Torneo del Bicentenario: non tutto fu perduto…

di Italo Cucci
Guerin Sportivo maggio 1976

Nel naufragio della Nazionale, soltanto gli atleti meritano il salvataggio.
E se riusciremo mai a qualificarci per i mondiali d’Argentina lo dovremo a loro che, seppur con tanti limiti, stanno lavorando per migliorarsi e riportare a galla questa vecchia barca

Si salvi chi può! (ma solo i giocatori)

NEW YORK – Venerdì alle 20,45 (ora locale) alla fine del primo tempo di Italia-Inghilterra (2-0 doppietta di Graziani) l’inviato di un giornale italiano, ha ricevuto la comunicazione telefonica con il giornale e ha preso a dettare la prima parte del suo servizio. «E così – concludeva – l’Italia sta trovando una facile vittoria su una Inghilterra di serie B».
Brian Glenville, il noto polemista anti-italiano del «Sunday Times» di Londra e ora anche notissimo mangia-Revie, lo ha interrotto: «Correggi please – gli ha detto con il suo italiano strascicato – questa è un’Inghilterra di serie C».
Alla fine della partita (3-2 per gli inglesi), Brian Glenville e molti dei suoi colleghi erano neri come la pece perché l’Inghilterra aveva vinto e i giornalisti italiani nella stragrande maggioranza erano allegri come pasque perché l’Italia aveva perduto. Tutto il mondo è paese. Ormai non si fa più calcio, non c’è più alcuno spirito di bandiera, non si giudicano le partite per il loro svolgimento e tenendo d’occhio le varie situazioni tecnico-tattiche: si giudica per partito preso, si montano processi alle intenzioni, si fa la guerra a Revie o a Bernardini soltanto perché questi tecnici non scodinzolano davanti ai giornalisti più o meno «autorevoli». Siamo alla farsa.
Di questa situazione grottesca si era avuto un saggio qualificante mercoledì scorso in occasione della conferenza stampa organizzata all’Hotel Lexington di New York per permettere a Bernardini e Revie di fare il punto. Alla vigilia di Italia-Inghilterra, Don Revie era stato preso d’assalto dai colleghi anglosassoni e se l’era cavata alla meglio, ri­spondendo evasivamente alle domande più scabrose. Una fuga all’inglese, insomma.
Uscito di scena Don Revie, le penne ingle­si già intinte nel veleno sono state scagliate con inaudita violenza contro Bernardini.
«Che cosa fa lei qui? – gli chiedevano in sostanza i giornalisti inglesi. – A noi risulta che il tecnico della Nazionale italiana è Bearzot. Non vorremmo perdere tempo per nien­te».
Bernardini tentava dapprima di cavarse­la alla romana con qualche battuta di spirito (si fa per dire) che tuttavia, dopo la tradu­zione dell’interprete, veniva compreso dagli inglesi soltanto come un rifiuto a rispondere. Il bombardamento continuava, con grande spasso dei giornalisti italiani e il crescente disagio di Bernardini. A questo punto, il sot­toscritto pensava bene di invitare Franco Carraro, vicepresidente della Federazione e capo-comitiva degli azzurri a intervenire per chiarire agli inglesi il drammatico dilemma. E Carraro, finalmente, spiegava il modus vi­vendi e le funzioni della «strana coppia az­zurra» chetando i giornalisti stranieri e di­sturbando palesemente quelli italiani, ormai tutti schierati dalla parte di Bearzot, italico genio della pedata e quindi seccatissimi di dover dire ai loro lettori che per bocca dell’autorevole Carraro era stata ribadita la cor­responsabilità dei due tecnici nella guida della Nazionale.
Che figura ci avrebbe fatto il «Corriere della Sera» che da oltre un anno ha dipinto Bernardini alla stregua di un vegliardo sem­pliciotto con incarichi di accompagnatore? E che avrebbe potuto dire «La Stampa» che da sempre considera Bearzot Commissario Unico della Nazionale alla stregua di Vit­torio Pozzo? Con questi interrogativi inso­luti, il giorno seguente mi sono affrettato a leggere i due autorevoli quotidiani e ho avuto la risposta che cercavo.
Una volta di più era stata manipolata la sostanza dei discorsi: addirittura si diceva che anche i giornalisti inglesi avevano grida­to allo scandalo per la presenza di Bernardi­ni alla Conferenza Stampa perché anche in Inghilterra è noto che il responsabile è Bear­zot.
La realtà – ovviamente – era del tutto diversa: David Miller, autorevole firma del «Daily Express» (quattro milioni di copie al giorno), nell’accanirsi contro Bernardini, aveva precisato: «Ci risulta che lei non conta niente». E quando gli era stato chiesto da che fonte gli risultasse questa «verità», non aveva avuto dubbi: dalla lettura del «Corrie­re della Sera»,
Siamo arrivati dunque alle giostre dialet­tiche, alle morbosità, alle finzioni, alle in­venzioni del giornalismo politico deteriore. La verità ha dunque mille facce e viene propinata ai lettori quotidianamente come un veleno provocando un progressivo allonta­namento degli appassionati di calcio dalla Nazionale. E’ statisticamente provato che gli italiani sono completamente disamorati della squadra azzurra ormai ridotta a fonte di po­lemiche sterili e idiote. C’è una libidine di distruzione che agghiaccia, accompagnata da una crescente incompetenza critica. Ci si spie­ga, dunque, come il meritato e clamoroso vantaggio degli azzurri sugli inglesi sia stato commentato (anche per radio) alla stregua di un’impresa di maramaldi ai danni di un gruppo di pellegrini del Mayflower, mentre il successo finale di questi «pellegrini» sia stato spiegato come una clamorosa débàcle del calcio italiano.

