Bordeaux: quei favolosi anni 80

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Un Presidente piacione, un luminare in panchina, un artista in cabina di regia, una difesa muscolare, un centrocampo di velluto e frizzanti attaccanti. Ecco come nacque il ciclo della squadra francese più elegante di sempre.


Trent’anni erano passati dall’ultimo successo del Girondins de Bordeaux, tre decenni dall’ultimo campionato vinto: era il lontano 1949-1950. Nelle successive tre decadi i Girondini non racimolarono nessun trofeo e, specialmente negli anni ’70, si resero protagonisti di risultati notevolmente al di sotto delle aspettative. Solo negli anni ’60, sotto la guida dello spagnolo Salvador Artigas, arrivarono tre secondi posti in campionato. Gli anni Settanta invece regalarono solo delusioni: imbottigliato nel metodo catenacciaro portato avanti da allenatori come Montes e Carniglia, il Bordeaux si trasformò nuovamente in un anonimo club, che solo a fatica riusciva a restare nella massima divisione ogni stagione.

Questa situazione iniziò a mutare sotto la direzione di Claude Bez, che divenne presidente nell’agosto del 1978 (prima aveva svolto per il club l’incarico di tesoriere). La maggior delusione fu probabilmente raggiunta nel 1979-80, quando sulla panchina girondinese arrivò un rampante Raymond Goethals, che aveva racimolato successi significativi con l’Anderlecht (su tutti la Coppa delle Coppe 1977-78 e la successiva Supercoppa Europea).

Obiettivo stupire e tornare ai vertici, per cui il sesto posto finale in campionato fu giudicato insufficiente e il tecnico belga salutò dopo una sola stagione (e questa fu forse la sua fortuna, poiché tornò a racimolare successi solo con lo Standard Liegi e con gli arci-rivali dell’Olympique Marsiglia). In sostituzione di Goethals la dirigenza optò per Aimé Jacquet, 39enne reduce da quattro stagioni di fila nel Lione (con risultati contrastanti: due sesti posti e due salvezze raggiunte per un pelo, l’ultima delle quali per merito di uno spareggio). Le cose però sotto al Lescure erano destinate a cambiare.

Il decennio degli anni Ottanta regalò al Bordeaux un’epopea di successi incredibile. A Gironda Jacquet ritrovò il cannoniere Bernard Lacombe, già avuto al Lione, e potè avvalersi di elementi che, nonostante le esperienze poco gratificanti degli anni passati, erano divenuti dei leader in campo. Su tutti spiccava il regista Alain Giresse, dal baricentro basso ma dalla tecnica sublime. A lui Jacquet consegnò le chiavi della squadra e individuò in René Girard la sua spalla ideale in mezzo al campo.

Gli acquisti dell’estate 1980 portarono anche i difensori Marius Trésor e François Bracci (che assieme a Thouvenel e Rohr divennero i pilastri della difesa). A sostegno del bomber Lacombe c’erano poi l’imprevedibilità di Soler e la giustezza di Gemmrich. Con questa base il Bordeaux iniziò a reprimere il retaggio del catenaccio o dell’eccessivo tatticismo portato da Goethals. Il terzo posto in campionato fu la risposta al credo del nuovo tecnico. La stagione successiva vide l’arrivo del portiere slavo Pantelic, del difensore algerino Kourichi e, in particolare, di Jean Amadou Tigana.

L’ex-centrocampista del Lione era un concentrato di estro e sostanza che poteva andare a nozze con le geometrie euclidee di Giresse. Nel combattuto campionato 1981-82 il Bordeaux giocò un ruolo da prim’attore: fino al 28^ turno duellò con il Saint Etienne di un certo Platini, poi guadagnò la vetta sino alla 31^ giornata. Ma l’affondo decisivo e vincente fu quello del Monaco e il Bordeaux chiuse al quarto posto.

