SERIE A 1979/80: INTERNAZIONALE

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Dopo 9 anni Fraizzoli riagguanta lo scudetto, Milan e Lazio in B per il calcioscommesse.


LA SINTESI DEL CAMPIONATO

La stagione più tragica e amara del dopoguerra si apre nel segno dell’Inter, che guida la classifica fin dalla prima giornata col piglio della dominatrice. La Juventus si avvicina (seconda al settimo turno), prima di scivolare via via nell’anonimato di una stagione negativa. La settima giornata si ricorda però, oltre che per la caduta dell’imbattibilità del Perugia (17 mesi e 37 partite di campionato), per l’assurda tragedia dell’Olimpico. È il 28 ottobre 1979, poco prima del fischio d’inizio del derby tra Roma e Lazio un trentatreenne tifoso della curva Nord, Vincenzo Paparelli, viene colpito a un occhio da un razzo sparato dalla parte opposta e muore poco dopo. Un lutto che avvolge tutto il calcio. All’Inter prova a resistere il Milan, che si mette in scia e chiude l’andata a due punti dai nerazzurri campioni d’inverno. Poi il distacco cresce a dismisura e mentre l’Inter si accinge a celebrare il trionfo, le manette negli stadi fanno esplodere lo scandalo delle scommesse. Alla fine, è scudetto nerazzurro e la parola per le retrocessioni passa al giudice sportivo.

L’INTER DEL SERGENTE DI FERRO

La triste stagione 1979-80 è dominata sul piano sportivo da una squadra di non eccelso livello tecnico, ma di straordinaria compattezza. L’Inter dell’anno precedente era una buona squadra; gli innesti di Mozzini in difesa e di Caso a centrocampo cementano un complesso di ottima tenuta e di grande coesione attorno al confermato allenatore Eugenio Bersellini, al consigliere delegato Sandro Mazzola, passato brillantemente dal campo ai quadri dirigenziali, e al presidente Ivanoe Fraizzoli. A colmare un vuoto lungo nove interminabili anni di attesa è stato soprattutto l’avvio folgorante di campionato, che ha spiazzato le altre favorite (il Perugia di Rossi, la Juventus e il Torino, oltre al Milan), destinate a uscire presto dalla lotta per il titolo. L’Inter però non ha vinto per mancanza di avversari.

La squadra esibisce valori importanti, che partono da una difesa altamente competitiva, con l’azzurro Bordon in porta, gli esterni Canuti o Giuseppe Baresi e il terzino-mediano Oriali, il coriaceo stopper Mozzini e il classico libero Bini: a parte il marcatore centrale, sono tutti prodotti del vivaio nerazzurro, così come il valido rincalzo Pancheri. A centrocampo, la razionalità di Caso, giocatore abile a cucire la manovra, orienta al meglio il lavoro di copertura del motorino Marini, le progressioni di Pasinato, mediano col turbo, e le raffinate invenzioni del trequartista Beccalossi. Un fantasista, quest’ultimo, che fa spellare le mani al pubblico e viene da Brescia, proprio come “Spillo” Altobelli, centravanti alto e sottile a lungo in competizione con Bettega per il trono dei cannonieri. Suo partner ideale, il velocissimo Muraro, ala sinistra cresciuta nel vivaio, proprio come il giovane rincalzo Ambu. Un’Inter “autarchica”, che nella stagione precedente la riapartura delle frontiere (dopo quindici anni) vince due scudetti: quello tricolore e quello dell’onestà, per la sua assoluta estraneità allo scandalo delle scommesse.

LA SCOPERTA DI CONTI

Era una piccola promessa del baseball, Bruno Conti, non per niente nato a Nettuno, in provincia di Roma, il 13 marzo 1955. Poi il calcio ha preso il sopravvento, anche perché il padre si era rifiutato di acconsentire al trasferimento del figlio in California, a studiare baseball. Helenio Herrera lo scartò al primo provino per la Roma, poi dai ragazzi del Nettuno passò all’Anzio e infine, a 17 anni, il sogno giallorosso veniva coronato. Dopo l’esordio, una stagione-monstre in B al Genoa, cui ritorna dopo un anno, ma stavolta delude: vuole rientrare alla casa madre, scoraggia i dirigenti rossoblu e alla fine si ritrova alla Roma, dove grazie a Liedholm la sua classe un po’ anarchica viene disciplinata in un ruolo preciso (tornante di fantasia). Col suo piede sinistro vellutato, coi suoi dribbling funambolici, conquista la Nazionale, con cui diventerà Campione del Mondo nel 1982.

CADONO LE STELLE

Breve il momento magico del Milan della stella. Qualcuno ricollega la stagione negativa all’addio di Rivera, altri alla sindrome di appagamento. In difesa gli infortuni di Bet e la necessità di impiegare come marcatori il mediano Morini e il giovane Minoia influiscono sulla tenuta del reparto.
In più, i limiti realizzativi coperti nell’anno dello scudetto dal tourbillon tattico ideato da Liedholm sono saliti alla ribalta col venir meno dei gol “di complemento” di Maldera e Bigon e soprattutto con la conferma della sterilità di Chiodi. Falliti gli obiettivi stagionali, a primavera lo scandalo delle scommesse assesta il colpo di grazia al club, coinvolto al massimo livello nella persona del presidente Felice Colombo oltre che con Albertosi e Morini. Ne consegue la retrocessione in B per illecito sportivo. Per la prima volta nella sua settantennale storia, il Milan finisce tra i cadetti. In dodici mesi, dallo scudetto alla Serie B.

