Juventus-Roma: la storia infinita

20 maggio 1973

Roma – Juventus 1-2: Cuccureddu, una prodezza da scudetto

La rete di Altafini

La rete di Altafini

Quando l’ultima giornata sta per aprirsi, i giochi per lo scudetto sembrano già fat­ti. Il Milan è in testa con un pun­to di vantaggio su Juventus e La­zio e il calendario lo favorisce: esattamente come la Juve, deve affrontare in trasferta una perico­lante, il Verona; mentre la Lazio gioca in casa del tranquillo Na­poli. Il Milan è reduce dalla battaglia di Salonicco, dove ha eretto irriducibili barricate riu­scendo a superare il Leeds e a vincere la Coppa delle Coppe. Ha invano chiesto (senza troppa convinzione) un rinvio di tre giorni della propria partita, ma la pochezza tecnica del Verona sembra il miglior viatico per il tricolore: «una tappa senza storia», l’ha preconizzata Nereo Rocco, conducator rossonero.
La Juve di Vycpalek, già approdata alla finale di Coppa dei Campioni (affronterà l’Ajax di Cruijff) va in campo all’Olimpico con un pizzico di rassegnazione, anche se la cornice è invitante: 70 mila spettatori, tra cui il presidente della Repubblica Giovanni Leo­ne. La Roma, affidata da poche settimane al tecnico in seconda Trebiciani che ha rilevato il ma­go Herrera, parte di slancio e va in gol con Spadoni: più che una prodezza, un mezzo regalo di Cuccureddu, Haller e Longobucco, che cincischiano su un pallo­ne concedendo al fantasista giallorosso un’occasione d’oro. Po­chi minuti dopo, Orazi arriva con un attimo di ritardo su un cross di Spadoni, graziando Zoff. La Roma è padrona del campo, una Roma come l’avrebbe voluta Helenio Herrera. La Juve le ri­sponde con due conclusioni di Longobucco, su cui si deve supe­rare lo scattante Ginulfi.
Nell’in­tervallo, il presidente Boniperti scende negli spogliatoi. Il Milan a Verona sta perdendo 3-1, sareb­be assurdo buttare via così le possibilità che ancora restano: «Cerchiamo almeno di pareggiare, ragazzi, sperando poi in un’appendice del campionato!». In quel momento, la Lazio, in pa­rità a Napoli, andrebbe all’inspe­rato spareggio coi rossoneri.
Nel­la ripresa, accade l’incredibile. Vycpalek manda in campo Altafini al posto dello spento Haller e la Juve si fa sotto con convin­zione. Il “nonno” brasiliano, ancora una volta, è il deus ex ma­china della situazione. È alla ri­cerca del duecentesimo gol in Serie A e centra l’obiettivo. Con un paio di azioni travolgenti, por­ta la Juve al pareggio e si vede annullare un altro gol per fuori­gioco. Zoff non è da meno, neutralizzando una micidiale spingardata di Spadoni in corsa. A quattro minuti dalla fine, è spa­reggio a tre tra Milan, Lazio e Juventus. Ma in quegli ultimi mi­nuti il campionato svolta improvvisamente: un gran bolide dal basso all’alto di Cuccureddu porta in vantaggio la Juve e due minuti dopo a Napoli Damiani affonda le speranze della Lazio.
Quando l’impeccabile Lo Bello fischia la fine, la Juventus è campione d’Italia per la quindicesima volta, a quota 45, col Mi­lan secondo a 44 e la Lazio terza a 43. La Roma ha lottato alla grande, la Juve irriducibile si gode un trionfo inatteso. E adesso, dicono all’unisono Boni­perti e Vycpalek, si va a Belgra­do a completare l’opera. Ma quella sarà tutt’un’altra storia.

