa d’Inghilterra, quattro Coppe di Lega inglesi, una Coppa dei Campioni. È un gran realizzatore non solo nel calcio inglese ma anche in Europa e lo confermano le 14 reti in Coppa Campioni e anche le 14 realizzate in 32 gare con la Nazionale del Galles.

Debutta con la Juve in campionato il 20 settembre 1987 in Empoli-Juventus 1-0, mentre la settimana dopo realizza una doppietta in Juventus-Pescara 3-1. La “Gazzetta” lo premia con un sette e mezzo ma sarà l’unico in campionato perché in seguito in 29 partite prenderà un voto superiore alla sufficienza solo in sei occasioni. La doppietta al Pescara illude la tifoseria bianconera, ma Rush non dimostrerà mai il potenziale espresso al Liverpool. La Juve pensa che sia il classico giocatore inglese amante del gioco aereo ma Rush predilige il gioco veloce con palle lunghe e rasoterra.

Segna appena sette gol in campionato, più cinque in Coppa Italia e uno in Coppa Uefa. In totale 13 marcature in 39 partite (in media una ogni 3 gare). Rush e la Juve si sopportano per un anno mentre nella stagione precedente in attesa dell’arrivo si erano desiderati. Il gallese a Torino si dimostra un pesce fuor d’acqua: non lega con l’ambiente e con i compagni, si rifiuta di imparare l’italiano.

Settembre 1987: il difficile esordio in serie A contro l’Empoli

Questo uno stralcio da un’intervista dell’epoca dove emerge un’insospettabile saudade:

«A Liverpool segnavo tanto perché i miei movimenti erano del tutto istintivi. Da quando sono in Italia, invece, penso troppo. Qui a Torino le tante chiacchiere sulla difficoltà di far goal mi hanno condizionato. Quando un pallone arriva, io penso a cosa farne, a come colpirlo, a dove passarlo. E sbaglio. In area di rigore, non si deve riflettere, si deve agire e basta. Dopo la doccia al Liverpool ci si ritrovava tutti, noi e i nostri avversari, nella sala dello stadio riservata ai giocatori. Parlando con i colleghi si analizzavano i fatti e si scaricavano le tensioni accumulate durante la partita. Anche se ci si era scalciati con un rivale, si finiva per dimenticare tutto. Qui dopo la partita non c’è niente. Ognuno va per conto suo. È anche vero che sarebbe duro scambiare due chiacchiere con qualcuno che non ha fatto altro che sputarti in faccia per novanta minuti. Così sono costretto a tenermi dentro tutto e a dormirci sopra. È il momento peggiore della settimana in cui il Liverpool mi manca davvero».

Quando la Juve lo rispedisce al mittente tutti sono contenti: i giocatori bianconeri, la dirigenza e la tifoseria del Liverpool. Prima di lasciare Torino riesce a farsi pagare quasi per intero gli altri due anni di contratto.

Rientra in Inghilterra e con il Liverpool segna altri 80 gol in 217 gare di campionato conquistando uno scudetto, due Coppe d’Inghilterra e una Coppa di Lega inglese; nel 1997 passa al Newcastle poi va allo Sheffield United in B e poi al Wrexham in terza serie prima di finire la carriera in Australia nel 1990 nelle file del Sydney Olympic. Con la nazionale gallese arriva a 28 reti in 73 gare (superato solo recentemente da Gareth Bale come miglior realizzatore di sempre per il Galles).

Rush è la delusione del campionato 1987-88 e forse anche la delusione più grande tra tutti gli acquisti della Juventus; il gallese ha sempre dimostrato di essere un grandissimo goleador, parentesi bianconera a parte, ma il suo flop a Torino ha insegnato che anche la Juve può acquistare un “bidone”.

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