Riva, fortuna e “disgrazia” del Cagliari

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Tutti ricordano lo scudetto del Cagliari 1970, ma pochi si soffermano sul “gran rifiuto” di Gigi Riva di lasciare l’Isola. È vero che la Juventus lo aveva già acquistato e che lui rinunciò ai soldi pur di restare la bandiera di tutta la Sardegna?

Ormai era diventato un rito. In quegli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta l’apertura del mercato estivo coincideva con la domanda di prammatica: qualcuno sarebbe riuscito a “comprare” Riva? A muoversi erano le grandi metropolitane, Juventus, Inter e Milan. Ogni volta con offerte eclatanti, destinate a tramontare più o meno sul nascere, vista l’incrollabile volontà del giocatore di non spostarsi da Cagliari, la città che, assieme all’intera isola, lo aveva stregato.
Quando il giocatore si avvicinò al tramonto, con alle spalle botte e acciacchi e ben due fratture, ai dirigenti del Cagliari parve che forse la sua ostinazione potesse incrinarsi. Impressione fallace, con una reazione durissima, che mise in pericolo i rapporti col suo club.

Fu giusto alla vigilia dei Mondiali 1974 (Riva era nato a Leggiuno, in provincia di Varese, il 7 novembre 1944 e quindi stava per compiere i trent’anni) che accadde il “fattaccio “. È il 4 giugno 1974, i giornali hanno dato per certo il passaggio di Riva al Milan, i tifosi più oltranzisti hanno riempito la città di scritte per convincere i dirigenti del Cagliari a non cedere il prestigioso goleador.

E il Cagliari emette un comunicato gonfio di amarezza: «Alcune società hanno ripetutamente manifestato il proposito di ottenere Riva, il Consiglio di amministrazione del Cagliari ha ritenuto doveroso prendere in considerazione tali richieste onde accertare se dal loro accoglimento potessero derivare alla società vantaggi di carattere tecnico-finanziario, soprattutto proiettati nel futuro. Sono stati così presi gli opportuni contatti per stabilire quali giocatori si sarebbero potuti avere in cambio di Riva e si è constatato che sarebbe stato possibile raggiungere una positiva ristrutturazione dell’organico con l’inserimento di elementi di già provata capacità. Poiché in occasione di ripetute conversazioni antecedenti a queste trattative Riva aveva manifestato il desiderio di essere interpellato, il Consiglio di amministrazione del Cagliari ha deliberato di informarlo ufficialmente di quanto andava prospettandosi. In due diversi colloqui, uno telefonico l’altro di persona, Riva ha formalmente dichiarato che non intendeva lasciare il Cagliari. Di conseguenza le trattative sono state interrotte giacché nessuna delle parti ha ritenuto di coartare la volontà del giocatore. Naturalmente questa situazione rende ora problematico per il Cagliari portare avanti in pieno il programma che si era iniziato lo scorso anno, soprattutto per le generali difficiltà dell’attuale momento. Il Consiglio di amministrazione confida comunque che gli sportivi ben valutando tutte le circostanze si stringano più di sempre attorno alla squadra per il sostegno dei colori sociali».

Insomma, Riva, l’uomo del miracolo Cagliari, è diventato un “peso” o, meglio, un ostacolo al rafforzamento della squadra. Riva ovviamente prende cappello e dal ritiro di Coverciano, dove sta preparando la disgraziata avventura mondiale di Germania 1974, dichiara: «Io dico che il Cagliari poteva fare a meno di un comunicato del genere. Dal mio punto di vista, non mi sento in alcun modo responsabile se la squadra non ha potuto rinforzarsi come voleva. E non sono disposto a fungere da alibi per nessuno. Cominciamo col chiarire due cose. Tra me e il Cagliari i patti erano molto chiari. Nel caso che si profilasse una mia cessione ad altra società, sarei stato interpellato e avrei dato il mio parere. Quindi, quando mi è stato chiesto cosa avrei preferito, se essere ceduto o restare al Cagliari, ho risposto: resterei volentieri. Punto e basta. Io sono stato per anni la fortuna del Cagliari e adesso non voglio esserne la disgrazia, un’interpretazione del genere non l’accetto. Ma poi di cosa si lamentano? Arrica dovrebbe essere contento, così il prossimo anno potrà imbastire il suo solito show attorno al mio nome… La verità è che questi dirigenti contano poco o niente, i soldi li cacciano altri, non loro. Cosa volevano, che i nuovi acquisti glieli pagassi io?».

Con questa dura presa di posizione (che accenna al fatto che i soldi per far grande il Cagliari venivano soprattutto petrolieri), si chiudono definitivamente le possibilità di cessione di Riva. Il Cagliari, costretto a svendere, come titoleranno i giornali, cederà alcuni pezzi da novanta: Albertosi al Milan, Brugnera al Bologna e i giovani Marchesi e Nobili al Pescara. Ironia della sorte, siamo alla vigilia del repentino declino del leggendario campione. Dopo il fallimentare Mondiale, nel 1974-75 un infortunio a un polpaccio lo costringerà fuori squadra, riducendo a 8 partite (con 2 gol) il suo contributo al Cagliari.

Nella stagione successiva, Riva gioca 15 partite e poi, l’1 febbraio 1976, a San Siro, al 50′ della partita con il Milan, correndo spalla a spalla con lo stopper Bet, il goleador si piega all’improvviso e si accascia a terra. Si tratta di distacco del tendine dell’adduttore della gamba destra: un infortunio molto simile a quello recente di Ronaldo. Il Cagliari, senza la sua roccia (altro che “disgrazia”) cui aggrapparsi, finisce in B al termine di quella stessa stagione. Il campione proverà a riprendere, poi sarà costretto, dopo un anno e mezzo, ad annunciare mestamente l’addio.