Roma, 20 maggio 1973
ROMA-JUVENTUS 1-2
Reti: 29′ Spadoni, 61 ‘Altafini, 87′ Cuccureddu.
Roma: Ginulfi, Bertini, Liguori, Salvori, Bet, Santarini, G. Morini, Franzot, Orazi, Spadoni, Scaratti.Allenatore: Trebiciani.
Juventus: Zoff, Cuccureddu, Longobucco, Furino, F. Morini, G. Marchetti, Haller (46’ Altafini), Causio, Anastasi, Capello, Bettega. Allenatore: Vycpalek.
Arbitro: Lo Bello (Siracusa).


30 gennaio 1977

Roma – Juventus 3-1: Tre “ceffoni” di benvenuto al Trap

romajuve77dibaTrasferta difficile, per la Ju­ventus capolista con un punto di vantaggio sul To­ro di Gigi Radice. E’ la prima Juve di Giovanni Trapattoni e già ne porta i segni: una Juve co­struita col calcestruzzo della for­za atletica e della grinta. Rinun­cia al regista per un centrocampo tutto forza con Furino e Benetti e l’ex terzino Tardelli, trasformato in interno da una intuizione del Trap. La trasferta di Roma è dif­ficile, perché la squadra di Liedholm è un po’ lunatica ma forte sottopelle, nonostante il nono posto in classifica. Così il Trap sta sulle sue, allestendo un reticolo di marcature a centrocampo, Tardelli su Di Bartolo­mei, Furino su Boni, Benetti su De Sisti. Liedholm gioca a zona (una stranezza, per i tempi), ma stringi stringi Peccenini non fa toccar palla a Boninsegna e Menichini soffoca Bettega, con Santarini regista arretrato.
Si vede subito che la Roma non patisce le assenze di Rocca e Maggiora ed è frizzante, con Bruno Conti, Di Bartolomei e De Sisti sugli scudi. La Juve soffre, risveglian­dosi solo quando la palla è tra i piedi di Causio, che fa ammatti­re Chinellato. Gran bella parti­ta, tiri da una parte e dall’altra, l’arbitro annulla per fuorigioco un gol di Prati e subito dopo Pao­lo Conti sventa su Benetti lanciato solo in area. Gol sbagliato, gol subito: Santarini lancia lungo, i difensori bianconeri scattano in avanti ma Casarin fa proseguire, tocca Prati, interviene Di Bartolomei che con un poderoso de­stro rende vana l’uscita di Zoff. La Juve reagisce, Paolo Conti mette in angolo su Causio, De Sisti salva sulla linea su Bettega. Alla mezz’ora lungo tiro-cross di Bruno Conti su cui Prati salta in­gannando Zoff e lasciando scor­rere il pallone in rete.
È festa per i 65 mila dell’Olimpico. La Juve cerca di reagire, la Roma continua ad attaccare e nella ri­presa fa tris: lancio di De Sisti a trequarti a metà tra Musiello e Prati, quest’ultimo si allarga confondendo Morini, che contrastato da Musiello allunga il sini­stro toccando nella propria rete. L’Olimpico saluta con un’ova­zione l’uscita del mattatore Bruno Conti.
Nel finale la Juve salva la bandiera con un cross di Tardelli che Bettega devia in re­te da pochi passi. La Juve perde la testa della classifica conse­gnandola al Torino, ma il duello continuerà fino alla fine, quando i bianconeri, sul filo di lana, conquisteranno lo scudetto: 51 a 50, punteggi record. La Roma finirà settima e Liedholm se ne andrà al Milan, pronto per lan­ciare l’operazione-tricolore.

30 gennaio 1977
ROMA-JUVENTUS 3-1
Reti: 13′ Di Bartolomei, 32′ B. Conti, 68′ aut. Morini, 88′ Bettega.
Roma: R Conti, Peccenini, Chinellato, Boni, Santarini, Menichini, B. Conti (71 ‘ S.Pellegrini), Di Bartolomei, Musiello, De Sisti, Prati. Allenatore: Liedholm.
Juventus: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti (46’ Gori), Bettega. Allenatore: Trapattoni.
Arbitro: Casarin (Milano).


