Top 11 AUSTRIA

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Di quando in quando la Storia del calcio ripropone filosofie di gioco e scuole di pensiero che al di là di meriti sportivi e trofei conquistati finiscono inevitabilmente col segnare epopee indimenticabili. La “Scuola danubiana“, rappresentata nel suo primo vagito dall’imbattibile Austria, è stata senza dubbio la protagonista di uno dei capitoli più appassionanti nelle vicende calcistiche dell’Europa continentale. È nell’Impero Austro-Ungarico (che prima del suo dissolvimento riuniva in se’ le federazioni di Ungheria, Cecoslovacchia e Austria) che deve ricercarsi il seme di un’evoluzione tattica che, dalla piacevolezza stilistica del ‘passino game” scozzese seppe trarre ispirazione per un nuovo approccio al football: non mera emulazione del gioco inglese, quanto piuttosto innovazione.

Promotori di questa nuova idea di calcio, furono gli austriaci (che poi contageranno ungheresi e boemi), i quali, fedeli al proprio ideale di gioco ricamato, dettero vita nella prima metà degli anni ’30 al fenomenale “Wunderteam“, la ‘”Squadra delle Meraviglie“. Spettacolare espressione del sistema di gioco del Metodo, adattato, però, ad esigenze spiccatamente offensive ed esaltato da una straordinaria nidiata di talenti sapientemente guidati dal carismatico Hugo Meisl.

L’Austria divenne così una nazionale temibilissima, passata alla Storia per un calcio lento, raffinato, fatto di passaggi corti e invenzioni individuali (si diceva che un gol non potesse sortire se prima tutti e cinque gli avanti non avessero toccato il pallone). La straordinaria leggenda del Wunderteam però ha un forte connotato di incompiutezza. Gli austriaci, infatti, nonostante un gioco armonioso ed una serie di risultati che, a partire dal 5-0 rifilato alla Scozia, fecero letteralmente scalpore, non seppero andare oltre un triennio (dall’aprile del ’31 al febbraio 1933) di imbattibilità – eccezion fatta per la pirotecnica sconfitta per 4-3 contro ì maestri inglesi a Londra, in un confronto, tra due opposte filosofie di calcio, definito il “match del secolo” – che fruttò, però, “solo” la seconda edizione della prestigiosa Coppa Internazionale del ’32, il primo trofeo per nazioni nell’Europa continentale (antesignano dell’attuale Campionato Europeo). Troppo poco per una nazionale annoverata tra le migliori di sempre. La verità è che l’Italia di Pozzo fu una valida antagonista, più cinica, ruvida e determinata nei momenti clou, come nella spigolosa semifinale Mondiale del 1934 e nella finale Olimpica del 1936. La morte di Meisl nel 1937 e l’annessione dell’Austria al Terzo Reich, dettero il colpo di grazia al calcio austriaco, cancellandolo dalle scene. Sfiorita irreversibilmente l’epoca del Wunderteam appare paradossale il terzo posto ai Mondiali del 1954, ultimissimo acuto di una scuola che oggi è sprofondata in mia spirale di mediocrità tecnica.

Rudolf Hiden

Bello ed elegante nell’aspetto, forte e coraggioso tra i pali, Rudolf Hiden è senza dubbio il migliore portiere austriaco di nitti i tempi, tra i più grandi negli anni ’30 con Zamora, Combi e Planicka, tanto che l’Arsenal di Herbert Chapman tentò in tutti i modi di portarlo in Inghilterra dopo averlo visto in azione nello 0-0 che gli austriaci imposero agli inglesi. Portierone del Wunderteam, faceva della costanza di rendimento e dei riflessi i suoi punti di forza.

Walter Zeman

Il ruolo di vice sembra calzare a pennello a Walter Zeman, erede nel dopoguerra proprio di Hiden, tanto da essere nominato sportivo austriaco dell’anno nel ’50. In Patria vinse otto volte il Campionato con il Rapid Vìenna ed una Mitropa Cup nel ’51. Ottimo senso della posizione, così come ottime erano le sue doti nel guidare ed organizzare il reparto difensivo. In Nazionale divenne famoso per una sua incredibile performance nel successo per 1 -0 sulla Scozia al termine della quale fu ribattezzato “la Tigre di Glasgow”. Nel ’53 fu incluso nella rappresentativa del “Resto del Mondo” allestita in occasione del 90° anniversario della Football Association per la sfida ai “Maestri “inglesi.

