SOCRATES – Intervista Agosto 1985

socrates fiorentina storiedicalcio

«Torno in Brasile per divertirmi e fare il deputato»

«Non mi piace come nel vostro Paese il football viene strumentalizzato e come si trattano i giocatori» – «Nella mia terra avrò anche impegni politici»

Intervista tratta dal Corriere Della Sera del 10/08/1985

FORTE DEI MARMI – Un’ora di confessione sotto il sole del Forte, tra sigarette, una lattina di birra, i quattro figli sgambettanti e impertinenti, la moglie Regina sdraia- sita sotto l’ombrellone. Il giocatore dal chilometrico nome, che per comodità si fa chiamare Socrates, consegna al popolo dei tifosi italiani, non soltanto a quelli della Fiorentina, il suo «testamento» spirituale  di uomo e calciatore. Socrates se ne va, domani sarà a Campinas (partirà stasera dalla Malpensa) per firmare il contratto con il Pónte Preta, quindi, dopo aver sistemato le ultime cose in Italia, intraprenderà il viaggio definitivo verso la sua terra. Un anno di esperienza italiana gli è bastato per capire che questo calcio, il nostro calcio, non è migliore del suo. Un addio con pochi rimpianti, niente rabbie, molta amarezza abilmente nascosta nelle pieghe di discorsi a volte chiari, a volte meno, infarciti sempre e comunque di quella cultura e ideologia da «calciatore-proletario» che è sempre stata la fonte del suo pensiero.

Il brasiliano è felice, allegro,  disponibile. La positiva soluzione della trattativa tra Fiorentina Ponte Preta e la Luqui Promocao (la società che ha fatto da intermediaria) gli ha tolto un peso dal cuore: tornerà a casa, finalmente. Italia addio.

— Socrates, perché ha voluto andarsene?
«Io non ho mai voluto andarmene dall’Italia, ho soltanto avuto la possibilità di farlo. Tra qui e il Brasile, ho scelto la mia terra. Voi, dopo un’esperienza cosi, non avreste fatto altrettanto?»

— Lei è arrivato un anno fa, salutato dal tifo dei sostenitori fiorentini. Da parte sua le solite promesse, da parte dei tifosi il desiderio di applaudirla come campione. Poi qualcosa non ha funzionato …
«Esatto, qualcosa non ha funzionato».

— Che cosa, in particolare?
«I rapporti fra compagni. Ho trovato una squadra dilaniata da problemi interni. La situazione fra alcuni miei colleghi era insostenibile, arrivavano persino a non rivolgersi la parola, cosa ancora peggiore del non passarsi il pallone in campo. Litigavano sempre, mai vista una cosa del genere».

— E lei cos’ha cercato di fare?
«Io sono arrivato a Firenze e ho trovato questa situazione. Ho cercato di mediare, di sanare le posizioni. Ho capito subito che non ce l’avrei fatta; cosi mi sono estraniato. Era una situazione troppo compromessa perché potessi porvi rimedio».

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— Quindi si proclama vittima di quella situazione.
«No. A parte che l’unica vittima fu De Sisti, io faccio due tipi diversi di discorso. Uno riguarda me ed è questo: ho dato tutto quello che potevo dare, ciò che non ho fatto è stato per incapacità. L’altro riguarda l’ambiente della Fiorentina e, credo, quello del calcio italiano in generale. In parole povere: mai e poi mai, in Italia, si sarebbe potuto vedere il Socrates del Brasile, il Socrates della nazionale. Troppo diverso, questo calcio, da me».

— Ed è per questo motivo che ha voluto, o accettato, di tornare in Brasile?
«Certo. Lo ammetto, ora stiamo parlando della Fiorentina dello scorso anno. Quella di domani; ho potuto notare, è profondamente diversa. Ci sarà anche Antognoni, il più grande locatore che io abbia mai conosciuto in Italia. Si, mi sarebbe piaciuto giocare, ma a che sarebbe servito?».

— Forse a far ricredere i tifosi. Possibile che se ne vada senza il rimpianto di non avere sfondato in Italia?
«Non ce l’ho, e allora? Torno in Brasile contento. Quaggiù, giocando a calcio, mi sono divertito due 0 tre volte, non di più. E per me il calcio è soltanto divertimento».

— Facile da dire, meno da capire. E il miliardo e mezzo di stipendio a stagione? Qualche tifoso l’accusa di aver preso i soldi e di essere scappato senza meritarli …
«Lasci dire, non mi interessa. Il fatto che io sia tornato in Brasile perdendoci anche dei soldi (Socrates avrà un fisso relativamente basso, e maggiori guadagni saranno legati all’ipotetica possibilità di contratti con sponsor sudamericani, n.d.r.) dimostra che la mia scelta non è stata di carattere venale. La Fiorentina? Non credo che abbia perso molti soldi. Ha risparmiato il mio ingaggio, avrà l’incasso di una partita che la nazionale brasiliana giocherà a Firenze prima del Mundial ’86; lo scorso anno, sfruttando il mio nome, ha realizzato molti soldi, con la campagna abbonamenti. E’ stato un buon affare per tutti, credetemi»

— Ma a Firenze rimane il dubbio: campione vero 0 mezzo bidone?
«La solita storia: o con me o contro di me, con Socrates vie di mezzo non esistono. Questo, peraltro, è il prezzo che si paga a essere anticonformisti».

— Le place molto recitare la parte del contestatore.
«Non è una parte, qui non siamo a teatro, è della mia vita che si sta parlando. In Italia non mi piace come il calcio viene strumentalizzato. E anche come vengono trattati i calciatori. Qui da voi non hanno la possibilità di parlare, se non attraverso il filtro di voi giornalisti. In Brasile è diverso: le società non “controllano” i giocatori e questi hanno la possibilità di parlare ai tifosi e, nel caso, di difendersi: faccio un esempio, se oggi un giornale scrive che sei un “finocchio” (testuale, n.d.r.), tu stasera puoi replicare: no che non lo sono. In Brasile il calcio è divertimento: il mio Ponte Preta avrà con me un nuovo slogan: non bisogna vincere a tutti i costi ma fare spettacolo a tutti i costi».

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— Socrates, che cosa rimpiangerà dell’Italia?
«Gli amici veri e tutto quel bagaglio di conoscenze e informazioni che non ho ancora avuto il tempo di ordinare mentalmente».

— Quale Brasile pensa di ritrovare?
«Un Brasile ancora in via di trasformazione. Giocherò a calcio ma sarò impegnato anche politicamente. Faccio parte di un gruppo di pressione progressista e l’anno prossimo mi candiderò come deputato nello Stato di San Paolo».

—Via Socrates chi arriverà a Firenze? Forse Falcao?
«Magari. Lui è nato per giocare e vivere in Italia. In questa nuova Fiorentina si troverebbe bene».

— Saluterà compagni e tifosi?
«I compagni li vedrò oggi a pranzo nel ritiro di Serramazzoni. Ai tifosi dò appuntamento per dicembre: verrò a Firenze e assisterò a una partita dalla curva. E’ là che ci sono i lavoratori veri, in tribuna sta chi sfrutta questi lavoratori».

— Eppure molti di essi non la considerano un ideale compagno di cordata e tanto meno un difensore d’ufficio …
«Non mi interessa sapere cosa pensano gli altri di me. Mi interessa sapere cosa penso io. E di me, io penso tutto il bene possibile. Sennò, a questo punto, mi sarei già ammazzato da un pezzo».