10 maggio 1981

Juventus – Roma 0-0: I dieci centimetri più lunghi della storia

turone-rete-juveLa partita della storia, il Duel­lo per antonomasia. Eppure, la partita che non si può di­menticare, poi vivisezionata per anni con i più raffinati strumenti tecnologici di autopsia televisi­va, fu in realtà un’orrenda abbuf­fata di anti-calcio. Una partitac­ela agra, aspra, violenta, rissosa, cattiva, che raggiunse il suo cul­mine nel celebre gol annullato a Ramon Turone, destinato a tra­sformarsi nel corso degli anni in una sorta di categoria dello spiri­to delle ingiustizie dei potenti.
Primavera 1981, il campionato volge al termine e la lotta per lo scudetto è apertissima: Juve in testa con 39 punti, Roma 38, Napoli 36. Lo scontro diretto del 10 maggio, terz’ultima del torneo, deve dire la parola decisiva. La Juventus ha battuto a fatica l’A­vellino, la Roma di Falcao è se­gnalata in gran forma, cinque a zero al Perugia. La giustizia sportiva ha chiuso anzitempo il campionato di Bettega e anche Tardelli è stato squalificato. C’è aria di sorpasso quando l’arbitro Bergamo fischia l’inizio, anche perché nelle dichiarazioni della vigilia la Roma ha lanciato il guanto di sfida di una partita d’attacco.
Il cielo di Torino lacrima pioggia, il campo è bagnato. La Juve sosti­tuisce la mente (Tardelli) col me­diano Prandelli e il braccio (Bet­tega) con l’impiego contempora­neo dei due tornanti Causio e Marocchino. In pratica, è senza punte di ruolo. Il Trap si cautela spedendo Gentile su Pruzzo, Cabrini su Conti, Cuccureddu su Scarnecchia, con Scirea libero. A centrocampo, Prandelli prende in consegna il regista Falcao, uo­mo-chiave dei giallorossi, Furino si occupa di Di Bartolomei e il faro Brady controlla le mosse di Ancelotti. La Roma è a zona, ma Liedholm consiglia a Maggiora di tamponare Causio, a Bonetti di non perdere di vista Marocchino, a Spinosi di non lasciar pas­sare Fanna e a Turone di vigilare.
Gli animi sono subito lividi e rancorosi, nonostante le gravi preoccupazioni di ordine pubbli­co siano destinate a rivelarsi infondate (nessun incidente, o quasi, tra i quindicimila roma­nisti e i trentamila juventini che affollano l’impianto torine­se). La Juve fa movimento, la Roma sta chiusa nella sua roc­caforte, in una partita cauta e difensiva, tutto il contrario dei pro­clami della vigilia. E tutti, o quasi, menano, fingono di subi­re orribili ingiustizie, mettono a dura prova i nervi dell’arbitro Bergamo, che comincia a distri­buire cartellini gialli (alla fine saranno sette) cercando di evita­re una raffica di espulsioni. Tra i bianconeri, il più convinto a buttarla in rissa sembra Furi­no, che è anche il più generoso nelle rincorse e nei recuperi. Vie­ne ammonito e poi graziato già nel primo tempo, pagherà con l’espulsione al 62′ minuto. Me­no male che qualche scampolo di calcio filtra lo stesso, grazie a Falcao, sopravvissuto al terribile pestone rimediato in avvio, e al dirimpettaio Brady, che leviga lunghi lanci in avanti in una Juve impotente, cui le migliori occasioni capitano sui piedi dello spuntato Fanna.
Si arriva così al finale, quando Turone in tuffo infila in rete. La Roma esulta, Cabrini e Gentile alzano il brac­cio segnalando il fuorigioco. II guardalinee alza subito la ban­dierina e l’arbitro Bergamo an­nulla la segnatura. Poi però co­minceranno a esercitarsi gli esperti in moviole, visto che su quel fischio arbitrale si chiude il campionato. La Juve infatti vin­cerà a Napoli e poi con la Fio­rentina nell’ultimo turno, con­quistando il titolo con due punti di vantaggio sulla Roma. Il presi­dente Viola tuonerà contro «i millimetri che fanno la storia». Moviole e “telebeam” dimostre­ranno che il gol era valido, per dieci centimetri. I dieci centime­tri più lunghi della storia.