Ernst Happel

Nella linea difensiva a tre a destra Ernst Happel, difensore centrale tanto energico quanto grintoso, era soprannominato “Achille”, come l’invincibile eroe della mitologia greca. Ottima tecnica di base e un tiro di una potenza disarmante. Stupì l’Europa negli ottavi di Coppa dei Campioni 1956-57, quando rifilò tre gol al Real Madrid costringendo le merengues allo spareggio, poi perduto, col suo Rapid Vienna, club dove vinse sei Campionati ed una Mitropa Cup. In Nazionale colse il terzo posto al Mondiale del 1954. Chiusa la carriera da calciatore divenne un allenatore straordinario e dopo la sua morte gli fu intitolato il Prater di Vienna.

Bruno Pezzey

Al centro Bruno Pezzey, difensore di grande tecnica ed eleganza, tanto da meritarsi l’appellativo di “Beckenbauer del Bodensee'”, uno dei migliori di sempre in Austria, soprattutto nel dopoguerra. 84 le sue presenze in Nazionale e ben due Mondiali alle spalle (1978 e 1982). Vinse quattro Campionati e due Coppe d’Austria. Determinante nella conquista della Coppa Uefa dell’Eintracht Francoforte ai danni del Borussia M’gladbach nel 1980.

Karl Sesta

Sulla sinistra il terzino metodista del Wunderteam ai Mondiali italiani del ’34, Karl Sesta. Fascio di muscoli e nervi era chiamato “la lama”, per come interpretava la fase difensiva. Carismatico in campo, letale nelle sue escursioni offensive, grande amico di Mathias Sindelar con il quale si rese protagonista di un indimenticabile gesto. Nell’aprile del 1938 a Vienna si disputò la “partita della riunificazione” tra Austria e Germania, ultima gara del Wunderteam prima che l’Austria stessa venisse inglobata nel Terzo Reich hitleriano. Per i tedeschi doveva essere una sorta di passerella propagandistica ma Sindelar e lo stesso Sesta rovinarono loro i piani, prima segnando le due reti austriache e poi negando ai gerarchi in tribuna il saluto nazista.

Josef Blum

In panchina Josef Blum, capitano indiscusso per dodici anni nell’era pre Wunderteam, anche se era proprio lui ad indossare la fascia nel 5-0 dell’Austria sulla Scozia, in quello che è da tutti riconosciuto come il primo vagito della “Squadra delle Meraviglie”. Difensore velocissimo, con una mirabile visione di gioco ed uno spiccato senso della posizione.

Erich Obermayer

Tra i calciatori austriaci più applauditi del dopoguerra c’è Erich Obermayer, colonna dell’Austria Vienna, club dove spese tutta la sua carriera vincendo otto Campionati e cinque Coppe d’Austria. 50 le sue presenze in Nazionale e due Mondiali sulle spalle; quello del ’78 in cui fu uno degli eroi del “Miracolo di Cordoba”, la tanto agognata vittoria dell’Austria sulla Germania dopo 47 anni di attesa e quello del 1982, giocato con la fascia di capitano al braccio.

Ernst Ocwirk

Centromediano Ernst Ocwirk, giocatore tecnico ed elegante, sapeva lanciare l’attacco con precisione e puntualità, senza però tralasciare la sostanza. Compassato nel passo, in campo però era un vero leader. Tra i più forti giocatori austriaci di sempre, racimolò 62 presenze in Nazionale dove colse il terzo posto ai Mondiali del ’54 realizzando due gol, uno nell’incredibile quarto di finale con la Svizzera terminato 7-5 e passato alla storia come la partita con il maggior numero di gol segnati in una fase finale di un Mondiale e l’altro nella vittoriosa fìnalina per il bronzo con l’Uruguay. Sportivo austriaco dell’anno nel 1951, due anni dopo era in campo tra le fila del “Resto del Mondo” nell’amichevole contro l’Inghilterra. Giocò anche alla Sampdoria, lasciando ottimi ricordi.

