SERIE A 1976/77: JUVENTUS

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La nuova Juventus di Trapattoni ingaggia con il Torino un formidabile duello. E le altre stanno a guardare…


LA SINTESI DEL CAMPIONATO

Una stagione di formidabili contenuti agonistici, e peccato che alla fine non esista lo scudetto… ex aequo per le grandi Juventus e Torino. L’avvio è col botto. Chi si aspettava una Signora un po’ logora coi suoi nuovi vecchietti e un Torino appagato dallo scudetto, resta sorpreso: cinque turni a punteggio pieno per entrambi, poi un duello che stacca le altre pretendenti, grazie a una velocità di marcia impressionante. Dopo dieci giornate, Torino in testa con 19 punti (uno solo perso!), Juve a ruota a 17, Napoli ormai staccato a 13. Alla fine del girone d’andata, divisione del titolo di campione d’inverno: 25 punti per le due big di Torino; terza l’Inter a sei lunghezze. Il duello continua nel ritorno. La Juventus riconquista la vetta alla diciottesima giornata, il Torino la appaia alla ventunesima e poi alla ventiseiesima. La Juve difende il punticino di vantaggio nella volata finale: tre vittorie consecutive per entrambe e conclusione con un punteggio clamoroso: 51 a 50, la Fiorentina è terza a 15 lunghezze! In coda, cadono Sampdoria, Catanzaro e Cesena.

TRAP CAPOLAVORO

Giampiero Boniperti non conosce logorio al timone della Juventus e compie uno dei suoi capolavori. Intanto, azzecca una scelta epocale, individuando in Giovanni Trapattoni il tecnico giovane che può aprire un ciclo. Poi, in perfetta sintonia, allestisce una squadra da combattimento più che da accademia: rinuncia a sorpresa al regista Capello, caposaldo di tanti successi, ceduto al Milan in cambio del rude Benetti; poi, risolve la lunga polemica con Anastasi, che si sentiva troppo spesso sacrificato, cedendolo all’Inter in cambio di Boninsegna, altro gladiatore, più vecchio di cinque anni e considerato ormai alla frutta. La critica è spiazzata. Torna inoltre all’ovile il giovane Alberto Marchetti, centrocampista di quantità, e per il futuro arriva un giovane che farà parlare di sè: Antonio Cabrini, diciannovenne terzino sinistro dell’Atalanta (Serie B).

Dai blocchi di partenza si alza una Juventus di debordante forza fisica e carica agonistica. Una Juventus da primato, ermetica in difesa, con la coppia Cuccureddu-Gentile sui lati, due mastini di eccezionale rendimento, il pilone centrale Morini e il libero Scirea, in costante ascesa. A centrocampo, Trapattoni rivela le proprie doti intuendo le potenzialità del terzino Tardelli nel cuore della manovra: apparentemente esile, il giovane ex comasco non teme i contrasti ed è micidiale nelle incursioni offensive. L’ideale per questa Juventus guerriera, con Furino e Benetti a completare il reparto-maginot. A inventare pensa Causio, tornante sulla destra, dove può sfogare il suo genio tutto dribbling e cross perfetti per le punte Boninsegna (che ha ancora tanta birra in corpo) e Bettega. Uno squadrone fisicamente strepitoso, considerato che alle riserve restano poche briciole e che nel contempo viene realizzata l’impresa europea, col primo grande successo internazionale, la vittoria in Coppa Uefa.

MILAN-SHOCK

La rosa del Milan 1976/77 guidato da Pippo Marchioro

La rivoluzione di Gianni Rivera ha estromesso Albino Buticchi dalla proprietà del Milan e ora eleva alla presidenza l’industriale Vittorio Duina. Il cui genuino entusiasmo si appunta sul giovane allenatore più in voga, Giuseppe (Pippo) Marchioro. Arrivato al Milan, il nuovo tecnico cerca di imporre una novità rischiosa, il gioco a zona, nonostante i due difensori centrali Bet e Turone non siano facilmente adattabili alla nuova filosofia e nonostante la presenza a centrocampo di due pensatori di passaggio pronto ma di passo lento come Capello e Rivera. La situazione diventa quasi subito grama, la squadra non ha gioco nè sbocchi efficaci; all’indomani di uno scialbo quanto emblematico pareggio interno col Cesena in odore di retrocessione, il 7 febbraio 1977, Marchioro viene esonerato e il Milan affidato a un tradizionalista d.o.c, Rocco. Col quale affonderà definitivamente, sposando di nuovo la zona. La zona-salvezza.

