SERIE A 1970/71: INTERNAZIONALE

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Il “sabotaggio” a Heriberto Herrera porta i nerazzurri ad un insperato scudetto


LA SINTESI DEL CAMPIONATO

L‘Inter sembra toccare il fondo, per poi risalire fino al tricolore, di nuovo in esaltante rimonta sui “cugini” del Milan. Il mercato è monopolizzato dalla Juventus, che fa man bassa dei migliori giovani in circolazione: i fatti col tempo le daranno ragione. In partenza è il Napoli a fare l’andatura, seguito dal Cagliari, che però perde Riva, fratturato in Nazionale, e cede il passo al Milan. I rossoneri prendono la testa alla decima giornata e il 24 gennaio 1971 sono campioni d’inverno. L’Inter, in crisi, ha licenziato Heriberto Herrera e si è affidata a Invernizzi, tecnico delle giovanili e di una “tabella” che diventa famosa. Alla prima di ritorno, nerazzurri già secondi a tre punti, che diventano quattro la settimana dopo e si riducono a uno alla ventesima. L’aggancio avviene alla 22a, il sorpasso alla 23a. L’Inter in rimonta irresistibile è campione con due turni di anticipo. In coda, spacciato il Catania, la Fiorentina scampa sul filo per differenza reti, condannando, con Lazio e Sampdoria, anche la rivelazione iniziale Foggia.

INTER: IL VECCHIO CHE AVANZA

C’è molto di vecchio, ma altrettanto di nuovo, nell’Inter che torna al titolo. In estate se ne vanno altri due reduci della Grande Inter: Guarneri (ceduto dal nuovo direttore sportivo Franco Manni al Palermo) e Suarez (alla Sampdoria). In compenso, arrivano gregari di peso: lo stopper Giubertoni e l’ala Pellizzaro dal Palermo, il regista Frustalupi dalla Sampdoria. Alla guida tecnica viene confermato Heriberto Herrera, che schiera Vieri in porta, Cella libero, Giubertoni stopper, Burgnich e Facchetti terzini; a centrocampo, il faticatore Fabbian, Frustalupi in regia, Mazzola interno di punta, Corso rifinitore, l’ala Pellizzaro e il centravanti Boninsegna in attacco. Risultato? Quattro punti nelle prime quattro partite. Quando l’Inter perde per 0-3 la quinta, il derby, è netto il sentore di una stagione grigia. I nerazzurri sono decimi in graduatoria; il presidente Fraizzoli, amareggiato, mette a disposizione il proprio incarico, se un gruppo economico volesse acquistare la società. Lo specifica nel comunicato ufficiale del 9 novembre (all’indomani della sconfitta coi “cugini”), in cui viene esonerato Heriberto Herrera e si affida «temporaneamente» la guida tecnica a Giovanni Invernizzi, allenatore delle minori nerazzurre. Le reazioni dei giocatori sono immediate: Corso («Il licenziamento si imponeva»), Mazzola («In fondo non è proprio che lo abbiamo cacciato noi…»). Jair («Sono più che contento, ci voleva!») fanno capire che la “vecchia guardia” ha ottenuto ciò che chiedeva. E prende in mano la situazione. Assieme a Invernizzi, i “senatori” stilano una ambiziosa tabella che punta allo scudetto, contro ogni pronostico. La squadra viene ritoccata, con l’arretramento di Burgnich a libero, il giovane Bellugi terzino destro, il ritorno di Jair all’ala e il poderoso Bertini al posto di Frustalupi. E il gioco è fatto, per una nuova, esaltante rimonta proprio sui “cugini” rossoneri.

Inter – Juventus 2-0, Corso tallonato da Haller

LA RIVELAZIONE: IL BARONE

Tra i tanti giovani della Juventus, nel girone di ritorno uno emerge su tutti: Franco Causio, interno tutto fantasia e genio puro. Ha 21 anni, è nato a Lecce e dal vivaio salentino è passato ragazzino alla Sambenedettese. Il Mantova lo scartò dopo un periodo di prova, la Juventus lo acquistò giovanissimo, mandandolo poi a indurire la scorza alla Reggina (B) e al Palermo (A) prima di riprenderlo. Viene schierato mezzala e dopo la strepitosa partita di San Siro col Milan la critica si sbilancia: «Sembra un impasto di Mazzola e Rivera». In effetti è rapidissimo, guizzante, imprevedibile, con lo scatto della punta e il “cervello” dell’interno. Diventerà una delle ali migliori del mondo, che stupirà soprattutto ai Mondiali di Argentina nel 1978. Attenzione, però: se i piedi sono raffinati, il fisico è da vero atleta, un professionista rigoroso quale raramente è l’artista puro. Giocherà fino a 39 anni ad alto livello.

