SZARMACH Andrzej: Il diavolo non è un angelo

Di lui si diceva che mettesse la testa dove gli altri non osavano mettere il piede: il coraggio è sempre stato la caratteristica principale di uno degli attaccanti più prolifici del calcio polacco.

Scusate se è poco, ma parleremo di un calciatore che è riuscito a segnare in tre edizioni consecutive dei Mondiali e si è fregiato del titolo di capocannoniere di un’Olimpiade. Nato a Danzica il 10 maggio 1950, stessa classe del “gemello” Grzegorz Lato, suo connazionale con il medesimo vizio del gol, Szarmach comincia a mettersi in mostra con la casacca del Polonia Gdansk (Danzica), una delle squadre della sua città di origine. Nella stagione 1971/72 si trasferisce all’Arka Gdynia dove viene notato dai dirigenti del Gornik Zarbrze, una delle migliori squadre polacche.

Nel 1974 conquista la convocazione per la rassegna iridata tedesca, dove sfrutta alla grande l’assenza del fenomenale Wlodzimierz Lubanski (costretto al forfait da un infortunio al ginocchio subito in uno scontro con l’inglese Roy McFarland) e l’assistenza delle due ali (Grzegorz Lato e Robert Gadocha). Gol contro l’Argentina, di sinistro, tripletta contro Haiti (due reti di testa, una di destro), altra segnatura contro l’Italia (stacco imperiale su cross di Henryk Kasperczak): un repertorio davvero variegato per un totale di cinque sigilli ai quali aggiunge un paio di monumentali assist aerei che consentono al solito Lato di fare centro contro i caraibici c la Svezia.

Due anni dopo per Andrzej si concretizzano il trasferimento allo Stal Mielec, dove raggiunge proprio Lato e, quindi, la chance di partecipare alle Olimpiadi che si tengono a Montreal, in Canada. Szarmach sigla tre doppiette, all’Iran, alla Corea del Nord e al Brasile dei futuri “italiani” Edinho, Batista e Junior, ma va in bianco nella finalissima con la Germania Est, che costringe lui e i suoi compagni ad accontentarsi dell’argento.
«Ho segnato più di tutti, ma l’oro è un’altra cosa», ammette decisamente deluso.

Stoccarda 74: Szarmach anticipa Morini e batte Zoff.

Arriva il 1978, ci sono i Mondiali in Argentina e “Diabel” (il “diavolo”), così come è soprannominato, segna una sola rete, ma davvero spettacolare, in tuffo, contro il Perù. Tra le “Aquile’’, ormai non più di Kazimierz Gorski, a cui è subentrato Jacek Gmoch, esplode Zbigniew Boniek, che così lo ricorda:

«Szarmach è stato uno degli attaccanti centrali più completi con i quali ho avuto modo di giocare. Era dotato di un coraggio da leone: di testa le prendeva tutte lui e calciava indifferentemente sia di destro che di sinistro. Piuttosto chiuso di carattere, non parlava molto nello spogliatoio, ma in campo si faceva sentire, anche in allenamento: gonfiava i palloni al massimo per tirare ai portieri delle autentiche bordate da distanza ravvicinata».

In Polonia, alla fine degli anni Settanta, è difficile potersi trasferire all’estero. Se non hai almeno trent’anni compiuti, niente da fare. E così, anche se l’Auxerre batte la burocrazia e la concorrenza di numerosi altri club (ma a un certo punto, stanchi degli ostacoli posti dalle autorità polacche, i borgognoni stavano orientandosi sul sempre efficace Delio Onnis), il suo tecnico, il già inamovibile Guy Roux, deve attendere l’autunno del 1980 per poter avere a disposizione il giocatore. Che dopo avere sottoscritto un contratto biennale e aver fatto capire di non essere in Francia per soldi («Anche da noi un calciatore guadagna molto bene», chiarisce appena sbarcato all’aeroporto di Orly) non delude, andando subito a segno in campionato contro il Lione. Andrà a segno ancora parecchio visto che risulta il giocatore più prolifico della storia del club (record che ancora detiene).

Se il rapporto con la sua nuova tifoseria è eccellente. meno buono diventa quello con la Nazionale, tanto è vero che Szarmach decide di farsi da parte. Salvo poi tornare sui propri passi quando sente nuovamente profumo di campionato del mondo. In Spagna, però, per l’ormai quasi trentaduenne bomber non c’è spazio. Entra al 25’ contro il Camerun al posto di Iwan, ma poi non vede più il campo. La goccia che fa traboccare il vaso arriva prima della semifinale con l’Italia. Boniek è squalificato, ma il Ct Antoni Piechniczek, opta per il meno offensivo Ciolek.

Le figurine di Szarmach per i Mondiali 1978 e 1982

«Quel torneo è stata la delusione più cocente della mia carriera. Ero in forma, reduce da una splendida stagione in Francia ed ero convinto che avrei disputato i Mondiali da titolare. E quando ho saputo che non avrei giocato neppure contro gli Azzurri nonostante l’assenza di Zbigniew, ho provato rabbia e una grandissima amarezza».

Ad Alicante, per la finale per il terzo posto con la Francia, “Diabel” viene finalmente schierato dall’inizio e non perde l’occasione per fulminare Castañeda con uno splendido diagonale di sinistro. È l’ultimo gol, il venticinquesimo, nelle 55 presenze in nazionale per il cannoniere, che si congeda così alla grande dai colori biancorossi, lasciandoli definitivamente.

In Francia, il baffuto attaccante continua però a giocare, passando nel 1985 al Guingamp e, nel 1987, al Clermont Ferrand dove intraprende una carriera di allenatore che non riserverà grandi soddisfazioni.

StagioneSquadraPresenze (Reti)
1969-1972Arka Gdynia72 (41)
1972-1976Górnik Zabrze76 (33)
1976-1980Stal Mielec131 (76)
1980-1985Auxerre148 (94)
1985-1987Guingamp64 (33)
1987-1989Clermont Foot32 (20)
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