Torino, 10 maggio 1981
JUVENTUS-ROMA 0-0
Juventus: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Marocchino (81 ‘ Verza), Prandelli, Causio, Brady, Fanna. Allenatore: Trapattoni.
Roma: Tancredi, Spinosi, Maggiora, Turone, Falcào, Bonetti, B. Conti, Di Bartolomei, Pruzzo, Ancelotti, Scarnecchia. Allenatore: Liedholm
Arbitro: Bergamo (Livorno).


6 marzo 1983

Roma Juventus 1-2: Una macchia bianconera sullo scudetto

0120g29aHa dovuto aspettare due an­ni, Dino Viola, ma il so­gno tricolore sta per av­verarsi. La superba Roma di Liedholm ha raggiunto il diapa­son con l’innesto di un terzo regi­sta, “Lumachina” Prohaska. Quando scocca l’ora del duello più emozionante degli anni Ot­tanta, la sfida tra le regine Roma e Juventus, i giallorossi sono sal­damente in testa alla classifica con 31 punti, quattro in più del Verona-sorpresa di Bagnoli e cin­que sulla Juve. Liedholm cam­bia faccia alla Roma, segnalata in debito atletico, sostituendo il terzino sinistro Maldera con Nela, a sua volta surrogato a destra da Nappi, e l’austriaco Prohaska con l’avanzamento di Di Bartolo­mei, il cui posto di centrale difen­sivo è preso dal giovanissimo Ri­ghetti; il cambiamento più radica­le è in avanti, col partner di Pruzzo, il piccolo e agile Iorio, esclu­so a favore di un centrocampista in più, Valigi.
La Juve è al gran completo, ma senza la voglia giusta, nonostante la cornice di pubblico di un Olimpico pieno come un uovo e tutto pavesato di giallorosso. La Roma, sorniona, punta al nulla di fatto. Trapattoni tiene Brio su Pruzzo, Gentile su Conti e Cabrini a controllare Valigi, con Scirea libero, mentre a centrocampo Bonini chiude Falcao e Tardelli ammortizza Ancelotti. Liedholm rinnega in parte la zona, con Righetti libero e Vierchowod in marcatura su Boniek, mentre Nela segue Rossi e Di Bartolomei a distanza control­la Platini.
Nella ripresa, lo scena­rio cambia. Iorio ha preso il posto di Pruzzo, Marocchino quello dello svogliato Boniek, ma a stuzzicare la Signora è un gol giallorosso. Dopo un fallo di Gentile, Conti batte una perfetta punizione che Falcao corregge di testa in rete. La Juve si sveglia e nel finale sferra un micidiale uno-due. Prima è Platini a ingannare Tancredi con una delle sue punizioni a rientrare. Poi è ancora il francese a pennellare un morbido cross in area giallorossa, dove il gigante Brio, libero da preoccupazioni… aeree dopo l’u­scita di Pruzzo, si inarca di testa e fissa il risultato.
Dopo il fischio di chiusura, mentre il festeggiante Brio viene azzannato dal cane alsaziano di un poliziotto, qual­cuno lancia l’allarme: la Roma è cotta? Non per Liedholm, che condurrà in porto felicemente l’o­perazione tricolore. La Juve, cer­cherà di rifarsi in Coppa dei Campioni, nella finale di Atene contro l’Amburgo. Ma anche questa sarà tutta un’altra storia.

Roma, 6 marzo 1983
ROMA-JUVENTUS 1 -2
Reti: 62′ Falcào, 83′ Platini, 86′ Brio.
Roma: Tancredi, Nappi, Vierchowod, Righetti, Falcào, Nela, Valigi, Ancelotti, Pruzzo (58′ Iorio), Di Bartolomei, B. Conti. Allenatore: Liedholm.
Juventus: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi, Platini, Boniek (62′ Marocchino). Allenatore: Trapattoni.
Arbitro: Barbaresco (Cormons).