IL PALLONE IN MANETTE

Domenica 23 marzo 1980: al termine delle partite vengono eseguiti negli stadi una serie di ordini di cattura nei confronti di giocatori. Alcuni campioni di primo piano (di Lazio, Milan, Perugia, Avellino, Genoa e Palermo) finiscono a Regina Coeli. Tutto è nato da una denuncia alla magistratura ordinaria per truffa, presentata da un commerciante romano di frutta, Massimo Cruciani, che lamenta di essere stato indotto da giocatori di A a scommettere su alcune partite con l’assicurazione che i risultati sarebbero stati “accomodati”, il che poi non si è del tutto verificato. La giustizia sportiva si inserisce, condannando alla B Lazio e Milan e penalizzando di 5 punti Avellino, Bologna e Perugia. Inibito a vita il presidente del Milan, Felice Colombo. Tra i giocatori, squalificati Giordano, Manfredonia, Savoldi, Paolo Rossi e molti altri. E’ una tragedia per il calcio italiano e per la Nazionale, dimezzata in vista degli Europei. L’inchiesta della magistratura ordinaria si chiuderà il 23 dicembre 1980 con un’assoluzione generale: «Il fatto non sussiste». Cioè non ci fu la truffa ai danni di chi aveva scommesso.

L’ANNO DI ANTOGNONI

Un campione sempre discusso. Designato a 18 anni, ai tempi del trasferimento dalla D (Astimacobi) alla A (Fiorentina), come erede di Rivera, ha poi confermato le sue eccelse doti tecniche, senza riuscire però a mettere d’accordo la critica sul suo valore assoluto. Chi gli imputa di non essere un regista in senso pieno, chi ne accusa lo stile limpido di fare aggio sulla sostanza del gioco, chi ne sostiene la mancanza di carattere. Insomma, dopo le due ottime stagioni seguite all’esordio in A a 18 anni e l’eccellente debutto in Nazionale, la sua stella aveva preso ad appannarsi. Il Mondiale argentino in tono dimesso aveva dato ai contestatori il definitivo appiglio per metterne in discussione la dimensione tecnica. Invece molto dipendeva da una serie di problemi fisici, soprattutto un piede in disordine. Adesso, recuperata la piena forma fisica, ecco il campione che nessuno può discutere: trascina la Fiorentina, a suon di giocate di alta classe e di gol (8), dalla zona salvezza a quella Uefa, sciorinando una continuità di rendimento testimone fedele delle sue qualità. Anche in Nazionale conferma il suo valore, diventandone il leader in vista degli Europei.

LA RIVINCITA DI PENNA BIANCA

La Juventus doveva sostituire Boninsegna e aveva puntato su Virdis, non ancora in grado però di vestire i panni del panzer di sfondamento. Ecco allora tornare di attualità le doti realizzative di Roberto Bettega, capace di estrarre dal suo cilindro di campione il coniglio di qualunque interpretazione tecnica offensiva.
Nato a Torino il 27 dicembre 1950, cresciuto nelle giovanili della Juventus, dopo una splendida stagione in serie B nel Varese e un’altra al ritorno alla casa madre, è stato fermato da una infezione respiratoria che lo ha bloccato per molti mesi. E’ tornato più “pesante”, con la classe intatta per diventare uomo squadra, un pilastro del gioco offensivo, che sa sempre trovare anche la via del gol. In tutto, segnerà 129 reti in 326 partite nella Juventus, vincendo sette scudetti, una coppa Uefa e due Coppe Italia. In Nazionale, 19 gol e 42 presenze.


CLASSIFICA

Squadra Pt G V N P Gf Gs
INTER 41 30 14 13 3 44 25
JUVENTUS 38 30 16 6 8 42 25
TORINO 35 30 11 13 6 26 15
ASCOLI 34 30 11 12 7 35 28
FIORENTINA 33 30 11 11 8 33 27
ROMA 32 30 10 12 8 34 35
BOLOGNA 30 30 8 14 8 23 24
CAGLIARI 30 30 8 14 8 27 29
PERUGIA 30 30 9 12 9 27 32
NAPOLI 28 30 7 14 9 20 20
AVELLINO 27 30 7 13 10 24 32
CATANZARO 24 30 5 14 11 20 34
UDINESE 21 30 3 15 12 24 38
PESCARA 16 30 4 8 18 18 44
MILAN (1) 36 30 14 8 8 34 19
LAZIO (1) 25 30 5 15 10 21 25

(1) Milan e Lazio declassate all’ultimo posto per calcioscommesse

VERDETTI

Campione d’Italia INTER
Vincitrice Coppa Italia ROMA
Retrocesse in serie B PESCARA, MILAN e LAZIO
Qualificate in Coppa dei Campioni INTER
Qualificate in Coppa delle Coppe ROMA
Qualificate in Coppa UEFA JUVENTUS e TORINO

MARCATORI

16 gol Bettega (Juventus)
15 gol Altobelli (Inter)
13 gol Rossi P. (Perugia)
12 gol Graziani F. (Torino), Pruzzo (Roma), Selvaggi (Cagliari)
11 gol Savoldi G. (Bologna)
9 gol Giordano (Lazio), Palanca (Catanzaro)
8 gol Antognoni (Fiorentina), Bellotto (Ascoli)
7 gol Beccalossi (Inter), Chiodi (Milan), Scanziani (Ascoli)
6 gol Bagni (Perugia), De Ponti (Avellino), Oriali (Inter)