LA DELUSIONE: ALESSANDRO VITALI

Certe volte gli enigmi del calcio sono insondabili. Alessandro Vitali , di professione attaccante, era in estate uno degli uomini più appetiti del mercato, dopo i 17 gol in 27 partite nelle file del Vicenza. Un centravanti esploso a ventiquattro anni secondo le promesse dei tempi delle giovanili del Bologna. Col club rossoblu il rapporto era contrastato: mandato in B, a Catanzaro e poi a Catania, e poi in A, al Vicenza, ogni volta tornava alla base e veniva rispedito da qualche parte. Finchè il Vicenza lo ha fatto suo e lui è esploso: ha fisico, classe e senso del gol. La Fiorentina si è svenata per fare il salto di qualità, ed eccolo in campo: lento, sfiduciato, irriconoscibile. Appena 6 reti, il fallimentare torneo viola è partito soprattutto dal suo fiasco. È un segno premonitore: verrà subito ceduto al Cagliari, poi tornerà a Vicenza, senza mai ritrovare davvero se stesso. Morirà giovane, il 26 agosto 1977, in un terribile incidente stradale.

IL DRAMMA DI PICCHI

La grande rivoluzione juventina di Giampiero Boniperti, fresco amministratore delegato, è stata affidata a un giovane tecnico, Armando Picchi, ex libero della Grande Inter. Ha dovuto abbandonare il calcio dopo un terribile incidente conia Nazionale (6 aprile 1968, frattura del tubercolo sinistro del bacino contro la Bulgaria a Sofia), è diventato allenatore e nella sua Livorno, in B, ha fatto capire di saperci fare. Così a Torino, dopo un avvio incerto, comincia a prendere in mano la situazione. Ma la tragedia è in agguato. Guarita la giovane moglie da una lunga malattia, Picchi avverte insistiti dolori alla schiena, forse risalenti all’antico incidente di gioco. A febbraio è costretto a lasciare la squadra per un periodo di cure che si spera breve. La prima diagnosi parla di una «mialgia sottoscapolare», poi, dopo un nuovo consulto, nel perdurare di atroci dolori, emerge la verità: il tecnico soffre di un male incurabile. Operato inutilmente a Torino, trasferito in Liguria, a San Romolo, muore il 26 maggio 1971, lasciando la moglie e due figli in tenera età.

LA RESURREZIONE DI CORSO

Da anni ormai e sulla cresta dell’onda. Mario Corso, fantasista mancino che don Helenio voleva cedere e Moratti regolarmente dichiarava incedibile per le sue magie di inarrivabile fattucchiere del gol. Celebri le punizioni a foglia morta, ma anche le lunghe pause, la discontinuità tipica degli artisti. Ultimamente si era appesantito e impigrito, a 28 anni sembrava avviato a un precoce declino, richiamato anche dalla stempiatura. Poi, eccolo diverso. Certo gli hanno giovato il matrimonio, che ne na reso più professionale la vita extra calcio, così come la maturità atletica e magari un certo senso di rivalsa nei confronti di tutti gli Herrera del mondo. Oppure, come dicono i maligni, è stata decisiva la partenza di quel Suarez che un po’ gli ha sempre fatto ombra. Fatto sta che il mancino d’oro nel 1970-71, abbandonate le velleità azzurre, ha giocato la sua miglior stagione, da vero trascinatore. Il suo gioco fantasioso si è fatto tutto sostanza, i suoi assist sono stati manna per le punte, in special modo Boninsegna. E perfino il reuccio Mazzola, leader della squadra, è stato messo in ombra dalla fantastica stagione di questo fuoriclasse.

BONIMBA SCATENATO

Lunga è la strada che dall’Inter riporta a casa. Roberto Boninsegna nell’Inter è cresciuto: da mezzala trasformata in punta per superare un provino e scoprirsi grande attaccante da area di rigore. Bocciato da Helenio Herrera è ripartito da Prato e Potenza (B) raggiungendo la A con il Varese prima di approdare a Cagliari, a formare con Riva una coppia tempestosa di prime donne, entrambe mancine, entrambe con la vocazione da centravanti. Lo scioglimento del sodalizio ha portato fortuna. Boninsegna fu richiamato d’urgenza dalle ferie per sostituire l’infortunato Anastasi (tradito da uno scherzo di spogliatoio) al Mondiale 1970, di cui poi fu uno dei massimi protagonisti. E sull’onda di quel successo è esploso da grande bombardiere, con 24 reti in 28 partite. Una media da scudetto.

Boninsegna realizza un rigore in Inter-L.R. Vicenza 2-1


LA CLASSIFICA FINALE

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LA ROSA DELL’INTER

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LA STRADA PER LO SCUDETTO

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