Herbert Prohaska

Nel ruolo di regista Herbert Prohaska, ambasciatore del calcio austriaco nel dopoguerra. Centrocampista dalla mirabile visione di gioco, sempre puntuale e preciso nel dettare i tempi della manovra. Fu uno dei primi stranieri a sbarcare in Italia alla riapertura delle frontiere. Andò all’Inter dove lo chiamarono “lumachina”, ma diventò imprescindibile nella Roma di Liedholm, dando equilibrio e spessore al centrocampo e vincendo lo storico Scudetto del 1983. In Nazionale, dove militò per quindici anni, segnando un’epoca di rinascita, collezionò 83 presenze e 10 reti, giocando due Mondiali, quello del ’78 agguantato grazie ad un suo gol contro la Turchia e quello del 1982. Nel 2003 pei i 50 anni dell’UEFA fu eletto come il miglior calciatore austriaco degli ultimi 50 anni. L’anno seguente, fece di meglio, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della Federcalcio austriaca fu eletto “calciatore del secolo”.

Karl Koller

Sul centro destra Karl Koller, uno dei migliori centrocampisti difensivi austriaci dopo Ocwirk, il suo nome è nell’elenco dei 100 migliori calciatori europei del XX secolo stilato dall’Iffhs. Mediano “da battaglia”, energico e maledettamente concreto, ma sempre corretto e leale. 86 le sue presenze in Nazionale con la soddisfazione del terzo posto ai Mondiali del ’54. Calciatore del secolo del First Vienna, la società calcistica più antica d’Austria, con la quale vinse il Campionato nel 1961.

Gerhard Hanappi

Sul centro sinistra, invece, Gerhard Hanappi, giocatore poliedrico, capace di ricoprire con successo diversi ruoli. Piccolo di statura aveva squisite qualità tecniche ottima creatività di gioco, bravo anche nell’anticipo e nella lettura della gara. Colonna del Rapid Vienna, club col quale vinse sette Campionati, una Coppa d’Austria ed una Mitropa Cup. Bronzo al Mondiale del ’54 dove risultò essere uno dei più forti terzini del Torneo. Calciatore austriaco dell’anno per ben tre volte, nel ’55 fu nominato anche sportivo austriaco dell’anno. Lo stadio del Rapid è a lui intitolato, visto e considerato che lo aveva anche progettato!

Josef Smistik

Tra le riserve il roccioso centromediano Josef Smistik, vera e propria montagna di muscoli, protagonista nel 1930 della vittoria della Mitropa Cup da parte del Rapid Vienna, club dove visse gli anni migliori della sua carriera. Uno dei veterani sui quali poteva contale Hugo Meisl. Con L’Austria vinse la Coppa Internazionale del 32 e giocò i Mondiali del ’34.

Karl Zischek

Ala destra d’attacco del Wunderteam, Karl Zischek era un giocatore insostituibile nei meccanismi di gioco di Meisl, che lo fece esordire nello storico 5-0 rifilato agli scozzesi nel 1931. Preziose erano le sue veloci sgroppate sulla fascia destra e i suoi tagli in area di rigore, negli spazi creati da Sindelar. Visse tutta l’epopea della “Squadra delle Meraviglie “, raggiungendo il culmine nel 4-2 sull’Italia, dove segnò una tripletta. Ovviamente presente ai Mondiali del 1934, giocò pure le qualificazioni a quelli del 1938 ai quali, però, l’Austria non prese parte per via dell’Anschluss.

Andreas Herzog

Nel ruolo di centrocampista offensivo Andreas Herzog, forse l’ultimissimo grande talento del calcio austriaco. Primatista assoluto di presenze in Nazionale con ben 103, ha giocato due Mondiali (1990 e 1998 acciuffato, quest’ultimo, grazie a due suoi gol decisivi contro la Svezia). Tecnica di prim’ordine, bravissimo nel dribbling in velocità. È stato uno dei protagonisti in Bundesliga negli anni ’90. Una Coppa Uefa con Bayern Monaco, ma il meglio lo diede col Werder Brema dove vinse un Campionato e due Coppe di Germania.

Walter Nausch

Chiude il reparto Walter Nausch ennesimo perno del Wunderteam, giocatore simbolo in Austria negli anni ’30. Aveva giocato in difesa e in attacco, ma passò alla storia come il “mediano volante”nella variante del Metodo elaborata quando il Wunderteam era ormai al tramonto.