Una piccola soddisfazione fu quella dei Mondiali 1982, dove ben sei giocatori del Bordeaux presero parte alla competizione con la nazionale francese. Soltanto il Saint-Étienne annoverava così tanti elementi in quella nazionale. Ma lo zoccolo duro della Francia era costituito proprio dai ragazzi di Jacquet. Il quarto posto della Francia al Mundial testimoniava che il Bordeaux era sulla via giusta, che le basi erano più che buone. Nel 1982-83 il Bordeaux confermò i progressi e terminò al secondo posto; troppo forte il Nantes che vinse il campionato con dieci punti in più. Ma dopo un terzo, un quarto e un secondo posto, il Bordeaux aveva completato la sua maturazione calcistica.

La stagione 1983-84 consacrò il Bordeaux e il suo stile di gioco elegante, definito forse troppo frettolosamente artistico, ma sicuramente espressione di efficacia e geometria allo stesso tempo. Il titolo fu vinto all’ultima giornata e solo per una migliore differenza reti nei confronti del Monaco, che ironicamente aveva vinto i due scontri diretti. Oltre ai già citati protagonisti Giresse, Tigana, Girard, Lacombe, Rohr, Trésor e Thouvenel, i nuovi volti importanti erano quelli di Battiston, Specht, Tusseau e del bomber tedesco Dieter Müller.

Per spiegare la brillantezza del gioco del Bordeaux, basta volgere lo sguardo alla classifica cannonieri di quel campionato: Lacombe ne fece 20, Giresse 16 e Müller 14. 50 gol in tre; il Monaco, secondo classificato, segnò complessivamente 58 reti… E fu sempre quel Bordeaux a fornire alla selezione francese il nocciolo con cui furono vinti gli Europei casalinghi del 1984. Cinque i giocatori del Bordeax convocati, a parimerito con quelli del Monaco. Tuttavia nella finale vinta 2-0 sul Portogallo, tutti e cinque i Girondini erano titolari. Si potrebbe azzardare che quella Francia coniugava l’alchimia artistica del Bordeaux all’estro solitario e geniale di Michel Platini. Un concentrato devastante e sublime che fece scuola e segnò un’epoca.

Semifinale Coppa Campioni 1984/85: Giresse e Scirea

Nella stagione 1984-85 quel Bordeaux raggiunse uno dei suoi apici calcistici: il campionato stavolta fu vinto più agevolmente con quattro punti di vantaggio sul Nantes e il club potè avvalersi sia del miglior attacco (70 reti) e sia della difesa meno battuta del torneo (27 i gol subiti), merito anche del nuovo portiere Dominique Dropsy. Inutile dire che fu ancora il Petit Prince Alain Giresse il miglior elemento della squadra, mentre il tandem offensivo Lacombe-Müller portò in cascina un bottino di 34 reti.

Ma quella stagione rimane emblematica perché i Girondini riuscirono a farsi rispettare anche in ambito europeo, raggiungendo la semifinale della Coppa dei Campioni 1984-85. Dopo aver eliminato Athletic Bilbao, Dinamo Bucarest e Dnepr si arresero proprio dinanzia a sua maestà le Roi Michel Platini e alla Juventus, che poi avrebbe vinto la competizione nella tragica finale dell’Heysel. Dopo un pesante 3-0 rimediato a Torino, il Bordeaux mise ai ferri corti la Juve nel ritorno e sconfisse 2-0 i bianconeri, sfiorando la rimonta.

Il cambio più significativo della successiva stagione fu l’addio di Müller e la sua sostituzione con un altro teutonico, che non fece affatto rimpiangere quello precedente: Uwe Reinders. Non più brillanttissimo come l’anno precedente, il Bordeuax uscì anzitempo in Coppa Campioni e terminò quarto in campionato, ma riuscì finalmente a tornare protagonista in Coppa di Francia, vincendo quell’edizione nella finale di Parigi battendo 2-1 l’Olympique Marsiglia ai supplementari, con rete decisiva di Giresse. Fu quello l’ultimo trofeo del fenomenale regista con la casacca girondina, che passò nell’estate 1986 proprio al Marsiglia, appena castigato nella finale del Parco dei Principi. Ancora una volta poi la nazionale francese, che al mondiale messicano giunse al terzo posto, poteva avvalersi del blocco-Bordeaux con quattro giocatori (la maggioranza ex-aequo col PSG).