16 marzo 1986

Roma Juventus 3-0: La grande illusione di Eriksson

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Il vantaggio giallorosso di Graziani

Negli anni Ottanta, la riva­lità tra Juve e Roma è il sale del campionato. La riprova? Quando la Juventus, l’ul­tima di Trapattoni prima maniera, prende d’infilata il campionato schiacciandolo nei primi mesi sotto il peso di una superiorità perfino irridente, è la voce della Roma, unica nel coro, ad avere il coraggio di levarsi per lanciare una sfida all’apparenza impossi­bile. È la Roma di Sven Gòran Eriksson, l’uomo venuto dal fred­do e pescato da Viola nel caldo del Portogallo. Campione d’in­verno con 6 punti sul Napoli e 8 su Inter e Roma, la Juve ha subi­to lo shock dell’anticipato annun­cio dell’addio del Trap (in rotta Inter) e si è assopita nel torpore di un torneo insipido.
La Roma in­vece ha innestato la presa diret­ta, rosicchiando cinque punti in sei partite. Il 9 marzo la sconfitta giallorossa a Verona ha riportato la distanza tra le due protagoniste a cinque punti. La Roma tutta­via è più viva che mai e ha un im­pianto di gioco che sprizza fre­schezza da tutti i pori. Il 16 mar­zo 1986 lo stadio Olimpico è ri­colmo, le squadre sono quasi al completo. Eriksson non ha lo stopper Bonetti, sostituito dal dut­tile Gerolin, che lascia spazio a Di Carlo come laterale di sinistra. E in avanti in luogo del furetto Bruno Conti schiera a fianco di Pruzzo l’anziano ma sempre graffiante Graziani. La Juve soffre un’unica, ancorché impor­tante, defezione, quella del centravanti Serena, sostituito dal giovane Pacione.
La Roma parte a testa bassa e dopo tre minuti è già in gol. Ma­novra mozzafiato sulla destra, Di Carlo dal fondo crossa al centro, scavalcando Pruzzo e raggiun­gendo Graziani, che in tuffo infila in rete. Splendido. La Roma, ispirata da un Boniek tambureg­giante, è padrona del campo e lo scatenato Pruzzo, capocanno­niere del torneo, raddoppia con un colpo dall’alto al basso su su­perba azione di Ancelotti. La Ju­ve è tramortita, mentre il centra­vanti, reo di spogliarello festoso, viene ammonito da Agnolin. Il che gli costerà nella ripresa, dopo un fallacelo su Laudrup, l’espul­sione.
La Roma vince nettamente il confronto a centro­campo, dove Platini ogni tanto ti­ra fuori la testa: un gran lancio libera Pacione, il cui pronto tiro viene spento da un gran volo di Tancredi. A sette dalla fine, con­tropiede di Nela che arriva sul fondo a sinistra e saetta al centro un cross basso, su cui irrompe in spaccata Cerezo insaccando di esterno destro. L’Olimpico è un vulcano, la Roma è a tre punti dalla Juve e in tre giornate la raggiungerà. Ma proprio quando si andrà profilando lo spareggio, la Roma inciamperà in casa sul Lecce ormai retrocesso, lasciando alla Juve l’ennesimo scudetto.

Roma, 16 marzo 1986
ROMA-JUVENTUS 3-0
Reti: 3′ Graziani, 28′ Pruzzo, 83′ Cerezo.
Roma: Tancredi, Oddi, Gerolin, Boniek, Nela, Righetti, Graziani, Cerezo, Pruzzo, Ancelotti, Di Carlo.Allenatore: Eriksson-Sormani.
Juventus: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (46′ Pin), Brio, Scirea (58′ Caricola), Mauro, Manfredonia, Pacione, Platini, Laudrup.Allenatore: Trapattoni.
Arbitro: Agnolin (Bassano del Grappa).