Matthias Sindelar

Lo chiamavano “Cartavelina” per via del suo fisico minuto ed esile, ma in campo era inarrestabile. Elegante ed armonioso nei movimenti e nelle giocate, tecnicamente di un altro livello: dribbling ubriacante, controllo di palla strepitoso, fiuto del gol sbalorditivo,Matthias Sindelar è stato il più grande calciatore austriaco di tutti i tempi, uno dei più grandi di sempre. Era il leader indiscusso del Wunderteam austriaco nel quale giocava da centravanti ma arretrando spesso a dirigere il gioco sulla trequarti, grazie alla sua straordinaria visione di gioco (per questo Meisl lo chiamava “il Mozart del pallone”), così da lasciare spazio per i tagli delle ali e degli interni, il tutto in un armonico movimento d’insieme che venne ribattezzato “il Turbine Danubiano” . Si oppose più volte alla follia hitleriana, rifiutando, tra l’altro, di vestire la maglia tedesca dopo l’annessione dell’Austria alla Germania e perdendo così i Mondiali del 1938. Mori in circostanze sospette, vittima (forse) della tirannia nazista. Al suo funerale partecipò tutta Vienna. Un eroe senza tempo.

Josef Bican

Davanti a lui due giocatori di straordinario spessore. Innanzitutto Josef Bican atleta strabiliante, veloce come un fulmine, ambidestro, tecnico nella giocata e potente nel tiro. Centrattacco o interno è stato un goleador senza eguali con oltre 800 gol realizzati in competizioni ufficiali. Unico giocatore ad aver giocato e segnato per tre rappresentative nazionali diverse (Austria, Cecoslovacchia, Boemia & Moravia), in Nazionale giocò in totale 19 partite segnando 14 reti, prendendo parte ai Mondiali del 1934. Per un errore burocratico saltò quelli del 1938 che avrebbe dovuto giocare con la Cecoslovacchia. Simbolo del calcio danubiano, con lo Slavia Praga realizzò caterve di gol vincendo sei Campionati ed una Mitropa Cup.

Franz Binder

Infine Franz Binder, “Bimbo” per via dei lineamenti fanciulleschi del viso in netto contrasto con un fisico da granatiere. Centravanti completo dalle medie realizzative eccezionali. Legò il suo nome al Rapid Vienna, società con la quale vinse quattro Campionati austriaci entrando però nella Storia nel ’41, quando, trascinò ì suoi nella finale del Campionato tedesco, competizione alla quale il club era iscritto in seguito all’Anschluss, rimontando un 3-0 al fortissimo e strafavorito Schalke 04 grazie ad una sua fantastica tripletta per il 4-3 finale. Con l’Austria giocò 19 partite, realizzando 16 reti, Meisl però non lo convocò per i Mondiali del ’34 ritenendolo ancora inesperto.

Hans Krankl

Dodicesimo uomo Hans Krankl bomber implacabile capace di segnare reti a valanga. Scarpa d’Argento nel ’74, con 34 gol segnati con la maglia del’Austria Vienna. Nel 1978 passò al Barca per rimpiazzare Cnijiff. È quello il suo anno: vince la Coppa del Re e la Coppa delle Coppe realizzando la rete decisiva ai supplementari contro i tedeschi del Fortuna Dusseldorf. “Pichichi” della Liga con 29 gol, Scarpa d’Oro con 41 reti e secondo nella graduatoria per l ‘assegnazione del Pallone d’Oro. In Nazionale timbrò, in 69 partite, 34 gol, il più emozionante dei quali fu senza dubbio quello messo a segno al minuto 88 della sfida tra Austria e Germania al Mondiale del 1978, che fissò il risultato definitivo sul 3-2 facendo letteralmente impazzire un intero Paese.

Anton Polster

Ultimo grande bomber della scuola austriaca è Anton “Tony” Polster, primo marcatore all time della Nazionale con 44 gol. Centravanti moderno, forte di testa, rapido in area, potente in progressione. Scarpa d’Oro nel 1987. Ha lasciato sempre buoni ricordi e tanti gol ovunque abbia giocato (Austria, Spagna, Germania). Forse l’unico passaggio a vuoto della sua carriera lo ebbe al Toro.

Anton Schall

Chiude il reparto Anton Schall, interno sinistro di grande efficacia, ennesimo interprete del Wunderteam con il quale vinse la Coppa Interazionale del 1932 finendo al quarto posto ai Mondiali del 1934. Terminò la sua avventura in Nazionale con 28 gol in 28 presenze.