Dopo l’avventura d’oltreoceano, la successiva stagione fu ricca di rinnovamenti in casa Bordeaux. Oltre all’addio di Giresse, Jacquet perse anche Tusseau. I nuovi arrivi però furono degni: anzitutto i gemelli jugoslavi Zoran e Zlatko Vujoviæ (difensore e attaccante), i centrocampisti di qualità Ferreri (individuato come sostituto di Giresse) e Vercruysse e le punte Philippe Fargeon (che arrivò solo nel girone di ritorno) e José Touré. Proprio sul 22enne Fargeon si espresse Girard definendolo: “È un Marco Berdoll un po’ più opportunista. Possiede l’opportunismo di Onnis e il tiro di Papin”.

Il risultato fu incredibile, perché il Bordeaux realizzò la miglior stagione della sua storia. Vinse tutto a livello nazionale: Supercoppa francese, Coppa di Francia e Campionato. La soddisfazione fu dovuta anche al fatto che la Coppa di Francia e il Campionato furono vinti prevalendo sull’Olympique Marsiglia (dove giocava Giresse), nascente regina del calcio francese.

Ma l’ottima stagione vide i Girondini eccezionali pure in Europa, dove raggiunsero la semifinale di Coppa delle Coppe. Avversario della semifinale il Lokomotiv Lipsia. Nell’andata giocata in casa i francesi furono sorpresi da Bredow e persero 0-1. Ma nel match di ritorno in Germania Est recuperarono subito dopo appena 3′ minuti, andando a segno con Zlatko Vujoviæ. Nonostante il predominio la gara non registrò più gol nemmeno nei supplementari e così la sfida fu decisa ai rigori. Dopo la parità nei primi cinque tiri, in quelli a oltranza fu fatale il settimo: sia Fargeon che Zlatko Vujoviæ si rifutarono di calciarlo, così fu il gemello Zoran a prendersi la responsabilità, ma la sua conclusione fu parata e i tedeschi dell’est raggiunsero la finale (che persero 1-0 contro l’Ajax). L’unica nota stonata quindi di una stagione esaltante.

Nelle successive due stagioni il Bordeaux non riuscì a vincere più nulla, perché nel campionato 1987-88 chiuse secondo e in quello successivo arrivò addirittura quattordicesimo (un simile risultato non accadeva da dieci stagioni). Il ciclo di Jacquet era giunto al termine e per molti anche quello dell’artistico Bordeaux. Era un segnale: l’OM avrebbe di lì a poco ereditato lo scettro di regina del calcio francese e il presidente dei marsigliesi, Bernard Tapie, irruppe nella scena annullando il predominio totale di Bez (come uomo immagine ma pure come Re delle campagne acquisiti in Francia), dando vita a un rapporto burrascoso fra i due vertici delle massime società francesi di allora (fece scalpore lo scandalo delle prostitute). Solo alla morte di Bez nel 1999, Tapie gli rese omaggio come uomo e rivale.

Se nel 1989-90 il secondo posto dietro al Marsiglia illuse, i problemi finanziari seguenti fecero il resto, travolgendo i girondini nella stagione successiva. Decimi in campionato, furono appunto retrocessi per irregolarità economiche al termine del campionato 1990-91. Il calcio artistico del Bordeaux, fatto di geometrie, di una manovra lunga ma non stucchevole e dal ritmo intenso, con fraseggi e movimenti senza palla continui, era arrivato alla sua conclusione.

Il club riemerse alla grande dai bassifondi della Division 2. Con una nuova presidenza e lanciando talenti del calibro di Zinedine Zidane, Christophe Dugarry e Bixente Lizarazu (tutti futuri campioni del mondo nel 1998, guarda caso con Jacquet come ct) i girondini si riaffacciarono ai vertici del calcio francese e tornarono a disputare regolarmente le competizioni europee. Ma quello stile elegante, quel gioco artistico visto ai tempi della corte di Jacquet non fu più raggiunto e oggi, al massimo, se ne può raccontare il poema e studiarne le strofe come ai tempi della Chanson de Roland.

Testo di Stefano Biagioni

Alain Giresse, il Direttore d’Orchestra del Bordeaux. Qui con Girard, Specht e Rohr