…La sfilata delle majorettes è andata per le lunghe, l’intervallo è durato circa venticinque minuti e noi eravamo già pronti a riprendere il gioco mentre quell’eser­cito di belle ragazze era ancora in campo. Insomma, quando l’arbitro ha fi­schiato l’inizio della ripresa, c’era ancora chi “marcava” le americanine in minigonna e non l’avversario e quando hanno aperto gli occhi, Zoff era stato battuto già due volte…

Ripeto: malafede e incom­petenza incombono sul calcio italiano in quantità tale da giustificare anche le sviste colossali della «strana coppia» Bernardini e Bearzot. Se riusciremo mai a qualificarci per i mondiali d’Argentina, lo dovremo so­prattutto e soltanto a questi giocatori che, pur con tanti limiti, stanno lavorando per mi­gliorarsi e migliorare la Nazionale.
Bernardini e Bearzot potevano dire, dopo Italia-Inghilterra, alla maniera di Petrolini: «A noi ci ha rovinato la guerra. E le donne».

All’irruenza guerriera dei ragazzi di Revie, si è aggiunta una distrazione fatale che ha portato gli azzurri a subire due gol nel giro di due minuti e venti secondi all’inizio della ripresa.

Spiega Pulici: «La sfilata delle majorettes è andata per le lunghe, l’intervallo è durato circa venticinque minuti e noi eravamo già pronti a riprendere il gioco mentre quell’eser­cito di belle ragazze era ancora in campo. Sentivo uno che diceva: “guarda che belle gambe quella lì” e un altro: “guarda che bel sedere!”. Insomma, quando l’arbitro ha fi­schiato l’inizio della ripresa, c’era ancora chi “marcava” le americanine in minigonna e non l’avversario e quando hanno aperto gli occhi, Zoff era stato battuto già due volte».

A ben guardare, non è – questa – una scusa banale. Ma un aspetto deplorevole del­la realtà. L’inesperienza ha giocato agli az­zurri – (autori di un primo tempo spetta­coloso) – un brutto scherzo, anche se in­vece di inesperienza si dovrebbe parlare di infantilismo. Dei professionisti seri non do­vrebbero restare vittime di certi infortuni e se le donne devono giocare scherzi del ge­nere, tanto vale raccomandare a Bernardini e Bearzot di imitare gli olandesi se non altro nell’organizzazione della vita collegiale: per­mettano ai giocatori di portarsi in ritiro mo­gli e fidanzate così non sentiremo dire che si è perduta la faccia per colpa di un sedere.

LA STRANA COPPIA

Un osservatore segreto mi ha raccontato cosa succede sulla panchina azzurra durante la partita. Una comica. Bearzot grida per tut­to il tempo ma nessuno lo ascolta; Bernar­dini ogni tanto gli dà nella voce poi si prende la testa fra le mani, si gira di tre quarti e va in catalessi.

Ecco uno scampolo del secondo tempo di Italia-Inghilterra. Comincia la ripresa ed è subito gol. Bernardini a Bearzot: «Che suc­cede?»

Bearzot: «Glielo avevo detto di stare at­tenti! Questi inglesi non sono mai morti».

Passa un altro minuto e l’Inghilterra va ancora in gol. Bernardini insiste nella sua ac­corata richiesta: «Che succede?».

Bearzot: «Glielo avevo detto di stare at­tenti! Roggi, Roggi dove vai? Stringere, strin­gere!».

Dopo otto minuti e ventisei secondi, la pal­la passa tra le gambe di Zoff: e tre! Bearzot si sgola a richiamar all’ordine i difensori: niente da fare: al quattordicesimo, mentre la maxi-panchina azzurra sembra una zattera nel mare in tempesta e le uniche disposizioni serie vengono impartite dal dottor Vecchiet che sveglia ogni tanto Bernardini dal suo sonno di dolore e cerca di chetare l’ira fu­nesta di Bearzot, questi decide le famose tre-sostituzioni-tre, un capolavoro di incompe­tenza. Escono Causio, Benetti e Roggi; en­trano Sala, Zaccarelli e Maldera.

Bernardini grida «Dio mio no!» ed esala il penultimo respiro. Causio passa davanti alla panchina; Vicini gli dà la tuta, lui gliela tira addosso masticando parolacce all’indi­rizzo della trojka. Benetti lo trattiene dal compiere una «chinagliata» dicendogli: «La­scia perdere, non ne vale la pena».

Roggi fa più chiasso ma resta in panchi­na a chiedersi perché e soprattutto ad accu­sare i compagni della difesa.

«Ho chiesto aiuto, niente. Ho detto a Roc­ca stai qui a coprire, niente. Quello lì gioca solo all’attacco e là dietro si balla». Si inseri­sce Savoldi: «E io intanto sto qui a fare il turista». E Pecci: «Sorbole, che cappella quel­la difesa!».

In campo, un essere pensante, Giacinto Facchetti, chiamava a raccolta i cani perdu­ti senza collare ma inutilmente e alla fine tentava di pareggiare da solo le sorti dell’incontro. Ma Weyland gli annullava il gol e gli restava solo la possibilità di mollare un paio di cazzotti all’avversario più vicino. Mentre i quarantacinquemila di «Broccolino» grida­vano vendetta e l’amico Manfredi, presiden­te del Brooklin Group, mi diceva: «Volevo comperarli tutti, e invece li lascio all’Italia». Undici milioni di dollari risparmiati, una magra consolazione.
Se servisse almeno – questa figuraccia – a calmierare il mercato nostrano.

di Italo Cucci
Guerin Sportivo maggio 1976