LA MALEDIZIONE LAZIO

Una bella immagine di Luciano Re Cecconi

Una vera maledizione grava sulla Lazio, solo due anni prima vincitrice dello scudetto. Il 2 dicembre 1976 è morto Tommaso Maestrelli, stroncato da un male incurabile che da tempo ne minava la salute. Martedì 18 gennaio 1977, poco prima delle 19,30, Luciano Re Cecconi e Pietro Ghedin, rispettivamente centrocampista e difensore della Lazio, entrano nella gioielleria di Bruno Tabocchini in Via Nitti, quartiere Flaminio. Sono insieme a un comune amico, il profumiere Giorgio Fraticcioli, che deve consegnare alcuni prodotti. Re Cecconi ha il bavero del cappotto alzato e le mani in tasca. Per fare uno scherzo, intima ad alta voce: «Fermi tutti, è una rapina!». Non c’è il tempo per capire. Già rapinato un anno prima, il gioielliere estrae un revolver calibro 7,65, lo punta contro Ghedin, che prontamente estrae le mani dalle tasche, e poi su Re Cecconi, non altrettanto svelto. Parte un colpo. Luciano, colpito in pieno petto, si accascia con un gemito. Muore pochi minuti dopo il ricovero in ospedale. Una morte assurda; il gioielliere viene accusato di eccesso di legittima difesa.

TUTTI PAZZI PER NOVELLINO

Ormai non è più una sorpresa: alla sua seconda stagione in A, Walter Alfredo Novellino conferma di possedere le doti del grande fantasista offensivo. Nato in Campania, ma cresciuto calcisticamente nella patria del futebol, in Brasile, dove il padre era emigrato quando lui era in tenera età, Novellino ha imparato dai “playground” sulla sabbia il tocco di palla e le astuzie in dribbling dei sudamericani. Rientrato in Italia, è cresciuto nelle giovanili del Torino, che poi lo ha scaricato dopo l’esordio in A. Una stagione magra alla Cremonese e poi ecco l’esplosione ancora in C, a Empoli, da dove il Perugia gli ha fatto tentare il doppio salto di categoria. Piccolo, ben piantato, sia come trequartista che come tornante, Novellino si dimostra un eccellente movimentatore del gioco offensivo, abile a mettere scompiglio nelle difese altrui, a segnare come a fornire invitanti assist. Unico cruccio: emerge nell’epoca del grande dualismo tra i califfi Causio e Claudio Sala, inattaccabili re della fantasia da fascia laterale, e in Nazionale non raccoglierà che il semplice esordio, dopo la cessione al Milan, con cui vincerà da grande protagonista uno scudetto.

E’ LA VOLTA DI GRAZIANI

Fiorentina-Torino-0-1: il goal di Graziani

Nell’Arezzo, dove si era rivelato in Serie B, Francesco Graziani sembrava un panzer generoso e poco più. Nel Torino si è affinato con gli anni, diventando un generoso centravanti, abile tecnicamente, fisicamente fortissimo, col colpo proibito sempre in canna. La stagione 1976-77 è la sua più felice: irresistibile nelle serpentine in area, sempre pronto a correre in aiuto dei compagni, perfetto nell’intesa col “gemello” Pulici, è il miglior centravanti d’Italia. Non per niente domina la scena in Nazionale e vincerà il titolo mondiale nel 1982, totalizzando 64 partite e 23 gol in azzurro. Giocherà anche con la Roma e l’Udinese, totalizzando 130 reti in 353 partite.


LA CLASSIFICA FINALE

Squadra Gio Pti Vit Par Sco GolF GolS DR
1 JUVENTUS 30 51 23 5 2 50 20 30
2 Torino 30 50 21 8 1 51 14 37
3 Fiorentina 30 35 12 11 7 38 31 7
4 Inter 30 33 10 13 7 34 27 7
5 Lazio 30 31 10 11 9 34 28 6
6 Perugia 30 29 9 11 10 32 28 4
7 Napoli (-1) 30 28 9 11 10 37 38 -1
8 Roma 30 28 9 10 11 27 33 -6
9 Verona 30 28 7 14 9 26 32 -6
10 Milan 30 27 5 17 8 30 33 -3
11 Genoa 30 27 8 11 11 40 45 -5
12 Bologna 30 27 8 11 11 24 31 -7
13 Foggia 30 26 10 6 14 33 39 -6
14 Sampdoria 30 24 6 12 12 28 42 -14
15 Catanzaro 30 21 7 7 16 26 43 -17
16 Cesena 30 14 3 8 19 22 48 -26
In maiuscolo/grassetto la squadra Campione d’Italia, in rosso/grassetto le squadre retrocesse